Il-Trafiletto

15/07/14

Terza parte | L'origine dei continenti | La Terra si muove

Il geologo britannico Arthur Holmes fu uno dei pochi ad apprezzare la deriva dei continenti. 

Essendo stato tra i pionieri dell'applicazione del decadimento radioattivo alla datazione delle rocce, Holmes lavorò per tutti gli anni Venti cercando di comprendere l'interno della Terra, fino a rendersi conto che era il calore generato dal decadimento degli elementi radioattivi all'interno della Terra ciò che manteneva incandescente l'interno.

Nel dicembre 1927 scrisse un articolo fondamentale in cui postulava che il riscaldamento non uniforme dell'interno della Terra, generato dal decadimento, provocava moti di convezione nel substrato al di sotto della crosta. Anche se questo substrato appariva solido, Holmes riteneva che considerato su lunghi periodi di tempo si comportasse come un liquido caldo molto viscoso; quando il materiale incandescente raggiungeva la sommità di una cella di convezione sotto un continente, si spostava orizzontalmente, producendo una forza sufficiente a trascinare lentamente i continenti, allontanandoli, permettendo al substrato di sollevarsi nello spazio che si apriva e formando nuovo fondo oceanico. Questa convezione, secondo Holmes, era il meccanismo che sospingeva i continenti in giro per il globo. Ma come Wegener, anche Holmes era avanti rispetto ai suoi tempi. Molto avversate, le loro teorie languirono per altri 35 anni.(science)


Seconda parte | L'origine dei continenti | La Terra si muove

I più ritenevano che i continenti fossero sempre stati immobili e lo sarebbero sempre rimasti. 

Era impossibile immaginarli in movimento, e quindi le sue idee rivoluzionarie attrassero solo critiche ostili, in particolare dai geologi, le cui teorie preferite venivano mandate gambe all'aria.

L'ipotesi tradizionale che spiegava l'uguaglianza di rocce e fossili sulle due sponde dell'Atlantico erano i "ponti di terra". I sostenitori ritenevano che gli animali avessero potuto camminare da una parte all'altra dell'oceano, portando con sé i semi delle piante e degli alberi i cui fossili si trovavano su entrambe le sponde. Ma dove si trovavano adesso questi ponti di terra? Dato che la flora e la fauna cominciavano a divergere dopo il Giurassico, si dedusse che i ponti di terra fossero sprofondati durante il Cretaceo.
Meccanismo di Wegener

Ma era possibile che un ponte di terra si stendesse per 8mila chilometri da una parte all'altra dell'Atlantico? La maggior parte dei geologi pensava di sì perché, anche se comprendevano il senso delle argomentazioni di Wegener, c'era una domanda che rimaneva priva di risposta. Come facevano i continenti a muoversi? I geofisici, in particolare, ritenevano che il meccanismo di Wegener per spiegarlo fosse fisicamente impossibile. Wegener aveva teorizzato che, visto che i continenti erano fatti di un materiale meno denso di quello del fondo dell'oceano, avrebbero galleggiato nel substrato, come gli iceberg sul mare. Ma come avrebbero fatto a farsi strada nella dura roccia dei fondali oceanici? L'idea era assurda e le discussioni andarono avanti per più di dieci anni prima che qualcuno trovasse una soluzione plausibile.(science)


L'animo umano racchiuso tra le pagine di un fantasy

“Mi ci vollero degli anni per rendermi conto d'aver scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell'accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all'artista di essere libero.” (da The Fisherwoman's Daughter; citato in Oriana Palusci, Da un mondo all'altro: Ursula LeGuin e la storia delle donne, introduzione a Il giorno del perdono, p. 5)

Che il fantasy e la fantascienza siano dei generi marginali è vero, ma ci sono stati autori (e per fortuna ce ne sono ancora) che hanno saputo portare alla ribalta questi generi letterari. Tra questi pilastri c'è anche una donna: Ursula K. Le Guin.

La saga di Terramare
La saga di Terramare
Per chi non legge abitualmente il fantasy, questo nome non dirà nulla, ma per i fans, e i critici questo nome è famoso. La Le Guin, nel corso della sua carriera, ha vinto cinque premi Hugo e sei premi Nebula (i massimi riconoscimenti della letteratura fantastica), nonché è considerata una delle principali autrici viventi di fantascienza.

La Le Guin non si ferma qui, perché lei semplicemente non si è limitata a scrivere di libri che hanno ricevuto dei premi, lei appartiene a quella ridotta schiera di autori glottoteti. Cos'è un glottoteta? Ci viene in aiuto l'affidabile Wikipedia. La glossopoiesi è l'arte di creare linguaggi artificiali. Come lei ci sono Tolkien, Zamenhof (Esperanto) e Okrand (Klingon), tanto per citarne qualcuno.

Dunque la Le Guin non è una banale autrice di fantasy e fantascienza, ma un'autrice di quella con i fiocchi e oggi vi parlerò dei primi tre volumi del suo Ciclo di Earthsea.

