Il-Trafiletto

07/04/14

Dopo Cortana arriva anche Windows in the Car

Dopo Cortana, rivale diretto di Google Now e Siri, arriva anche Windows in the Car a far concorrenza al CarPlay di Apple.
Al Build 2014 abbiamo visto, da parte di Microsoft, degli importanti aggiornamenti e nuovi dispositivi. Tra le novità più interesanti vediamo Cortana, l'assistente vocale per Windows Phone e Windows 8.1, che punta ad essere il rivale diretto di Siri.
Altra novità altrettanto importante è il Windows in the Car. Con questa scelta Microsoft decide di buttarsi, anche lui come Apple, nel mondo automobilistico offrendo un prodotto per interagire con la macchina e col proprio dispositivo mobile.

Windows in the Car
Windows in the Car, come il CarPlay di Apple, permetterà di ascoltare la propria musica, di fare chiamate, mandare messaggi, far partire delle app, cercare posti e avere indicazioni stradali tramite le proprie mappe. Tutto ciò, ovviamente, con l'aiuto di Cortana. Infatti basterà parlare al nuovo assistente vocale di Redmond mentre guidiamo, senza distogliere gli occhi dalla strada, per svolgere le varie attività citate prima.



Questo nuovo rivale di CarPlay ancora non sarebbe del tutto pronto ma sarebbe gia in gase di test. Quindi è molto probabile che tra non molto lo vedremo sul mercato. I primi a possedere il nuovo prodotto di Microsoft potrebbero essere la Fiat, BMW, Nissan, Kia e Ford che hanno gia una partnership con l'azienda.


ANTISTAMINICI LA SCIENZA CONFERMA IL RUOLO POSITIVO DELLE PIANTE

LE RINITI CURATE CON ORTICA E POMPELMO

Alcune piante contengono sostanze con effetti antiallergici, per esempio istamina, seratonina e acetilcolina che si trovano in dosi concentrate nelle foglie fresche di ortica. L'ortica inoltre contiene glucochinasi e clorofilla. Per studiarne gli effetti, in una ricerca condotta su 69 pazienti affetti da riniti allergiche si è constatato che il gruppo trattato con 300 mg di ortica congelata o seccata ha riportato maggiori benefici rispetto a quello trattato con placebo. Per il trattamento di rinite allergica è stata individuata la dose di 300 mg di ortica con
gelata/seccata. La bromelaina è invece una glicoproteina ricavata dal fusto dell'ananas. Per le riniti allergiche, la dose Indicata è stata di 400-500 mg, tre volte al giorno. La quercetina è un flavanoide contenuta in una vasta gamma di vegetali ed erbe. La dose individuata per le riniti allergiche varia da 250 a 600 mg, , tre volte al giorno, 5-10 minuti prima dei pasti. L'effetto della , quercetina può essere rafforzato dalla somministrazione conternporanea di bromelaina. La vitaminà C ha diversi effetti antistaminici. È stato dimostrato che previene la secrezione di istamine delle cellule e ne accresce la disintossicazione. I livelli istaminici sona risultati inversamente proporzionali ai livelli di acido ascorbico. A questo proposito, 27 soggetti sottoposti tre volte ai giorno a trattamento intranasale di vitamina C confrontati con 21 soggetti trattati con spray nasali placebo, avevano evidenziato dopo due settimane un miglioramento nel 74% dei casi con conseguente diminuzione di secrezione, blocco ed edema. Nei soggetti trattati con placebo il miglioramento è stato del 24 per cento. La vitamina C non è tossica ed è praticamente priva di effetti collaterali, tranne nei casi di diarrea e gonfiori addominali. Si consigliano per le riniti allergiche almeno 2 g al giorno di vitamina C.
Fonte: S,M Thomhlll, A.M. Kelly, «Natura! treatment' of Perennia! Allergie Rhinitis», "Alt Med Rèv~ 2000;5(5):448-454,

IL PARERE DELL'ESPERTO
Il tema di quest' articolo si concentra sulle reazioni allergiche più classiche (dolore allo stomaco, rea zioni cutanee, problemi respiratori). L'estratto di semi di pompelmo è stato utilizzato da molti per le allergie stagionali (reazioni istaminiche) ma personalmente ho avuto limitati successi con questi prodotti salvo nei casi in cui sono stati usati con forti dosaggi. Con ogni. probabilità si otterrebbero risultati migliori utilizzando una miscela di ortica; quercetina e bromelaina. Utilizzando contemporaneamente diversi prodotti naturali la sinergia che si stabilisce tra di loro permette di utilizzare dosi inferioriri ripetto a quando vengono usati individualmente

PANNA COTTA AL CAFFÈ

PANNA COTTA AL CAFFÈ UN DOLCE ECCELLENTE PER UN PRANZO IMPORTANTE. DI GRANDE EFFETTO SE BEN GUARNITO

Preparazione: facile Tempo: 25 minuti
Ingredienti x 6 • 600 g di panna fresca • 80 g di zucchero • 2 fogli di colla di pesce • 2 tazzine di caffè espresso concentrato • un cucchiaio di rum • un cucchiaio di zucchero a velo • 4 piccole meringhe • piccole cialde di cioccolato 

PANNA COTTA AL CAFFÈ
METTETE i fogli di gelatina a bagno in acqua fredda. In una casseruola portate a ebollizione mescolando 400 g di panna con lo zucchero e il caffè, tranne due cucchiai.

