Il-Trafiletto

08/08/14

10 Agosto: Tutti con gli occhi all'insù per vedere "le lacrime di San Lorenzo", ovvero le stelle cadenti.

10 Agosto, San Lorenzo. Si avvicina il giorno, o meglio la notte, durante la quale molte persone volgeranno lo sguardo in cielo per cercare di scorgere le famose stelle cadenti, chiamate anche “le lacrime di San Lorenzo” secondo una tradizione popolare. Un fenomeno, quello delle stelle cadenti, che si ripete ogni anno intorno alla fine della prima e l’inizio della seconda decade d’agosto, grazie all’incontro ravvicinato della Terra, nella sua orbita intorno al Sole, con uno sciame di meteoroidi che nella nostra atmosfera bruciano per attrito, producendo scie luminose chiamate meteore, cioè le classiche stelle cadenti, che spesso e volentieri si possono ammirare anche ad occhio nudo. Quest’anno, purtroppo, vedere le stelle cadenti potrebbe essere più complicato rispetto agli anni precedenti, dal momento che la loro luce sarà offuscata, almeno in parte, dalla Luna che raggiungerà il plenilunio proprio il 10 agosto. Bisognerà dunque mettere in atto validi accorgimenti per cercare di osservare al meglio tale spettacolo. In primis il momento migliore per osservare queste emozionanti scie luminose sarà la notte tra il 12 e il 13 agosto, intorno alle due di mattina, guardando nord-est, inoltre cercare di posizionarsi in un luogo ideale, lontano da fonti di luce diretta o indiretta, come edifici e luoghi illuminati, ed avere un’ampia visuale del cielo, dal momento che le stelle cadenti possono fare la loro comparsa da tutte le direzioni, non solo da nord-est. Portarsi un giacchetto per coprirsi dall’umidità notturna e…buona visione. (immagine presa dal web)

I pittogrammi egizi | La scoperta chiave

Jean-Frangois Champollion
Nella ricerca del significato dei geroglifici o pittogrammi egizi ci fu una scoperta chiave: il ritrovamento di un "nuovo" obelisco su cui erano incisi caratteri greci e geroglifici (1822) fu una conferma cruciale della rivoluzionaria teoria della "scrittura mista" proposta da Champollion. 

A innescare la scoperta del fonetismo nei geroglifici da parte di Jean-Frangois Champollion fu forse l'articolo sull'antico Egitto di Thomas Young per l'Enciclopedia Britannica. In esso si confrontavano i segni del cartiglio sulla Stele di Rosetta che si pensava componessero il nome del re egizio Tolomeo con i caratteri greci corrispondenti (traslitterazioni di P, T, 0, L, M, E, S). La chiave per compiere ulteriori progressi fu la copia di un'iscrizione bilingue su un obelisco di Philae, portata a Parigi agli inizi del 1822.

Alla base dell'obelisco erano incisi caratteri greci, e sulla colonna geroglifici. La parte in greco citava i nomi di Tolomeo e Cleopatra, mentre tra i geroglifici erano presenti solo due cartigli, che presumibilmente si riferivano agli stessi due nomi. Uno dei due cartigli era quasi identico a quello di Tolomeo inciso sulla Stele di Rosetta. Su quest'ultima era riportata anche una versione più breve dello stesso cartiglio. Champollion decise che il cartiglio più breve conteneva soltanto il nome di Tolomeo, mentre quello più lungo (sempre sulla Stele di Rosetta) vi faceva precedere un titolo reale. Seguendo l'esempio di Young tentò quindi di individuare il valore fonetico dei geroglifici racchiusi nel secondo cartiglio dell'obelisco di Philae, in cui non ci si era mai imbattuti prima. I segni in comune erano quattro (L, E, 0 e P), mentre il valore T era rappresentato in modo diverso.

Champollion dedusse giustamente che si trattava di simboli omofoni, ovvero di segni diversi ma dotati di valore fonetico uguale (come in italiano le parole "anno" e "hanno", che variano nella grafia ma si pronunciano allo stesso modo). Pose così le basi per ricavare un "alfabeto" geroglifico per lo più corretto.(science)

Pittogrammi egizi | Alla scoperta delle "sacre incisioni"

Gli autori greci e romani erano soliti attribuire agli Egizi l'invenzione della scrittura, che consideravano un dono degli dèi. 

