Il-Trafiletto

31/01/14

Secessione? | Una nuova moneta in Lombardia. “il Lombard”

Che sia un inizio di secessione? Il progetto leghista di rendere la Lombardia una regione (o, addirittura, uno Stato) autonomo forse sta prendendo piede. Una nuova moneta complementare circolerà in Lombardia. Non è uno scherzo. La commissione Attività produttive della Regione ha varato un progetto di legge per dar vita a un nuovo conio a cui si lavorava da tempo. Ne dà notizia il "Giornale"; l’iniziativa è passata con i voti favorevoli della maggioranza (Lega, Forza Italia, Nuovo centrodestra) e del Movimento 5 Stelle. La moneta lombarda fa parte di un progetto di legge che elabora nuove norme per competitività e semplificazione a favore delle imprese lombarde. Il progetto moneta è già in calendario: si voterà in Consiglio regionale l'11 febbraio. Dal momento che la proposta è appoggiata non solo dalla maggioranza, ma anche dai pentastellati M5S, l'esito della votazione non dovrebbe creare sorprese. Il nuovo conio Lombard è di fatto un accordo tra privati che aderiscono a una piattaforma informatica che crea tra i partecipanti un rapporto commerciale. Il progetto non è il primo in circolazione, in Svizzera esiste il Wir, qualcosa di simile che dal 1934 viene utilizzato da un'impresa su quattro e muove il 2% dell'economia nazionale. In Inghilterra c'è il Bristol Pound, in Francia il Nanto, in Sardegna il Sardex, che coinvolge 200 imprese per un giro d'affari di 350mila euro. Al Pirellone spiegano che si tratterebbe di una manovra territoriale, che non si tratterà di una moneta corrente e che a regolare la materia sarà lo Stato. Sarà invece, dicono gli addetti ai lavori, un'operazione per aiutare le imprese paralizzate dal blocco dei finanziamenti, il quale, dicono in Regione, sarà appunto superato dal cambio. Ci sarà un "circuito di credito" a cui iscriversi con un istituto di garanzia per l'emissione. Il denaro sarà virtuale e sarà caricato su un borsellino digitale. La moneta costa meno perché non è legata ai mercati finanziari, incentiva gli scambi visto che è svalutabile, non c'è l'interesse ad accumularla e aiuta l'economia locale. Questa la promessa che arriva dal Pirellone.

Raffreddore stagionale | Buone norme da seguire per affrontarlo al meglio delle nostre possibilità!

Raffreddore stagionale: buone norme da seguire per affrontarlo al meglio delle nostre possibilità!
Il raffreddore è un disturbo estremamente diffuso, che affligge gran parte degli esseri umani adulti, almeno 2-3 volte durante in corso dell'anno: la percentuale aumenta notevolmente nel caso di bambini che almeno 1 volta ogni 2 mesi ne sono affetti. I sintomi di tale mal'essere, possono permanere da 3 a 10 giorni e fino a 3 settimane nei casi più ostinati. Quali sono, credo sia noto un po a tutti: mal di gola, naso chiuso o che cola, tosse e malessere generale.

All'University of Alberta, Michael Allan in collaborazione con Bruce Arroll, della University of Auckland, hanno pubblicato sul Canadian Medical Association Journal un lavoro di review che analizza e valuta gli approcci di prevenzione e terapia più diffusi, confermando alcune teorie e smentendone altre.

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Raffreddore stagionale
Il raffreddore, spiegano gli esperti, “è un disturbo molto debilitante: causa diminuzioni nella produttività lavorativa e può inficiare la guida”. E, inoltre, è parecchio costoso: negli Stati Uniti, per esempio, si spendono circa 25 miliardi di dollari l'anno per visite mediche, infezioni secondarie, farmaci e giornate di lavoro perse per malattia o per accudire i figli malati. Per questi motivi, è importante non prendere sottogamba il disturbo e combatterlo con le armi adeguate.

La maggior parte dei raffreddori è causata da virus: solo il 5% di essi deriva da infezioni batteriche. Ciononostante, una delle terapie più diffuse è quella antibiotica, del tutto inefficace se la malattia è virale. Per quanto riguarda la prevenzione, spiegano gli autori, l'accorgimento più efficace riguarda l'igiene.

Analizzando 67 studi randomizzati e controllati (Rct), i ricercatori hanno scoperto che lavarsi le mani, così come usare guanti e disinfettanti, rappresenta un fattore cruciale per evitare di ammalarsi. Anche l'uso di zinco funziona, specie nei bambini: almeno 2 Rct dimostrano che i bambini che assumono 10-15 mg di solfato di zinco, in media, si ammalano e si assentano da scuola meno degli altri. Sui probiotici gli autori non si sbilanciano troppo: alcuni studi sembrano dimostrare che siano lievemente efficaci, sebbene nei lavori esaminati i tipi e le combinazioni fossero troppo variabili per poter trarre delle conclusioni definitive.

