Il-Trafiletto

04/06/14

Scopriamo dove nasce la menzogna | E i limiti della sincerità

«Ci sono due specie di bugie», spiega la fatina dai capelli turchini a Pinocchio, «quelle che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo. E le tue, per l'appunto, sono quelle che hanno il naso lungo». 

Nelle "Avventure di Pinocchio", rispolverate grazie alla pellicola dell'attore-burattino Roberto Benigni, Collodi presenta la suggestiva metamorfosi della marionetta di legno in un «ragazzo perbene», in un «bel fanciullo coi capelli castani e gli occhi celesti»; è infatti attraverso la menzogna che il burattino vorrebbe diventare un bambino in carne e ossa. Possono però le bugie offrire la forza per vivere? Tutti riconoscono che dire menzogne sia un fatto riprovevole. Mentire intenzionalmente a se stessi e agli altri è riconosciuto come un atto illecito e, nei casi di falsa testimonianza, genera perfino la condanna. Eppure a tutti è capitato di «simulare», di «mascherarsi » dietro verità nascoste o tacite bugie.
SMASCHERATI
Nella lotta alla criminalità, ci si ingegna a scoprire le bugie con le più raffinate armi tecnologiche e della psiche. Una «macchina della verità», molto sofisticata, permetterà di scovare più facilmente i bugiardi. Le ricerche di Paul Ekman, professore di psichiatria all'Università di San Francisco, California, che ha studiato in un primo momento il comportamento non verbale e poi le espressioni del viso e della fisiologia delle emozioni, hanno contribuito a rendere la macchina ancora più attendibile. Nel suo libro Telling lies, ha dimostrato che è possibile scoprire il comportamento ingannevole dei bugiardi ascoltando e osservando il «linguaggio » del corpo, l'intonazione della voce e le espressioni facciali, perché le bugie possono, anche se in modo impercettibile, alterare la voce e contrarre i muscoli del viso in modo diverso come nel caso di un sorriso non sincero.

dimmi la verità
COME UNA DIFESA 
La menzogna però non riguarda solo la giustizia. Una società complessa come la nostra impone in un certo senso dei «travestimenti», piccole «balle» che quotidianamente siamo costretti a recitare. La menzogna diventa uno stratagemma per sopravvivere o un vizio, una barriera che l'individuo costruisce per trovare un equilibrio tra l'ideale e la realtà, tra l'individuo e gli altri. «Che si tratti di meritarne la stima», afferma un filosofo francese, «o di allontanarne la concorrenza, che sia la risorsa della mia vanità piuttosto che l'ostacolo ai miei interessi, l'altro, soltanto mediante la pressione del nostro entrare in rapporto, induce in me la tentazione di fare dei maneggi». Ci possono essere menzogne socialmente accettate, come quelle relative alla nostra «immagine». Ci sono menzogne serie, crudeli e spietate. «Non si mente mai senza volerlo». La manipolazione della verità porta alla cecità più completa. La maschera dietro la quale l'individuo si nasconde finisce per incollarsi alla persona: egli si convince della sua bugia al punto da considerarla verità. In questo modo dalla normalità si passa al delirio, stato mentale in cui il mondo viene percepito come falso. Il «delirio persecutorio » di un individuo deriva dall'idea che tutto il mondo gli è ostile. Nel rapporto tra le persone, la menzogna e il malinteso seguono un percorso parallelo, esiste una logica affinità tra questi due comportamenti. La menzogna conduce al malinteso e questo, per essere riparato, «necessita di un'audace menzogna o di una dolce e imbarazzante dissimulazione». Certo che è alquanto complicato, sul piano speculativo e clinico dire sempre la verità: una vita senza autoinganno sarebbe intollerabile come sarebbe invivibile un mondo in cui tutti dicono la verità in modo indiscriminato.
SEGRETI
Tutto non si può dire, allora ci sono segreti che ogni persona custodisce per sé e chiede che la sua intimità sia rispettata. «il diritto al segreto è una prerogativa fondamentale della persona». Ci sono alcune categorie di persone che sono tenute al «segreto professionale», medici, sacerdoti, pastori, avvocati, psicologi ecc. Rispettare il segreto, fosse anche quello del proprio figlio, implica il rispetto per tutta la persona. Fare intrusione nella sua intimità significa violare un segreto e quindi la sua persona. Ogni tentativo di carpire, con la forza o con l'astuzia, il segreto dell'altro, provoca un marchio di disonore, ogni divulgazione di un segreto, per interesse o per viltà, affonda le sue radici nel totalitarismo.
Tuttavia se ogni persona ha diritto di non raccontare un' esperienza, un desiderio, un' aspirazione che la riguarda, scegliere di rivelare i propri segreti, invece, in un clima di fiducia, di amicizia e rispetto, può diventare un evento fecondo e interessante. Quando uno si sente compreso, non giudicato, apre i cassetti della mente dove custodisce, come perle preziose, la parte di sé più intima. Questa apertura negata ad alcuni, ma riservata all'amico, all'amica, al coniuge costituisce il fondamento per il raggiungimento di quell'equilibrio psicofisico che permette di vivere nella più completa onestà e autenticità. L'onestà e la verità sono alla base di ogni rapporto, negli affari, in politica e tra gli individui. Agostino di Ippona nel suo trattato Contro la menzogna arriva a questa conclusione: «Quanto alla menzogna dunque, o la si evita comportandoci rettamente, o la si confessa e ci si pente». 