I geroglifici - parola che sta per "sacre incisioni" - erano ai loro occhi simboli impenetrabili della saggezza che regnava nell'antico Egitto, e non avevano nulla da spartire con i sistemi alfabetici. I classici negavano la presenza di componenti fonetiche nei geroglifici, sostenendone la natura di segni concettuali o simbolici.

Il pittogramma di un falco, quindi, doveva rappresentare il concetto di agilità, mentre quello di un coccodrillo stava a simboleggiare tutto ciò che era malvagio. Questa lettura distorta, che vedeva nei geroglifici un sistema di "scrittura per immagini" privo di elementi fonetici, trasse in inganno l'Europa fino al Rinascimento e alla nascita della _ scienza moderna nel XVII secolo. Il primo passo "scientifico" verso la decifrazione dei geroglifici lo si deve a un uomo di chiesa inglese, William Warburton (divenuto poi vescovo di Gloucester), che nel 1740 suggerì l'origine pittorica, più che divina, di tutti i tipi di scrittura. Un ammiratore francese del lavoro di Warburton, l'abate Barthélemy, avanzò nel 1762 l'ipotesi sensata che i cartigli geroglifici contenessero i nomi di re o di dèi (per ironia della sorte lo fece basandosi su due osservazioni errate, in una delle quali sosteneva che i geroglifici racchiusi nei cartigli fossero diversi da tutti gli altri).

Da ultimo, sul finire del XVIII secolo, lo studioso danese Georg Zoéga azzardò un'altra congettura utile, seppure sprovvista di prove a suo sostegno: poteva darsi il caso che alcuni geroglifici corrispondessero a quelle che lui definiva notae phoneticae, ovvero segni volti a rappresentare suoni e non concetti. Ci avviciniamo così a un punto di svolta: l'arrivo delle truppe d'invasione di Napoleone Bonaparte in Egitto (1798). Fortunatamente per la scienza, la spedizione napoleonica era all'insegna del sapere quanto della conquista. Un nutrito gruppo di studiosi e scienziati noti come i "sapienti", tra cui anche il matematico Joseph Fourier, accompagnò l'esercito. Quando gli ingegneri militari impegnati nella ricostruzione di un vecchio forte nel delta del Nilo scoprirono la Stele di Rosetta (luglio 1799), l'ufficiale a capo dei lavori riconobbe ben presto l'importanza delle tre iscrizioni parallele riportate su di essa, e fece trasferire il reperto al Cairo per sottoporlo all'attenzione dei sapienti. A ottobre dello stesso anno fu Napoleone in persona, di recente ritorno dall'Egitto, a riferire all'Istituto Nazionale di Parigi:

"Non c'è dubbio che la porzione di stele su cui sono riportati i geroglifici rechi le stesse iscrizioni delle altre due. Abbiamo dunque un modo per acquisire informazioni su questo linguaggio finora inintelligibile". Fin dal ritrovamento della Stele si comprese con chiarezza che l'iscrizione inferiore era in alfabeto greco, mentre quella superiore - purtroppo la più danneggiata - riportava geroglifici egizi con cartigli visibili. Tra le due iscrizioni ne era posta una terza di cui si sapeva pochissimo. Di tutta evidenza quei caratteri non appartenevano all'alfabeto greco, né parevano avvicinarsi ai geroglifici sovrastanti, non da ultimo perché non c'era traccia di cartigli. Questa grafia è oggi nota come "demotico", forma corsiva dell'antica scrittura egizia, che si contrappone ai pittogrammi geroglifici. Il primo passo consistette nel tradurre l'iscrizione greca. Risultò trattarsi di un decreto emesso a Mentì, principale centro urbano dell'antico Egitto, da un consiglio di sacerdoti riunitosi nell'anniversario dell'incoronazione di Tolomeo V Epifane, il 27 marzo 196 a.C. Figuravano nell'iscrizione, tra gli altri, i nomi greci di Tolomeo, Alessandro e Alessandria.(science)


