Il-Trafiletto

18/10/14

GIOCHI CURIOSI E INDOVINELLI 34^ PUNTATA

L'EREDITA' DEI 17 CAMMELLI E LA FURBA SOLUZIONE DEL CADI' AL PROBLEMA  DI DIVISIONE DEL NUMERO PRIMO SENZA RESTO.

Un arabo morì, e lasciò in eredità i suoi cammelli ai tre figlioli: Mohammed, Alì e Selim. Il testamento diceva che Mohammed, come primogenitodovesse ricevere la metà dei cammelli, Alì 1/3 e Selim  1/9. Il testamento non avrebbe avuto nulla di straordinario, se i cammelli non fossero stati 17. La divisione non era dunque possibile, giacchè 17 è un numero primo”, e perciò non è divisibile nè per 2, nè per 3, nè per 9, ne per qualsiasi altro numero che non sia 17 o l'unità. E, guarda un po'!Proprio 17 dovevano essere i cammelliNon si può certo tagliare un cammello. Mohammed, Alì e Selim decisero di rivolgersi al cadì, una sorta di magistrato: costui avrebbe certamente. saputo trovare la soluzione giusta. (Il nome stesso cadì -in arabo qadi- viene dal verbo qaday, che vuoi dire  risolvere).
Illustrazione by Hyde
Il cadì meditò brevemente, fece un piccolo calcolo mentale lisciandosi la barba, e poi disse: - Fatevi prestare un cammello, e tutto sarà accomodato. Eseguirete la spartizione dei cammelli, e poi restituirete il cammello.
- Ma chi di noi tre - chiesero i fratelli - dovrà restituire il cammello?
- Nessuno di voi tre dovrà restituire il cammello: ma il cammello sarà restituito-.
Mohammed, Alì e Selim si guardarono stupiti; ma il cadì impose loro di andarsene, poi che era molto occupato, ed essi ubbidirono. Si fecero prestare un cammello da un loro vicino ed ebbero, così, 18 cammelli da dividere (17+1= 18).
Quindi procedettero alla spartizione secondo il testamento lasciato dal padre loro, buon'anima: A Mohammed spettarono 1/2 di 18 cammelli, ossia 18:2= 9 cammelli; ad Alì spettarono 1/3 di 18 cammelli, ossia 18:3= 6 cammelli, a Selim spettarono 1/9 di 18 cammelli, ossia 18:9= 2 cammelli. Totale 9+6+2=17 cammelli. Dunque aveva proprio ragione il cadì! Ognuno dei tre fratelli aveva avuto la sua parte giusta con la rimanenza di  un cammello, ed essi lo restituirono al vicino che l'aveva prestato. Quella soluzione meravigliò moltissimo Mohammed, Alì e Selim, come continua a stupire tanta gente alla quale si racconta ancor oggi l'episodio curioso.Come va dunque questa faccenda? Ossia: come si può spiegare che il cammello preso in prestito potè far risolvere con tanta semplicità il problema e, inoltre come spiegare che il cammello potè essere restituito, senza  toglierlo a nessuno dei tre fratelli? Il cadì non fu giusto: fu furbo nel mettere d’accordo i tre fratelli. La spiegazione verrà data la prossima puntata.
mr.Hyde

Non solo morte anche sdegno | L'epidemia Africana continua lo sterminio di vite e valori umani

Ebola non è soltanto morte e sterminio di vite umane. L’ultima atrocità generata dal virus mortale e quella che ha colpito, non solo le vittime infettate materialmente, quelle che prestano loro soccorso.


Gente comune e non soltanto, l'orrore arriva anche da quelle persone arruolate per fronteggiare l'avanzata di Ebola, tutti quegli operatori sanitari a cui è stato attribuito il gravoso, quanto complesso compito di intercettare le vittime uccise dal virus, raccoglierne i cadaveri e trasportarli nel luogo prestabilito dalle autorità competenti dove si potrà procedere alla cremazione.

