Il-Trafiletto

12/09/14

ARROSTO DI PESCE

ARROSTO DI PESCE
Ingredienti x 8
• 1,5kg di pescatrice
• 300 g di filetto di salmone
• 4-5 capesante senza conchiglia
• 200 g di burro
• 3 cucchiai di aneto tritato
• il succo di mezzo limone
• un cucchiaino di pasta d'acciughe
• un dl di vino bianco secco
• sale, pepe
Preparazione: media Tempo: 30 minuti Calorie a porzione: 305
arrosto di pesce
Montate il burro a crema in una terrina, unite l'aneto tritato, la pasta di acciughe e il succo di limone; incorporateli con cura finché avrete un composto omogeneo, regolatelo di sale e pepatelo. Trasferitene metà su un foglio di carta da forno, formate un panetto cilindrico, avvolgetelo nella carta e fatelo rassodare nel frigo per un paio d'ore; lasciate il resto del burro in una terrina in modo che rimanga morbido. Scaldate il forno a 180°. Pulite la pescatrice, spellatela ed eliminate la lisca centrale, facendo attenzione a non separare i due filetti; adagiatela su un foglio di carta da forno, salatela, pepatela leggermente e spalmatela con un po' di burro all'aneto morbido. Adagiatevi sopra il salmone tagliato a fettine sottili, spalmate anche questo con un po' di burro morbido e sistematevi al centro le capesante pulite e lavate. Aiutandovi con un foglio di carta, arrotolate la pescatrice e legatela stretta con spago da cucina, come se fosse un normale arrosto. Salatelo e pepatelo, spalmatelo con il resto del burro morbido e mettetelo in una pirofila e cuocete lo in forno per 30 minuti circa, girandolo per farlo dorare da ogni parte e bagnandolo ogni tanto con il vino. Lasciate intiepidire, eliminate lo spago dall'arrosto e tagliatelo a fette. Sistematelo sui piatti individuali, irroratelo con il fondo di cottura e servitelo con il burro all'aneto tenuto in frigo e tagliato a rondelle.

Il Santa Maddalena

Il Santa Maddalena

Grazie alla felice posizione dei suoi vigneti tra i colli di Bolzano, lo storico rosso doc dall'aroma fruttato condivide con il Barolo e il Barbaresco la palma di miglior vino d'Italia

Il Santa Maddalena è un vino rosso poco conosciuto, almeno al di fuori della regione di produzione, il Trentine Alto Adiqe, ma meritevole di attenzione per l'immediata piacevolezza e per la qualità elevata. Inoltre, le uve e il terreno da cui nasce gli conferiscono tratti caratteristici e irripetibili tali da permettere di distinguerlo, con relativa facilità dai rossi prodotti al di fuori della regione. La sua terra di origine è la zona collinare di Bolzano.

Nasce da uve schiava allevate sull'omonimo colle (in cui si respira un clima particolarmente adatto alla viticoltura), dotato di bellezza armoniosa, con profumi di fiore e di frutta. Va rilevato che le imponenti montagne, le Dolomiti, costituiscono una barriera che ostacola l'ingresso dei venti freddi settentrionali; a ciò si aggiunga l'influenza di un mite vento caldo proveniente da sud. Tali circostanze consentono di meglio comprendere come la plaga rappresenti un habitat favorevole alla frutticoltura e, quindi, alla coltivazione dei vigneti.
La storia di questo vino è strettamente legata a quella dell'enologia altoatesina che visse in passato momenti di fasto non più raggiunti. Si pensi che il vigneto raggiunse un'estensione quasi doppia di quella attuale ai tempi di Carlo Magno, ben oltre un millennio fa, periodo in cui l'Alto Adige riforniva vescovati e conventi della Germania meridionale. La vite, per prosperare, richiede stabilità politica e sociale. Infatti è un investimento di lungo periodo che comincia a dare risultati dopo tre o quattro anni dal suo impianto. Nei periodi di incertezza, o quando per motivi strategici un territorio diventa facile campo di battaglia, è la vite la prima coltura a sparire lasciando il campo a quelle a ciclo annuale.
Il legame con l'Impero garantì alla regione secoli di storia relativamente tranquilla soprattutto se paragonata agli eventi che caratterizzarono il resto della Penisola, e quindi il clima politico più adatto allo sviluppo della viticoltura. Nel secolo scorso, ossia all'inizio del Novecento, i vigneti occupavano un'area ben più estesa di quella odierna perché l'Alto Adige era il maggior fornitore di vino rosso dell'Austria ed esportava anche in Germania e in Svizzera. La riduzione successiva del vigneto altoatesino è connessa a molteplici fattori, evidenziatisi con l'annessione alla Repubblica italiana, vale dire a uno Stato tra i massimi produttori mondiali di vino. La regione, cioè, prese a far parte di un Paese per un lato dotato di un mercato saturo e quindi non penetrabile, dall'altro lato forte concorrente nelle esportazioni all'estero. Ciò spinse molti viticoltori a convertire il vigneto in frutteto.

