Il-Trafiletto

08/05/14

Huawei Ascend P6 | Quando lo spessore e...tutto!

Huawei Ascend P6 (immagine dal web)
Difficile affermare quale sia lo smartphone più sottile al mondo, ma di certo Huawei Ascend P6 si avvicina non poco a questo ambito record con i suoi 6,18 mm di spessore!

Presto sarà anche disponibile in Italia al prezzo di 449,00€, questo smartphone dal sistema operativo Android Jelly Bean 4.2.2, un processore quad-core a 1,5 GHz, 2 GB di memoria RAM e 8 GB di memoria interna che a sua volta potrà essere estesa attraverso MicroSD.

Il display e da 4,7 pollici ha una risoluzione di 1.280x720 pixel, mentre la fotocamera frontale può vantare un sensore da 5 Megapixel ed è seguita da un'altra posteriore da ben 8 Megapixel.
Degan di nota anche la batteria da 2000 mAh, il decoder Dolby Digital Plus per una qualità audio davvero superiore alla media, il tutto contornato da un'interfaccia proprietaria EmotionUI. (computer idea)

Ex bambina prodigio | A 102 anni ritorna a suonare il pianoforte: "Triste suonare per sè".

Non ha mai smesso di tenere concerti, l'ex bambina prodigio ha mantenuto immutato il suo tocco vispo! Maria Motta ritorna a suonare il pianoforte alla veneranda età di 102 anni: "Triste suonare per sè".

Maria Motta aveva soltanto 10 anni quando la prima volta si esibì davanti ad un vero e proprio pubblico: bambina prodigio, fu chiamata ad eseguire al pianoforte alcune arie di Chopin al teatro Colli Tibaldi di Vigevano, che oggi non esiste più. La musica in seguito ha preso il dominio della sua longeva vita divenendo il punto focale e perno di ogni sua decisione o pensiero.

Oggi Maria Motta, ha 102 anni, e non ha mai smesso di tenere concerti, da quando inizio a soli 10 anni il suo cammino nel mondo fatato della musica. Nacque il 15 maggio 1910 a Vigevano, Maria Motta esordi da musicista professionista nel lontano 1924, in un cinema cittadino, il Marconi, dove fu scritturata per accompagnare al pianoforte le proiezioni dei film muti. A soli 14 anni sapeva già suonare qualsiasi spartito a prima vista. «Guadagnavo bene - ama ricordare -: 5 lire a prestazione. La metà di quello che spendeva mia madre per mandare avanti tutta la famiglia. Con i primi risparmi, a Ferragosto del 1927 ho portato i miei genitori in gita a Stresa, in carrozza».
Maria Motta (immagine dal web)

All'età di 16 anni si diplomò al civico istituto musicale Costa. Poi, con l’avvento delle pellicole sonore, la sua attività dovette gioco forza cambiare. Entrò a far parte di una compagnia di operetta, con la quale ebbe inizio un percorso itinerante per tutti i teatri d’Italia e di mezza Europa. Si esibi anche con Enrico Montesano, nonno dell’omonimo attore, celebre direttore d’orchestra.

Conobbe suo marito al termine di un concerto al Lirico di Milano: uno spettatore che bussò alla porta del suo camerino con un mazzo di fiori, confessandogli di essere andato a vederla per la quinta sera consecutiva perché innamorato follemente di lei. I due si sposarono, ma la storia d'amore fini presto: lui morì pochi anni dopo. Maria successivamente si risposò con un noto commerciante di pianoforti.

Negli Anni '30 Maria Motta fece anche parte di una delle prime formazioni musicali di sole donne nate in Italia, un sestetto. Continuò a suonare in giro per l’Europa per oltre mezzo secolo: l’ultimo concerto da professionista l’ha tenuto a Malta quando aveva già superato gli 80 anni. Ma fino ai 100 ha continuato a dare lezioni private di piano nella sua bella villetta alla periferia di Vigevano, dove vive con la sorella minore di cui è lei a prendersi cura perché un po’ malmessa di salute. Ha due crucci: «Non mi chiamano più in giro ad esibirmi come una volta.

E così mi fanno anche passare la voglia di stare al pianoforte perché suonare per conto mio non è come come preparare un concerto». L’altro dispiacere riguarda la patente. L’ha presa a 54 anni e se n’è servita a lungo per spostarsi nelle sue tournée, in sella ad un Vespone oppure al volante di una Lancia Flavia 2000 che possiede ancora. Nel 2008 non gliel’hanno più rinnovata: «Così non posso neanche più andare a fare la spesa e devo dipendere da mia nipote».(la stampa)

07/05/14

Beviamo un caffè per vederci meglio

Un buon caffè, si sa, oltre ad essere un piacere ha anche diversi effetti benefici.  
Grazie alle sue componenti nutrizionali, aiuta la digestione e il buon funzionamento dell'apparato gastrico, facilità il metabolismo, riduce la sensazione di stanchezza e ci ricarica. Inoltre, diversi studi hanno mostrato come un consumo moderato aiuti a prevenire e ridurre il rischio di malattie croniche quali il morbo di Parkinson o l'Alzheimer, diabete e cirrosi epatica.
Il caffè oltre a contenere caffeina contiene altre importanti sostanze con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie; tra queste l'acido clorogenico che, secondo uno studio condotto dalla Cornell University e pubblicato dal Journal of Agricultural and Food Chemistry, avrebbe effetti benefici sulla vista, aiutando a prevenire le patologie oculari dovute al danneggiamento della retina.  Dallo studio, infatti, è emerso che le cavie trattate con acido clorogenico non avevano subito danni alla retina dopo essere state sottoposte ad ossido di azoto; mentre le cavie cui non era stato somministrato l'antiossidante mostravano una forte infiammazione oculare.
Ulteriori studi chiariranno se acido clorogenico e  caffeina potranno essere usati in ambito medico come principio attivo per colliri e farmaci oftalmici.   
I caffeinomani (come la sottoscritta) hanno un motivo in più per bere caffè, ma senza esagerare. Non dimentichiamo che un consumo eccessivo può ribaltare la situazione, determinando problemi gastrici e cardiovascolari, ipertensione, insonnia e.... eccessivo nervosismo.

