Il-Trafiletto

04/02/14

Temple Grandin | "Più conosco l'essere umano più sento di amare gli animali!" Psicologa autistica ed amante delle mucche!

Grandin: psicologa, autistica ed amante delle mucche! Provate ad immaginare un bel giorno che vi venga diagnosticato di essere affetti di autismo all’età di soli 2 anni di non aver proferito sillaba fino a 4 di essere nate negli States intorno la fine degli anni ’40, ovvero sia, quando la teoria che andava per la maggiore riguardo la causa dell’autismo era quella delle “madri no frost”, prive di alcun sentimento e attenzione ai vostri bisogni, al punto tale da costringervi a forza di chiudervi in una fortezza vuota

Bene...immaginate di avere avuto viceversa una madre fantastica, oltre ogni umana immaginazione che si rifiuta di farvi internare in un istituto e si impegna per insegnarvi a parlare, a cercare le cure migliori e le scuole idonee a darvi gli stimoli più congeniali a voi. Così da consentirvi di ottenere, nonostante le difficoltà, un notevole successo accademico e professionale in un campo non propriamente per signorine, gli allevamenti di bestiame. A raccontare la vita di questa donna è "Temple Grandin. Una vita straordinaria”, il film HBO che è proiettato al Festival delle Scienze 2014 di Roma dedicato ai linguaggi.
Temple Grandin

Autistica altamente funzionale, Grandin si laurea in psicologia, conquista un master in zootecnia e un dottorato in scienze del comportamento animale, nonostante le sue difficoltà nei rapporti con gli esseri umani. Celebre la definizione che diede di sé durante una conversazione con Oliver Sacks, il primo a raccontarne la storia: “quando cerco di entrare nella testa delle persone il più delle volte mi sento come un antropologo su Marte”. 

Grazie alla sua diversa sensibilità, capacità di osservazione e di catalogazione delle immagini, Temple riesce invece a entrare in piena sintonia con le mucche e analizza le cause di stress nei grandi allevamenti intensivi. Rumori, riflessi, percorsi, staccionate: tutto viene riprogettato da Grandin in modo da migliorare la qualità della vita del bestiame e di condurlo in un flusso ordinato al suo triste destino.
Che i percorsi da lei progettati conducano al macello è per Grandin un fatto inevitabile: molte mucche non sarebbero neanche in vita se non fossero state allevate a questo scopo. 

L’importante è ridurre però la loro ansia, non soltanto negli ultimi minuti di vita, quando il livello di cortisolo può alterare la qualità della carne. Riduzione dell’ansia che Grandin sperimenta su se stessa, quando inventa una “macchina per gli abbracci”. Durante un’estate trascorsa nel ranch della zia in Arizona, Temple osserva come le mucche si calmino quando vengono strette nelle gabbie per la vaccinazione. “Non sappiamo perché, ma le rende docili” le spiega un cow-boy. In preda a un attacco di panico, prova a entrare lei stessa nella gabbia e scopre che una pressione uniforme su tutte le parti del corpo è la cosa più simile a un abbraccio che un autistico riesca a sopportare. 

Il film esplicita e sintetizza, anche con una buona dose di ironia, un diverso modo di osservare la realtà: “le persone autistiche e gli animali ragionano nello stesso modo, non usano le parole ma il linguaggio sensoriale di suoni, odori, tatto. E soprattutto immagini”. A interpretare Temple Grandin è Claire Danes, che per questo ruolo ha vinto un Emmy e un Golden Globe. Le figure chiave della sua giovinezza – la madre, la zia e il professore di scienze – sono rispettivamente Julia Ormond, Catherine O’Hara e David Strathairn.

03/02/14

Coppia di indiani trasporta in trolley il cadavere della coinquilina iraniana | Arrestati

Una coppia di indiani ha trascinato per Milano, Lecco e Venezia il cadavere della coinquilina iraniana dentro un trolley. Arrestati con l'accusa di omicidio sostengono di non averla uccisa, ma solo di aver tentato di nascondere il cadavere.

