Il-Trafiletto

19/07/14

Come si fa...? | Perchè...? | Di che colore è...?

Camminare e mantenere
s fuoco la vista
COME SI FA A MANTENERE LA VISTA A FUOCO QUANDO SI CAMMINA?
Gli occhi sono collegati agli organi di senso dell'orecchio interno e ai recettori di stiramento nei muscoli del collo attraverso una serie di nervi. Quando muoviamo la testa, gli occhi compensano automaticamente il movimento spostando il fuoco nella direzione opposta, il che si verifica anche in piena oscurità. Questo cosiddetto "riflesso vestibolo-oculare" contribuisce a mantenere stabile il campo visivo. Vi è poi il cosiddetto "riflesso optocinetico", che porta gli occhi a seguire un soggetto in movimento per un po', per poi scattare di nuovo al centro.

Annoiarsi, sensazione spiacevole
PERCHE' CI ANNOIAMO? 
Come la fame, la sete e la solitudine, la noia è una sensazione sgradevole che ci spinge a modificare il nostro comportamento: la selezione naturale ha favorito gli individui con la capacità di sentirsi annoiati perché sono più propensi a scoprire o creare cose che migliorano le loro probabilità di sopravvivenza, o a cercare un nuovo partner, diffondendo così in maniera più copiosa i loro geni. La contentezza porta alla compiacenza, e questa è una strategia evolutiva pericolosa.

Il colore di uno specchio
DI CHE COLORE E' UNO SPECCHIO?
Nella luce bianca, che comprende le lunghezze d'onda dello spettro visibile, il colore di un oggetto è dettato dalle lunghezze d'onda che gli atomi della sua superficie non riescono ad assorbire. Poiché uno specchio perfetto riflette tutti i colori che compongono la luce bianca, allora essere anch'esso bianco. Ciò detto, bisogna considerare però che gli specchi reali non sono perfetti, e gli atomi sulla loro superficie danno all'immagine riflessa una leggera sfumatura verde, poiché gli atomi nel vetro riflettono di più la luce verde rispetto a qualsiasi altro colore.(science)


18/07/14

l'animo viene spinto nella notte e, come se fossero state sconvolte dalle fondamenta le virtù e le tenebre sorgono di fronte.| Seneca

.............. ti consegneremo al ricordo di ogni tempo, o illustrissimo uomo, della catastrofe Gaiana parte grande! [qui]

15, 1. Ma nulla giova aver gettato via i motivi della propria personale tristezza: ci prende infatti, a volte, l'odio per il genere umano. Quando avrai pensato quanto rara sia la schiettezza, quanto sconosciuto il non fare il male, e come difficilmente si riesca a trovare la lealtà, se non quando è utile e quando ti si presenterà il gran numero di tanti delitti fortunati, i guadagni e le perdite del piacere, ugualmente odiosi, e l'ambizione che a tal punto già non si contiene nei limiti che le competono, da risplendere attraverso la sua vergogna: l'animo viene spinto nella notte e, come se fossero state sconvolte dalle fondamenta le virtù (che né è lecito sperare, né è utile avere) le tenebre sorgono di fronte.
2. Bisogna pertanto che a questo noi ci pieghiamo, in modo che tutti i difetti della gente non odiosi ci appaiano, ma ridicoli, ed imitiamo Democrito piuttosto che Eraclito. Costui, infatti, ogni volta che usciva in pubblico, piangeva, l'altro invece rideva; a costui, tutto ciò che facciamo, appariva come infelicità, all'altro, come sciocchezze. Bisogna dunque alleggerire l'importanza di ogni cosa e sopportarla con animo disponibile: meglio si adatta all'uomo farsi una risata della vita, piuttosto che compiangerla.
3. Aggiungi che meglio merita del genere umano chi ne ride, che non chi ne piange: l'uno lascia pur anche qualche speranza, l'altro non fa che piangere stupidamente ciò che dispera possa essere corretto; inoltre, per chi guarda le cose in tutto il loro insieme, ha più coraggio chi non sa trattenere il riso, che non chi non sa trattenere le lacrime, dato che mette in movimento la passione più placida, e di questo grande apparato nulla grande, nulla serio e neppure misero considera.
4. I singoli motivi per i quali siamo lieti e tristi, ciascuno li ponga davanti a sé, e saprà che è vero quanto ha detto Bione: tutte le faccende degli uomini sono simili agli inizi, la loro vita non è più santa né più severa dell'atto del loro concepimento, sono ridotti al nulla i nati dal nulla.
5. Ma è meglio accogliere placidamente i pubblici costumi e gli umani vizi, senza cadere nel riso né nelle lacrime; tormentarsi per i mali altrui è infatti motivo di afflizione che dura per tutta la vita, allietarsi dei mali altrui è un piacere disumano, così come è inutile manifestazione di umanità piangere perché qualcuno porta a seppellire il figlio ed atteggiare la propria fronte in modo adatto.
6. Anche nei propri mali bisogna comportarsi in modo da concedere al dolore quanto esso richiede, non quanto richiede la consuetudine; moltissimi effondono lacrime per mostrarle ed hanno gli occhi asciutti ogni volta che manca lo spettatore, giudicando vergognoso non piangere quando lo fanno tutti: a tal punto si è conficcato nel profondo questo male (dipendere cioè dalla credenza altrui), che finisce per essere simulato anche il sentimento più schietto, il dolore.

