Il-Trafiletto

30/09/14

Non è da tutti avere sei dita per ogni mano.

Si chiama polidattilia , conosciuta anche come iperdattilia. E’ un'anomalia genetica, nella quale le mani o i piedi dei soggetti affetti presentano un eccesso di dita rispetto alla normale conformazione, ed è la singolarità che ha colpito un’intera famiglia brasiliana, la famiglia Silva. Tutti i componenti di questa famiglia, e sono la bellezza di 14 persone tra nonni, genitori e nipoti, abitano nella periferia di Brasilia, ad Aguas Claras, cittadina nei pressi della capitale. Non si sentono affatto discriminati, anzi, tutt’altro. Dice la signora Silvia Do Santos, la nonna del gruppo, figlia del capostipite portatore di questa anomalia genetica: “Mio padre ha sempre considerato questo fenomeno come una cosa normalissima, naturale. Per noi le persone con cinque dita sono quelle anormali. Ad esempio, mia nipote che ha cinque dita si sente esclusa dalla famiglia”. La famiglia Silvia sperava moltissimo nel giugno scorso che la squadra di calcio carioca riuscisse a vincere la sesta coppa del mondo di calcio, svoltisi proprio in Brasile, per poter essere considerati ufficialmente i portafortuna della squadra, purtroppo il loro sogno è svanito l’8 luglio con l’umiliante sconfitta della loro squadra ( 7-1) ad opera della Germania futura Campione del mondo.

Il quadro specchio dell'anima

E' nella Londra di fine ottocento quella in cui vi porto oggi. Tra le nebbie e le pioggerelline leggere, tra uomini e donne della borghesia, tra banchetti e feste, fra i vizi e gli eccessi. In questo viaggio però non siamo soli, a farci da cicerone un personaggio di prim'ordine, che fece discutere la società dell'epoca in cui visse, ma che lasciò ai posteri opere di grande valore e importanza.
Ecco a voi cari lettori Oscar Wilde con il suo libro, forse più famoso, Il ritratto di Dorian Gray.

“Dalle ombre irreali della notte torna a noi la vita reale che conosciamo. Dobbiamo riprenderla da dove l'avevamo lasciata, e in noi si insinua il senso terribile di un'energia che deve continuare nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate; o magari il desiderio violento che una mattina i nostri occhi possano aprirsi su un mondo che nell'oscurità è stato rimodellato per il nostro piacere, in cui le cose si diano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza, o comunque sopravviva in forme ignare di obblighi o rimpianti, avendo il ricordo della gioia la sua amarezza, e quello del piacere la sua pena.”
Il ritratto di
Dorian Gray

Dorian Gray è un giovane di bell'aspetto, che come una tela bianca occupa il suo tempo coltivando eleganza e amicizie. Ma sarà l'incontro con due uomini a cambiare il corso della sua vita. Il primo è il pittore Basil Hallward, che folgorato dalla bellezza del ragazzo, decide di fissare per sempre su una tela la bellezza che il tempo condannerà inesorabilmente al declino. Il secondo uomini è invece Lord Henry Wotton uno scettico e un narcisista, amante della vita e del piacere, e che finisce per corrompere l'animo buono di Dorian conducendolo una una strada fatta di eccessi. Con il trascorre degli anni e degli eccessi a cui Dorian sembra concedersi senza riserve, si rende conto che a portare il peso del trascorre del tempo e delle sue colpe non il suo corpo e la sua bellezza, bensì, il suo io raffigurato nel quadro dipinto dal suo amico pittore.

“L'anima mi mandai negli altri spazi i misteri a scoprir del mondo eterno ed ella a me tornò così dicendo: io sono il Paradiso e son l'Inferno.”

Il ritratto di Dorian Gray fu pubblicato per la prima volta nel 1890, ma in volume solo nel 1891, con numerosi capitoli aggiuntivi che, a parere della critica, ne rovinarono la scorrevolezza e l'autenticità. Al di là dei capitoli aggiunti o meno, Il ritratto di Dorian Gray è uno di quei romanzi talmente pregni di significati da non sapere bene da che parte cominciare.