Non un omicidio, ma una stupidaggine, commessa perche' avevano perso la testa. I due indiani accusati per la morte una 29enne iraniana studentessa all'accademia di Belle Arti di Brera hanno ammesso di aver cercato di nascondere il cadavere di Mahtab Savoji, ma non di averla uccisa. I due - 30 e 28 anni - immigrati regolari e residenti da anni in Italia, lavoravano entrambi in un albergo come cameriera e barman, e formavano una coppia nella vita. Sostengono di aver trovato la ragazza gia' morta nella giornata di lunedi' 27 e raccontano di aver perso la testa, decidendo di nascondere il cadavere in un trolley e trasportarlo in treno fino a Lecco, ma qui si sarebbero resi conto dell'impossibilita' di disfarsene.
Mahtab Savoji

Rientrati a Milano, i due sono saliti su un altro treno che li ha portati a Venezia, dove hanno abbandonato il corpo della studentessa nelle acque del Lido. Sulla base delle prove accumulate dalla Squadra Mobile di Milano in collaborazione con la mobile di Venezia, il pm di Milano Grazia Pradella ha disposto per entrambi il fermo con l'accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Secondo i primi rilievi effettuati sul cadavere, Mahtab Savoji sarebbe stata strangolata nel pomeriggio di lunedi' 27 gennaio. Il corpo, nudo, era stato ritrovato a Venezia nella notte tra lunedi' e martedi', ma non presentava segni evidenti di violenza, ed era stato riconosciuto grazie alle impronte digitali. Gli uomini della Squadra mobile hanno iniziato a indagare sulle frequentazioni della vittima e grazie alla collaborazione dei colleghi di Venezia, e alle immagini riprese da alcune telecamere di sicurezza, sono riusciti a collocare con sicurezza i due cittadini indiani poco distante dal Lido alcune ore prima del ritrovamento del cadavere. I due avevano la "valigia dell'orrore" che avrebbero trascinato in giro tra Milano, Lecco e Venezia per tutto il pomeriggio e la serata di lunedi' 27 gennaio. Resta da chiarire il movente: gli investigatori non escludono quello sessuale, al pari di altri. La studentessa condivideva la stessa stanza con i suoi assassini fin dallo scorso novembre, ma nelle ultime settimane avrebbe manifestato l'intenzione di lasciare l'appartamento di via Pericle. Secondo alcune ipotesi trapelate da ambienti investigativi, l'uomo indiano potrebbe aver tentato un approccio sessuale con la vittima.     fonte AGI

13 mesi alla deriva in mare aperto: l'Odissea di un naufrago

E' successo davvero, come in "Cast away", Jose Salvador Albarengo, 37 anni ha passato 13 mesi alla deriva, su una barca in vetroresina di 7 metri. Era partito per una battuta di pesca che doveva durare solo un giorno, e ha vissuto un'Odissea. Per sopravvivere ha bevuto sangue di tartaruga, in mancanza d'acqua e mangiato carne cruda.

 - E' rimasto alla deriva per oltre un anno, bevendo sangue di tartaruga (quando gli mancava l'acqua piovana) e nutrendosi della carne cruda degli uccelli e pesci che riusciva a catturare a mani nude: un pescatore salvadoregno, scomparso al largo delle coste del Messico, il 24 dicembre 2012, nel pieno di una violenta tempesta, e' ricomparso all'altro capo del globo, a oltre 12.500 chilometri di distanza in uno sperduto atollo corallino nelle Isole Marshall. L'uomo - la barba lunga, sorridente, in mano una lattina di Coca Cola e descritto in condizioni "migliori di quanto ci si possa aspettare" - e' sbarcato dalla motovedetta della polizia che e' andato a recuperarlo nell'atollo di Ebon ed e' arrivato, dopo un'ennesima navigazione di 22 ore, nella capitale delle isole, a Majuro. Ad attenderlo sulla banchina, diverse centinaia di curiosi attirati dalla sua singolare avventura. Il naufrago ha detto di chiamarsi Jose Salvador Albarengo, avere 37 anni, ed esser salpato per una spedizione a caccia di squali, per conto della compagnia ittica Camoronera Dela Costa, il giorno della vigilia di Natale del 2012. Doveva essere una battuta di pesca di appena un giorno, e' stata un'odissea durata 13 mesi.

