...... si è indifferenti all'opinione altrui, si ha la bava alla bocca, si ride fragorosamente, scossi da vertigini e singhiozzi.[
Qui]
In questo giubilo spiccano i sentimenti e i loro sapori fondamentali, che l'estetica elenca.
I sentimenti sono: ----------------------------I sapori (rasa) sono:
amore -----------------------------------------erotico
allegria ----------------------------------------comico
dolore---------------------------------compassionevole
Ira---------------------------------------------furibondo
energia-----------------------------------------virile
terrore----------------------------------------- tremendo
disgusto---------------------------------------- sgradevole
ammirazione------------------------------------ meraviglioso
serenità----------------------------------------- quieto
La quiete sfocia talvolta in una visione, e
comunque ricolma e spiana la mente, mentre
ogni altro sentire è diversificato da un particolare
movimento: affetto, confidenza, familiarità
ed erotismo approfondiscono, virilità
e meraviglia espandono, pathos e furia
distruggono, terribilità e disgusto respingono.
Il trattato Ujjvalanilamani tratta della partecipazione
ai piaceri di Krsna e delle bovare, il cui seme è l'amore e che si sviluppa nell'affetto
(sneha), nello sciogliersi del cuore, nell'insieme
degli atti di ripulsa nati dalla piena
delle emozioni il cui esito è la confidenza che
comprende amicizia e affabilità, nella trasmutazione
erotica del dolore in gioia, nella
costanza amorosa.
Tutti i sentimenti sono incoronati dallo stato
supremo, che altera il senso .del tempo, genera l'oblio di se stessi, fa vorticare m una divina
follia.

Nella letteratura maràthi tarda, almeno Tukaram
(t 1649) va menzionato, cui Caitanya
apparve in sogno chiamandolo alla bhakti:
pur seguace dell'Advaita Vedanta, egli. si
spinse ad accettare perfino la reincarnazione,
purché fosse pervasa di bhakti, fino a bestemmiare
il Signore, tanta fu la veemenza
del suo amore.
La reviviscenza bhaktica bengalese moderna
fu incentrata su Ramakrishna (t 1886), devoto
di Kàli, che gli concesse la sua presenza costante.
Ma egli seguì tutti i sentieri a lui noti,
incluso l'Assoluto impersonale, per cui dovette
spezzare l'immagine della Madre così
svisceratamente adorata. Ramakrishna raggiunse l'ubiquità in tutte le fedi, alla maniera
di Kabir, ma fu ahimè presentato finora in
forma «virtuosa» con reticenze accorte, errorini
decisivi di traduzione, cruciali omissioni.
Il suo discepolo Vivekànanda, che praticava il karmayoga, l'applicazione rigorosa di ogni
dovere, seppe anche scrivere un impeccabile
trattato di bhaktiyoga.
Si potrebbe asserire che il movimento politico
promosso da Aurobindo e proseguito da
Ghandi emanasse da un'ispirazione bhaktica:
Ghandi spirò invocando Ràrna; la rinascita
dell'anima indù si appellò a un rinnovellamento
in seno alla Madre. Una fusione stupenda
di Advaita Vedànta come via della
conoscenza e di purissima bhakti fu offerta
infine dalla vita di Ramana Maharshi, il cui
influsso perdura.
E proprio le risorse della bhakti potrebbero
congiungere, oggi come ai tempi di Akbar,
indù, giaina, buddhisti e islamici avvinti al
sufismo.