Un iter obbligatorio dal momento che gli infettati da Ebola possono rappresentare anche da morti un rischio, far divenire il loro cadavere un vettore della infezione letale anche quando l’anima non è più qui. Ordunque, in base a quello che denuncia il Wall Street Journal, svariate squadre impegnate a recuperare i cadaveri dei morti a causa di Ebola, sarebbero colpevoli di intascare tangenti dalle famiglie delle vittime in cambio dei corpi dei loro amati. Fondamentalmente gli operatori sanitari sono di fatto pagati per emanare certificati di morte dovuta però a causa non riguardante il virus Ebola, in maniera tale che i parenti delle vittime non siano teniti a consegnare i corpi come previsto dalle misure di emergenza introdotte per rispondere alla crisi.
Ebola: non solo morte anche corruzione

Facendo cosi, invece di consegnare i corpi e dare il via alla cremazione, qualche volta in base alle necessità, di gruppo, i congiunti possono dichiarare regolare sepoltura dopo aver dato luogo a tutti i riti funebri previsti delle religioni animiste, o di altro genere, a cui sono legate le popolazioni del luogo. Un fatto grave questo che suscita grande apprensione dal momento che i funerali in Liberia, normalmente prevedono il lavaggio del corpo del defunto e quindi mantenuto in mostra per una veglia che può avere luogo anche per diversi giorni, nel corso dei quali parenti e amici baciano il cadavere prima che questo venga sepolto. Un volontario di nome Vincent Chounse ha fatto sapere di aver assistito più di una volta a queste trattative tra gli operatori corrotti e le famiglie delle vittime, nella periferia di Monrovia.

«Di solito, racconta al Journal - gli operatori affermano di essere nelle condizioni di dare loro un documento del Ministero della Salute nel quale si certifica che non si trattava di Ebola». Il tutto per tangenti che possono variare dai 40.00$, ai 50.00$ . Questo il prezzo della salvaguardia della salute di un intero popolo già devastato, e che la povertà e la corruzione locale rischiano di far cadere in una tragedia umana senza pari. Non solo perché in questo modo si rischia di minare lo sforzo internazionale per fermare l’epidemia, me perché a rischio c’è tutta la regione del West Africa che, nello scenario peggiore dipinto dalle autorità della Banca mondiale, rischia di pagare per questa crisi un prezzo di oltre 32 miliardi di dollari in meno di due anni.


Era un tossicodipendente l'uomo che conquistò l'Europa

Che la psiche di Hitler avesse qualche problemino (con quello che ha combinato) non era difficile capirlo, ma che si drogasse come un forsennato con ben 74 farmaci al giorno sembra perfino impossibile credere che sia stato capace di manipolare le masse.


Eppure secondo un dossier americano, redatto durante la grande guerra, dal quale è stato tratto un documentario della tv britannica Channel 4, Hitler si drogava. Il rapporto lungo 47 pagine, descrive le abitudini di Hitler nel somministrarsi ogni giorno 74 medicine diverse, fra cui anche le metanfetamine.

Il dossier conferma che il Führer soffriva di varie patologie, tra cui quelle all'apparato digestivo per le quali prendeva barbiturici, tranquillanti, morfina e seme di toro. Si, seme di toro per rinforzare la sua virilità, sempre che ne avesse una. Faceva iniezioni con un estratto preso dai testicoli di toro. ( Senza queste magari era anche gay). Si diceva che fosse nato con un solo testicolo, ma nel documento non se ne fa cenno.

