Il-Trafiletto

08/10/14

La proposta di Bruschi sulla riforma della scuola | Provincializzazione e graduatorie d'istituto

In una recente intervista, l'attuale l’Ispettore del Miur Bruschi ha provveduto a rispondere con destrezza e pazienza ai tanti, troppi dubbi, nati dall'idea di Riforma della scuola "renziana". “Prossimi anni assunzioni con punte decisamente elevate”


Recentemente si è avuto modo di porsi degli interrogativi riguardo al fatto se, stando a quanto si evince dalle Linee Guida proposte dal Governo, le abilitazioni ottenute tramite Pas e Tfa possano ancora risultare utili.

Che cosa si sentirebbe di consigliare ad un individuo che dovesse conseguisse la laurea da ora ai prossimi 2 o 3 anni? Di orientarsi nel TFA oppure di attendere le nuove lauree magistrali?

“Non soltanto gli consiglierei vivamente di orientarsi decisamente nel TFA, ma spronerei vivamente il Ministro di non fermare le attuali procedure, almeno fino a quando le nuove non saranno avviate. Uno degli aspetti del giusto modo di fare politico amministrativo sta nel continuare negli atti, cosa che troppo spesso viene meno.
La serenità di tutti coloro che aspirano è costantemente messa alla prova, i loro progetti di vita appesi nell’incertezza, e ogni appuntamento si tramuta, “psicologicamente”, in un’ultima spiaggia da raggiungere con ogni mezzo. 

Grazie tante ma personalmente non ci sto. Bisogna cercare di evitarlo assolutamente, o meglio, iniziamo a non farlo. Aggiungo che la predisposizione delle Lauree magistrali implica tempi maggiori non riducibili non soltanto in definizione di una nuova regolamentazione o di modifica del 249/2010 (si può infatti procedere anche così: ed esiste anche un “canovaccio di revisione” approntato a suo tempo), che necessitano almeno, 8 mesi, ma pureper il mutamento degli ordinamenti didattici, particolarmente complesso.

Se qualcuno dovesse aver detto al ministro, come fu detto a suo tempo alla Gelmini, che “l’anno prossimo sarà tutto pronto”, sono pronto a sfidarlo a pubblica e giuridica tenzone…”.

Schiacciatine aromatiche | Sapori in autunno

Schiacciatine aromatiche
Ingredienti per 4 persone:
• 250g di Farine Speciali per pizze e focacce 
• 5g di lievito di birra liofilizzato, sale
• un pizzico di zucchero e 2 cucchiaiate di olio
• salvia e rosmarino
• timo e maggiorana
• una cucchiaiata di erbe di Provenza essiccate
• basilico, erba cipollina
• prosciutto crudo, pepe.

schiacciatine aromatiche
Mettete il lievito in una ciotola con lo zucchero e un di circa di acqua tiepida. Ponete la ciotola in un luogo tiepido e lasciate mezz'ora. Ora, mettete la farina a fontana sul piano di lavoro, unitevi l'olio, sale, pepe e lievito e cominciate a lavorare unendo acqua tiepida fino a ottenere un composto morbido e appiccicoso. Lavorate a lungo fino ad avere una pasta morbida e omogenea; coprite con un canovaccio e mettete in un luogo tiepido per circa un'ora. Riprendete la pasta, impastatela di nuovo, dividetela in cinque parti e aggiungete alla prima parte timo e maggiorana 'tritati, salvia e rosmarino alla seconda, il basilico tritato alla terza, alla quarta le erbe di Provenza e all'ultima l'erba cipollina tagliuzzata. Tirate ogni parte di pasta in una sfoglia sottilissima, ritagliatela in rettangoli e appoggiate le schiacciatine sulla placca del forno foderata con carta speciale oliata. Infornate a 180° fino a che le schiacciatine non saranno ben gonfiate e dorate. Servitele calde con prosciutto crudo.

