Il cardo mariano è una robusta pianta erbacea, simile a quella del carciofo, originaria dei
paesi del bacino mediterraneo, e oggi in realtà prevalentemente coltivata a scopo
farmaceutico e cosmetico.
A differenza del carciofo, la parte oggi utilizzata è
rappresentata dai frutti, impropriamente chiamati "semi". Le foglie tuttavia
esercitano azione tonica, di stimolazione gastrica e diuretica, per cui possono
essere associate ai semi nelle preparazioni. I frutti del cardo mariano contengono
una particolare sostanza che prende il nome di
silimarina. Essa stimola la
rigenerazione delle cellule del fegato danneggiate da sostanze tossiche come, alcol etilico e tetracloruro di carbonio. La
silimarina stimola la sintesi delle
proteine
nelle cellule
epatiche ed esercita anche un'importante azione
antinfiammatoria sul
mesenchima (tessuto fibroso di sostegno)
del fegato. Il
cardo mariano è indicato in caso
di una degenerazione grassa del
fegato causata sia dall'alcol sia da altre sostanze
tossiche; di un'infiammazione del
fegato causata dall'assunsione di farmaci; da
intossicazioni causate da sostanze particolarmente tossiche per il fegato; di epatite
virale acuta,
epatite cronica, epatite alcolica (infiammazione del fegato da
consumo di bevande alcoliche).
La silimarina è in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule epatiche,
mentre risulta inefficace per le cellule che sono andate incontro a modificazioni
irreversibili (necrosi o morte). Le sue proprietà antiossidanti ne hanno suggerito
l'uso anche nelle
terapie dermatologiche e in campo
cosmetologico.
In commercio infatti si possono trovare creme contro l'invecchiamento della
pelle, per favorire i processi di guarigione e nel trattamento di
eritemi, bruciature,
dermatiti e psoriasi.
I
frutti del cardo mariano e, in misura minore le
foglie e le radici, contengono anche
altre sostanze attive (amine biogene, olio essenziale, albuminoidi e tannino), che
potrebbero essere alla base dell'azione regolatrice del sistema neurovegetativo, deputato
al controllo del tono dei vasi sanguigni. La pianta perciò si usa con successo in caso di
emicrania e nevralgia; esaurimento e astenia (affaticamento); cinetosi (nausea e vomito
durante i viaggi; reazioni allergiche come febbre da fieno, orticaria e asma.
PREPARAZIONE E USO
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| immagine presa dal web |
Il cardo mariano va usato con cautela nei soggetti ipertesi dato la presenza di
tiramino.
Infuso: un cucchiaino di frutti triturati in acqua bollente per 70-75
minuti; 3-4 tozze 01 giorno, mezz'ora prima dei pasti e prima di coricarsi o 30
gocce di TM., 3 volte al giorno. Associato ad alburno di tiglio, assicura
rapidamente uno normalizzazione dei parametri epatici.
In caso di nausea e vomito durante i viaggi: prendere una tazza di tisana
prima di partire. Nei disturbi cronici evitare la tintura alcolica e sostituirla con le
capsule di estratto secco. Tra le varie specie di cardi ce n'è uno che entra in
cucina, la Cynara Cardunculus, popolarissimo in Piemonte dove è protagonista
della "bagna cauda". Il cardo si cucina in vari modi: brasato, stufato, impanato a mo' di cotoletta
vegetale o nella classica versione piemontese. Risulta sempre delizioso.