Verdure fritte | Cucina cinese

Spinaci e Tofu fritti
Tempo di preparazione: 10 minuti
*225 g di spinaci
*2 panetti di tofu
*4 cucchiai di olio
*un cucchiaino di sale
*un cucchiaino di zucchero
*un cucchiaio di salsa di soia
*un cucchiaino di olio di semi di sesamo
Mondate e lavate accuratamente gli spinaci. Sgrondateli bene. Tagliate ogni panetto di tofu in 8 pezzi. Fate scaldare l'olio nel wok o in una padella di ferro, friggetevi i pezzi di tofu fino a quando saranno dorati, quindi toglieteli dal recipiente e teneteli da parte. Al loro posto mettete gli spinaci e cuoceteli fino a quando le foglie saranno morbide, quindi rimettete il tofu nel recipiente, salate, unite lo zucchero e la salsa di soia. Amalgamate e cuocete per 2 minuti. Versate l'olio di sesamo e servite subito.
Melanzane con "salsa di pesce"
Tempo di preparazione: 25 minuti
*4 peperoncini rossi secchi *450 gi di melanzane olio *4 cipolline tritate una fetta di radice di zenzero tritata *uno spicchio di aglio tritato *un cucchiaino di zucchero *un cucchiaio di salsa di soia *un cucchiaio di aceto *un cucchiaio di pasta di fagioli piccante *2 cucchiai di farina *un cucchiaio di olio di sesamo
Dall' alto in basso: spinaci e tofu fritti,
melanzane con salsaper pesce,
broccoli brasati, verdure miste fritte.
La particolarità di questa: ricetta è che non viene usato per prepararla alcun tipo di pesce, ma prende questo nome dal tipo di salsa che di solito viene servita con piatti di pesce. Mettete i peperoncini in acqua tipeida ad ammorbidire per 10 minuti, quindi scolateli e tagliateli a pezzettini. Sbucciate le melanzane, tagliatele a rombi e immergetele in abbondante olio scaldato nel wok. Friggetele per un minuto e mezzo circa. Toglietele dal recipiente con un mestolo forato e mettetele su carta assorbente a perdere l'unto di cottura. Eliminate l'olio, tranne un cucchiaio, rimettete le melanzane nel wok, unite i peperoncini le cipolline, lo zenzero, l'aglio. Mescolate lo zucchero, la salsa di soia, l'aceto e la pasta di fagioli. Cuocete per un minuto, infine amalgamate con la farina sciolta in cucchiaio di acqua. Amalgamate, irrorate con l'olio di sesamo, servite caldo o freddo. Nota: se desiderate arricchire il piatto aggiungete a metà cottura 100 g di carne di maiale a striscioline.

Broccoli brasati
Tempo di preparazione: 10 minuti
*450 g di broccoli o Cavolfiore *3 cucchiai di olio *un cucchiaino di sale *un cucchiaino di zucchero *3 cucchiaini di brodo.
Mondate e lavate i broccoli (o i cavolfiori) e divideteli a cimette lasciando un pezzetto di gambo. Fate scaldare l'olio nel wok e cuocetevi la verdura per 30 secondi. Salate, aggiungete lo zucchero, il brodo e continuate la cottura per altri 3 minuti mescolando. Servite subito ben caldo.

Verdure fritte miste
Tempo di preparazione: 20 minuti.
*100 g di germogli irescai *100 g di germogli freschi di soia *100 g di taccole o (broccoli) *100 g di carote *3 cucchiai di olio *un cucchiaio di sale *un cucchiaino di zucchero *un cucchiaio di brodo *pepe
E' bene non usare germogli di soia conservati; pittosto se non li trovate, sostituiteli con sedano bianco. I germogli di bambu possono invece essere sostituiti con cavoli, zucchine o cavolfiore.
Lavate i germogli di soia in acqua fredda scolateli; affettate i germogli di bambu le carote e mondate le taccole; se invece usate i broccoli mondateli, lavateli e divideteli a cimette. Fate scaldare l'olio nel wok, buttatevi i germogli di bambù, le taccole, le carote e cuocete per un minuto, quindi unite i germogli di soia, salate, pepate e mescolate per un minuto. Versate il brodo e cuocete solo per qualche secondo per mantenere le verdure. ben croccanti. Servite caldissimo.