In forma con lo smartphone | Pedometer Master.

Lo smartphone può essere un alleato prezioso per mantenere il fisico in buona salute. Esistono molte app per seguire le diete, calcolare i contenuti calorici delle pietanze, aiutare a tenere traccia dell'attività fisica e di quanto si brucia.

Uno dei consigli per rimanere in forma è fare diecimila passi al giorno. Se praticati con un'andatura decisa e veloce migliorano la circolazione sanguigna, riducono lo stress, tengono il cuore allenato e bruciano una considerevole quantità di calorie. Una persona ben allenata ci mette circa un'ora e mezza per fare diecimila passi, mentre se siete privi di allenamento calcolate almeno un paio d'ore. Se pensate di non avere il tempo per fare dieci mila passi al giorno, cercate di fare almeno un'oretta. Ricordate che nei primi quaranta minuti di attività fisica bruciate calorie soprattutto sotto forma di zuccheri, mentre dopo iniziate ad attaccare direttamente i grassi in eccesso presenti nel corpo.
Pedometer Master
(immagine dal web)

Un'ora di allenamento al giorno, anche solo una camminata, non serve correre o fare attività pesantissime, vi cambierà la vita in maniera sana e definitiva. Iniziamo dunque da questa prima applicazione, Pedometer Master.

Si tratta di un ottimo prodotto gratuito, Pedometer Master è un conta passi evoluto, in grado non solo di contare i passi che avete fatto, ma di misurare, anche grazie all'uso del GPS, la distanza esatta percorsa, la velocità media,la durata dell'attività. Mentre vi allenate vengono mostrate la velocità attuale, il numero di passi al minuto e il percorso che state seguendo, tracciato su una mappa. Le statistiche sono archiviate sul telefono, così che possano essere consultate ogniqualvolta vi occorre, ma potete anche sincroniuarle con il vostro account su SkyDrive, semplicemente toccando un pulsante. Nella versione a pagamento sono visualizzate anche le calorie bruciate.(computeridea)

Depressione da lutto.

Depressione da lutto, ovvero sia la cosiddetta "esclusione dell'eccezione del lutto", prevista dal DSM-5, a suscitare le maggiori preoccupazioni. 

Detta anche "criterio E", questa norma procedurale consigliava agli psichiatri di non diagnosticare disturbi depressivi maggiori prima che fossero trascorsi due mesi dalla morte di una persona cara.
Ora questa restrizione è stata rimossa, e c'è chi dice che il DSM-5 invita a ritenere malato chi piange la scomparsa di un familiare.

