Il-Trafiletto

30/08/14

1789, quando i Veda entrarono fra le opere della British Library | LE TRE VIE

.......queste paginette consacrate ai tre sentieri che si aprono all'Indù. [qui]

IL PRESUPPOSTO 
Attrasse in Occidente seguaci fedeli via via dalla fine del Settecento la filosofia indù, si può dire dal 1789, quando i Veda entrarono fra le opere della British Library. Suo culmine fu la diffusione californiana degli anni settanta. Ne sprigionò perfino un'utopia, dichiarata nell ultimo romanzo di Aldous Huxley, assai amabile, perfino prossima a un possibile progetto, ma d'uno stile così sciapo che si tende a dimenticare. Nell'VIII secolo Gaudapàda e Sankara e, ancor prima di loro, Nàgàrjuna enunciarono la più rigorosa, mi pare, delle filosofie; non ne conosco di altrettanto conseguenti e soddisfacenti, globali e persuasive in Occidente, dalla Grecia ad oggi. La riforma e regge un indirizzo unitario: non divaga, non pencola e non ondeggia, è protesa a un fine, organizza ogni pensiero attorno a un nucleo che chiama «liberazione», scopo ultimo e massimo dell'esistenza. Così facendo, instaura un ordine inflessibile nel pensare, parte dalla certezza che lo scorrere della vita può acquietare ed esaltare se gira su d'un asse. « Liberazione » in sanscrito si dice moksa che si può tradurre anche «emancipazione »; nelle Upanisad prese il significato di rilascio dall'esistenza mondana e dall'incessante trasmigrare.

Passò quindi a denotare il rivelarsi improvviso d'un pianeta eclissato, l'allentarsi d'una chioma raccolta, l'estinzione d'un debito, lo scoppio di lacrime o il getto di sangue, la dispersione, il lancio, l'abbandono. C'è anche il significato di morte sullo sfondo. Prezioso è che moksa sia un nome dato alla montagna cosmica, il Meru, squisito traslato del significato maggiore. In pali mokkha significa anche « salvezza». La parola origina da moks-, «desiderare di affrancarsi, disfare, far scorrere, scagliare ». È interessante che in gujaràti questa radice produca il significato di « spazio aperto che consente di liberarsi da una folla », metafora esemplare della liberazione. In pali muiicati (secondo il vocabolario Rhys Davids - Stede) vuol anche dire « pulire, purificare, togliere il giogo, lasciare ». Andando a ritroso, si giunge all'indoeuropeo meuk-, « sdrucciolevole », che dà luogo a parole che indicano lo sfuggire; in russo ecclesiastico m'knuti sja, «passar via», in anglosassone smùgan, «strisciare».

Si ricostruisce l'origine della «liberazione»: la vita sociale quotidiana appesantisce chi vi sia soggetto, infliggendogli una sequela talvolta disperata di coazioni, ma giunge finalmente l'età in cui l'Indù se ne affranca. Il suo ordine sociale prevede che egli assolva tutti i doveri: procrei, lavori, assesti la famiglia, dopo di che può allontanarsi libero nella foresta; spoglio e dimentico potrà finalmente raccogliersi, meditare, offrirsi alla morte imminente: vivrà in pieno, senza ostacoli, esonerato da ogni pendenza, coincidendo interamente con il nucleo di felicità che pure nel corso dell'esistenza affannosa l'ha sorretto, illuminato, consolato, anche se non vi si è mai potuto adagiare. Questa soluzione soddisfa la società e gli dèi, l'uomo martoriato dai doveri finalmente è prosciolto. Ancora oggi gli Indù osservanti si avviano a una certa età verso la selva ospitale. L'evasione esprime il valore più prezioso e intimo: in vista di questo proscioglimento finale i giorni più luttuosi e tormentosi furono sopportati. Ma che cos'è che si abbandona?

Certo, tutti gli obblighi, ma anche qualcosa di più intrinseco: l'istinto che fa scattare la presa, che annebbia, infervora, accende i tormenti del desiderio. Nella foresta questo cruccio si potrà finalmente dissipare. La Yisnusamhità dichiara che, con una soave insistenza nel deviare i sensi dai loro oggetti, gli istinti più radicati (vasanii) si estinguono, e Rùpa Gosvàmin conferma che la devozione estirpa le radici del peccato. Nel buddhismo la cessazione degli istinti fu chiamata nirvàna .. Tuttavia l'opera da perfezionare è più complessa: si dovrà dimettere anche l'idea di persona. Un'osservazione accurata dovrebbe aver insegnato che la persona non esiste, è un raggiro della società, che ci vuole addossare i suoi doveri. La continuità nel nostro modo di reagire e atteggiarci è illusoria, esso varia senza .tregua, si inverte a ogni sorpresa, mentre il corpo si trasforma incessantemente e l'anima, al trapasso da un'epoca all'altra, appare diversa. Inoltre, come un compagno invisibile, ci scorta l'inconscio, voragine buia, inimmaginabile, nella quale un fatterello da nulla può precipitarci a ogni momento.

