Il-Trafiletto

14/04/14

Serie B | Miracolo Latina: vede e sogna la serie A.

Ci sarà una terza squadra laziale in serie A nel prossimo campionato? Nel basso Lazio sperano vivamente di sì. Latina, una cittadina di circa 120 mila abitanti situata nel cuore dell’Agro Pontino, sogna la serie A. Davvero sembra incredibile quello che sta accadendo nella provincia del basso Lazio, dove dopo l'ennesima vittoria fuori casa (2-0) a Brescia, la squadra locale si ritrova al terzo posto solitario in classifica, a fianco di squadre blasonate come Palermo, Empoli e Cesena. Nelle redazioni di tutti i principali giornali si comincia a guardare con rispetto ad un nome, quello di Latina, spesso associato a brutti episodi di cronaca nera. Campeggiano titoli sulle prime pagine nazionali con la scritta 'Latina vede la serie A' e così dicendo. A Roma ormai si tifa apertamente per la promozione dei cugini. E non solo per una simpatia territoriale, quanto per la prospettiva sempre più concreta di poter evitare una trasferta per il prossimo campionato di massima serie. Infatti nell'eventualità che il Latina faccia la sua entrata nel palcoscenico della A, la squadra nerazzurra sarebbe di fatto costretta a giocare le gare casalinghe allo stadio Flaminio di Roma. L'attuale impianto di gioco latinense 'Domenico Francioni' non sarebbe omologato per gli incontri del principale torneo nazionale. I tempi tecnici per ampliare lo stadio si preannunciano parecchio lunghi. Ad ogni modo il problema non si porrà prima di giugno. A giochi fatti per il campionato di serie B. Intanto in riva al Tirreno ci si gode il terzo posto arrivato nella sorpresa generale. I vari Viviani, Cottafava, Jonathas, Ghezzal e Paolucci sono tutti già pronti per calcare i campi princpali del massimo campionato del nostro Paese. I loro arrivi hanno fatto la differenza e nonostante una partenza abbastanza sofferta ora i pontini possono considerarsi tra le favorite per il salto di categoria. Un plcategoriaauso va dato a Pasquale Maietta, l'artefice numero 1 del miracolo Latina. Nessun avversario politico potrà negargli il merito di aver trasformato il brutto anatroccolo del calcio laziale in una corazzata giunta alle soglie dei lidi più rinomati del football nostrano. Adesso non resta che completare l'opera.

Discoteche:Vibrazioni assordanti e deprimenti

Le mode che fioriscono intorno alla techno music e alla discoteca giocano con la negatività, gli antropologi sottolineano l'elemento distruttivo e autolesionista che fa da cornice all'appuntamento notturno discotecaro. E per chi avesse qualche dubbio, gli studiosi presentano alcuni dati emblematici. 

 «Si vendono croci rovesciate, ciondoli con simboli di morte, magliette con scritte emblematiche: "Quando la gente del vernerdì si sveglia, la città impallidisce. La musica scuote i muri. La notte castiga chi non le siabbandona. Per poi passare sempre di qui".

Altre scritte propongono "sadomaso parties", "ritorno a Sodoma e Gomorra". Nel nostro mondo che non accetta più regole, i giovani sentono di dover superare i padri; allora è la trasgressione a diventare regola, addirittura ciclica, del sabato sera, della discoteca a sfondo infernale dove la violenza è l'ingrediente base». Si tratta però oltre che di una trasgressione che non costruisce, anche di un vero e proprio falso anticonformismo: «È in realtà un conformismo inconsapevole di chi accetta parametri estetici ed etici imposti, che imita modelli prefabbricati che non lasciano spazio alla libera scelta. Di fatto in occidente la secolarizzazione ha fatto crollare la visione religiosa della vita per imporre un modo basato sul consumo e relegando danza e suono nella sfera notturna di frastuono, alcol, droga, violenza e sesso». In questa sorta di rito post moderno, il tempo e lo spazio vengono rivoluzionati. Il tempo è capovolto, sostituendo il giorno con la notte, e lo spazio «compresso in uno strepito che crea una bolla d'aria di vibrazione assordante, deprimente, che apre la porta alla necessità di uscire da se stessi con sostanze allucinogene mescolate all'alcol».

Mangiamo sempre peggio? Colpa dell’anidride carbonica CO2.

Se si mangia peggio la colpa potrebbe essere dell'inquinamento. Un esperimento sul campo ha dimostrato per la prima volta che un aumento dei livelli di anidride carbonica potrebbe peggiorare la qualità nutritiva del cibo che proviene dalle colture. A scoprirlo è stato un gruppo di scienziati dell'Università della California di Davis, che ha pubblicato uno studio sulla rivista "Nature Climate Change". In questa ricerca è stato constatato che gli elevati livelli di CO2 impedirebbero l'assimilazione delle piante dei nitrati, un processo chiave nella crescita e nella produttività dei vegetali, soprattutto perché le piante (principalmente il grano) usano l'azoto per produrre le proteine che sono vitali per l'alimentazione umana. I ricercatori hanno esaminato campioni di grano provenienti da colture cresciute nel Maricopa Agricultural Center, vicino Phoenix, Arizona, fra il 1996 e il 1997. Il campo, a quel tempo, era stato esposto a alti livelli di anidride carbonica, paragonabili a quelli che ci si aspettava si raggiungessero nei decenni successivi. Gli elevati livelli inibivano l'assimilazione di nitrati da parte delle piante e, secondo gli scienziati, ai ritmi attuali di emissione di anidride carbonica la quantità di proteine fornite da colture disponibili per consumo umano, complessivamente, potrebbe ridursi del 3 per cento nei prossimi decenni.