AGGIUNGETE i fogli di colla di pesce appena spegnete il fuoco e il cucchiaio di rum. Mescolate con cura per far sciogliere la colla Versate il tutto in uno stampo da budino e,appena si sarà intiepidito, riponetelo in frigorifero a raffreddare per 4/5 ore.

MONTATE la panna rimasta con un cucchiaio di zucchero a velo. Quando il composto sarà montato, aggiungete le meringhette sbriciolate finemente e i due cucchiai di caffè avanzati.

SFORMATE la panna cotta e ricopritela interamente con la panna montata al caffè, possibilmente aiutandovi con una sacca da pasticcere. Per completare, guarnite con cialde di cioccoto, ma potete sbizzarrirvi con fantasia.

I sostituti della carne (parte prima)

Nel mondo della nutrizione regna sovrano il caos e il povero consumatore è sottoposto, ogni giorno, a un bombardamento di messaggi pubblicitari che servono solo a creare confusione. Un esempio? Venti anni fa dagli Stati Uniti arrivò la famosa «piramide alimentare» accettata dai nutrizionisti di tutto il mondo. Era incentrata su un'ampia scelta di carboidrati, frutta e verdura, con grassi e dolci messi in castigo e le proteine animali (carne, pesce, uova, formaggio) da considerare non più di semplici opzioni.

Contraddizioni degli esperti 

Ora gli scienziati eseguono un triplo salto mortale e rivedono le loro convizioni. Vanno messi all'indice pane, pasta, riso e patate. Di cosa li si accusa? I nutrizionisti dell'Harvard School (Usa), dell'equipe del dottor Willet, li consierano veri e propri nemici capaci di infliggere danni devastanti alla salute. Promossi olio, cereali integrali (ma riso, pane, pasta non sono forse cereali?), frutta e verdura. Disco verde anche per polli, uova e pesce; sospetti sui latticini. Proibita ancora la carne, sopratutto quella rossa, in buona compagnia con dolci e grassi. E già infuria la polemica. Ma come il riso bianco lo mangiano miliardi di persone, in Oriente! E i legumi che fine hanno fatto? E dire che negli Stati Uniti ci sono ben 48 milioni di persone che hanno detto un deciso no alle proteine animali, scegliendo quelle vegetali. Ora, stando ai loro ricercatori ogniqualvolta consumano un piatto di riso e lenticchie devono avere sotto mano il numero del pronto intervento. Non è più tempo di questi giochetti. La coscienza alimentare è cresciuta dappertutto. Che dire: «Dovremmo essere tutti vegetariani? ». Del resto l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) parla chiaro: «Si può vivere bene e in salute con la sapiente combinazione delle proteine vegetali. In più l'apporto ideale di proteine è di mezzo grammo per chilo di peso corporeo, ogni giorno».

 Una combinazione ideale 

A questo punto, proviamo a conoscere meglio le proteine. Innanzitutto, occorre considerare le proteine alimentari di alta qualità: racchiudono tutti gli amminoacidi essenziali, nelle quote indispensabili all'organismo. Di contro, quando c'è una bassa quantità di amminoacidi essenziali si parla di proteine di bassa qualità. L'amminoacido fornito in quantità inferiore è stato ribattezzato amminoacido limitante. La qualità delle proteine è, in genere, valutata sul modello della proteina delle uova. Un modello considerato ideale. Dunque, ecco perché le proteine animali (carne, latte, formaggio, uova e pesce) siano considerate di qualità proteica superiore e le proteine vegetali di qualità inferiore: hanno un'insufficiente quantità di amminoacidi essenziali. I cereali, viene ricordato, contengono poca lisina e i legumi scarsa metionina. Ma ecco la risposta a questo dilemma: combinando le proteine vegetali, come cereali e legumi, si ottiene una proteina di alta qualità, in molti casi superiore rispetto a quelle di derivazione animale.
Le proteine della soia (dalla quale si ricavano tempeh, tofu, miso, tamari e shoyu) sono di qualità superiore a quella della carne: 34,9 g (ogni100 g) contro i 18 g della carne bovina. La soia è un autentico tesoro della natura: il doppio delle proteine rispetto alla carne; grassi polinsaturi della serie omega-6 e omega-3; la lecitina, notissima come anticolesterolo, è un mix di fosfolipidi; colina; vitamine; minerali. In più i carboidrati della soia sono privi di glutine: possono entrare nella dieta di chi non lo tollera. Infine gli isoflavoni della soia: estrogeni naturali che proteggono la donna dal cancro al seno e all'ovaio. Certo, oggi, a preoccupare i consumatori c'è la soia transgenica che entra anche nell'alimentazione degli animali. Proprio per questo gli Organismi di controllo del biologico stanno lavorando per incrementare il grado di auto-approvvigionamento di sementi a livello nazionale e comunitario.