Fatterello da nulla può anche essere la lacerazione d'una venuzza cerebrale un'alterazione o infatuazione o ossessione che sovverta interamente ciò che sembriamo essere. Nel nostro ,organismo precario sprizza però un attimo di attenzione, che riesce perfino a rendersi indipendente dal programma stampato nelle cellule. E simile al punto inesteso che determina linee, superfici, corpi a tre dimensioni, tutto ciò che occupa lo spazio. Ogni conoscenza coerente del reale esige sempre un salto indietro di questo genere. Dalla manifestazione si deve poter passare al non-manifestato e nelle scienze, per spiegare le leggi della luce e della gravitazione, si prospettano dimensioni ipoteticamente reali, impercettibili, accanto a quelle nelle quali  viviamo; anzi dal 1984 si parla addirittura di dieci dimensioni del genere, che spiegherebbero unificandole le quattro forze fondamentali (elettromagnetica, gravitazionale, nucleare forte e debole).

Questo attimo d'attenzione non è un momento della veglia, perché non considera lo spettacolo che si osserva da svegli l'unica realtà, anzi sa che esso è tutto permeato di sogni, illusioni, utopie, i quali presentano, alterandole, le comunicazioni dei sensi, il piccolo frammento a noi dischiuso di ciò che ondeggia nello spazio. L'attimo d'attenzione non crede al sogno, perché sa che esso è smentito al risveglio. Non è nemmeno immerso nel sonno, anche se con questo ha qualche tratto in comune: è distaccato, indifferente, remoto, ignora il tempo che avanza, pur essendo pienamente vigile. Come descriverlo? Nel grande poema filosofico Yogavasistharamayana si dice che nell'uomo liberato cessano i desideri come nel sonno profondo, egli pensa come se niente esistesse, non aspetta il futuro, non affonda nel presente né ricorda il passato, è desto dormendo e nella veglia dorme. Assorto in se stesso, ha rinunciato a rivendicare le azioni compiute, non si illude d'essere attivo, non prova antipatia o simpatia, dolore o piacere. Si atteggia in modo conforme alla persona con cui tratta, giocherà col bambino, sarà serio con l'anziano. Sempre amabile, benché interiormente acquietato, dispiegherà compassione e affetto.

Tutto è definito a partire da un presupposto, l'assorbimento nell'interiorità. La calma attenzione si pone al centro della vita. Come precisare questo attimo d'attenzione? Non è concesso di determinarlo, misurarlo, pesarlo. Eppure, se non lo attingessimo mai, nemmeno lievemente e distrattamente, non ci sarebbe dato di abbracciare tutte le nostre potenzialità, veglia, sonno e sogno, senza peraltro identificarci in nessuna di esse. Non si è infatti desti nella liberazione, perché non si scambia per vero ciò che si percepisce, ma non si è nemmeno addormentati, perché si rimane vigili, e nemmeno si sogna, essendo presenti al mondo. La mente si arresta incredula, quasi immobilizzata all'interno di questa limpida specola che somiglia al punto senza spazio da cui parte la geometria (contraddizione in termini, senza la quale però la geometria non si costruisce), tanto che Bharatri, un filosofo di poco posteriore a Sankara, negava che ci si potesse liberare in vita, come certa teologia cattolica nega la visione beatifica prima della morte. La questione è di una portata sconvolgente: la teoria di Bharatri fa vacillare il sistema classico indù introducendovi un prospetto di vita dopo la morte, e chi l'accetti si danna al delirio.

Secondo i più, sapremo organizzare il mondo soltanto se sapremo concepire quello stesso punto d'attenzione impersonale, di là da tempo e spazio, dove alla fine dell'esistenza attiva si rifugia per quanto gli è dato l'Indù, e sul quale è fondata la filosofia che gli ordina la realtà in maniera limpida e razionale.

Heracleion | La resurrezione della città perduta d'Egitto

Heracleion
la città perduta

Gli archeologi stanno riportando in vita Heracleion, un antico porto cristallizzato nel tempo sul fondo del Mediterraneo. 


