Il-Trafiletto

12/07/14

Tre ricette di antipasti | cucina cinese

GAMBERI IN GELATINA
Tempo di preparazione: 25-30 minuti più il tempo per la refrigerazione
INGREDIENTI: 225 g di gamberi sgusciati 3 di di brodo 2 fette di radice di zenzero una cipollina un cucchiaino di pepe nero in grani un cucchiaino di sale
Per la gelatina: 2 cucchiaini di gelatina in polvere
Per guarnire: qualche fetta di cetriolo
È un piatto ideale sia per un antipasto che per un buffet. Versate il brodo in una casseruola, unite le cipolline, i gamberi, lo zenzero, il sale e i grani di pepe. Portate il liquido a ebollizione, poi abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per 5 minuti. Togliete i gamberi dalla casseruola poi tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Adagiateli a strati in uno stampo da budino. Passate il brodo di pesce attraverso un colino, aggiungetevi la gelatina prima sciolta in 1,5 dl di acqua calda. Mescolate bene poi versate il liquido sui gamberi. Lasciate raffreddare poi mettete lo stampo in frigo in modo che la gelatina si solidifichi.

POLLO IN GELATINA 
Tempo di preparazione: 25-30 minuti Tempo di cottura: 1 ora e 45 minuti circa
INGREDIENTI: Un pollo di kg 1,200 circa 3 fette di radice di zenzero 3 cipolline 2 cucchiaini di sale 2 cucchiai di vino di riso o sherry secco
Versate in una pentola 2 litri di acqua, immergetevi il pollo e cuocetelo per un'ora. Toglietelo dal recipiente (tenendo da parte il brodo), quindi spellatelo, disossatelo e riducete la carne a filetti. Metteteli in uno stampo da budino, aggiungete le cipolline, lo zenzero, il vino e la pelle del pollo coprite con il brodo. Cuocete il composto a bagnomaria per 45 minuti. A questo punto, togliete lo stampo dal fuoco, eliminate la pelle, lo zenzero e le cipolline e lasciate raffreddare il tutto. Passate lo stampo in frigo per 8 ore. Prima di servire, rovesciate lo stampo su un piatto da portata.

FILETTI DI PESCE IN SALSA PICCANTE
Tempo di preparazione: 15-20 minuti
INGREDIENTI: 450 g di filetti di merluzzo 2 cucchiai di vino di riso 3 di di olio mezzo peperone rosso 100 g di germogli di bambù affettati 2 o 3 cipolline 2 fette di radice di zenzero un cucchiaio di zucchero 1,2 di di brodo (ricetta pago 28) 2 cucchiaini di salsa chili sale  Questo piatto molto colorato e piuttosto piccante può essere servito sia caldo che freddo.Tagliate il pesce in 12 filetti, metteteli in un piatto, bagnateli con il vino, aggiungete mezzo cucchiaino di sale e lasciateli marinare per 15 minuti. Intanto fate scaldare l'olio nel wok, o in una padella di ferro, immergetevi i filetti ben scolati dalla marinata e friggeteli per 2 minuti. Toglieteli dal recipiente e metteteli su carta assorbente da cucina a perdere l'unto di cottura. Eliminate l'olio dal wok lasciandone sul fondo solo un cucchiaio, aggiungete i germogli di bambù, le cipolline affettate al velo, il peperone a filetti e lo zenzero. Mescolate, aggiungete ancora mezzo cucchiaino di sale lo zucchero e il brodo. Portate a ebollizione, quindi abbassate la fiamma e incorporatevi i filetti di pesce. Lasciate sul fuoco fino a quando la salsa si sarà addensata. A questo punto unite il chili, amalgamate e servite su un piatto da portata.

Socrate praticava Il digiuno

Medici, pensatori e religiosi, fin dall'antichità hanno individuato nel digiuno uno strumento di prevenzione e guarigione di molte malattie, e un mezzo di elevazione spirituale. E oggi? Pur con qualche parere contrastante, l'interesse per questa pratica igienica e più che mai vivo. Anche se la maggior parte dei medici la ignora del tutto, quasi fosse una tecnica che non ha nulla a che vedere con la medicina. Eppure, in ogni ospedale del mondo prima e dopo ogni operazione chirurgica si fa digiunare il paziente, e per il resto si somministra a ogni ospedalizzato una dieta estremamente parca.

