Il-Trafiletto

22/07/14

Intel NUC | Il PC migliore per le dimensioni

Intel NUC 
Intel non si fa vedere spesso nell'arena dei PC, ma questo è un computer molto insolito. 

Il NUC - che sta per Next Unit of Computing - è il modo della Intel per vantarsi di quanto siano minuscoli ed efficienti i suoi chip.

Pensate di aver già visto PC piccoli? Impilate sette o sotto sottobicchieri e avrete le dimensioni del NUC! Tuttavia, - questo volume minimo c'è la potenza di un computer fisso completo. Con un processore Core i3, è In grado di riprodurre formati HD e persino di far girare giochi, se si mantengono i settaggi al minimo; inoltre, è oiuttosto silenzioso.
Ce ne sono varianti: entrambe hanno tre porte usb e un'uscita HDMI, ma l'edizione color rosso scuro offre anche una porta Thunderbolt per aumentarne la capienza, mentre quella nera ha una porta Ethernet e una seconda HDMI. Ci sono due controindicazioni. La prima è che il disco fisso e la RAM vanno comprati separatamente. Si apre in un attimo con un cacciavite, ma sul mercato esistono versioni modificate con la RAM. La seconda è che usa dischi fissi mSATA speciali, che non sono economici: circa 175,00 € per un'unità da 256 GB.

In ogni caso questo piccolo gioiello può fare da media centre sotto il televisore, da server domestico o addirittura da secondo computer da portare ovunque.(science)

Passeggia per la strada e si imbatte nell'idea di un thriller

Autore internazionale di bestsellers. Vincitore per tre volte del Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, del British Thumping Good Read Award, del Crime Writers Association's Ian Fleming Steel Dagger Award, ed è stato sei volte nominato all'Edgar Award. Questo solo per citare qualche premio, perché Jeffery Deaver, l'autore di oggi, di premi per i suoi libri ne ha vinti parecchi.
La dodicesima carta
La dodicesima carta

Il libro di oggi si intitola La dodicesima carta e, nel ciclo di Lincoln Rhyme, è il sesto che Deaver ha pubblicato. Siamo ad Harlem, nella biblioteca del Museo afroamericano, dove la sedicenne Geneva Settle sta racimolando informazioni su un suo antenato vissuto a metà dell'Ottocento e che si era battuto per i diritti civili della gente di colore, finendo poi misteriosamente in carcere. Mentre Geneva è concertata nelle sue ricerca un uomo le si avvicina e cerca di violentarla. Nonostante l'accaduto sembri solo un tentativo di stupro, Rhyme e Sachs iniziano ad indagare. L'obiettivo del misterioso stupratore era Geneva, ma per un motivo ben più grande, quando però non è riuscito ad eliminarla non si è fatto scrupoli ad uccidere il bibliotecario che forse aveva visto qualcosa che non doveva vedere. Sulla scena del delitto un unico indizio, la dodicesima carta dei tarocchi: l'Impiccato.

L'idea per questo libro, Deaver l'ha avuta mentre camminava per vie di Manhattan dove ha vissuto per un certo periodo della sua vita: “mentre camminavo, mi sono imbattuto in un punto dove c’era un buco per dei lavori in corso. In breve, gli operai che stavano sistemando la strada si sono accorti, scavando, che c’erano delle rovine e quei lavori si sono trasformati in scavi archeologici: pur con una storia recente, in America c’è qualcosa e in quel caso c’erano i resti di un cimitero afroamericano del 1850.
Mi è parsa un’idea interessante, anche se ci sono voluti dodici anni perché questa idea di partenza, sviluppata con un lavoro preparatorio di otto mesi, diventasse un romanzo.”

Se ben ricordate, questo non è il primo libro di cui vi parlo del famoso Deaver. La mia partecipazione a questa rubrica iniziò proprio, tra gli altri con il libro Lo scheletro che balla, secondo libro pubblicato da Deaver.
Jeffery Deaver
Jeffery Deaver

Se paragoniamo Lo scheletro che balla a La dodicesima carta, ci rendiamo subito conto che quest'ultimo è ad un livello inferiore. Non che il libro sia brutto o illeggibile, questo no, è davvero difficile che un libro di Deaver si possa definire tale, ma manca di quella verve che precedenti libri scritti dall'autore hanno.

“Il volto bagnato di sudore e lacrime, l'uomo corre per salvarsi la vita.
"Eccolo! Eccolo là!"
L'ex schiavo non capisce bene da dove venga la voce. Dalle sue spalle? Da sinistra o da destra? Dal tetto di una delle case decrepite che si allineano lungo queste sordide strade acciottolate? Nell'aria di luglio calda e densa come paraffina, l'uomo smilzo salta un cumulo di sterco di cavallo. I netturbini non arrivano qui, in questa parte della città. Charles Singleton si ferma presso un bancale con un'alta pila di barilotti appoggiata sopra, tentando di riprendere fiato.”