Per secoli, le uniche prove concrete dell'esistenza di Heracleion consistevano in una manciata di citazioni all'interno di lesti antichi. Si diceva che ai tempi del suo massimo splendore, negli ultimi anni del regno dei faraoni, Heracleion fosse un porto ricchissimo grazie alla posizione geografica che ne faceva il punto d'accesso all'Egitto. Si raccontava che, prima di scomparire circa milleduecento anni or sono sotto le acque del Mediterraneo, la città fosse stata visitata anche da Elena di Troia.

Mentre ben pochi studiosi ne mettevano in dubbio l'esistenza, la possibilità di ritrovarla era però tutt'altro che certa, fino a quando nel 2000 Heracleion è stata riscoperta a circa 6,5 chilometri di distanza dalla costa dell'attuale Egitto. Gli archeologi stanno ancora rinvenendo tavolette, monete d'oro ed enormi statue celate per secoli, che mostrano quanto tale sito fosse importante. Il ritrovamento di questa città perduta non è stato semplice. I testi antichi localizzavano Heracleion, conosciuta anche come Thonis, vicino ad Alessandria, alla foce del Nilo, nel punto in cui questo sfociava nel Mediterraneo, ma tutti coloro che avevano tentato di rintracciarla erano finiti su un binario morto. Franck Goddio, presidente dell'Istituto europeo di archeologia sottomarina, non si è lasciato scoraggiare.

Con l'aiuto della Commissione europea per l'energia atomica, ha sviluppato un magnetometro a risonanza nucleare specifico per scandagliare il fondo marino al largo della costa egiziana. Lo strumento rilevava gli oggetti tramite i disturbi da essi creati al campo magnetico dei fondali, e nel 1999 Goddio ha trovato finalmente qualcosa. Nella baia di Abukir, sulla costa settentrionale dell'Egitto, lo strumento ha riscontrato delle anomalie nei sedimenti.(science)


Frutta fresca per mantenere la freschezza

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Frutta fresca
Qui di seguito analizzeremo le virtù di frutta e verdure di largo consumo, facilmente reperibili nella stagione estiva. Il consumatore deve fare tesoro di quanto viene detto e sperimentare lui stesso sulla base del dati che gli vengono forniti. La freschezza è carica di un sentimento del corpo che è benessere materiale e mentale, il mondo vegetale è ricco di elementi naturali che permettono di conservare inalterata la salute.
Banana
È ricca di fosforo, magnesio, potassio, ferro, amido e zucchero. Le vitamine A, B e C che contiene la rendono importante per la nutrizione, la crescita, lo sviluppo del sistema osseo, e per l'equilibrio nervoso. Per renderla più gustosa si può seguire l'avvertenza di sbucciarla almeno un'ora prima di consumarla, tagliarla a fette o schiacciarla completamente. Essendo però molto povera di cellulosa è meglio non abusarne perché può provocare stitichezza.
Ciliegia Èstraordinariamente ricca di sali minerali e zucchero che la rendono energetica, ricostituente, rimineralizzante. Calma i nervi, regola il fegato e lo stomaco, è tonica e rinfrescante. Le ciliegie mangiate di mattina, a digiuno, sono molto attive. Un giorno o due a regime esclusivo di ciliegie è un ottimo rimedio per eliminare scorie e tossine. La tisana di peduncoli, con l'aggiunta di qualche goccia di frutto fresco, è un diuretico efficace. Per prepararla far bollire qualche minuto g 20 di peduncoli in un litro d'acqua, lasciar raffreddare, filtrare e berne a volontà.
Melone
Ricco di zucchero e di vitamina A. La vitamina A favorisce il rigenerarsi delle cellule, e costituisce un elemento di ringiovanimento. La sua azione lassativa e diuretica lo rende consigliabile a chi soffre di reumatismi, gotta ed emorroidi e a chi è affetto da stitichezza, ritenzione urinaria o calcoli renali. La polpa è un ottimo calmante se applicata su bruciature leggere e infiammazioni locali. Pera Il frutto fresco contiene zucchero, pectine, tannino e minerali in abbondanza. Come la maggior parte dei frutti freschi è ricca di vitamina C, e anche di vitamine A e B.
Pera è un ottimo calmante per le eccitazioni nervose, stimola le funzioni delle ghiandole endocrine, normalizza la pressione arteriosa, depura il sangue e drena i reni. Ha un'azione disinfettante che impedisce le putrefazioni intestinali. È bene consumarle la mattina, a digiuno, e all'inizio dei due pasti principali.
Pesca 
Grazie al suo zucchero e agli idrati di carbonio, aiuta a ricostituire le riserve di energia. È inoltre diuretica, leggermente lassativa e contribuisce a mantenere il giusto grado di alcalinità del sangue. La leggera stimolazione che esercita sulla secrezione gastrica favorisce anche la digestione.
Pompelmo 
Fornisce all'organismo zuccheri e alcune sostanze benefiche, in particolare i principi amari e gli oli volatili che fortificano polmoni e stomaco. Ha un'azione stimolante sull'appetito e attiva la digestione. Preso al mattino, a digiuno, è diuretico e disintossicante; purifica sangue, drena reni e fegato. Ottimo e gradevole il succo, di cui si può berne tranquillamente un bicchiere prima dei pasti due o tre volte al giorno. E sbagliato aggiungere dello zucchero, se non si tollera il sapore si può usare del miele