Per il trattamento, gli scienziati suggeriscono l'utilizzo di antistaminici, eventualmente combinati con decongestionanti e/o antidolorifici, nei bambini al di sopra dei 5 anni e negli adulti. Farmaci come l'ibuprofene e l'acetaminofene aiutano a combattere febbre e dolore. Gli spray nasali possono alleviare il naso che cola, ma non hanno alcun effetto sulla congestione. I benefici di approcci come ginseng, omeopatia e gargarismi non sono chiari; il miele ha un lieve effetto palliativo sui sintomi della tosse; la vitamina C e gli antibiotici non sembrano apportare particolari miglioramenti.
“Ci siamo concentrati solo sugli Rct”, concludono gli autori, “e abbiamo riscontrato che la maggior parte degli studi era inconsistente e si basava su pregiudizi più che su risultati oggettivi (per esempio la vitamina C). C'è bisogno di studi più sistematici e obiettivi”.

Emozioni e sentimenti della lettura digitale | Al Mit nasce una nuova era per la lettura che passa oltre gli ebook!

Emozioni e sentimenti della lettura digitale. Al Mit nasce una nuova era per la lettura che si evolve passando oltre agli ebook.

A tal proposito al Massachusetts Institute of Technology è stato messo a punto un Sensory Fiction, il libro corredato da una specie di giubbotto da indossare, in grado di trasmettere al lettore le emozioni e i sentimenti ispirati dalle parole oggetto della sua lettura.
La copertina dei libri è composta da 150 LED che mutano di intensità e colore alfine di adeguarsi all'umore e alle sensazioni di chi sta leggendo. La componente indossabile modifica invece la temperatura della pelle e, attraverso vibrazioni, influenzando perfino la frequenza cardiaca. Anche la suspense viene enfatizzata, con un sistema di compressione che si irrigidisce in risposta a determinate emozioni. 
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Sensor Fiction

L'esperienza della lettura risponde quindi allo stato fisico ed emozionale, entrando in perfetta simbiosi con il lettore anche se, per il momento, c'è un solo libro a disposizione e il MIT non ha voluto sviluppare un prodotto ma un nuovo modo di penetrare nella fiction, creando presupposti per il confronto e la discussione.

Nel 2011 il MIT aveva presentato un altro tipo di libro interattivo, in grado di rappresentare in 3D alcune parti del testo.

Ritorno al primordiale | I Neanderthal stanno per tornare…anzi sono già “dentro” di noi!

Ritorno al primordiale: ritornano i Neanderthal...anzi sono già "dentro" di noi! Proprio cosi, studi recenti hanno evidenziato la stretta interconnessione con i "Neanderthal", attraverso varianti di geni, strettamente connessi con alcune caratteristiche nostre, come i capelli, unghie e pelle, potrebbero averci dato un bel vantaggio a sopravvivere in un ambiente freddo. Ma la connessione con loro non si limita a quanto detto fin'ora, infatti sono emerse anche varianti correlate al diabete di tipo 2, alla malattia di Crohn, alla cirrosi biliare ed al lupus.

Sarebbe dunque questa l'eredità dei Neanderthal che noi Homo Sapiens ci portiamo dentro a nostra insaputa da almeno 40.000 anni. Sia chiaro, non proprio tutti alla stessa maniera, ma chi più e chi meno il ceppo è lo stesso per tutti: tra i “più” evidenti ci sono le popolazioni europee e dell'Asia orientale; mentre tra i “meno” quelle africane, i cui antenati non hanno avuto occasione di entrare in contatto con gli antichi cugini (che vivevano, per l'appunto, in Europa e in Asia). Si presume che, in media, tra l'1 e il 3% del genoma di ogni essere umano moderno arrivi dai Neanderthal, ma si parla di un 20%, forse di un 30%, se invece si considera complessivamente tutto il materiale genetico che potrebbero averci tramandato.

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I Neanderthal dentro noi
Non si tratta di vere e proprie novità, quanto di conferme. A fare il punto sulla questione scientifica del se e del quanto i Neanderthal sopravvivano ancora in noi sono due studi pubblicati in contemporanea su Nature e Science. Il primo, condotto dal laboratorio di David Reich dell'Harvard Medical School di Boston (e in cui compare anche la nota firma di Svante Pääbo, direttore del dipartimento di genetica del Plank Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, a capo del Neandertal Genome Project), è andato a guardare dove, all'interno del genoma umano, si sono conservate le sequenze genetiche che con un'alta probabilità derivano dagli incroci, avvenuti tra gli 80.000 e i 40.000 anni fa, tra Neanderthal e sapiens.

