Il-Trafiletto

13/09/14

Scalare la montagna: con i giusti sherpa e la squadra unita

Sono tanti gli scalatori che hanno conquistato l’Everest e sono partiti con spedizioni alla conquista di questa favolosa montagna, con degli ottimi sherpa e una squadra ben amalgamata. 


Per prima cosa è importante prendere un campo base, dove ci sarà tutto il necessario e poi con calma scegliere gli sherpa più esperti e che conoscono meglio la zona e la montagna da scalare, amare e affrontare. 

Il pirmo compito è fare gruppo, imparare a conoscersi, a sapere i limiti e i pregi di cascuno dei membri della squadra, si conquista la montagna solo se si è in gruppo, se ci si capisce con un semplice sguardo e si fa cordata non solo in parete, ma anche gestendo le emozioni che arrivano ogni qual volta ci si trova di fronte ad un problema e bisogna prendere delle decisioni immediate, senza mai farsi prendere dal panico o mandare in panico. 

Durante ogni spedizione ci devono essere persone con parecchia esperienza capaci di guidare, di gridare, sgridare e sorridere, che sappiano il fatto loro e che non si fanno mai prendere dal panico, in grado di mettere fiducia in chi pian piano salendo trova difficoltà e sconforto. 

Ogni scalata che si va a fare non bisogna mai farla con addosso problemi, angosce, dubbi; bisogna partire con tanta serenità, entusiasmo e voglia di imparare, infatti chi si rtiene maestro e affronta la montagna troppo sicuro di se prima o poi la montagna gli fa abbassare le ali. 

Infine si conquista la montagna non pensando che sia una gara da vincere a tutti i costi, ma un divertimento che ti fa appassionare ogni giorno e amare quello che stai facendo e pensare sempre al passo successivo, stando attenti a non dimenticare il passo che si sta facendo in quel momento.

Sempre libera e concentrata la mente sulla montagna, quasi a vivere un rapporto d’amore continuo.
Sherpa e cordata per raggiungere la vetta

Quello strano fomicolio agli arti, che succede?

Sarà capitato a tutti voi di svegliarvi, alzarvi da una sedia, con gli arti intorpiditi. E' una brutta sensazione, l'arto non risponde ai nostri comandi si ha la sensazione che sia pensante, poi quando comincia a svegliarsi si sente quello strano formicolio, pungente a tratti doloroso. Che succede?

Quando si applica una pressione per un periodo prolungato di tempo ad una parte del nostro corpo, questa viene tagliata fuori dalla comunicazione con il cervello. La pressione comprime le vie nervose in modo che i nervi non possono trasmettere correttamente gli impulsi elettrochimici. Gli impulsi nervosi trasmettono le informazioni dalle terminazioni nervose del corpo al cervello, così come le istruzioni del cervello alle varie parti del corpo.

Formicolio
immagine presa dal web
Ecco dunque che il cervello ha difficoltà a dire cosa fare a quella parte del corpo. La pressione può anche comprimere le arterie, impedendo al sangue di portare le sostanze nutritive alle cellule del corpo. Senza questi nutrienti, le cellule nervose possono comportarsi in modo anomalo, interferendo ulteriormente nella comunicazione delle sensazioni corporee. A causa di questi due fattori, le informazioni trasmesse dalla parte del corpo diventano un po’ confuse, e il cervello riceve strani messaggi.

Quindi le cellule nervose non trasmettono alcune informazioni, altre cominciano a inviare impulsi in modo irregolare. È questo a dare la strana sensazione di formicolio, la quale, in realtà, ha una funzione molto importante. Un piede addormentano per 10 minuti non pone alcuna minaccia alla salute, ma se la circolazione dovesse interrompersi per un lungo periodo,per esempio per diverse ore,  allora i nervi potrebbero subire gravi danni. La sensazione iniziale di formicolio è un campanello d’allarme per comunicare al corpo che è venuto il momento di cambiare posizione.

Una volta che il piede si mette in movimento, si allungano le gambe o si scuote il braccio, gli impulsi nervosi cominciano a fluire di nuovo in modo corretto. ma ci vuole il suo tempo perchè questo accada. Ed ecco che il formicolio si intensifica. Alla fine, tutte le fibre nervose tornano alla normalità e si riacquista il pieno utilizzo della parte del corpo addormentato. In alcuni casi, un formicolio persistente potrebbe indicare problemi più gravi.