Biancospino forza al cuore

CRATAEGUS OXYACANTHA Cardiotonico e sedativo 

Il nome Crataegus deriverebbe dal greco kratòs =forza, e oxyacantha del greco oxus =aguzzo a causa delle spine acuminate. Il profumo dolcissimo e delicato dei suoi candidi fiori, raccolti in corimbi, si intravedono appena tra le foglie di un bel verde brillante. In autunno, poi, i frutti ovoidali simili a piccole mele di un rosso acceso, molto graditi ai passerotti, regalano alle siepi una nota di allegria che perdura per tutto l'inverno. Il biancospino è un arbusto spinoso della famiglia delle Rosacee che raggiunge 2-4 m di altezza. I rami portano lunghe spine acuminate. Le foglie hanno un picciolo corto e sono più o meno profondamente lobate; i fiori, che compaiono in maggio e giugno, hanno 5 petali bianchi e 2-3 stili bianco verdastri.

Biancospino
immagine presa dal web
Il biancospino è stato sempre apprezzato come rimedio naturale, ma la conoscenza empirica che se ne aveva non poté essere comprovata scientificamente fino al XIX secolo, quando Jennings e altri medici statunitensi ne studiarono le proprietà cardiotoniche. Oggi il biancospino è molto usato come pianta medicinale ed è un componente di numerosi preparati fitoterapeutici.

La pianta nel suo insieme è cardiotonica, le cellule ricevono maggior energia e si produce un aumento della forza di contrazione del cuore con una regolazione del suo ritmo; quindi è indicata per: insufficienza cardiaca (debolezza del cuore), unita o meno a dilatazione delle cavità, dovuta a miocardite o miocardiopatia (infiammazione o degenerazione del muscolo cardiaco), lesioni valvolari o infarto del miocardio recente; aritmie (irregolarità del ritmo cardiaco): extrasistole (palpitazioni), tachicardia, fibrillazione o blocchi; angina pectoris: il biancospino aumenta l'irrorazione sanguigna nelle arterie coronarie e combatte eventuali spasmi dovuti ad angina pectoris. È inoltre un buon vasodilatatore delle arterie coronarie.

È normotensiva: normalizza la pressione arteriosa, facendola scendere nelle persone che in genere ce l'hanno alta e facendola salire in chi soffre di ipotensione. La sua azione regolatrice nell'ipertensione è rapida e con risultati più duraturi rispetto ad altri preparati sintetici. E infine ha proprietà sedativa del sistema nervoso-simpatico: utile in chi soffre di nervosismo e conseguenti sensazioni di oppressione al cuore, difficoltà respiratoria, ansia o insonnia.

PREPARAZIIONE E USO
I frutti del biancospino erano utilizzati nell'antichità come alimento. In certe ragioni del basso Danubio i frutti essicati e ridotti in farina servono per preparare una specie di pane. Sempre con i frutti si può confezionare una marmellata delicatissima per combattere i mali dell'autunno.
Nell'acqua del bagno serale il biancospino rilassa il sistema nervoso, cancellando lo stress accumulato durante la girnata: 500g di fiori (250 g per persona) in 3/4 litri di acqua, setacciare e versare nella vasca. Per una tisana da assumere una-tre volte al giorno: 20-30 g di fiori essicati in un litro di acqua bollente per 15 minuti; filtrare e dolcificare con miele.
La Tintura Madre è preparata dalla sommità fiorite fresche, oppure dai frutti freschi: 30 gocce tre volte al giorno.

Sogno | Quale la parte del cervello genera i nostri sogni.

Il cervello che genera sogni (immagine dal web)
Sogno: quale la parte del cervello genera i nostri sogni. Il cervello durante i nostri sogni è attivo tutto per intero, dal tronco encefalico alla corteccia. La maggior parte dei sogni si manifesta durante la fase REM (rapid eye movement, la fase di movimento rapido degli occhi).

Questa è una parte del ciclo sonno-veglia controllata dal sistema reticolare attivatore i cui circuiti si estendono dal tronco, tramite il talamo, fino alla corteccia. Il sistema limbico nel mesencefalo gestisce le emozioni durante la veglia e sonno includendo l'amigdala che è associata prevalentemente alla paura, ed è in maniera particolare attiva durante i sogni.

La corteccia è dunque responsabile del contenuto dei sogni, compresi i mostri dai quali fuggiamo, la persone che incontriamoo l'esperienza del volo. Dal momento che siamo animali che si basano prevalentemente sulla sulla vista, la corteccia visiva (esattamente nella parte posteriore del cervello) è specialmente attiva, cosi come molte altre parti della corteccia. Le parti meno attive sono quelle dei lobi frontali, questo spiegherebbe perchè siamo cosi poco critici durante i sogni e accettiamo anche gli eventi più bizzarri come fossero reali. Perlomeno, fino al nostro risveglio. (science)
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