Si usa ancora l'aceto di vino? Ma esiste ancora?

Ricordo mia nonna che faceva l'aceto di vino, quello rosso e quello bianco. Teneva le botticelle in cantina coperte con un telo di lino bianco. Lei ci faceva di tutto con l'aceto: conservava le verdure per l'inverno, ci faceva le pulizie, ci lavava i denti, ci faceva i risciacqui per la gola, ci frizionava i capelli, lo inalava caldo per sciogliere il muco al naso, ci faceva i pediluvi e ne metteva sempre un po' nell'acqua dove lavava la carne prima di cuocerla.

Mi raccontava come fare l'aceto e come pulirlo per ottenere un prodotto ottimo. I suoi consigli li ho sempre seguiti, ed ancora ora che sono nella terza età, lo faccio ancora in casa. Ma non ne sento mai parlare e sopratutto non lo vedo mai sulle tavole dei ristoranti. L'aceto di vino non esiste più? Sembra sia uscito di scena, più o meno negli anni ‘90, mentre faceva la sua entrata trionfale quello balsamico. Dolce e inbottigliato solitamente in piccole panciute anforette "vestite di scuro" molto più accattivanti delle solite anonime bottiglie di aceto di vino. Seguirono la scia del balsamico, aceto di mele, aceto di miele, di pere, sopraffino, di riso, di cocco, di birra.

E poi, gli impossibili: quelli aromatizzati, come i lamponi e i mirtilli, l’arancia sanguigna e la pera, il timo e l’origano. Ma l’aceto classico dov'è sparito? Sicuramente dalle tavole di casa e dei ristoranti, siano pizzerie e fastfood o ristoranti stellati, dove ivece regna l’Aceto Balsamico. Ma è solo apparenza. Se diamo un'occhiata ai dati di mercato vediamo come l’Aceto di Vino rappresenti il 74% del mercato aceto, mentre l’Aceto Balsamico solo il 12%  solo il 9% gli Aceti di Mele e il 5% gli Aceti speciali. Infatti sono sempre di più le aziende che puntano sulla produzione di entrambi (Ponti, De Nigris , Mengazzoli...).

Ma allora dove è finito l’Aceto di Vino? E' sempre stato lì sotto ai nostri occhi, nelle cucine degli chef come nelle case delle famiglie italiane. Solo che non è di moda.Se  l’Aceto Balsamico è diventato il Re dei condimenti, l'aceto di vino è il suo vassallo.  Ma quando si deve cucinare con l'aceto è al "vassallo" che ci rivolgiamo. Un prodotto di cui si racconta già nella Bibbia e di cui ci sono documenti risalenti all’Egitto prefaraonico e ai tempi di Babilonesi e Persiani. Utilizzato, negli anni, per la conservazione dei cibi, come bevanda rinfrescante, come prodotto medicinale ... E:

Dolori mestruali 
L’aceto riduce le contrazioni muscolari. Per fare questo unisci un cucchiaio di aceto di vino con 250 ml di acqua, 20 gocce di tarassaco e 20 di centellla con 5 cucchiai di olio di riso. Con questa miscela bagna un panno ed appoggialo sulla pancia per circa 15 minuti.
Storte
Con degli impacchi di aceto caldo è possibile alleviare i dolori alla caviglia derivati da una storta.
Gola
Fare dei gargarismi con l’aceto di vino diluito in un bicchiere di acqua attenua il mal di gola.
Punture
Se siete stati punti da una medusa (o da un’ape), passate un batuffolo di cotone imbevuto di aceto. L’aceto è il miglior rimedio contro la sostanza urticante delle meduse perché riduce la sua azione fino al 75%.
Colite
L’aceto di vino è sconsigliabile quando si soffre di colite ma è molto utile usato come impacco. Mischia un cucchiaino di aceto in un bicchiere di acqua e 30 gocce di olio di calendula e massaggia la pancia con questa soluzione.
Parti intime
Diluisci al massimo 4 cucchiai di aceto in un litro di acqua e fai un risciacquo delle zone intime. L’aceto aiuta a fermare la proliferazione di funghi e batteri.