STUDI FAVOREVOLI 
Tra i ricercatori che negli ultimi decenni si sono occupati del digiuno, la grande maggioranza esprime un parere positivo. Anche nell'ambito della psichiatria. Per esempio, il dottor Yuri Nikolayev, direttore del Reparto di digiuno dell'Istituto psichiatrico di Mosca, ha trattato migliaia di pazienti schizofrenici con questo metodo: circa il 70 per cento di essi ha avuto un netto miglioramento, consentendo loro di riprendere una vita normalmente attiva. Anche un altro ricercatore, l'americano Herbert M. Shelton ha seguito decine di migliaia di digiuni, e ne ha riportato i risultati in numerosi libri e articoli: diverse le malattie trattate, con risultati che evidenziano quasi sempre l'efficacia del metodo. In Germania l'autorità indiscussa dello scorso secolo nel campo del digiuno è stato Otto Buchinger, che ha pubblicato vari libri nei quali riporta le sue esperienze: interessante è qui un preciso elenco delle indicazioni elettive e anche delle controindicazioni del digiuno.

La prima domanda a cui cercano di rispondere tutti questi ricercatori è la seguente: con quale meccanismo guarisce il digiuno? La risposta è sempre la stessa: grazie alla disintossicazione. Durante il digiuno il corpo elimina sostanze tossiche. Ogni digiunatore ha infatti sperimentato le nausee e i vomiti nella fase iniziale, e quindi le diarree putride, le urine e le sudorazioni maleodoranti, l'alito cattivo, la lingua ricoperta da una spessa patina biancastra, l'espettorazione di ingenti quantità di muco e catarro, l'aumentata lacrimazione. La scienza moderna ha analizzato queste escrezioni e ha confermato che esse contengono composti chimici di natura tossica, veri e propri veleni, come alcoli superiori, acido solfidrico, ammoniaca, ossidi di azoto, anidride solforosa, indicano, putrescina, cadaverina, neurina, spermidina, e molti altri.

Resta aperta la questione del perché il digiuno favorisca a tal punto la disintossicazione, e anche la domanda da dove provengano queste tossine. A questi interrogativi ha risposto, tra gli altri, ma in modo molto documentato, il medico e ricercatore austriaco Franz Xaver Mayr. Egli indica come durante il digiuno venga meno il lavoro della digestione, che assorbe normalmente un'ingente quantità dell' energia corporea. Quest'ultima viene impiegata non solo nei movimenti del tubo digerente, ma soprattutto nella produzione di ben 10 litri di succhi digestivine nell'arco di ogni giornata. L'energia così risparmiata durante il digiuno viene spontaneamente dirottata dal corpo verso il compito più nobile e più utile, che è quello di ripulire se stesso, di liberarsi delle sostanze dannose che ne pregiudicano la salute.

E l'origine delle tossine? Una buona parte di esse è presente nell'ambiente esterno: nell'aria (scarichi dell'industria e del traffico automobilistico), nelle acque (scarichi industriali e urbani), nei terreni (concimi chimici), nei cibi (conservanti, coloranti, pesticidi), nelle bevande (alcol, caffeina), nel fumo (nicotina), nelle droghe (oppiacei, amfetamine, cocaina), in vari farmaci. Ma una parte non trascurabile delle tossine, e anzi secondo Mayr una parte ragguardevole, può provenire dall'interno del nostro corpo, più precisamente da un intestino malato. Questa autointossicazione intestinale è generata da un rallentamento del transito fecale, che sempre avviene in determinati tratti di un intestino malfunzionante. I ristagni così provocati costituiscono l'ideale terreno di crescita per alcuni batteri patogeni, che innescano la fermentazione dei carboidrati e la putrefazione delle proteine. È proprio da questi due ultimi processi chimici che si liberano tossine, le quali vengono assorbite dall'intestino, passano nel sangue e si diffondono in tutto il corpo. H. M. Shelton ha chiamato tossiemia l'aumento di concentrazione di tossine nel sangue considerandola, come Mayr,la prima causa di molte malattie.