Come suo farmaco prediletto sembra ci fosse il Pervitin, ovvero uno stimolante consumato largamente dai militari. Sembra che fosse già in uso durante la prima guerra mondiale. Le truppe tedesche e austriache ne facevano uso per tenersi svegli e sopportare la fatica,. Infatti lo si conosceva con il nome di "cioccolato per i carri armati" -"Panzerschokolade" che Hitler aveva provato quando era al fronte. Il suo medico, Theodor Morell, lo tenaeva sotto cura fin dal 1936, gli aveva prescritto questo cocktail di farmaci e lo visitava ogni giorno

Secondo il rapporto americano, Hitler era sotto l’effetto delle metanfetamine anche durante l’ultimo incontro che ebbe con Mussolini, nel 1943. A quel punto il destino del duce era segnato, e il leader italiano lo sapeva. Il tedesco però lo aveva investito di invettive, in parte perché pensava che l’ormai ex alleato lo stesso tradendo, ma in parte anche perché era sotto l’effetto delle droghe.

17/10/14

Boom di ordini per la Mokka | Sono 300.000 dopo 2 anni dal suo esordio

Sono trascorsi soltanto 2 anni dalla sua comparsa sul mercato, ma sono stati sufficienti per la Opel, per raggiungere i 300.000 ordini per la Mokka. 


Si tratta di un traguardo notevole dal punto di vista puramente commerciale per la Suv compatta di Opel, la cui richiesta continua a mantenersi su degli standard di alto livello: 100mila sono state le immatricolazioni registrate in soli 7 sette mesi.

Nella vasta gamma della casa automobilistica tedesca, la Mokka si trova ad occupare la 3a posizione tra tutti i modelli che figurano tra i più venduti, dopo Corsa e Astra, piazzandosi davanti a Insignia e Zafira.

Inutile dirlo alla Opel sprizzano soddisfazione da ogni poro: “La Mokka incarna esattamente la nostra idea di modello entusiasmante fornito di tecnologie all'avanguardia a prezzi contenuti,” ha fato sapere Peter Christian Küspert, vice president sales & aftersales Opel Group. “Siamo estremamente soddisfatti del nostro bestseller. È una garanzia di successo e costituisce un tassello importante nella nostra offensiva di prodotto”.

Opel Mokka

Ci sono quattro elementi e...| L'Alchimia

......alla comparsa di un nuovo e abbagliante colore nell'alambicco ermeticamente sigillato.[Qui]

TEORIE DI ELEMENTI E METALLI
|"Ci sono quattro elementi, e... ciascuno ha al suo centro un altro elemento che lo rende ciò che è. Questi sono i quattro pilastri del mondo. Essi alle origini si svilupparono e furono plasmati dal caos per mano del Creatore; è la loro azione contraria che conserva l'armonia e l'equilibrio della macchina del mondo; sono loro, che, attraverso la virtù degli influssi celesti, producono tutte le cose che stanno sopra e sotto la terra". 

Michele Sendivogius, che scrive nel XVII secolo, traccia qui la descrizione della teoria classica di costruzione della materia che era alla base delle idee originarie sulla trasformazione alchimistica persistenti ancora nel XVIII secolo. I quattro elementi sono la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria; ne fece menzione per la prima volta il filosofo greco Empedocle, al culmine della sua attività verso il 450 a.c. Egli sosteneva che i quattro elementi entrassero in combinazione secondo proporzioni sempre diverse, dando così vita alle differenti sostanze che esistono; una parte del compito dell'alchimia è proprio quella di cercare di ricostituire la composizione degli elementi e la loro relazione reciproca, per poter poi procedere alla trasformazione della sostanza in esame.

Un'altra esposizione della teoria, che in Europa tenne banco fino all'era moderna quando si affacciò all'orizzonte la nuova scienza del XVII secolo, è quella che si ritrova nella formulazione di Aristotele, databile al 350 a.C. all'incirca. Era opinione del filosofo che ciascun elemento fosse composto di due qualità, e che il numero complessivo delle qualità fosse quattro: calda, asciutta, umida e fredda. L'elemento dell'aria era caldo e umido; il fuoco era caldo e asciutto; la terrà era asciutta e fredda; l'acqua umida e fredda. Il mutamento di una qualità di ciascun elemento rendeva possibile la trasformazione: eliminando l'umidità dall'aria, per esempio, sarebbe risultato il fuoco, perche ora la coppla delle qualità sarebbe stata quella del fuoco, che era caldo e asciutto. Ecco che gli alchimisti si trovavano in questo modo a possedere una teoria delle trasformazioni.