Facciamo la conoscenza delle proteine vegetali che derivano dalla soia e dal frumento che ormai si trovano anche nei supermercati:
Tofu. Questo formaggio vegetale, a prima vista, fa pensare a un prodotto della «nouvelle cousine ». Invece no: secondo la tradizione popolare cino-giapponese la sua ideazione risale al monaco taoista Lin An, insigne filosofo e alchimista, vissuto intorno al 160 avanti Cristo. In Occidente è arrivato verso la fine degli anni '70: negli Stati Uniti il consumo annuo si aggira sui 25 milioni di chili l'anno. Da noi, invece, da cibo esclusivo per macrobiotici è diventato un alimento sempre più ricercato. Una curiosità. In Cina e Giappone la produzione di tofu è realizzata, ancora oggi, in migliaia di piccoli laboratori che lavorano anche la notte, come i panifacatori di casa nostra, per consegnarlo fresco al mattino.
Il metodo di produzione e gli ingredienti si mantengono invariati da millenni: acqua, semi di soia gialla, niagari (cloruro di magnesio, estratto dal sale marino, che provoca la cagliatura della polpa di soia con un procedimento assai simile a quello che si usa per la cagliatura dei formaggi). Per gustarlo a pieno deve essere fresco: 4-5 giorni. Per la conservazione in frigo tenetelo immerso in acqua per non più di 7-10 giorni. Ci sono due tipi di tofu: il «Kinugoshi», morbido e liscio, e il «Momen», ruvido e più consistente. Ma chi va di fretta può comprarselo al negozio di alimentazione naturale o al supermercato: alla piastra, alle erbette, al miso, in barattolo di vetro, ecc. È ricco di proteine, indicato a tutte le età, sostituisce a meraviglia la carne. Un modo pratico e semplice di utilizzare il tofu? Unitelo alle zuppe di verdure, tagliato a piccoli cubetti, pochi minuti prima di servire in tavola. Oppure mettetelo nelle insalate, marinandolo precedentemente con olio e aromi.
[...alla prossima con il Tempeh.]


Robot | Come si muovono e come padroneggiano qualcosa che noi diamo già per scontanto: le gambe!

Bene abbiamo visto come l'evoluzione dei robot al giorno d'oggi sia stata davvero radicale, tanto radicale che adesso più che robot possiamo definirli umanoidi. Proviamo dunque a vedere come e cosa li rende sempre più simili a noi, iniziando da qualcosa che noi diamo per scontato: l'uso delle gambe!

Per avvertire i vantaggi forniti dalle gambe rispetto alle obsolete rotelle, basta dare uno sguardo alla polvere che si accumula sui gradini delle case in cui a fare le pulizie ci pensa un aspirapolvere robotico Roomba. Il nostro mondo è ricco di superfici irregolari, elastiche, cedevoli e perfino in movimento di tutti i tipi, che pongono conseguentemente enormi difficoltà alle limitate quanto umili ruote.
"Le gambe sono ottime perchè permettono la locomozione su terreni irregolari", spiega Marc Raibert, fondatore della Boston Dynamics. "Le persone e gli animali usano le zampe per arrivare in qualsiasi punto della Terra, mentre i veicoli a ruote o cingoli sono limitati alle superfici relativamente lisce e piatte, come le strade".
Robot cammina su due zampe

Di fatto, perfino i robot a ruote progettati specificatamente per fare fronte a terreni difficili hanno a volte problemi, come il rover marziano Spirit della NASA che è rimasto vergognosamente intrappolato in un banco di sabbia nel 2009 e a quel che ne sappiamo, si trova ancora li. Non è sorprendente che i progettisti di robot cerchino da tempo di emulare la nostra abilità di camminare con diversi gradi di successo.

Infatti, tra gli altri, ci sono robot agilissimi a forma di insetto con sei zampe e di mammifero con quattro zampe, ma quando s ne sono usate due la postura eretta si è rivelata molto più difficile. Il motivo è semplicemente che quando si hanno più di due zampe, è possibile rimenere in piedi anche in assenza di energia, mentre ci voleva poco per fare cadere i primi robot bipedi quando erano in piedi immobili per non parlare poi di quando procedevano su una superficie irregolare.

Nel prossimo post vedremo come dopo aver camminato su due zampe i robot correranno sempre su due zampe.
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