A difesa della nuova decisione, David Kupfer, che ha diretto i lavori di stesura del nuovo prontuario, spiega che l'esclusione del lutto non aiutava, in guanto suggeriva che l'aver di recente subito una grave perdita fosse un fattore protettivo nei confronti della depressione maggiore, impedendo così dunque a depressi clinici di ottenere aiuto. Dissente invece Allen Frances, già direttore della Taskforce .la precedente unità operativa che si era occupata del manuale: secondo lui l' opera, nel nuovo aggiornamento, limita effettivamente l'intervallo di normalità. "Il lutto è diventato un disturbo depressivo maggiore', temere di ammalarsi è classificato 'di turbo sintomi da somatizzazione", fare i capricci, chiama 'disturbo da disregolazione distruttiva dell'umore', la golosità è oggi un 'disturbo da alimentazione incontrollata', tutti risulteremo affetti dalla 'sindrome da deficit di attenzione ha commentato lo studioso.
Depressione da lutto
(immagine dal web)

Frances è il solo ad esprimere riserve nei confronti della patologizzazione sempre più accentuata operata dal DSM. "Il numero di diagnosi è in silenzioso ma costante aumento", segnala Sir Simon Wessely dell'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra. Nel 1917, l'American Psychiatric Association (APA) riconosceva appena 59 disturbi mentali: oggi, il manuale ne elenca quasi 300. L'APA, tuttavia, rende note altre cifre, dichiarando che il DSM-5 elenca ufficialmente soltanto 157 disturbi. Dipende, però, da quali criteri di inclusione si adottano: alcune patologie, infatti, vengono escluse perché definite 'in attesa di ulteriori indagini', mentre altre sono moderne suddivisioni di altre sindromi già presenti in precedenza come casi a sé stanti. La cifra generalmente riconosciuta è di 297 disturbi segnalati dal DSM-5; è indubbio, comunque, che il manuale sia aumentato di dimensioni: nel 1952 contava meno di 150 pagine, che oggi sono invece diventate quasi mille.

Il DSM è la moderna versione di un manuale militare, il Medicai 203, creato dopo la Seconda guerra mondiale per classificare i disturbi mentali dei reduci. Precedentemente, non esisteva alcun "dizionario" della terminologia diagnostica: un medico poteva chiamare "depressione" un disturbo definito Cecurato) altrimenti da un altro psichiatra. Il DSM fu dunque ideato per mettere ordine: inizialmente, era uno strumento di ricerca, ma da libro di testo molto dettagliato diveune in breve tempo una vera e propria guida. Si affermò definitivamente con la terza edizione del 1980, nota come DSM-III, che inaugurò una nuova era per la diagnostica in psichiatria: il volume elencava ben 80 nuove patologie, e trasformò definizioni quali "sociofobia" e "depressione maggiore" in termini di uso comune.

Gli vennero mosse anche alcune critiche, che denunciavano in particolare come l'aumento del numero di disturbi non fosse basato su nuove, 'tangibili evidenze: si disse che la sociofobia, per esempio, non fosse altro che un nome alla moda per la vecchia timidezza. Nel suo libro Craked: Why Psychiatry Is Doing More Harm Than Good (traducibile con "I danni della psichiatria: perché fa più male che bene"), lo psicoterapeuta James Davies spiega che i contenuti del DSM-III furono stabiliti da un comitato a tavolino, e non con metodi empirici e scientifici. Era stata un'unità operativa composta da psichiatri a decidere che cosa includere: la spuntò chi faceva sentire con più fermezza la sua voce. Davies scrisse che, addirittura, un potenziale sintomo venne escluso quando uno dei componenti del gruppo di lavoro sentenziò: "Questo non possiamo inserirlo: ce l'ho anch'io!".(science)