Ma presto anche l'Italia si accorse della bontà di questi vini che cominciarono a suscitare attenzione. Attenzione che si evidenzia nella storia recente del Santa Maddalena. Infatti, nel 1931 fu delimitata la zona di produzione con decreto ministeriale, e dieci anni più tardi il vino venne definito fra i tre migliori italiani, insieme con il Barolo e il Barbaresco. Nel 1971 ha acquisito la doc, con successive modifiche, l'ultima delle quali risale al 2002. La zona originaria del vino è stata ampliata così che le produzioni che avvengono nel luogo storico assumono la denominazione di classico. L'Alto Adige Santa Maddalena deve essere prodotto, come detto, con uve schiava, cui si possono aggiungere, sino a un massimo del 15 per cento, altre uve a bacca nera della zona di produzione.

Caratteristiche e abbinamenti
Il Santa Maddalena è un vino rosso rubino intenso che tende al granato quindi, con il passare degli anni, al mattone. il profumo è fruttato, si avverte la mandorla, con sensazioni di viola. Il gusto è secco, ben equilibrato, e ancora si avverte la mandorla in una sfumatura gradevolmente amarognola; il corpo, da fresco e sottile, dopo un paio di anni di invecchiamento, risulta più pieno, carezzevole e compiuto. Il Santa Maddalena classico ha le stesse caratteristiche, talvolta più accentuate. Per meglio degustarlo, andrebbe servito a 14-16 gradi di temperatura. Si abbina a piatti saporiti, come gli gnocchi di patate al sugo di coniglio, gli spatzle saltati con sugo di salsiccia, tagliatelle anche integrali condite confondo di stufato, ravioli d'anatra. Può accompagnare carni bianche, a condizione che siano saporite, il cosciotto di agnello al forno, il pollo alla cacciatora, la gallina ripiena. Anche le carni rosse costituiscono portate che bene si accostano al Santa Maddalena, come il controfiletto di manzo alla piastra, gli involtini di carne al prosciutto, la tagliata di petto d'anatra. Si può servire anche con la selvaggina da pelo cotta brevemente e senza intingoli.

Indonesia: usano il mercurio per estrarre oro, non importano i danni ad ambiente e salute

Un laboratorio vicino a casa della sua famiglia a Cisitu in Indonesia, nella provincia di Banten e ha un macchinario che trasforma il minerale oro in pepite utilizzabili. 


La procedura sembra abbastanza semplice: il minerale viene frantumato e cade con altri ingredienti in cilindri chiamati palle fino a quando l'oro risulta ben amalgamato, ma vi è un materiale fondamentale che allarma gli esperti ambientali e sanitari di tutto il mondo.

Infatti vengono messi 15 chilogrammi di minerale di oro e dell'acqua in ogni palla, e si usa 100 grammi di mercurio per palla o 3,5 once per 33 libbre di minerale e i lavoratori quindi purificano le pepite utilizzando una fiamma, bruciando il mercurio nei siti tra le zone residenziali del paese.

La conclusione sembra ovvia: centinaia di tonnellate di mercurio sono state introdotte di contrabbando in Indonesia da un mercato clandestino e il resto lo fanno i piccoli minatori che cercano una moderna corsa all'oro che gli esperti dicono che stia causando gravi danni ambientali a tutto l’ecosistema.

La risposta è semplice è denaro facile, si scava, si ottiene il denaro e non importa nulla a nessuno dei danni che provoca gravi alla salute e all’ambiente.

Il mercurio è ormai noto che provoca problemi alla salute: danni al cervello; reni, della pelle e degli occhi e lo sviluppo neurologico disfunzionale nei neonati e nei bambini.
Mercurio e oro
L’Indonesia sulla carta ha fatto un divieto di utilizzare il mercurio durante la lavorazione, ma il paese non vieta l'uso del mercurio a titolo definitivo in operazioni di estrazione dell'oro su piccola scala. 

Il soldo giustifica tutto.


Il gotico dove non lo avreste mai immaginato

Se vi dico La mia Africa, a voi cosa viene in mente? Probabilmente alcuni di voi diranno il film con Meryl Streep e Robert Redford, vincitore di 7 premi Oscar. Quanti di voi sapevano che è tratto da un libro? Bene, vedo molte mani alzate, mi fa piacere.