LA CURA DEL RIPOSO
Socrate
Il digiuno è la vera cura del riposo. Data la notevole quantità di energia assorbita durante il processo digestivo, non si può pensare a una vera cura di riposo che non comprenda il riposo dell'apparato digerente, favorito proprio dal digiuno. Ma non solo. Durante il digiuno la persona sente un bisogno istintivo di riposare anche i muscoli e lo spirito: il riposo intestinale diviene così il mezzo per giungere ad un vero riposo totale. Questa verità è stata compresa da molti grandi medici, che hanno visto nel riposo del corpo la premessa fondamentale per innescare il processo di guarigione; e da quasi tutti i fondatori delle religioni, che hanno constatato come nel riposo spirituale lo spirito stesso si attiva nella meditazione sui grandi temi dell'esistenza umana.
 Il digiuno è quindi molto di più di una semplice tecnica medica, ma deve essere considerato un importante mezzo di elevazione fisica e spirituale. Inoltre esso è una disciplina attiva, nel senso che l'attore principale è il soggetto digiunante, e non il medico, come nella maggior parte delle altre discipline sanitarie, nelle quali il paziente è per lo più un oggetto passivo. Con queste premesse si comprende la difficoltà ad assegnare un arido elenco di indicazioni del digiuno, poiché per stabilire le probabilità di guarigione da una determinata malattia, occorre valutare in primo luogo il grado di intossicazione del soggetto, ma soprattutto il suo atteggiamento psichico nei confronti di questa pratica salutare. Il digiuno è stato comunque utilizzato in tutta la storia dell'umanità per curare le malattie più disparate, da disturbi dell'apparato digerente a quelli degli apparati respiratorio e genito-urinario, da molte malattie della pelle a disturbi del sistemo nervoso ed endocrino, da vari disturbi del cuore e della circolazione ad alcune forme cancerose

CURIOSITA STORICHE Socrate, l'entusiasta
Numerosissime sono le testimonianze sui personaggi storici e religiosi che hanno raccomandato il digiuno e lo hanno praticato in prima persona. L'Antico Testamento ci dice che Mosè digiunò 40 giorni sul Monte Sinai, e che Elia e Davide lo praticavano regolarmente. Il Nuovo Testamento riporta il digiuno di 40 giorni di Gesù Cristo nel deserto, e la famosa frase che egli disse ai suoi discepoli che gli avevano portato un epilettico da guarire: «Queste malattie si guariscono solo con la preghiera e il digiuno», In Oriente Buddah e Confucio digiunarono addirittura 60 giorni. Tra gli antichi greci, entusiasti sostenitori di questa pratica c'erano Pitagora, Socrate, Platone, Plutarco, e soprattutto il grande medico Ippocrate. Raccomandavano caldamente il digiuno anche il romano Cornelio CeIso e il famoso medico arabo Avicenna. Dopo oltre un millennio di vuoto storico, il digiuno ricompare nel Rinascimento per combattere la sifilide. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo lo sperimentarono e lo raccomandarono medici ed esperti tedeschi (Sebastian Kneipp), statunitensi (Ellen G. White, Edward Dewey), russi (P. Veniaminov, B.G. spassky),

Berlusconi "tradisce" Apicella: al suo posto un duo per allietare una serata di Forza iItalia.

Come tutte le cose, prima o poi, sono destinate a finire, anche il lungo idillio professionale, goliardico, compagnone che sia stato, tra l'ex premier Silvio Berlusconi e il cantante  Mariano Apicella sembra arrivato alla conclusione. E' proprio il cantante napoletano a dichiararlo, dopo essere venuto a conoscenza che alcune sere fa, per allietare una serata a Casina di Macchia Madama, location romana dell’iniziativa di autofinanziamento della nuova Forza Italia, l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è affidato ad un duo romano, Mazatolf band, che riprende canzoni classiche italiane in stile swing. "È finita un’epoca - ha detto il cantante al Corriere della Sera - se uno non è gradito, meglio che stia a casa. Insomma, meglio che ognuno pensi a sé". Dagli organizzatori si è saputo che è stato chiamato il nuovo gruppo musicale in quanto amici di un ospite della serata. "Ha problemi - continua lo chansonnier napoletano - Berlusconi non fa più quello che faceva tempo fa. I problemi ce li ha: giudiziari, politici. Voglio credere che abbia altro da fare che mettersi a cantare...". L'ultima volta che i due si sono incontrati è stato a Capodanno scorso, in una cenetta semplice condita con qualche canzoncina. A chi gli chiede se questo cambiamento sia dovuto alla nuova fidanzata del Presidente Francesca Pascale, Apicella risponde negativamente, dicendo che l'ex premier non è il tipo che si lascia influenzare, ma probabilmente perchè lui stesso voglia una vita più tranquilla. "Però una cosa posso dirla - conclude - non abbiamo mai litigato, mai un battibecco. E io resto sempre a disposizione". Per gli amanti del gossip, oltre a Mariano Apicella, erano assenti alla serata Denis Verdini e Daniela Santanchè, ma soprattutto non ci sono state le famose "pennette tricolori", per molti anni un classico della gastronomia Forzista. Presenti invece Gli onorevoli Tajani, Gasparri e Polverini.(immagine presa dal web)