Il compagno che era con lui, un ragazzino di nome Xiquel, tra i 15 e i 18 anni, e' morto poche settimane dopo perche' - ha raccontato - incapace di mangiare carne cruda. Il pescatore tornato alla civilta' e' stato recuperato giovedi' scorso, smunto e disorientato, su una barca in vetroresina di 7 metri arenatasi vicino al remoto atollo corallino: i locali hanno cercato di farsi spiegare cosa fosse successo ma lui parla solo spagnolo e le prime comunicazioni sono avvenute a gesti. "Cammina male, le sue gambe sono molto rinsecchite. Non credo si tratti di una bufala, penso che abbia avuto un bel po' di problemi in mare al largo", ha raccontato Jack Niedenthal, un cineasta che vive a Majuro, che e' riuscito a parlargli brevemente grazie a un interprete prima che l'uomo fosse portato via in ospedale. "Doveva essere una battuta di pesca di una sola giornata, e invece sono stati portati via da venti fortissimi. Ma sembra in condizioni migliori di quanto ci si possa attendere", ha raccontato l'ambasciatore Usa nelle Isole Marshall, Tom Ambruster, un altro che e' riuscito a parlargli. L'uomo ha raccontato di essere salvadoregno ma che ha vissuto 15 anni a Tapachula, in Messico, prima della clamorosa odissea. "Ha detto di essere un pescatore di gamberi e squali", ha riferito ancora l'ambasciatore. Adesso le autorita' delle Isole Marshall contatteranno la famiglia e organizzeranno il suo rimpatrio, ma prima - dopo i controlli sanitari in ospedale - il pescatore-naufrago dovra' essere sentito dagli inquirenti.                                                                                         fonte AGI

Hiv | La nuova arma sarà una pianta ornamentale?

Usato soprattutto come ornamento colorato per terrazzi, balconi e finestre, il geranio potrebbero ritagliarsi un piccolo grande spazio anche in campo medico, specialmente nella battaglia contro l'Hiv. Sì, perché l'estratto della radice del Pelargonium sidoides, il genere a di pianta cui appartengono i comuni gerani che coltiviamo a scopo ornamentale, ha dimostrato, in esperimenti in provetta, la capacità di inattivare il virus dell'Aids e impedire il suo accesso nelle cellule, dunque l'infezione. Lo studio è stato condotto presso l'Istituto Helmholtz Zentrum - Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale ed è stato pubblicato su Plos One. Chissà se in futuro questa scoperta potrà rivelarsi una soluzione per un problema di vaste proporzioni, visto che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, più di 35 milioni di persone nel mondo sono infettate dall'Hiv, la maggior parte da Hiv- 1 e l'Aids è una delle dieci principali cause di morte nel mondo. Il geranio, o meglio il suo estratto, è sicuro per l'uomo e già usato come preparato erboristico contro la bronchite acuta. Infatti Alcune specie sudafricane, specificamente il Pelargonium sidoides e il Pelargonium reniforme, sono utilizzati nella medicina tradizionale di diversi gruppi etnici del Sudafrica per le loro proprietà curative. Gli esperti hanno scoperto che le sostanze della pianta attive contro l'Hiv (capaci di bloccare la replicazione del virus e di impedire che infetti le cellule del sangue) sono un mix di polifenoli. Secondo gli scienziati, l'estratto di radice previene l'infezione da Hiv (in particolare di Hiv-1, il virus più comune nell'uomo) inattivando il virus e impedendogli di entrare nelle cellule da infettare. Il suo meccanismo d'azione è distinto da quello dei farmaci antiretrovirali oggi in uso clinico. Questo aspetto fa dell'estratto di geranio un nuovo potenziale medicinale da affiancare a quelli già in uso.