03/06/14

CORAGGIO SENZA ARTIGLI

SUONI ERRANTI 
Strada chiara di polvere pregna 
Strada grigia colma d'acqua 
Lungo cammino sotto le stelle 
Appare la luce e ancora passi. 
Spingi con lentezza un organino 
un piccolo affetto t'accompagna. 
Poi tante e tante case 
Ogni finestra un affanno 
Ogni porta una pena. 
Le gioie rare come quadrifogli. 
La tua scatola è ferma e poi come incanto: tanti suoni colorati entrano nei cuori grigi. 
Un sorriso, una luce, le finestre s'illuminano: il tuo cuore esulta allunghi la mano per cogliere le loro primizie e ciò ti fa ricco. 
Esci dalla città per ricominciare, nella tua anima non c'è più posto: è un sacco pieno di felicità. Il muso dell'amico sembra capire e tutti e due carichi di gioie affrontate la via come farfalle. 
Arialdo Leoni 

CORAGGIO SENZA ARTIGLI  
di Pat Kinnaman 
"Sono finalmente a casa dopo un anno passato in ospedale. Dovrei sentirmi grata e felice, invece mi trovo depressa e piena di paure. La mia mente continua a farmi ricordare quella fatale mattina invernale quando la mia auto andò fuori strada. I chirurghi mi hanno sistemato la schiena rotta con un osso di mucca ancorato con viti di alluminio. Ho di nuovo l'uso delle braccia, ma la distruzione di parte dei miei nervi mi ha lasciato le gambe senza vita e gli organi addominali hanno avuto qualche danno. I terapisti mi hanno insegnato ad usare le stampelle e gli urologhi stanno facendo miracoli per il mio intestino e per la mia vescica. A casa però mi sento persa perché non ho più un campanello da suonare per chiedere aiuto. 
Sono sola e ho paura. I vicini fanno di tutto per aiutarmi, e mia madre sta con me molte ore, ma poi c'è la solitudine e il non sapere cosa fare, eccetto pensare, pensare ... E la gente attorno che non capisce, che non apprezza la grande fortuna di possedere gambe che possono portarli dove vogliono. Prima dell'incidente ero una persona molto attiva e sportiva. Ora tutto è crollato. Mio marito, il mio lavoro tutto se n'è andato, e presto dovrò anche lasciare questa casa. Allison, la mia figlia minore aveva 3 anni quando ebbi l'incidente e ora quasi non mi riconosce. Rosanne, sua sorella, è in collegio e sembra avermi dimenticata. Una tristissima situazione, ma sono viva e, eccetto per alcuni spasmi muscolari, non ho più grandi dolori. Cerco di credere in Dio e di ringraziarlo per avermi lasciata vivere. Gli chiedo coraggio e recito nella mente il versetto del Vangelo di Marco: "lo credo; sovvieni alla mia incredulità" (9:24)
Sono a casa mia, ma i medici non mi permettono di togliermi la gabbia di metallo che mi serra dal collo al ventre. La dovrò portare per anni. Dovrei anche tentare di camminare un poco con le stampelle per tenere il corpo in movimento, ma non ho volontà. Rimando tutto al domani. Un penoso domani". 

Ho scritto questa pagina dopo pochi giorni che mi trovavo a casa, in un momento in cui mi sentivo sola e depressa. Poi una sera di molti mesi fa, mentre stavo guardando Allison giocare, arrivò mia sorella Joyce. Mi ha portato un grosso gatto siamese e me lo ha deposto in grembo. Era troppo grosso e il suo muso nero mi ha fatto quasi paura. Joyce disse: "Questo è Tom Katte ha bisogno di una casa. Non ha più artigli e gli mancano quasi tutti i denti. Deve avere più di l0 anni. Il suo padrone lo vuol far uccidere, ma io ho pensato che potrebbe far compagnia a te".
"No" - esplosi - "Non posso avere gatti da seguire e non mi piacciono i gatti siamesi. Sono meschini e distruttivi". Il gatto mi guardò con i suoi occhi azzurri e corse via. Andò ad adagiarsi su di una sedia e cominciò a leccarsi.