Quando dovete preparare delle verdure fritte, fate in modo che siano freschissime. Lavatele SEMPRE prima di tagliarle, in modo che non restino acquose e non perdano le loro vitamine. Cuocete le verdure subito dopo averle tagliate. E soprattutto cuocetele per un tempo brevissimo: se dovete bagnarle con dell'acqua usatene pochissima e cuocete a recipiente scoperto, in modo che evapori rapidamente. ·

Tolentino città medioevale

Tolentino (m 228 s.m.; ab. 18.053) Si trova nelle Marche, in provincia di Macerata da cui dista 20 km. È situata nella media valle del Chienti, distesa in lieve pendio presso la riva destra del fiume. Tolentino città medioevale L'abitato presenta una pianta compatta tipicamente medioevale, il cui perimetro è ancora delineato per lunghi tratti dalle poderose mura, scarpate nella parte infenore. Il fitto reticolo di vicoli e strettoie sormontati da piccoli archi, propone squarci di Medioevo altamente suggestivi.
Storia Tolentino nasce come colonia greca, quindi colonia e municipio romani. Diocesi dal IV secolo, partecipa al sinodo romano del 487 con il vescovo Basilio. Libero Comune nel 1099, raggiunge nel corso dei secoli successivi una posizione di rilievo per potenza e floridezza economica. Occupata da Percivalle Doria nel 1262, circa un secolo dopo entra a far parte della lega ghibellina promossa dai Visconti. Riportata alla chiesa dal cardinale Albornoz nel 1355, viene da questi concessa ai Varano, il cui governo viene però a lungo osteggiato dai Tolentinesi. In seguito appartiene agli Sforza ma successivamente torna sotto il dominio della Santa Sede, seguendone quindi le sorti. Nel 1797, a palazzo Bezzi, già Parisani, viene firmato il trattato, che dalla città prende il nome, fra Napoleone e la Chiesa.

Arte e monumenti La città conserva una certa unità urbanistica nel nucleo centrale con parte delle mura, la porta della Marina e la porta dei Cappuccini, belle case gotiche e palazzi rinascimentalì, quali palazzo Parisani, attribuito ad Antonio da Sangallo, palazzo Silveri e palazzo già Maurizi. La basilica di S. Nicola da Tolentino, uno dei più celebri santuari marchigiani, risale al secolo Xlll ma è stata quasi completamente rifatta successivamente e possiede un campanile romanico-gotico. La cattedrale di S. Catervo ricostruita nel secolo XnI, è stata quasi completamente rifatta verso il 1830; la chiesa di S. Francesco, originariamente romanica, è stata successivamente rifatta in forme barocche; la chiesa di S. Maria conserva della originaria costruzione del secolo Xlll tracce sulla facciata. Il ponte detto del Diavolo, a.cinque arcate, è stato costruito nel 1268; il castello della Rancia conserva la grossa torre maestra del secolo XII. Nella basilica di S. Nicola si trovano il  
Museo delle Ceramiche, il Museo dell' Opera del Santuario e il Museo Civico. Nel palazzo Parisani-Bezzi si trova il Museo Internazionale della Caricatura.
Manifestazioni Festa patronale di S. Catervo (17 ottobre); Biennale internazionale dell'umorismo nell' arte, in varie sedi (settembre, anni dispari). Nel complesso di S. Nicola, Festival organistico tolentinate (giugno) ed Esposizione dell' editoria marchigiana (settembre).
Prodotti enogastronomici Tra i formaggi si distingue il pecorino.
Il settore enologico comprende il Bianco dei Colli Maceratesi e il Rosso Piceno.

Frustenga
Valori nutrizionali Protidi 13 Lipidi 16 Glucidi 79 Kcal 512
Questo dolce, di impronta campagnola, è tuttora destinato ad accompagnare gli assaggi di vino novello prodotto nelle colline dell' interno marchigiano.

Ingredienti per 6 persone:
*350 g di farina di granoturco
*l litro di latte
*100 g di uva passa
*8 fichi secchi
* l0 noci
*2 bicchieri di vino cotto
*pangrattato *olio d'oliva *sale

Lasciate i fichi e l'uvetta all'ammollo per circa un'ora. Sgusciate le noci, scottate i gherigli in acqua bollente, poi pelateli e tritateli. Preparate una polenta con il latte e un litro e mezzo d'acqua, aggiungendo un po' di sale. A cottura ultimata, rovesciate la polenta in una capace terrina. Strizzate l'uvetta e i fichi, tagliate questi ultimi a pezzetti e uniteli alla polenta. Aggiungete il vino cotto e i gherigli di noce tritati. Mescolate con cura e versate questo composto in una tortiera unta d'olio e spolverizzata di pangrattato. Irrorate la superficie con un filo d'olio, coprite la tortiera con un foglio di carta stagnola e infomate per circa 30 minuti a 180°. Sformate il dolce su un piatto di portata e servitelo tiepido o freddo.
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