Cominciamo allora con il dire che, sotto taluni aspetti, Il ritratto di Dorian Gray, prende spunto dalla leggenda del Faust. Dorian infatti sembra aver ceduto la propria anima al diavolo in cambio dell'eterna giovinezza, della libertà di poter fare qualunque cosa, anche la più perversa e raccapricciante, senza che la sua straordinaria bellezza venga mai intaccata. Unico specchio della realtà di Dorian è quel quadro, dipinto con amore, che inesorabile grida la verità, tanto che Dorian non può tollerarne la vista.

I personaggi principali della storia, Basil e Henry, rappresentano i due piatti della bilancia, le due forze che costituiscono l'essere umano. Basil rappresenta il bene, la bontà, la morale e la coscienza; Henry invece rappresenta il diavolo tentatore, lui è il peccato, la ricerca del piacere senza prezzo e senza conseguenze. Dorian si trova nel mezzo, spinto e strattonato da queste due forze, se da principio però sembra essere attirato da Basil ecco che il fascino tutto particolare di Henry lo incanta e lo attira, gli fa compiere il primo passo, ma la discesa lungo la via per la perdizione Dorian la compie tutto da solo, così come l'atto finale.

“L'esperienza non aveva alcun valore etico, era semplicemente il nome che gli uomini davano ai loro errori. Di regola, i moralisti l'avevano ritenuta un avvertimento, avevano sostenuto che essa aveva una certa efficacia nella formazione del carattere, l'avevano esaltata come qualcosa che ci insegnava la via da seguire e ci mostrava quella da evitare. Ma nell'esperienza non c'è forza motrice. Come causa attiva aveva lo stesso infimo valore della coscienza. In realtà dimostrava solo che il nostro futuro sarà uguale al nostro passato e che il peccato che abbiamo commesso una volta, con disgusto, lo ripeteremo molte volte con gioia.”
Oscar Wilde

Un romanzo incentrato sulla bellezza, bellezza che però maschera il reale aspetto delle cose e delle persone, così che niente è come appare alla vista. La bellezza fu anche la chiave, il filo conduttore della vita di Wilde, vissuta all'insegna dell'anticonformismo, ignorando ogni morale e ogni buonsenso, vivendo la propria vita semplicemente come desiderava che fosse: un'opera d'arte.
Ne Il ritratto di Dorian Gray c'è quindi molto dello stesso Wilde che, in una lettera all'amico Robert Ross scrisse: Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere.

Con maestria e abilità, Oscar Wilde ci regala così una storia straordinaria, fatta di luci e ombre, di bellezza e peccato. Attraverso la bocca di Henry, Wilde, oltre a regalarci pungenti aforismi per cui è famoso, ci immerge nella società di allora, dove i più grandi peccatori erano proprio i ferventi moralisti, dove i vizi venivano mascherati dalla confortante maschera del bon ton. Niente è come appare appunto, proprio come la bellezza di Dorian.

“Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto.”

(Le immagini presenti in questo post sono state prese da internet, le informazioni generali del libro e le citazioni sono state prese dalla Wikipedia)

L'architettura degli androni negli anni venti a Messina

In una città come Messina che anela allo sviluppo economico e sociale in un momento particolare della sua ripresa è necessario che tutte le forze professionale diano il loro contributo. 


Ho iniziato a scrivere queste pagine che descrivono aspetti particolari di architettura, nell'intento di richiamare l'attenzione su alcuni particolari del costruito della mia città che sono unici perché legati alle ricostruzioni del dopo terremoto.

Per queste motivazioni il mio scritto ha un compito prettamente divulgativo perché ritengo che questo sia l'unico vero modo di fare informazione e in particolare anche di formulare pensieri di architettura fuori dalle barriere del pregiudizio e della stessa sicilianità. Mi sono accorto nel mio procedere, che non accettavo i limiti convenzionali della divulgazione, intesa come qualcosa di paternalistico e concessivo e che occorre ora andare oltre osservando attentamente nuove argomentazioni e altri pensieri.