L'apparente semplicità di questo sistema, in ogni caso, è minata gia alla base dalle stesse descrizioni che ne fanno gli alchimisti, come possiamo vedere dalla citazione precedente. Essi ci tenevano a precisare quasi immediatamente che i veri aria, acqua, fuoco e terra non sono le entità che conosciamo noi. Gli elementi «comuni» erano le qualità tangibili e visibili, il cui carattere era il più prossimo agli elementi «puri». Questi elementi puri si trovavano solo nel nucleo della materia, ed erano considerati per lo più come forze, o agenti, piuttosto che come sostanze effettivamente rintracciabili. Questi elementi portavano a compimento il lavoro della Natura con il cambiare continuamente la propria combinazione per poter dare vita a tutte le diverse sostanze che esistono sulla terra.

Se la materia giungeva a cambiare il proprio stato, come succedeva nell'alambicco dell'alchimista, questo significava dunque che si era verificata un'alterazione, una nuova combinazione degli elementi che formano la materia. Un mutamento nello stato degli elementi non poteva avvenire semplicemente sotto l'azione di forze fisiche cioè, per fare un esempio, tramite taglio o polverizzazione. Il mutamento doveva avvenire in genere mediante l'applicazione dell'azione di un altro agente elementare, specialmente quello dell'acqua o quello del fuoco. Il fuoco e l'acqua «comune» venivano così a giocare un ruolo di spicco nell'alchimia, ma molto spesso gli alchimisti cercarono di produrre le forme «pure», che essi chiamavano con nomi del tipo «il nostro fuoco» e «la dolce acqua», «l'acqua del Ponto» o «l'acqua del sapiente».

Queste forme andavano soggette a lunghi e laboriosi stadi preparatori e venivano utilizzate per scopi quali la distruzione della forma originaria della Materia Prima per poter liberare gli elementi in essa contenuti, o per nutrire il materiale posto nell'alambicco, una volta che avesse già subito la trasformazione radicale. Si credeva che l'oro contenesse tutti e quattro gli elementi in perfetto equilibrio e si diceva che la natura operasse un processo costante di perfezionamento di quanto era ancora ad uno stato grezzo o corrotto. Ancora una volta Aristotele deve essere considerato il responsabile della teoria secondo la quale la Natura faceva «crescere» l'oro nella terra e che, per ovvia conseguenza, tutti i metalli si sarebbero dovuti sviluppare fino a diventare oro. I metalli stessi nascevano da semi, di cui si potrebbe riconoscere l'originaria natura metallica.

Talvolta la ricerca alchimistica della Materia Prima fu descritta come la ricerca del giusto seme metallico, che gli alchimisti potevano curare con attenzione e far sviluppare fino a condurlo allo stato di oro perfetto. Aristotele aveva elaborato una tesi per cui i metalli venivano prodotti all'interno della terra per azione del vapore. Gli alchimisti elaborarono questa idea, ìpotizzando che il calore del sole e l'influsso dei pianeti rendessero attivo questo vapore e che, dal momento che questi fattori variano a seconda del clima, delle stagioni e delle configurazioni dei pianeti, così anche i tipi di metalli sepolti nella terra variano. Nel procedimento alchemico essi cercavano appunto di riprodurre questo processo, annotando il grado di calore nella fornace, il periodo dell'anno e le indicazioni astrologiche.

Dall'osservazione della Natura, ancella fedele e saggia del volere divino, gli alchimisti incominciarono a capirne le vie e ad imparare come riprodurle ed esercitarsi su di esse tramite l'Arte. La visione che l'alchimista aveva della terra era quella di un organismo vivente in stato perenne e costante di cambiamento e di crescita. Per l'alchimia non esiste materia «morta»; tutta la sostanza è vitale e dinamica.
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