Romeo & Giulietta ha stregato Milano! (e dintorni)

E dopo Roma è la volta di Milano!

Presente sul territorio milanese fin dal 23 Gennaio scorso questo spettacolo ha collezionato un successo via l'altro ed il weekend appena trascorso non è stato certo da meno.  Il tanto amato Musical "Romeo e Giulietta -ama e cambia il mondo-" nella sua ennesima rappresentazione, ha incantato il numeroso pubblico accorso in Teatro, l'ennesima Standing Ovation, l'ennesima magia quella prodotta da David Zard, un miscuglio di sensazioni magistralmente curate da Giuliano Peparini.
Ben otto giorni addietro ho avuto il piacere di assistere a tale spettacolo e non potevo certo esimermi dallo scriverne. A chi ti porta oltre i confini dell'emozione! Grazie.

Il 26 Gennaio ho assistito allo spettacolo più sensazionale, sensoriale, emozionale e stupefacente di sempre, ad oggi ne sono ancora completamente presa, vivo le mie giornate avvolta in una bolla che fluttua attraverso i giorni, le ore, il tempo ma dentro di essa la clessidra è ferma a "Romeo e Giulietta -ama e cambia il mondo-". Inizio a pensare che durante la visione dell'opera rilascino nell'aria una sostanza tale da dare dipendenza perché se lo hai visto una volta, scalpiti per tornarci, ti strega! E' la magia del talento.
La cosa che più di tutte mi ha colpito è l'utilizzo del palco che viene adoperato nella sua interezza, non c'è un angolo spoglio o lasciato al caso, ne orizzontalmente ne verticalmente, ogni scena è piena di vigore, carica di emozione, si passa dal crescere lento della sensazione alla stilettata della sorpresa. Ho assistito ad altre rappresentazioni teatrali ma mai come in questa ho visto il pubblico così rapito, nessuno che fiata, le teste perennemente rivolte al palco, si hanno segni di vita solo durante l'intervallo a luci accese e neanche nell'immediatezza della luce, un lieve torpore prende.
Gli artisti emozionano tutti in egual maniera seppur in modo diverso, il personaggio se lo sono cucito addosso meglio del meraviglioso abito che indossano, i ballerini una folata di vento in piena estate, una rincorsa, un'onda che ti coglie all'improvviso, tramutano le parole in movimento, aggressivo o lento che sia, gli leggi il corpo. Le canzoni prendono la via del cuore senza troppi tornanti, le voci, ognuna con la sua sfumatura, la sua particolarità accoppiate con estrema maestria, suoni che danzano senza corpo e le scene che cambiano e prendono forma sotto gli occhi, addirittura vengono riprodotte le foglie mosse dal vento nella scena del balcone, le pedane che si spostano facendo fluttuare la scena, fortificando il suono e incollandolo all'azione innalzando i personaggi e, lo spettacolo che esce dal palco: i frati, i ballerini che arrivano alle tue spalle correndo, Leonardo (il Principe di Verona) che spunta tra il pubblico cantando del risultato di tale tragedia, è un tumulto di sensazione/azione studiato ad hoc per emozionare e direi che ci sono riusciti alla grande.

La disponibilità degli artisti dopo lo spettacolo è qualcosa di sublime, ho anche avuto l'onore e la fortuna di poter stringere la mano niente meno che a David Zard, un uomo in evidente stato di commozione nel vedere la reazione della gente, quando lessi che si emozionava in tale maniera stentai a crederci e invece.


Romeo e Giulietta -ama e cambia il mondo- al linear4ciak Milano fino al 23 Febbraio.
Non perdete l'occasione di farvi scuotere l'emozione.

"Piccolo aggiornamento, visto il grande successo sono state aggiunte date fino al 2 Marzo."


p.s. resoconto concesso anche alla pagina fan del cast su facebook, son sempre io :)




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