Mentono spudoratamente

Arum palaestinum
Le piante sanno sfruttare le debolezze e le paure dei loro nemici per salvarsi le foglie e lo fanno ingannando senza pudore. 

E la patata selvatica, Solanum berthaultii, è una maestra del raggiro. Gli afidi, che colonizzano in gran numero le fronde di questa piantina, sono le prede preferite delle coccinelle; quando i piccoli pidocchi delle piante vengono attaccati da una coccinella emettono un feromone di allarme che fa scappare il resto della colonia.

Ebbene, la patata se viene punta da un afide produce e immette nell'ambiente una copia perfetta di questo messaggero chimico. Risultato? I pidocchi scappano pensando che stia arrivando un'affamata coccinella che magari sta portando fortuna a qualcun altro e non è nemmeno nei paraggi. Un altro bugiardo patentato è Arum palaestinum, chiamato anche calla nera. Hanno scoperto le sue doti da ingannatore i ricercatori del Max Planck Institute for Chemical Ecology, Germania, e pubblicato lo studio su Current Biology nel 2010. Per farsi impollinare dal maggior numero possibile di moscerini della frutta, Drosophila melanogaster, questa pianta erbacea riproduce le molecole odorose emesse dalla frutta in fermentazione di cui questi insetti sono voraci. Inebriati dal profumo, le drosofile si lanciano nel fiore che si chiude su di loro imprigionandole per una notte intera. Al mattino, quando i moscerini sono ben carichi di polline, Arum si riapre lasciando andare i piccoli insetti che andranno a impollinare un altro bugiardo odoroso.(science)




Non hanno orecchie ma...

Le piante hanno tutti i 5 sensi
Le piante hanno tutti e 5 i sensi. Sono in grado di vedere la luce, di toccare ciò che le circonda, di assaggiare il terreno per capire che nutrienti ci sono, di annusare l'aria per individuare i composti volatili e, dalle ultime ricerche, anche di sentire i suoni attorno a loro. 

I vegetali riescono a percepire le basse frequenze, quelle comprese nell'intervallo di 100 Hz e 400 Hz, che invece noi non captiamo. Dagli esperimenti fatti al LINV, Laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale di Firenze, è emerso che i suoni influenzano la crescita della pianta e favoriscono la germinazione dei semi. Anche le radici ascoltano le vibrazioni sonore e crescono in direzione della fonte del suono.

Ma le piante sono anche in grado di "parlare"? "Certo che no", spiega Stefano Mancuso, direttore del LINV. "Ma come prodotto secondario delle crescita dell'apparato radicale emettono dei suoni provocati dalla rottura delle pareti cellulari nelle radici. Noi non li udiamo ma amplificati sembrano dei click. Le piante invece li percepiscono e questa capacità potrebbe servire a comunicare, certo involontariamente, la propria presenza agli altri vegetali vicini". La spiccata sensibilità delle piante non deve stupire; a causa della loro immobilità devono, infatti, essere in grado di percepire tutte le variabili ambientali e di reagire di conseguenza. E per questo i sensi delle piante sono anche di più di quelli che posseggono gli esseri umani. Sono infatti capaci di misurare l'umidità del terreno e di individuare le fonti d'acqua, di sentire la gravità e i campi elettromagnetici, di trovare e riconoscere una grande quantità di elementi chimici anche in minima concentrazione.(science)



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