Joyce fu persuasiva: "Lascia che Tom Katt stia qui per qualche giorno finché gli trovo una casa. Ha un ottimo pedigree, ma anche i gatti nobili possono soffrire per la solitudine". Il giorno dopo, mentre stavo ancora nel mio letto ortopedico e pregavo Dio che mi desse coraggio, sentii la porta aprirsi e Tom Katt saltò sul mio letto e si mise a sedere sul mio seno. I suoi occhi chiari mi guardarono, intensamente. Lo accarezzai e il gatto posò una zampa senza artigli sulla mia guancia, come per accarezzarmi. Mi fece un tale bene quel gesto che cominciai a lacrimare di commozione. Tom Katt andò a sedersi in fondo al letto, sulle mie gambe senza vita, e da quel momento non mi abbandonò più, né io pensai più di liberarmene. Il giorno dopo mia madre cercò di scacciarlo dal mio letto, ma il gatto rifiutò di lasciarmi. Ogni tanto Tom Katt mi saliva in grembo e si allungava per accarezzarmi con la sua morbida zampa, e tutte le volte questo gesto mi infondeva un grande coraggio. Cominciai ad alzarmi per fare colazione in cucina e a portarmi con la carrozzella in giardino per leggere il giornale all' aria aperta. Tom Katt stava sotto la mia sedia a rotelle e quando gli parlavo mi rispondeva con i suoi rassicuranti miagolii.

Venne l'estate e Tom Katt diventò inquieto. Mi saltava in grembo e poi subito saltava a terra, si allontanava un poco da me e si voltava a guardarmi. Era come se mi invitasse a camminare. Quello che i medici volevano da me inutilmente. Poi un giorno Tom Katt uscì dal giardino e andò a mettersi nel mezzo della strada, indifferente alle automobili che passavano, come se volesse sfidare il traffico. Lo chiamai, ma egli non si mosse. Perciò presi le mie stampelle e andai in mezzo alla strada per prenderlo. Tom Katt lasciò la strada ma cominciò a camminare lentamente lungo il marciapiede. Lo seguii per almeno 100 metri ed ero orgogliosa di essere riuscita a camminare tanto. Poi Tom Katt ritornò verso casa e io lo seguii. Compresi che era il gatto che voleva che io camminassi. Da quel giorno tutte le mattine io e Tom facciamo una passeggiata lungo il marciapiede. Ogni giorno una passeggiata più lunga: mi è tornata la speranza e ho tanto coraggio.

Giorni fa mi sono messa a cantare per la gioia perché ero giunta alla fine del mio marciapiede. Tom Katt mi guardò male e io allora recitai i versetti della Bibbia: " ... poiché cammino per fede e non per visione" (Corinzi 5:7); "Nel giorno in cui temerò, io confiderò in te" (Salmi 56:3); e "lo posso ogni cosa in Colui che mi fortifica" (Filippesi 4:13). Mentre recitavo forte questi versetti (benedetta quella suora che mi impose di impararli a memoria) Tom Katt marciava davanti a me, con la coda diritta, approvando. A tratti si voltava per vedere come ce la facevo con le mie stampelle e miagolava il suo consenso. Poi venne l'inverno e fui costretta a interrompere le mie passeggiate con Tom. Ma l'orizzonte della mia vita si era aperto. Mi era stata consegnata un'auto con i controlli adatti al mio stato e venne il giorno che, con Tom sulla mia spalla, guidai l'auto fino alla chiesa. Al ritorno ci fermammo in un bar per mangiare un dolce, che Tom Katt gustò molto. Mi sentivo ridiventata padrona di me stessa.

