La malattia è un disequilibrio di tipo
biologico ed emotivo che deve essere
affrontato in entrambe le direzioni. Non è
più il caso di considerare solo l'approccio
medico funzionalista per cui se faceva
male il fegato ci si concentrava sul fegato
e si sperava di risolvere il problema solo
con una pillola o con un intervento
chirurgico. Di contro, occorre capire
anche i desideri più profondi, le vere
priorità, i valori, le potenzialità e i
messaggi che il nostro corpo ci invia in
continuazione perché sono alla base di
uno sviluppo equilibrato dell'esistenza e
della salute.
(tratto da un interessantissimo libro,
"Il linguaggio degli organi" casa editrice: Tecniche
nuove, scritto dalla psicoterapeuta
Anna Zanardi)
Cosa s'intende per linguaggio
d'organo?
«S'intende la metafora a cui ricorrono gli
organi per dirci quale è il vero malessere
che ci assilla. Se la funzione di un organo è
quella di decidere, come per il fegato, cosa
c'è di tossico o non tossico per il nostro
corpo, un'eventuale malattia epatica generalmente ci dice che il soggetto non è
riuscito a prendere una decisione adeguata
nella sua vita rispetto a ciò che è meglio
per sé. Può essere che abbia preso
decisioni approvate dalla società o dalla
famiglia ma che, in qualche modo, lo
rendono insoddisfatto emotivamente e
quindi soffre di malattie epatiche»
.
Dunque, la malattia come sistema
di crescita?
«Iutte le cose difficili e imprevedibili della
vita si accettano più facilmente se gli si dà
un significato per la nostra evoluzione,
per la nostra crescita. È un modo per dare
peso alle cose che non capiamo, un modo
per non arrenderci a quello che ci fa soffrire
e a cui non riusciamo a trovare
una soluzione. La malattia è spesso
un imprevisto che rende irraggiungibili
certi obiettivi, ma la novità sta nel cercare
di vederla come "maestro" di vita.
Un modo per darle un valore positivo
e per superare le difficoltà».
Come si percepisce uno scenario
del genere? La malattia è sempre
un linguaggio d'organo?
«Ormai è dato per scontato anche
dal punto di vista scientifico.
La
psiconeuroimmunologia, per citare
un tipo di approccio, sostiene che tutte
le cause organiche hanno una concausa
emotiva. In pratica ogni volta che ci
ammaliamo è perché il nostro sistema
immunitario non riesce a difendere il
corpo, il sistema immunitario ci difende
da ciò che produciamo sia a livello
emotivo che a livello cognitivo, quindi di
pensiero. In definitiva, anche la medicina
ufficiale ammette che in ogni malattia c'è
una concausa emotiva e cognitiva. In
questo senso ogni malattia ha la sua
componente che andrebbe in qualche
modo interpretata. È chiaro che la
psicosomatica fornisce un'interpretazione
parziale. In parole povere, non significa
che è sbagliato ricorrere all'intervento
chirurgico se ce n'è bisogno o
all'intervento farmacologico, significa
semplicemente che abbiamo una chiave
in più per capire come ci siamo
ammalati e per trovare una soluzione
per stare meglio».
Quindi come intendere l'approccio
psicosomatico?
«Ripeto: l'approccio psicosomatico è una
delle chiavi in più per comprendere e
rappresenta una via altemativa per
individuare le concause del nostro star
male. lo credo che come in tutte le cose
ci sono più cause per lo stesso effetto,
non credo che esista una causa unica
per la malattia». .
Molti psichiatri sono duri con
la psicosomatica e si dicono convinti
che serve solo a farci sentire
in colpa.
"Credo dipenda dal tipo di approccio che
si utilizza. Negli ultimi anni la
psicosomatica si è molto evoluta. La
psicosomatica tedesca, così come tutta
quella basata sulla
psiconeuroimmunologia,
di sensi di colpa non ne
parla né li fa venire. Anzi è
esattamente il contrario. Ciò non toglie
che c'è sicuramente una connessione fra
il nostro modo di vedere il mondo e un
disturbo organico. A volte facciamo
rinunce, scelte che non sono per noi
positive e che poi pagheremo in termini
di salute. Questa non è colpa ma
responsabilità delle proprie azioni».
Ciò non è un volersi sostituire
al medico?
"No, molto spesso è un affiancamento. Gli psicoterapeuti non decidono che tipo di cura
prescrivere a un malato ma
semplicemente accompagnano il
medico nel sostenere psicologicamente
il malato attraverso la comprensione
dei suoi comportamenti disfunzionali, di
quei comportamenti che l'hanno portato
a soffrire emotivamente».
Si ha la certezza che ci sia una relazione
fra mente, cervello e sistema
immunitario?
«Senz'altro, È la stessa convinzione
da cui parte la
psiconeuroimmunologia,
cioè il comprendere come il sistema
immunitario viene condizionato dai nostri
pensieri».
Insomma quando pensiamo,
il sistema immunitario intercetta i
pensieri e il nostro dialogo interno? «"Sostanzialmente sì. Diciamo che il
nostro cervello produce milioni di
pensieri totalmente inconsci che però
hanno un influsso immediato sui livelli di
produzione dei neurotrasmettitori che
sono appunto quelli responsabili
dell'attività immunitaria. È evidente che
quelli negativi ci danneggiano mentre i
positivisi sono dei buoni alleati»
.
Come agiscono le emozioni
positive'?· «Faccio un esempio. Ridere accresce la
produzione di serotonina una delle
sostanze che vince la depressione.
Oppure ridere, essere di buon umore e
avere pensieri positivi aumenta la
produzione di alcuni enzimi che aiutano
la digestione. È chiaro, ci sono delle
correlazioni fra ciò che il nostro corpo
produce e la nostra mente. La positività,
non può che migliorare la funzione dei
nostri organi».
L'obiettivo si centra solo con
l'intervento dello psicoterapeuta?
«Non necessariamente nel senso che ci
sono persone naturalmente
portate al buon umore e alla
sdrammatizzazione, mentre ce ne sono
altre, un po' tutti noi, che di fronte a
eventi particolari della vita non riescono a
trovare un significato positivo, un
significato di crescita. Allora è d'obbligo
ricorrere a un esperto».
Si riesce anche da soli ad agire
positivamente sul sintomo?
«la risposta non può che essere
affermativa. Riconoscere è già un passagggio, nel senso che ci porta verso
la possìbilità di accettare. Non è l'unico
passaggio che va fatto, ma riconoscere è
il primo passaggio decisivo. Poi c'è
l'accettazione razionale, cioè darsi una
spiegazione razionale per quello che ci
sta accadendo. Infine l'accettazione emotiva: accettare emozionalmente che
per anni ci siamo fatti del male perché
non sapevamo trovare un altro modo
per reagire a una situazione che ci
causava dolore»
.
Questo quadro porta alla
guarigione?
«Significa semplicemente avvicinarsi a un
cambiamento della propria vita.
Cambiamento che è un passaggio
essenziale verso la guarigione. In molti
casi è un modo per stare meglio. La
contrapposizione tra biologico e
psicologico è obsoleta, visto che non la
fa più nemmeno la medicina ufficiale.
Ormai anche la scienza ufficiale
comprende e studia la correlazione fra
agire fisico e agire mentale».