Tali problemi, in molti casi dovuti a lesioni a carico del sistema nervoso centrale o periferico, possono avere anche cause circolatorie (occlusione di vasi sanguigni nell’arto interessato). Tra le cause nervose della parestesia possono esserci lesioni al tessuto nervoso causate da interventi chirurgici, lesioni, ernie, o anche da malattie virali come la rabbia e da avvelenamento da mercurio. La parestesia può essere anche sintomo di diabete mellito, ipotiroidismo e di sclerosi multipla. Tra gli altri la parestesia è un tipico effetto avverso di alcuni farmaci come il buspirone, nome commerciale Buspar, nonché un sintomo neuromuscolare della sindrome di astinenza da alcol.

La disfagìa nell'anziano

In genere la deglutizione fisiologica si manifesta nel seguente schema suddiviso in 4 momenti:
• la preparazione orale;
• lo stadio orale;
• lo stadio faringeo;
• lo stadio esofageo. 


Il mal funzionamento soltanto di una di queste fasi può dare luogo alla cosiddetta disfagia, ovvero sia ad un'esagerata deglutizione. Ciò che provoca la disfagia cronica nei casi maggiori sono i disturbi neurologici, ad esempio il morbo di Parkinson, una patologia del motoneurone, disturbi neuro-muscolari, sclerosi multipla e l'Alzheimer.

A causare la disfagia cronica però, ci sono anche:
- anomalie strutturali, come tumori di testa e collo, ingrossamento della tiroide, stenosi benigne;
- infezioni da HIV, candida o herpes;
- cause iatrogene, come per esempio la perforazione dell'esofago durante l'intubazione;
La disfagia
- malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), in seguito alla quale l'acido gastrico irrita e danneggia la mucosa dell'esofago;
- avvelenamento e / o ustioni provocati, per esempio, dall'ingestione di prodotti domestici per la pulizia.

La diagnosi clinica per mettere alla luce una disfagia include 3 fattori importanti:
1. anamnesi generale e specifica;
2. osservazione del paziente;
3. esame clinico della deglutizione.

L'anamnesi deve comprendere informazioni riguardanti i sintomi tra cui inappetenza, calo di peso, mal'essere alla gola oppure al torace durante la deglutizione del liquido salivario, perdurare e gravità dei sintomi, manifestazioni di apparente soffocamento e presenza di infezioni toraciche ricorrenti. Per avere il controllo di tutti questi elementi si potrà usufruire di prove o metri di giudizio dello screening. Tra quelli più noti c'è quello del bolo d'acqua, che è molto consigliato per la valutazione del rischio tracheobronchiale in tutti i pazienti con ictus.

Un'altra prova che potrà essere adottata è il semplice ed accurato è il Bedside Swallowing. Assessment. La prova del bolo d'acqua si svolge facendo assumere una certa quantità di acqua mentre l'addetto ai lavori giudica l'apparizione del senso di soffocamento o altri sintomi, come tosse e sforzo nel deglutire. Il Bedside Swallowing Assessment consiste nella valutazione di alcuni parametri (livello di coscienza, controllo della testa e del tronco, respirazione) e l'osservazione del paziente durante l'ingestione di un cucchiaino d'acqua. Per quel che concerne i pazienti che, sucessivamente alla valutazione clinica, sono stati dichiarati a rischio di disfagia è opportuna una valutazione clinica strumentale.

L'esame diagnostico strumentale di elezione è la videofluoroscopia, utile sia nella fase di valutazione del grado di disfagia, sia nella fase di followup per monitorare la progressione del disturbo. Secondo gli studi, la videofluoroscopia è una tecnica dotata di elevata capacità diagnostica per la valutazione dei deficit deglutitori nei soggetti affetti da SLA, perché è in grado di identificarne il grado di compro-missione e le cause determinanti. Inoltre la possibilità di eseguire lo studio con differenti tipi di bolo e con diversi atteggiamenti posturali permette di individuare gli espedienti in grado di migliorare la capacità deglutitoria.