Immagina un robot | Immaginare quanto un robot possa essere realistico ed identico ad un essere umano...IMMAGINA PUOI!

IMMAGINA, PUOI! Già proprio come recita George Clooney nel suo spot pubblicitario, bisogna andare oltre ogni limite per poi dare luogo all'immaginazione. In fin dei conti, il livello di realismo dei robot creati da Hiroshi Ishiguro i Germonoid come lui stesso li chiama, per quanto sicuramente impressionante, non è forse necessario e magari neppure desiderabile.

Nelle sue ricerche più recenti Ishiguro è andato oltre ogni limite d'immaginazione per convicere di quanto i robot possano essere realistici e simili agli esseri umani. Creare robot che abbiano solo il minimo indispensabile dei tratti umani e lasciare che siamo noi a fare il resto del lavoro.
"La mia ricerca si concentra su Telenoid che è progettato per apparire e comportarsi come un essere umano minimalistico. A prima vista, si riconosce con facilità che Telenoid è umanoide, ma appare allo stesso tempo maschio e femmina, giovane e vecchio".
Telenoid nuova forma di comunicazione

L'aspetto di Telenoid è quello di una testa e un torso pallidissimi, con piccoli accenni di braccia e un viso umano semplice, quasi spettrale, con poco più che occhi, naso, e bocca. Questi robot sono pensati per comunicare in telepresenza con motorini interni che formano espressioni basilari permettendoci di conversare e interagire tramite il robot con una perona lontana, Ishiguro è dell'opinione che perfino con questo aspetto stilizzato e le sue espressioni limitate si possa con facilità comprendere se si parla con un uomo oppure con una donna, con una persona giovane oppure con una anziana.

In altre parole, Telenoid fa da schermo vuoto a cui sono le nostre menti a fornire i dettagli. In Danimarca uno studio sperimentale su un campione di persone anziane per vedere come se la cava questa nuova forma di comunicazione, spiega Ishiguro. Nel prossimo post vedremo dunque di dare un tocco di umanità ai robot

Il sogno Ferrari | Continua a stupire il sogno Ferrari aprendo le porte a quello per antonomasia: quello Americano!

Continua a stupire il sogno Ferrari aprendo le porte a quello per antonomasia: quello Americano! Non ha ancora esaurito il flusso di energia il sogno Ferrari, quel sogno che ha permesso a distanza di decenni di portare il marchio del cavallino sulle vette di tutte le classifiche e il primato di vittorie segnando un predonominio unico a se stesso più di qualunque altro marchio.

Lo slogan "Live the dream" che fa da invito ai visitatori nello spazio museale di Maranello rimesso a nuovo è solo l'ultima delle conferme. Il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, accompagnato dall'ad di Fiat Sergio Marchionne, fa da cicerone lungo la lunga striscia rossa che percorre il piazzale e porta al nuovo enorme ed imponente edificio con l'ufficio informazioni e l'area divertimento open air. Lui ci crede ancora al rilancio della Rossa e gioca di anticipo prendendo quasi alla sprovvista i giornalisti, riguardo le recenti delusioni in Formula 1: "Non lasceremo nulla d'intentato per essere dove dobbiamo essere. Lavoreremo giorno e notte per migliorarci e prenderemo le decisioni che dobbiamo prendere. Abbiate fede come dobbiamo averne noi e intanto, per tenerci su di morale, godiamoci la visita di questo bellissimo museo che per visitatori, con oltre 320mila accessi nel 2013, è diventato il quinto d'Italia. Ma anche qui vogliamo e dobbiamo fare meglio".
Museo Ferrari

Una frase che risuona come un grido di riscossa, lasciando intendere futuri probabili cambi al vertice della gestione sportiva che Montezemolo tuona all'inaugurazione della nuova ala del Museo Ferrari dedicata al "California Dreaming", in occasione del lancio della nuova California T appena presentata al Salone di Ginevra, che combacia con l'anniversario dei 60 anni sul mercato Americano della mitica Rossa.
"Parliamo di un milione di euro di investimento cofinanziato da Comune e fondi europei, spiega a margine dell'inaugurazione Antonio Ghini, artefice del museo e del suo ampliamento, neodirettore anche del Mef (Museo Casa Ferrari) di Modena, tra il nuovo ufficio Iat, che cogestiremo assieme all'amministrazione locale, e l'area esterna con autentiche Formula 1 che abbiamo reinventato in simulatori per bambini e ragazzini con la possibilità di cimentarsi nel cambio gomme".

All'interno del museo, invece, da oggi e fino a fine gennaio il sogno rivive nelle cinque sale, ognuna ispirata a una località californiana, che ospitano i miti Ferrari oltreoceano. La prima, al pian terreno, è dedicata alle corse con una particolare citazione della pista di Laguna Seca e della sua vertiginosa curva detta "cavatappi", con Valentino Rossi e Casey Stoner in piedi vicino alle loro autentiche moto Ducati e Yamaha, con le quali furono protagonisti del sorpasso rimasto nella storia motoristica. Si possono poi ammirare la monoposto 312 dell'idolo americano Mario Andretti, la 156 che diede il titolo mondiale all'altro statunitense Phil Hill, la T4 del canadese Gilles Villeneuve e, novità assoluta, la 375 trasformata per la partecipazione di Alberto Ascari alla 500 Miglia di Indianapolis del 1952.

L'ultima sala della mostra proietta i visitatori nel mondo della tecnologia di Silicon Valley creata da Ferrari, dai volanti-computer dell'era Schumacher al cambio F1 al volante, dai freni carboceramici ai motori turbo di nuova generazione fino alla supercar LaFerrari con il motore smontato per carpirne tutti i segreti.
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