16, 1. Segue la parte che non a torto suole rattristare e condurre alla preoccupazione. Quando cattiva è la fine dei buoni, quando Socrate viene costretto a morire in carcere, Rutilio a vivere in esilio, Pompeo e Cicerone ad offrire il collo ai loro clienti, quel Catone, immagine vivente delle virtù, gettandosi sulla spada, a dare pubblica testimonianza sulle condizioni sue e dello Stato, necessariamente ci si tormenta, perché la fortuna paga premi tanto ingiusti. Che si aspetterà per sé ciascuno, quando vede che le persone migliori subiscono le sorti peggiori?
2. e che dunque? guarda come ciascuno di loro lo abbia sopportato e, se furono forti, sentine la nostalgia con la stessa forza dell'animo loro; se invece morirono in modo muliebre ed ignavo, nulla è andato perduto: o sono degni che la loro virtù ti soddisfi o indegni che della loro ignavia si senta nostalgia. Che c'è di più turpe, se gli uomini più grandi con la loro morte coraggiosa rendono gli altri vili?
3. Lodiamo chi è tante volte degno di lode e diciamo: «Tanto più forte, tanto più felice! sei sfuggito a tutte le vicende, al livore dell'invidia, alla malattia; sei uscito dal carcere: agli dei non apparisti degni di una cattiva fortuna, ma indegno che ormai contro di te la fortuna avesse qualche potere». A chi cerca di sottrarsi, a chi proprio nella morte si volge a guardare la vita, bisogna mettere addosso le mani!
 4. Non piangerò nessuno che sia lieto, nessuno che pianga: l'uno ha asciugato lui le mie lacrime, l'altro, con le lacrime sue, fece in modo di non esserne degno di alcuna. Dovrei io piangere Ercole, perché viene bruciato vivo, oppure Regolo perché viene trafitto da tanti chiodi, oppure Catone perché ferisce le sue stesse ferite? tutti costoro, con poca spesa di tempo, trovarono il modo di diventare eterni e all'immortalità giunsero morendo.

Perchè sbadigliamo?

Perchè sbadigliamo?
Nessuno sa con certezza perché sbadigliamo.

Sappiamo che l'attività dello sbadigliare aumenta con i livelli di alcuni neurotrasmettitori cerebrali, tra cui la dopamina e la serotonina, e diminuisce con la concentrazione degli oppioidi endorfine.