Nella bellezza di una donna conta più il viso o il corpo? La scienza dice la sua

Ci si potrebbe scrivere un'enciclopedia su questo argomento, con tanto di cronologia storica, saggistica, novellistica, poesia, e letteratura varia. Conta di più il viso o il corpo nella bellezza di una donna? E picchia e mena anche la scienza ha pensato di farci una ricerchina.

Quindi  un gruppo di ricercatori ha analizzato la questione con un bello studio.
“I visi e i corpi delle donne vengono considerati dei segnali relativamente alla loro età, fertilità e personalità”, spiegano i ricercatori. “Per capire meglio come questi segnali sono usati, abbiamo investigato come il giudizio sul solo volto o sul solo corpo predicesse i risultati del giudizio a figura intera”.

Christina Hendricks
immagine presa dal web

Lo studio ha analizzato due condizioni: il caso che la donna fosse vestita, oppure in costume da bagno. Le foto sono state ritagliate (solo corpo o solo viso) e le tre versioni (viso, corpo, figura intera) sono poi fatte valutare da dei volontari. E’ emerso che quando una donna è vestita in abiti normali, il volto è il fattore che influenza di più il giudizio di bellezza (i ricercatori spiegano che tra il giudizio del volto e quello della figura intera c’è una correlazione più ampia).

Quando la foto ritraeva donne in costume da bagno, sia il viso che il corpo mostravano una forte correlazione con il giudizio finale, entrando in gioco fattori come la massa corporea o il rapporto vita-fianchi. La conclusione dei ricercatori è curiosamente banale: i giudizi sulla bellezza di una donna prendono in considerazione solo tutti gli elementi visibili o che è possibile percepire.

Hanno scoperto l'acqua calda.

Sospendere il bollo auto per tre anni: un primo si alla Camera Finanze

Un primo si alla proposta di Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera: non pagare il bollo auto per i primi tre anni


E' il sogno degli italiani non pagare la tassa di circolazione, che per amor di verità molti non pagano, lo certifica un ammanco nelle entrate dello Stato di circa 850 milioni l'anno. La proposta è di non pagare il bollo per i primi tre anni sulle auto appena immatricolate, per poi crescere con l'aumentare delle emissioni. «Si è compiuto in Commissione Finanze un primo passaggio, a suo modo storico», ha annunciato ieri con enfasi il presidente Daniele Capezzone.

Un primo passo «relativo a una mia proposta di progressivo superamento del bollo auto, tassa tra le più odiate dai contribuenti italiani, speriamo che vi sia una immediata calendarizzazione in Aula, già prima della sessione di bilancio». In sintesi, con la proposta Capezzone, chi acquista un’auto nuova non paga il bollo auto per tre anni (5 anni, in caso di auto green). Dopo ai tre anni, varrà la logica del «più inquini, più paghi», con una tassa predisposta alle emissioni. Per i veicoli green, oltre ad essere esenti da bollo per 5 anni, sale al 40% il livello di deducibilità per le auto aziendali. Una misura, secondo Capezzone e della relatrice del Pd Fregolent, che va incontro ai consumatori, e all’industria automobilistica.

La misura, appoggiata anche da Forza Italia, potrebbe avere un bacino enorme di potenziali interessati: secondo una recente elaborazione condotta dal mensile Quattroruote insieme all’Aci emerge infatti che sono circa 34,4 milioni i veicoli soggetti alla tassa di possesso con un gettito stimato di 6,45 miliardi. Ma molti non pagano. E così il gettito (quello realmente riscosso dalle Regioni) si fermerebbe a 5,6 miliardi. La misura, se fosse già in vigore, avrebbe riguardato, ad esempio nello scorso mese di settembre 110.436 auto immatricolate.

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