Gocce di curiosità | Gas lacrimogeno: perchè irrita gli occhi? | La lingua di un camaleonte: quanto è veloce?

Gas lacrimogeni
perchè fanno lacrimare gli occhi?
Perchè i gas lacrimogeni irritano gli occhi?

La forma più comune di gas lacrimogeno usato dai reparti antisommossa è il 2-clorobenzalmalononitrile, detto anche "gas CS" dal nome degli scienziati che lo svilupparono, Ben Corson e Roger Stoughton. Quando entra in contatto con tessuti umidi, come gli occhi, il naso, la gola o persino la pelle sudata, si dissolve e reagisce con i gruppi solfidrilici presenti in molti degli enzimi del corpo. In particolare, il gas CS ha effetto sui canali ionici responsabili della trasmissione dei segnali nervosi nel nervo trigemino del naso e del volto. La sovrastimolazione di questi nervi scatena immediatamente la produzione di lacrime e muco, nonché un dolore acuto.

La lingua di un camaleonte
quanto è veloce?
Quanto è veloce la lingua di un camaleonte?

Ha una velocità di circa 21 km/h, a seconda della temperatura e di altre variabili. E diffìcile da misurare perché la lingua del camaleonte viene sparata a una distanza pari a una volta e mezza la lunghezza del corpo, cattura un insetto con la punta vischiosa e toma nella bocca, il tutto in un lampo. Ma usando riprese ai raggi X e video ad alta velocità (fino a 3000 fotogrammi al secondo), i ricercatori sono riusciti a catturarne lo svolgimento. La lingua accelera da zero a sei metri al secondo in circa 20 millisecondi, una velocità molto maggiore di quella raggiungibile da qualsiasi muscolo noto: il camaleonte ha infatti all'interno della bocca una sorta di molla a spirale, o di catapulta, fatta di tessuto elastico e di collagene. Si trova tra l'osso della lingua e il muscolo acceleratore, e immagazzina energia in modo da poterla rilasciare in pochissimo tempo, come fa l'arco per scagliare una freccia.(science)


Taglierini in brodo | Cucina cinese

Taglierini in brodo 
Tempo di preparazione: 15-20 minuti
*220 g di petto di pollo disossato
*un cucchiaino e mezzo di sale
*2 cucchiaini di farina
*100 g di funghi freschi
*100 g di germogli di bambù
*mezzo cetriolo
*2 cipolline
*2 fette di radice di zenzero
*350 g di taglierini all'uovo
*6 di di brodo 
*3 cucchiai di olio
*3 cucchiai di salsa di soia leggera
*un cucchiaio di vino di riso o sherry secco
*2 cucchiaini di olio di semi di sesamo per decorare
 Tagliate il petto di pollo a listarelle sottili come un fiammifero, mettetelo in una ciotola, cospargetelo con la farina mescolata a mezzo cucchiaino di sale. Affettate i funghi, i germogli di bambù, il cetriolo, le cipolline e lo zenzero. Cuocete i taglierini secondo la ricetta del Chow Mein qui accanto, scolateli, passateli sotto l'acqua fredda e disponeteli su un piatto da portata. Portate il brodo a ebollizione e versatelo sui taglierini. Fate scaldare l'olio nel wok o in una padella di ferro, buttatevi le cipolline, i germogli di bambù, il pollo i funghi, la radice di zenzero e il cetriolo. Mescolate, aggiungete il sale rimasto, 2 cucchiai di salsa di soia il vino o lo sherry. Friggete per un minuto e mezzo mescolando. Versate tutto sopra i taglierini, con il resto della salsa di soia e l'olio di semi di sesamo. Servite subito.
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