“Fin dalle tenebre di quella notte […] non aveva conosciuto altro che buio: e ora vide la luce del giorno, e il sole che splendeva nel cielo. Chiuse tra le mani il volto sfregiato e pianse”

Il Ciclo di Earthsea si compone di cinque volumi: Il mago di Earthsea (o Il mago), Le tombe di Atuan, La spiaggia più lontana (o Il signore dei draghi), L'isola del drago e I venti di Earthsea (o I venti di Terramare). I primi tre libri della saga vengono solitamente racchiusi in un unico volume chiamato La saga di Earthsea, mentre i successivi due nel volume I draghi di Earthsea. La Mondadori però pubblica tutti i libri in unico grosso volume chiamato La saga di Terramare.
Ursula K. Le Guin
Ursula K. Le Guin

La saga di Earthsea, racconta le vicende del giovane Ged e del suo percorso di apprendimento da apprendista a mago di Roke, l'unica scuola di magia di Earthsea, in un susseguirsi di prove, di scontri e rivelazioni che lo porteranno a maturare e renderlo un uomo saggio.

“Ma ogni scelta, ogni azione, ogni decisione ti lega alle sue conseguenze, e ti costringe ad agire di nuovo, ancora e ancora. Poi, molto di rado, riesci a trovare un buco, uno spazio, un tempo come questo, che si inserisce tra un'azione e l'altra, e tu finalmente puoi fermarsi e limitarti ad essere. E puoi domandarti chi sei, dopo tutto.”

La saga di Earthsea può essere definita una saga per ragazzi, ma sarebbe semplicistico affermarlo, perché, per quanto il modo di scrivere dell'autrice sia scorrevole e abbordabile anche al lettore meno avvezzo, l'autrice si immerge nell'introspezione dei personaggi, scoperchiando questioni e quesiti che ogni adulto, prima o poi si pone.

La Le Guin è magistrale per il suo modo di creare mondi credibili, popolati dalle creature più disparate eppure così reali. Tuttavia è la sua straordinaria capacità di caratterizzare i personaggi a livello emotivo a rendere i suoi libri dei piccoli tesori.
Il signore dei draghi - 3° volume della saga
Il signore dei draghi

“Devi voltarti. Devi affrontarla. Se continui ad andare avanti, se continui a fuggire, dovunque tu vada, sempre incontrerai il male ed il pericolo, poiché è lei che ti spinge, è lei che sceglie le tue strade. Devi scegliere tu, invece. Devi cercare chi ti cerca, inseguire chi ti insegue, devi dare la caccia a chi ti caccia”

L'azione, l'avventura e i colpi di scena, sono ben descritti e ben gestiti, ma sono sempre subordinati ai personaggi della storia. La Le Guin non pone infatti al centro della storia la trama come avviene per la maggior parte degli autori, lei pone al centro dei suoi libri i personaggi. E' ciò che accade loro a a creare la storia, non viceversa.

I temi che la Le Guin affronta, nonostante siano calati in un contesto fantastico, sono profondi e attuali, spaziando dal femminismo (l'autrice infatti si considera una femminista oltre che un'anarchica), all'utopia senza dimenticare il pacifismo. La Le Guin è una dei pochi autori in grado di scavare nelle profondità dell'animo umano, mettendo a nudo le debolezze e i dubbi che cela nel profondo dei cuori, fissandolo nero su bianco nei suoi piccoli capolavori.

“E nessuno altro uomo vivrà in eterno e nessuna cosa. Non esiste l'immortalità. Ma soltanto a noi è dato di sapere che dobbiamo morire. E questo è un grande dono: il dono dell'individualità. Perché possediamo soltanto ciò che sappiamo di dover perdere, ciò che desideriamo perdere... quell'individualità che è il nostro tormento, e anche il nostro tesoro e la nostra umanità, non sopravvive. Cambia. Sparisce, come un'onda sul mare. Vorresti forse che il mare si fermasse e le maree cessassero, per salvare te stesso? Rinunceresti all'abilità delle tue mani e alle passioni del tuo cuore, rinunceresti all'alba e al tramonto, per conquistare la sicurezza per te stesso... una sicurezza eterna?”


(Le immagini presenti in questo post sono state prese da internet. Le informazioni riguardanti l'autrice sono state prese dalla Wikipedia, mentre le citazioni sono state prese dai libri di cui il posto parla)