Pennette in crosta

Pennette in crosta
Ingredienti x 8
• 400 g di pennette
• 500 g di passata di pomodoro
• una cipolla • un mazzetto di basilico
• 150g di mortadella • una mozzarella
• olio • sale e pepe
PER LA PASTA 
• 250 g di farina
• 135g di burro
• 2 cucchiai di grana
• un cucchiaino di zucchero
• sale
PER LE POLPETTINE
• 300 g di polpa di manzo tritata
• 100g di salsiccia
• 4 cucchiai di parmigiano grattugiato
• uno spicchio d'aglio .3 uova
• 2 cucchiai di prezzemolo tritato
• pangrattato q.b.
• sale e pepe
Preparazione: media Tempo: un'ora e 30 minuti Calorie a porzione: 820
Pennette in crosta
Per il guscio di pasta: lavorate la farina nel mixer con 125 g di burro a dadini, il formaggio, lo zucchero, un pizzico di sale e un paio di cucchiai di acqua ghiacciata, finché avrete un composto liscio; toglietelo dal mixer, formate una palla, avvolgetela in un telo e fatela riposare in frigo per 30 minuti
Scaldate il forno a 180°. Stendete l'impasto in una sfoglia sottile e usatela per foderare uno stampo da timballo di 28 cm con fondo amovibile imburrato.
Tagliate la pasta in eccesso, formate con questa un cordone intrecciato e attaccatelo lungo il bordo.
Punzecchiate la base della crosta con una forchetta, copritela con carta da forno e legumi e cuocetela in forno per 15 minuti.
Per il sugo: affettate la cipolla e fatela soffriggere in una casseruola con tre cucchiai di olio, a fuoco dolcissimo in modo che appassisca senza prendere colore; unite la passatadi pomodoro e basilico, salate, pepate e cuocete' a fuoco moderato per 15 minuti circa o finché il sugo si sarà leggermente addensato: toglietelo dal fuoco e tenetelo da parte in caldo.
Per le polpettine: mescolate la carne trita in una terrina con la salsiccia spellata, il formaggio, le uova sbattute, il prezzemolo, l'aglio tritato, il sale, il pepe e panqratto fino a ottenere un composto sodo. Formate con questo composto delle polpettine grosse come una ciliegia e aggiungetele al sugo di pomodoro. Cuocete per 15 minuti. Sgocciolate la mozzarella e tagliatela a dadini. Tagliate a listarelle la mortadella. Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata. Scolatela molto al dente e allargatela su un telo per asciugarla. Raccoglietela in una terrina e conditela con il sugo e le polpettine. Eliminate i legumi e la carta dal guscio e adagiate sul fondo uno strato di pasta condita con il sugo di pomodoro e le polpette, distribuitevi sopra un po' di mortadella e di mozzarella. Cuocete il timballo in forno a 180° per 20 minuti, finché la superficie sarà ben gratinata. Toglietelo dal forno e lasciatelo riposare qualche minuto prima di sformarlo.

Chi vedrò nello specchio fra 40 anni?

Quanti di noi ultra-sessantenni ha avuto la sensazione di abitare un corpo di un anziano estraneo? Non ci si pensa a vent'anni e nemmeno ai quaranta, e così che ci si trova con un estraneo che gira dentro casa e dorme con il tuo partner e mangia alla tua tavola. Dovremmo imparare a conoscere quel volto invecchiato mentre si è in conflitto con tutto il corpo che cambia.

Allora, come spesso accade, la tecnologia ci viene in aiuto fornendoci una applicazione che ci da la possibilità di guardarci vis à vis con chi vedremo allo specchio fra quarant'anni. E' una nuova tendenza su Twitter che arriva dalla Francia: con l'hashtag #TousSilver, "tutti grigi", il sito Silverco.fr ha chiesto agli utenti del web di provare a darsi una risposta alla domanda: "Come sarò tra quarant'anni?.

esempio preso dal web
Per farlo si può utilizzare una delle applicazioni per smartphone che invecchiano il volto partendo da una qualsiasi fotografia. L'obiettivo del sito è sensibilizzare giovani e meno giovani sui temi legati alla terza età, e comunque ricordare loro che se sono fortunati invecchieranno anche loro.
Licenza Creative Commons
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