Tom Katt
Poi tornò la primavera. Ieri ho passato la visita di controllo e i medici erano stupiti del mio miglioramento così rapido. Hanno deciso di togliermi la gabbia di metallo che mi teneva prigioniera. Ho cambiato casa per una più adatta al mio stato. Ho preso un lavoro di dattilografa a casa e, con Tom Katt sempre a fianco, ho ripreso le passeggiate. Ho ancora bisogno di stampelle e non potrò mai più schettinare, ma posso andare attorno. Ho imparato ad avere pazienza e ho compreso che Dio risponde sempre alle nostre preghiere, nel modo più giusto. Un giorno che arrancavo per strada con Tom Katt davanti a me, ci si avvicinò minaccioso un piccolo cane. Ero terrorizzata perché nelle mie condizioni non sapevo come essere di aiuto a Tom. Quel marciapiede, nelle ore delle nostre passeggiate era sempre deserto. Tom Katt si mise prima fra le mie gambe, poi, quando il cane si avvicinò ringhiando, fece un salto in avanti e l'affrontò deciso, soffiando. Il cane scappò via.

Senza artigli e senza denti Tom Katt mi insegnò ad avere coraggio. Quante volte ho pianto di gratitudine pensato al comportamento di Tom quel giorno. Ho camminato lungo la mia personale "valle delle ombre", secondo gli sconosciuti piani della vita, e Tom Katt non fu per me solo un gatto, fu l'amore di Dio che lavorò nella mia anima. "lo ho cercato l'Eterno, ed egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutte le mie paure" (Salmi 34:4).
Da "UNITY", luglio 1985, la rivista mensile della Unity School ofChristianity, Unity Village, MO 64065, USA.

Normalità è pazzia | Quale mistero avvolge il disturbo mentale | Alla scoperta di cosa è cambiato.

Dopo la pubblicazione di un nuovo manuale diagnostico, è aumentata l'incertezza relativa alla definizione di disturbo mentale: scopriamo che cosa è cambiato.

Si dice che il confine tra normalità e pazzia sia alquanto labile: un volume, pubblicato nel maggio del 2013, ha resa quest'affermazione più vera che mai. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, indicata in inglese con la sigla DSM (Diagnastic And Statistical Manual af Mental Disarders) non è un libro qualunque: si tratta infatti della "Bibbia" dell' American Psychiatric Association e, in questi mesi, l'ondata di reazioni che la sua quinta edizione ha suscitato non accenna a placarsi.

I più critici sostengano' che, ora, anche comportamenti assolutamente naturali vengono classificati come patologici, e la British Psychological Society, per esempio, ha dichiarato che esperienze normali potrebbero recare "la stigma della medicalizzazione", determinando' "interventi potenzialmente dannosi". 
Disturbi mentali
(immagine dal web)

Il DSM, pubblicato per la prima volta nel 1952, è una guida pratica per gli psichiatri, con tanto di caselle di controllo da spuntare per ogni sintomo di tutte le malattie mentali a oggi riconosciute. L'idea era quella di confrontare ciascuna definizione del manuale con i sintomi lamentati dal paziente, trovando per ognuno un'adeguata "etichetta": sindrome bipolare, disturbo acuto da stress, disturbo sintomatico da somatizzazione (ipocondria), e così via. 

La nuova edizione è il primo aggiornamento completo del DSM realizzato dall'American Psychiatric Association (APA) dopo quasi due decenni. Ha suscitato tanto scalpore a causa dei 15 nuovi disturbi mentali inseriti nella guida: per esempio, il dolore dovuto alla perdita di una persona amata potrebbe ora essere diagnosticato come "disturbo depressivo maggiore". Sentirsi terribilmente agitati prima di parlare in pubblico potrebbe significare che si è affetti da "sociofobia su base prestazionale". Anche chi  non vuole separarsi da vecchie carabattole diventa, secondo il manuale, una vittima del "disturbo da accaparramento". Nel prossimo post andremo a vedere ciò che accade durante la depressione a causa di un lutto.(science)
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