Una caratteristica dei libri di Deaver è che, il filone principale della storia, le indagini e l'investigazione, è sempre attraversato da un filone secondario, che rimane nascosto fino alla fine quasi. Un filo che da principio pare slegato a tutto il resto della storia, tanto da farsi venire il dubbio che questa volta il buon vecchio Deaver abbia toppato, e invece, giungendo finalmente alla fine, ecco che si scopre che è sempre stato il reale collante di tutta la storia.

Ne La dodicesima carta, questo filo nascosto è la storia dell'antenato di Geneva, militante dei diritti civili per la sua razza e poi misteriosamente incarcerato. Non vi dico altro per non rovinarvi la storia.
L'impiccato o l'appeso
L'impiccato o
L'appeso

Il killer di questa storia Thompson Boyd, è un killer su commissione freddo e allo stesso tempo anomalo. Deaver ce lo fa conoscere poco alla volta, inserendolo nella narrazione tra un'indagine e l'altra, così che possiamo farci un'idea di chi sia questo Thompson Boyd e perché agisca in quel modo.

Rhyme è sempre il più bravo quanto scorbutico consulente dell'FBI, così come Amelia è sempre la solita inarrestabile detective. Le indagini non sono prive di colpi di scena o rivelazioni, ma, se confrontato con i libri precedenti di questo ciclo, ci si accorge che in effetti tutto appare un po' annacquato e diluito.

Nonostante questo, il libro sa prenderti e legarti alle sue pagine, con una narrazione tipica del buon caro Deaver, che anche se sotto tono, sa trascinarti nel vivo delle indagini fino alle ultimi rivelazioni. Un libro da ombrellone, proprio perché leggermente inferiore al solito livello dell'autore, ma comunque consigliato agli amanti del genere.


(Le immagini presenti su questo post sono state prese da internet. Le informazioni riguardanti l'autore sono state prese dalla Wikipedia. L'estratto dell'intervista di Deaver è stata presa da guide.supereva.it. La citazione presente in questo post è stata presa dal libro di cui lo stesso tratta)

U.S.A. | Non vai al bagno durante le ore di lavoro? Ti aumento lo stipendio.

20 dollari al mese, un dollaro al giorno, a tutti i dipendenti che durante le otto ore lavorative evitano di andare in bagno. Questa l'iniziativa di una ditta americana che produce rubinetteria, la Water Saver, per contrastare la crisi ed ottenere il meglio nella produttività. Tale azienda non si è accontentata di ridurre a soli sei minuti giornalieri la pausa dei suoi dipendenti per espletare i loro bisogni fisiologici, ma appunto è andata oltre, e chi elimina anche questi pochi spiccioli di tempo viene ricompensato con 20 dollari al mese. Il controllo di tutto ciò viene effettuato tramite un badge, che deve essere "strisciato" ogni volta che si va in bagno, in modo da controllare e documentare il tempo impiegato. La stessa azienda ha adottato, per i dipendenti che infrangono queste disposizioni, dei procedimenti discipilinari distribuiti in tre fasi, ammonimento verbale, sospensione e addirittura licenziamento. Fortunatamente in Italia è inammissibile per legge una iniziativa del genere, in quanto non è permesso controllare l’accesso ai servizi igienici dei dipendenti da parte dei datori di lavoro, ma solamente condotte illecite da parte del lavoratore, come, ad esempio, l’uso del telefono aziendale per motivi personali. La legge n. 300 dello Statuto dei lavoratori del 20 maggio 1970, stabilisce che ogni lavoratore dipendente ha diritto ad una pausa di almeno 10 minuti non retribuiti quando presti l’attività per almeno 6 ore nella giornata. Anche in Italia purtroppo non siamo nuovi a queste problematiche. A Dugnano Paderno, in provincia di Milano, all'azienda di cosmetici Gibicco's non esiste la pausa per il bagno, anzi qualche settimana fa un dipendente è stato consigliato da uno dei proprietari di espletare i suoi bisogni davanti al macchinario dove lavorava. (immagine presa dal web)

21/07/14

Tutto lo spazio che rimane non è vera vita, ma tempo | Seneca

.................così il nostro spazio di vita, per chi sa ben disporlo, molto si estende.[ qui ]