Bene, perché il libro di oggi non è La mia Africa, troppo facile se lo fosse stato. No no, oggi prendiamo questa straordinaria donna che era Karen Christentze Dinesen, Karen Blixen per noi lettori (anche se scrisse sotto molti altri pseudonimi), e vediamo il suo primo libro: Sette storie gotiche.
Karen Blixen

Eh già, non ve lo aspettavate eh? Sette storie gotiche, come dice il titolo stesso dell'opera, è una raccolta di racconti scritti dalla scrittrice danese Karen Blixen, pubblicata per la prima volta nel 1934 con lo pseudonimo di Isak Dinesen.

I racconti raccolti in questo libro sono molto lunghi, e leggerli è una vera sfida, non perché siano pessimi o scritti male, no, ma perché lo stile narrativo della Blixen necessita di coraggio e mente aperta.

Racconti lineari che sfociano in finali inimmaginabili e stravolgenti, con temi importanti e un filo conduttore di un certo spessore. Nei suoi racconti, infatti, l'autrice affronta i molteplici aspetti della vita: la bellezza, l'amore,la vecchiaia, il trascorrere del tempo e della vita. Insomma racconta la vita in tutte le sue sfaccettature e componenti. Alla base però di tutti i suoi racconti c'è questo nocciolo, questo tema di base, ovvero che niente è come appare.
Sette storie gotiche

Il lettore si ritrova a seguire le vicende dei vari personaggi attorno ai quali le storie ruotano, per poi ritrovarsi davanti ad una rivelazione finale in grado di sconvolgere ogni logica, ogni razionalità, lasciando veramente perplesso il lettore, ma spingendolo anche a riflettere.

Ecco perché leggere Sette storie gotiche non è esattamente una passeggiata. Ne vale la pena? Si, perché attraverso questi sette racconti si può capire chi era Karen Blixen attraverso una lente d'osservazione diversa ed insolita.

“In lei il fiabesco nasce spontaneo, e altrettanto spontaneamente si ambienta contro lo sfondo del suo Paese, la Danimarca. I fantasmi entrano in scena come la cosa più naturale del mondo, nei suoi racconti”
(Mario Praz)


(Le immagini presenti in questo post sono state prese da internet. Le informazioni riguardanti l'autrice sono state prese dalla Wikipedia, mentre la citazione è stata prese direttamente dal libro)

Sopraelevate di Monza: una proposta per rilanciarle

Durante la conferenza stampa avvenuta in occasione della presentazione dell’ ormai storico Gran Premio d’Italia, l' 85° per la precisione, le riviste Quattroruote e Domus si sono fatte promotrici di una proposta al fine di soccorrere le Sopraelevate di Monza e rilanciarle nell’anello di elevata velocità realizzato nel 1922, abbattuto nel 1938 e ricostruito nel 1955. 

Un vero e proprio pezzo di storia del mondo delle corse, un mondo che più volte è stato minacciato di essere demolito. Una realizzazione che si colloca nelle opere di alta ingegneria dal valore inestimabile, le Sopraelevate proponevano un inusuale modello di guard-rail metallico, un sistema d’illuminazione a bordo della pista e una struttura in acciaio nella quale fu versato del calcestruzzo additivato, per conferire maggiore omogeneità al manto stradale.

Un pò di storia. 
Il nuovo circuito venne inaugurato il 4 settembre 1955 con una gara di moto; la settimana che seguì, l’11 settembre, il circuito riveduto fu lo scenario del Gran Premio d’Italia, sul cui podio salì Fangio con la sua Mercedes. La struttura ha ospitato quattro edizioni del Gran Premio d’Italia, due della 500 Miglia di Monza (nel 1957 e 1958), che vide scendere in lizza le vetture costruite per correre a Indianapolis, numerose 1.000 Km valide per il Mondiale Sport Prototipi e 4 Ore riservate alle Turismo. Negli anni 60, le Sopraelevate assursero a gloria cinematografica quando fecero da set al film “Grand Prix” di John Frankenheimer. Saltuariamente utilizzate nelle gare negli anni 70, di fatto furono in seguito abbandonate, rischiando addirittura l’abbattimento.
Anello ad alta velocità di Monza

“Call for ideas”. 
La proposta, di cui si è fatto promotore il direttore di Quattroruote, Gian Luca Pellegrini, sarà un semplice chiamare a raccolta tutti gli appassionati e studiosi di architettura da ogni parte del mondo affinché possano realizzare e proporre delle idee su come rivalutare l’infrastruttura, della quale già quest’estate la società di gestione dell’autodromo ha provveduto a risanare le parti di cemento più ammalorate. Le proposte, i progetti e le idee, espresse sotto forma di elaborati grafici o render, saranno poi sottoposte al giudizio di una giuria di esperti e presentate al pubblico nel corso del 2015, anche al fine di valutarne la fattibilità.


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