14/07/14

Uova marce: il loro "profumo" può aiutare molte patologie

Quante volte vi è capitato di sentire quell’odore sgradevole, per il vostro olfatto, di uova marce, e magari maledire il momento in cui siete passati in quel posto? Ebbene, senza saperlo avete imprecato contro una sostanza che potrebbe essere moto utile nel trattamento o la prevenzione di patologie quali l’ictus, l’infarto, il diabete e addirittura la demenza, stiamo parlando del solfuro di idrogeno, o acido solfidrico (formula chimica H2S). Nel nostro organismo quando le cellule sono colpite dalla malattia chiedono aiuto a degli enzimi per produrre piccole quantità di solfuro di idrogeno, il quale ha la caratteristica di aumentare l’attività dei mitocondri e permette alle cellule di vivere, in caso contrario esse muoiono non avendo la capacità di regolare l’infiammazione”. I ricercatori dell’Università britannica di Exeter, in un lavoro pubblicato sul Medicinal Chemistry Communications, hanno prodotto una sostanza a base di solfuro di idrogeno, denominata con la sigla AP39, deputata a prevenire il danno mitocondriale in varie patologie come la demenza e l’ictus. Come dice Mark Wood, docente di Bioscienze all’Università di Exeter, il solfuro di idrogeno può considerarsi quindi un salvavita, basti pensare che in alcuni test effettuati sulle malattie cardiovascolari, la molecola AP39 ha permesso la sopravvivenza dell’80 per cento delle cellule mitocondriali, come riscontrato in studi precedenti dove oltre alle patologie vascolari, erano stati notati risultati anche nelle patologie del sistema nervoso.

La realtà è che tu ti sei imbattuto in un genere di vita difficile | Seneca

.............ma queste opere di sacri di ingegni, cercate con cura e divise insieme ai ritratti degli autori, vengono procacciate per abbellire ed adornare le pareti.[ qui ]

l0, 1. La realtà è che tu ti sei imbattuto in un genere di vita difficile, la fortuna pubblica o la tua privata ti ha gettato addosso, senza che tu lo sapessi, un laccio, che non saresti in grado né di sciogliere né di rompere per uscime. Pensa agli incatenati, che in un primo momento portano malamente pesi ed impedimenti alle gambe, poi, quando si sono riproposti non di indignarsene, ma di sopportarli, la necessità insegna loro a subirli con forza, l'abitudine con facilità. Troverai in qualunque tipo di vita passatempi e sollievi e piaceri, se vorrai stimare leggeri i mali piuttosto che renderli odiosi.
2. Sotto nessun titolo ha meglio meritato di noi la natura, la quale, sapendo a quali affanni noi nascessimo destinati, trovò l'abitudine come raddolcimento delle disgrazie, presto portando a familiarità anche ciò che vi è di più pesante. Nessuno resisterebbe, se la continuità delle avversità avesse la stessa forza che ha il primo colpo.
3. Tutti siamo strettamente congiunti alla fortuna; di certuni, la catena è d'oro e larga, di altri stretta e nera, ma che importa? la medesima prigionia ha cinto tutti, incatenati sono anche quelli che hanno incatenato, a meno che tu non creda che la catena al polso sinistro sia più leggera. Uno lo legano le cariche, un altro il patrimonio; certuni la nobiltà dell'origine, certuni la bassezza li schiaccia; a certuni stanno sopra il capo comandi imposti da altri, ad altri i propri; certuni li tengono in un sol luogo la condanna all'esilio, certi altri le cariche sacerdotali: ogni vita è schiavitù.
4. Bisogna quindi abituarsi alla propria condizione e lamentarsene il meno possibile ed afferrare tutto ciò che di vantaggio ha intorno a sé: nulla è tanto acerbo che un animo equilibrato non vi trovi una consolazione. Spesso aree strette si allargarono a molti usi, grazie alla tecnica di chi fa la suddivisione, ed uno spazio, per quanto stretto fosse, una disposizione retta lo ha reso abitatile. Usa la ragione per le difficoltà: è possibile che ciò che è duro si ammollisca e ciò che è stretto si allarghi e ciò che è pesante prema di meno su chi sa sopportarlo con abilità.
5. Inoltre, non bisogna mandare lontano i desideri, dobbiamo invece permettere che escano nelle vicinanze, dal momento che di essere chiusi totalmente non lo sopportano. Lasciato da parte ciò che non è possibile fare o lo è con difficoltà, seguiamo ciò che sta vicino e che viene alla battigia delle nostre aspettative; dobbiamo però sapere che tutto ha poco valore, con aspetti diversi all'esterno, ma all'interno ugualmente vano. Non invidiamo chi si erge più in alto: ciò che sembrava altissimo, è un precipizio.
6. All'inverso, quelli che il destino sfavorevole ha posto in posizione incerta, saranno più sicuri strappando la superbia a condizioni di per sé superbe, portando in piano, il più possibile, la loro fortuna. Ce ne sono certo molti che necessariamente debbono stare attaccati alla cima assegnata, da cui non è loro possibile scendere, se non cadendo: ma costoro debbono testimoniare che proprio questo è il loro peso più grande, l'essere costretti a riuscire pesanti agli altri, e che essi non sono portati in alto, ma che sono posti sulla croce: con giustizia, con mansuetudine, con umanità, con mano larga e generosa, preparino contro evenienze diverse molte difese, sperando nelle quali restino in bilico con preoccupazioni minori.
7. Ma nulla tuttavia ci libererà da queste fluttuazioni dell'animo, quanto conficcare sempre un preciso segno di limite agli accrescimenti, e non concedere alla fortuna il giudizio sul termine da porre, ma piuttosto gli esempi ci esortino a fermarci spontaneamente proprio molto al di qua: così alcuni desideri e terranno desto l'animo e, se delimitati, non ci porteranno avanti verso l'illimitato e l'incerto.
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