Un'ipotesi del perché sbadigliamo è che una lunga inalazione seguita da una breve espirazione porta una quantità maggiore di ossigeno e riduce la concentrazione di biossido di carbonio, il che potrebbe spiegare perché si sbadiglia quando si è stanchi, annoiati o bloccati in una stanza dove l'aria è pesante. In effetti, però, sbadigliare non è un modo efficace per aumentare i livelli di ossigeno, né tanto meno fornirne un supplemento ferma lo sbadiglio. Altre teorie invocano il controllo della temperatura, sia del corpo sia del cervello, particolarmente sensibili alle variazioni e bisognosi di condizioni termiche costanti per funzionare. Infine, un' altra teoria è che lo stretching che spesso accompagna lo sbadiglio (fare entrambe le cose contemporaneamente si dice "pandiculazione") ci tenga pronti per l'azione.

Si pensa che il carattere contagioso dello sbadiglio sia funzionale a mantenere interi gruppi di animali allerta e a sincronizzare il loro ciclo di sonno e veglia.(science)


Tisanoreica, ma cosa è?

Tisanoreica, che strano nome, ha sfiorato più volte le mie orecchie fino  a che  una conoscente mi disse che praticava la tisanoreica per dimagrire. Mi sono incuriosita e alla fine ho cercato di capire di cosa si tratta.

A questo nome corrisponde un regime alimentare, con il quale però ci si approccia solo ed esclusivamente per perdere peso. Il termine dieta deriva dal greco classico e significa "regime di vita", dunque in realtà nulla a che vedere con la perdita di peso. Oggi il termine dieta si usa esclusivamente nel suo significato erroneo, cioè sentirsi in sovrappeso e quindi cercare un regime alimentare che ci faccia perdere i chili di troppo. 

Prodotto della tisanoreica
immagine presa dal web
Tornando, però, alla tisanoreica, cerchiamo di capire meglio  di cosa possa trattarsi e, soprattutto, come mai sia diventata così famosa. Partendo dal secondo punto, la risposta è ben più banale di quanto si possa immaginare. La tisanoreica è un regime ipoglucidico, normoproteico e ipocalorico che permette la perdita dei chili di troppo sfruttando un meccanismo metabolico, la cosiddetta “chetosi verde".

Ma attenzione, quando uno stile, una tendenza o un maniera di vivere diventa di moda, magari perchè appannaggio di vip e acquisisce maggiore visibilità, tutti pensano che sia afficace. La dieta tisanoreica rientra, dunque, pienamente in questa categoria. Questo tipo di approccio nutrizionale, infatti, non ha nulla a che vedere con temi riguardanti ambiente, sostenibilità o corretta alimentazione.

E' una dieta nel senso più sbagliato del termine. Violenze, mentali, che l'uomo inconsciamente decide di prestarsi e auto indursele. Se si fosse afflitti da una malattia (come l'obesità) perdere peso avrebbe senso, ma quando diventa solo valenza estetica il dubbio che possa esserci qualcosa di fuorviante indossa i panni della quasi certezza.

Top Ten | Le eruzioni vulcaniche più letali

Di seguito vi propongo le dieci maggiori eruzioni vulcaniche più letali che si sono verificate sulla Terra.

1. Tambora, Indonesia 
Anno: 1815
Bilancio delle vittime: 92mila
2. Krakatoa, Indonesia 
Anno: 1883
Bilancio delle vittime: 36mila

3. Monte Pelée, Martinica 
Anno: 1902
Bilancio delle vittime: 29mila
4. Nevado del Ruiz, Colombia 
Anno: 1985
Bilancio delle vittime: 23mila
5. Monte Unzen, Giappone
Anno: 1792 '
Bilancio delle vittime: 15mila

6. Kelut, Indonesia 
Anno: 1586
Bilancio delle vittime: l0mila
7. Vesuvio, Italia
Anno: 79 d.C.
Bilancio delle vittime: quasi l0mila

8. Laki, Islanda
Anno: 1783
Bilancio delle vittime: 9350

9. Vesuvio, Italia 
Anno: 1631
Bilancio delle vittime: 6mila
10. Santa Maria, Guatemala 
Anno: 1902
Bilancio delle vittime: 5mila
(science)
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