Alfred Adler, che amava discutere la sua teoria nei caffè della Vienna del primo Nove-cento, mise a punto, con un linguaggio semplice e chiaro, i concetti innovativi della psicologia del profondo a impronta socio-culturale, poi destinati a influenzare in modo sottile larghi strati del pensiero del novecento. Nel campo specifico dell'architettura Walter Gropins, fondatore della Bauhaus che spronava gli uomini di cultura e gli architetti ad impostare il loro lavoro dall'angolo visuale più vasto possibile, scriveva: "La buona architettura dovrebbe essere proiezione della vita stessa, e ciò implica una conoscenza intima dei problemi biologici, sociali, tecnici e artistici".

E tuttavia, questo non basta ancora. Per fare un'unità di tutti i diversi rami dell'attività umana, è indispensabile il lavoro di gruppo, ed è qui che nella nostra terra di Sicilia i mezzi educativi in parte vengono meno. A Bruno Zevi storico dell'arte di fama internazionale piaceva ripetere: "Il nostro secolo ha prodotto il tipo dell'esperto in milioni di esemplari: facciamo posto ora agli uomini di ampia visione" eppure era il gennaio del 1958. L'incomprensibilità di molti testi non è dovuta ai loro contenuti, ma al linguaggio intenzionalmente ermetico con cui sono scritti, il che rileva il proposito antico di formare una casta irraggiungibile di iniziati.

Queste argomentazioni mi hanno convinto a mantenere l'impegno ad un'esposizione lineare, comprensibile anche da un lettore di media cultura, senza però limitare l'approfondimento dei temi. Coltivo infatti la segreta speranza che anche gli specialisti possano essere raggiunti dalla suggestione e dalla semplicità. È con questo scritto mi rivolgo in modo insolito alla bellezza di alcuni particolari architettonici della nostra città nascosti all'interno dei fabbricati e più particolarmente negli androni d'ingresso. Sono convinta infatti che per leggere l'architettura e la storia non bisogna fermarsi a studiare e guardare solo l'esterno dell'edificato ma occorre entrare dentro e assaporare e gustare il vissuto di un'epoca con "una visione allargata".

La cultura architettonica dell'ultimo cinquantennio, riguardante analisi storica e il recupero delle "fonti artistico-culturali del nostro secolo, hanno tracciato la fitta rete delle varianti nazionali del "modernismo": il "MocfemSfy/e"inglese (peraltro così definito dagli stranieri), V'Art Nouveau" franco belga, lo "JugendstH"iedesco, la "Kunstfruhling"e la "Sezession" viennese e gli altri movimenti nazionali modernisti, ivi compresi alcuni regionali, come nei casi mirabili di Messina, Reggio Calabria e del Ragusano.

La testimonianza globale di queste tendenze, differenziate pur nel comune spirito programmatico di azione anche sociale di pedagogia estetica, la cultura della ricostruzione abbinò il valore ideologico-didascalico del ruolo fondamentale che le arti decorative venivano assumendo nella realizzazione di un ambiente di vita quotidiana e di vita urbana "moderna", in alleanza con gli architetti, al significato di offrir-si come una vetrina del pluralismo delle tendenze stilistiche all'inizio del secolo: uno scenario che si sarebbe riproposto e capito solo, alla fine del processo, e definito "ec letticd\.

Ritengo infatti che solo dopo questa essenziale premessa si possano gustare architettonicamente parlando gli androni di Messina, dei loro ferri battuti e delle loro vetrate che fortemente danno il benvenuto con una gioia di colori e di forme. Spesso purtroppo di questi gioielli non si conosce il nome dei progettisti e degli artigiani che li hanno creati, anche per mancanza di quella cultura divulgativa a cui facevo riferimento prima e per l'egoismo di una classe sociale agiata ma non propensa a dare.

A Messina un caso particolare è la figura dominante dell'ingegnere. Gaetano Bonanno che sarebbe finito nel dimenticatoio culturale di una città se l'ingegnere Baldo, suo figlio non mi avesse dato la possibilità di conoscere i progetti e i particolari costruttivi da lui elaborati. Baldo Bonanno è stato sindaco di questa città e conoscendone pregi e difetti mi ha dato sommessamente e con la sua semplicità che lo distinguevano le testimonianze grafiche che qui mi piace divulgare riguardanti la Villa Vaccarino di Milazzo e alcuni disegni di quel progetto.