2,1. Perché ci lamentiamo della natura? lei si è comportata generosamente: la vita, se sai servirtene, è lunga. Ma uno lo possiede un'insaziabile avidità, un altro un affannarsi premuroso in fatiche inutili; uno è madido di vino, un altro è intorpidito dall'inerzia; uno lo sfianca l'ambizione, che è sospesa sempre a giudizi altrui, un altro il desiderio di commerciare per tutte le terre, per tutti i mari, lo conduce a capofitto con la speranza di lucro; certuni li tormenta il desiderio della vita militare, continuamente intenti agli altrui pericoli o ansiosi per i propri; ce ne sono alcuni, che l'ossequio senza risultati prestato ai potenti consuma in volontaria schiavitù;
2. molti, o l'aspirazione a raggiungere le fortune altrui o il lamento per la propria, li ha tenuti legati; moltissimi, che a nulla di certo tengono dietro, una leggerezza instabile ed incostante e scontenta di sé li ha sballottati per progetti sempre nuovi; a certuni non piace nulla verso cui dirigere la rotta, ma, snervati e sbadiglianti, il destino di morte li sorprende: cosicché ciò che è stato detto a mo' di oracolo presso il più grande dei poeti, io non dubito sia vero: «Piccola è la parte di vita in cui viviamo veramente». Tutto lo spazio che rimane non è vera vita, ma tempo.
3. Incalzano e stanno intorno i vizi da ogni parte, né permettono di rialzarsi o di elevare gli occhi per indagare dentro il vero, ma pesano addosso a chi è sommerso e confisso mirando al desiderio. Mai è loro lecito rifugiarsi in sé; ogni volta che qualche quiete capita loro casualmente, come nel mare profondo in cui c'è moto di onde anche dopo il vento, essi ondeggiano né mai per loro sta saldo il riposo dai desideri.
4. Tu credi che io parli di coloro i cui mali sono confessi? guarda quelli, al cui successo si corre in frotta: sono soffocati dai loro beni. A quante persone le ricchezze sono di peso! di quanti l'eloquenza e l'affaccendarsi ogni giorno per far mostra del proprio ingegno, tirano fuori il sangue! quanti sono pallidi per ininterrotti piaceri! a quanti non lascia alcun momento libero la folla dei clienti, che si accalca all'intorno! passa, infine, in rassegna costoro, dai più umili ai più potenti: questi chiede di essere assistito nel processo, questi assiste, quell'altro corre pericoli, quell' altro difende, quell' altro giudica, nessuno rivendica sé a sé stesso, chi si consuma per uno, chi per un altro. Poni domande a riguardo di costoro, i cui nomi vengono imparati a memoria; vedrai che sono differenziati da queste caratteristiche: quello è al seguito di quello, costui di quell'altro; nessuno appartiene a sé stesso.
5. Poi c'è la stoltissima indignazione di certuni: si lamentano della schizzinosità delle persone potenti, perché per loro, che volevano con quelle abboccarsi, non hanno avuto tempo! ha la sfrontatezza di lamentarsi per la superbia altrui qualcuno, che mai ha tempo per sé stesso? quello, purtuttavia, con volto sì burbanzoso, ma qualche volta si è volto a guardare te, chiunque tu sia; quello ha abbassato le sue orecchie, per ascoltare le parole tue; quello ti ha accolto al suo fianco: tu, di guardare qualche volta in te, di ascoltarti, mai ti sei degnato. Non mettere pertanto in conto a qualcuno cotesti tuoi uffici, dal momento che tu, quando li compivi, non volevi certo stare con un altro, ma non eri capace di stare con te stesso.

Desktop | Residuo del passato?

PC desktop sempre più potenti
I computer da tavolo sono un residuo del passato? No Secondo David Bayon sono più innovativi e interessanti che mai. 

Ormai in cosi tante case c'è un computer portatile sottile e leggero, un tablet sul tavolino del soggiorno e sotto il televisore una console per i giochi. Non ci stupisce quindi che il buon vecchio computer da scrivania sia nei guai. Le vendite globali continuano a precipitare - sono scese del 6 per cento nell'ultimo anno - ma anziché accettare la sconfitta, i produttori di desktop sono partiti alla riscossa.

Scompaiono i vecchi scatoloni neri, sostituiti da piccoli concentrati di potenza, enormi schermi tattili e PC innovativi che affrontano le console da pari. Possiamo ringraziare molti fattori. Il bistrattato Windows 8 ha spinto i fabbricanti a prendere sul serio i touchscreen, tanto che ormai li si trova dappertutto. I processori della Intel sono più veloci che mai e al contempo sempre più piccoli ed efficienti. E poi c'è la concorrenza: il PC è ormai solo uno dei tanti gadget e vogliamo che sia semplice ed elegante come un iPad. Questi quattro computer fissi sono lieti di accontentarci.(science)


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