In uno studio precedente, Reich aveva già mostrato che nel Dna delle attuali popolazioni non africane vi sono tracce di geni neandertaliani, in una quantità che si aggira intorno al 2%. Da allora altri team hanno individuato alcune varianti genetiche. La nuova ricerca fa ora un passo avanti, andando a indagare il significato adattativo di questa eredità. Come? I ricercatori hanno cercato le varianti neandertaliane nei genomi di 1004 persone (846 non africane e 176 sub-sahariane) sequenziati grazie al 1000 Genome Project, e li hanno poi comparati con quello di un Homo neanderthalensis di 50.000 anni, sequenziato (e pubblicato) nel 2013.

Sono stati così individuati dei tratti del genoma ricchi di queste varianti e altre zone “deserte”. Queste ultime – espresse in particolare nei testicoli e concentrate nel cromosoma sessuale X – sono molto interessanti perché, ipotizzano gli autori dello studio, potrebbero riguardare geni inizialmente ereditati e successivamente rimossi attraverso la selezione naturale: geni magari non vantaggiosi o risultati pericolosi per i sapiens, forse a causa della parziale incompatibilità riproduttiva tra le due specie.
In oltre il 60% dei 1004 genomi analizzati i ricercatori hanno inoltre trovato la variante di un gene che regola le funzioni della cheratina, la proteina che aiuta la pelle, i capelli e le unghie a resistere meglio al freddo.

L'ipotesi degli autori è che la variante sia risultata vantaggiosa per chi viveva in un ambiente nordico. Probabilmente arrivano dai Neanderthal altre 9 varianti genetiche note per essere associate a funzioni del sistema immunitario o che sembrano in grado di influenzare alcuni comportamenti (per esempio la facilità con cui si smette di fumare).Veniamo allo studio pubblicato su Science a firma di due genetisti dell'Università di Washington, Joshua M. Akey e Benjamin Vernot. Qui i ricercatori hanno messo a punto un nuovo metodo per andare alla ricerca delle sequenze neandertaliane nel genoma di 600 persone, sempre provenienti dall'Europa e dall'Asia dell'Est.

Le conclusioni a cui giungono sono in linea con quelle dello studio su Nature, e confermano quanto emerso nelle ricerche precedenti, condotte su un numero inferiore di persone: le varianti in comune sembrano riguardare principalmente le caratteristiche della pelle. E i conti tornano anche sulla “quantità di genoma” tramandato, che si conferma tra l'1 e il 3% in media per essere umano. Secondo i ricercatori però, se si sommano tutte le varianti individuate, la percentuale di genoma neandertaliano sopravvissuto fino ai giorni nostri potrebbe arrivare al 20% se non al 30%. Chissà che le prossime ricerche non mandino definitivamente in pensione certi vecchi stereotipi.



Era glaciale, diluvio universale e siccità: lo studio della NASA

L'America sempre più fredda, L'Europa sempre più bagnata, ma la terra sempre più calda. Lo rivela  la NASA, pubblicando un video sul cambiamento climatico. (VIDEO)


Un video ( che troverete in fondo pagina) pubblicato dalla NASA, dimostra quanto il nostro pianeta stia diventando sempre più bollente. Secondo le analisi del Goddard Institute for Space Studies (GISS), la temperatura media nel 2013 è stata di 58,3 gradi Fahrenheit (14,6 Celsius), ovvero 1,1 gradi F (0,6 C) più alta di quella registrata nel 1950. I dati rivelano inoltre una temperatura media globale cresciuta di circa 1,4 gradi Fahrenheit (pari a 0,8 Celsius) dal 1880. Nel video, quindici secondi per raccontare 63 anni di dati climatici (1950-2013), le diverse colorazioni della Terra rivelano la temperatura dell'aria. E le immagini mostrano come oggi il nostro pianeta sia sempre più ricoperto da tonalità rosse-arancioni. Secondo il climatologo del GISS Gavin Schmidt, "le tendenze a lungo termine delle temperature di superficie sono insolite e il 2013 aggiunge prove all'ipotesi che il cambiamento climatico sia in corso".

Il calore della terra
Poi avverte: "Mentre un anno o una stagione possono essere influenzati da eventi meteorologici casuali, questi dati mostrano la necessità di continuare il monitoraggio a lungo termine". L'aumento delle emissioni di gas serra è il diretto responsabile dell'aumento delle temperature. Secondo gli scienziati NASA, il 2013 (assieme a 2009 e 2006) è stato il settimo anno più caldo dal 1880, proseguendo una tendenza a lungo termine di aumento di gradi globale. Inoltre, a eccezione del 1998, i 10 anni più caldi, quelli da record in 134 anni, si sono verificati tutti a partire dal 2000, con le punte massime registrate nel 2010 e nel 2005.

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