"Mi sono inventato il rapimento di mio figlio" il padre distratto

Si era distratto mentre il suo bambino di tre anni si allontanava perdendosi tra la folla della fiera domenicale nlla cittadina torinese e per giustificarsi il papà ha inventato un "rapimento".


Ha confessato: " Mi sono inventato tutto - dice Alex Giarrizzo, che domenica pomeriggio ha denunciato il tentativo di rapimento di suo figlio a Borgaro Torinese nel corso della tradizionale Fiera dei santi Cosma e Damiano- avevo perso di vista mio figlio di tre anni e per questo mi sono inventato la storia del rapimento". Aveva raccontato che un uomo gli stava portando via il bambino dal passeggino approfittando di un suo attimo di distrazione; ma con il suo pronto intervento lo aveva messo in fuga dopo avergli dato un pugno e essersi ripreso il bambino, mentre il rapitore fuggiva su di una vettura grigia di cui non è riuscito a leggere la targa.

Ma i filmati delle telecamere di sicurezza in via Santa Cristina hanno smentito il suo racconto
Il fatto, come era stato riferito ai carabinieri di Caselle, non ha trovato riscontri nelle registrazioni. Così, risentito dai militari, in serata ha ammesso la sua menzogna. Anche il riferimento a un altro bambino che due "rapitori" avrebbero provato a prendere era stato inventato.

Queste vicende infiammano l'intolleranza nei confronti dei rom, infatti un fatto analogo accaduto due anni fa alla Continassa, nei pressi dello stadio della Juventus,  una ragazzina, per giustificare una fuga con il giovane fidanzato, aveva raccontato di essere stata stuprata da un gruppo di rom, scatenado l'intolleranza da parte degli abitanti della zona che assalirono il campo rom.


29/09/14

La Champions della Juve, "secondo" Marchisio

Marchisio adesso indica il prossimo step: «Ora bisogna crescere in qualità pure in ambito europeo. Il mio rapporto con mister Allegri? Credo di avere la sua fiducia». 


«Negli ultimi 3 anni abbiamo conquistato ed ottenuto tutto quello che si poteva vincere ed ottenere, soltanto il salto di qualità in Europa e venuto a mancare. In Spagna bisognerà ottenere assolutamente un risultato positivo, in quanto ci fornirebbe una dose inestimabile di sicurezza, avere la meglio su di una grande squadra come l'Atletico».

Il centrocampista bianconero non le manda a dire.
A seguito l'avvio di campionato, più che soddisfacente il centrocampista bianconero prova a suonare la carica, nel caso c'è ne fosse bisogno, ai suoi compagni di squadra in prospettiva della complicata partita di Champions. «Siamo partiti ottimamente con la 1a tra le mura amiche dove peraltro ultimamente avevamo perduto occasioni davvero uniche ed importanti, ma adesso bisognerà affrontare una sfida parecchio complessa in quel di Madrid.
Marchisio indica la strada da seguire
in Europa

Riuscire ad ottenere in classifica 6 punti di distacco dagli spagnoli, rappresenterebbe un gran bel traguardo in prospettiva qualificazione, anche se il risultato di Atene della prima giornata ci fa capire che in questo girone non ci saranno gare semplici e che anche l'Olympiakos ci potrà dare del filo da torcere».

Allegri si fida di me. 
L'indisponibilità per infortunio di Andrea Pirlo, fa si che Marchisio prenda in mano il centrocampo della squadra bianconera. «So per certo di avere la fiducia di Allegri e questo è fondamentale perché mi consente di mantenermi e tranquillo e di potermi trovare pronto per ricoprire qualsiasi ruolo mi venga chiesto di ricoprire. Capitò pure lo scorso anno sia in Europa League che in campionato avevo giocato da regista e ora, partita dopo partita, mi trovo sempre più a mio agio. Anche se mi considero sempre una mezz'ala, da parte mia c'è la disponibilità a giocare anche in altre posizioni».


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