Il-Trafiletto

29/07/14

La nemesi della materia oscura

Rilevatore di WIMP
Situato nelle viscere della Terra, a circa 1,5 chilometri di profondità sotto il Gran Sasso, in Abruzzo, questo strumento potrebbe finalmente smascherare la materia oscura, sfuggente sostanza che si ritiene costituisca 85% della massa dell'Universo.

Dopo la sua attivazione, avvenuta alla fine del 2013, un rilevatore posto all'interno di questa camera è stato dedicato alla ricerca delle WIMP (Weakly Interacting Massive Particles, particelle massive debolmente interagenti), che secondo i fisici potrebbero costituire la materia oscura. Il rilevatore DarkSide-50 è stato collocato al centro di questa sfera metallica e riempito di argon liquido.

Gli scienziati sperano in una collisione tra una WIMP e un atomo di argon, evidenziata da un'emissione luminosa. Anche un'altra particella subatomica, però, il neutrone, attraversando il rilevatore produrrebbe lampi di luce analoghi. Per questo motivo, la camera esterna sarà riempita di un'altro liquido particolarmente sensibile ai neutroni, drogato con molecole di boro che scintilleranno se colpite. Queste scintillazioni saranno rilevate da fotomoltiplicatori inseriti nella parete della camera. Se si verificherà un'emissione di luce all'interno del rilevatore e non nel boro circostante, la causa sarà con tutta probabilità una WIMP.

"Per capire come si è evoluto l'Universo, o come evolverà in futuro, dobbiamo sapere di che cosa è fatto", dice Chamkaur Ghag, fisico dell'University College di Londra che collabora all'esperimento.(science)

Il cantore del peccato da 775.000 €

Quest'oggi voliamo in Francia per la precisione nella primavera del 1857 quando Charles Baudelaire pubblicò una raccolta di poesie. La raccolta suddivideva le poesie in cinque sezioni: Spleen et ideal, Les Fleurs du mal, Révolte, Le vin e La mort.
La raccolta venne però immediatamente censurata perché la forma poetica e i temi trattati davano scandalo, per non parlare del titolo dell'opera: "Les lesbiennes" (Le lesbiche).

Baudelaire però non si da per vinto e nel 1861 pubblica nuovamente la raccolta nella quale rimosse le sei liriche che erano state messe sotto accusa, sostituendole con altre 35, dividendo l'opera in modo diverso e aggiungendo la sezione "Tableaux Parisiens".

Charles Baudelaire
Charles Baudelaire
Questa è la storia della raccolta di poesie più famosa e più discussa della poesia moderna: I fiori del male di Charles Baudelaire. Tanto per darvi un'idea di quanto sia famoso Baudelaire, una prima edizione del 1857 dell'opera, con tanto di dedica autografata all'amico Narcisse Ancelle è stata aggiudica per la cifra (che tutti noi sicuramente disponiamo) di 775.000 € (compresi i diritti d'asta).

“Il Cielo! Coperchio nero della grande marmitta dove bolle l'impercettibile e vasta Umanità.”

Questa raccolta di liriche, come lo stesso Baudelaire afferma, sono un viaggio negli inferi della vita, una sua manifestazione di dolore ma anche di esortazione nel riconoscere la prigione che ci imprigiona. Un viaggio tra i peccati, i piaceri, la perdita di tempo nonché la nostra incapacità di plasmare la nostra vita in base alla nostra volontà, tanto da finire per sprecarla. Baudelaire ci mette in guardia dalla noia e dal vizio che ci costringono ad inseguire sogni che non realizzeremo mai e che anzi, ci provocheranno solo dolore e sofferenza.

I Fiori del male e  tutte le poesie
I Fiori del male e
tutte le poesie
“E il cuore trafitto, che il dolore ogni giorno alletta, muore benedicendo la sua freccia.”

I fiori del male, che tutti a scuola anche solo di sfuggita abbiamo studiato (L'albatro vi dice niente?), è considerata una delle opere liriche più influenti, innovative e celebri dell'ottocento. Lo stesso Baudelaire è lo stereotipo del Poeta Maledetto, una figura tragica, chiusa in se stessa che venera i piaceri della carne ed è impegnato a tradurre la propria visione del mondo in opere pregne di bassezza e sofferenza. Elementi che ispirarono altri autori, insieme all'uso di un linguaggio misticista e rigoroso nelle forme, camuffato però da un'ambiguità morale, con oscillazioni tra temi metafisici e teologici.

Dice Arthur Rimbaud riguardo a Baudelaire:
“[…] Baudelaire è il primo veggente, re dei poeti, un vero Dio. Benché vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata è in lui meschina. Le invenzioni dell’ignoto richiedono forme nuove”

Nella prima parte dell'opera (Spleen et Idéal), Baudelaire esprime il malessere del poeta, spirito superiore capace di elevarsi al di sopra degli uomini. La seconda parte  (Tableaux parisiens) rappresenta il tentativo di fuggire l'angoscia uscendo dalla propria dimensione personale. Tentativo vano in quanto lo spirito inquieto non trova che altri individui sofferenti come lui. Le vin e Felurs du Mal rappresentano appunto questo tentativo di fuga che il poeta compie tramite l'alcool e l'alterazione delle percezioni. I fiori del male sono i paradisi artificiali (a cui l'autore dedicherà il saggio I paradisi artificiali sull'effetto delle droghe) e gli amori proibiti e peccaminoso che illudono una forma di conforto. Nella quarta sezione dell'opera, quando gli effimeri piaceri  svaniscono, al poeta non rimane che rinnegare Dio e invocare Satana che comunque non si rivelerà utile alla fuga a cui il poeta ambisce. L'ultima sezione, Le mort, è l'ultimo appiglio del poeta disperato. Morte però non intesa come passaggio ad una nuova vita, come totale distruzione e disfacimento. Nell'ignoto che la Morte rappresenta, il poeta si affida nella speranza di qualcosa di nuovo, di diverso.

“Stavo per morire. Un male strano, misto d'orrore e desiderio, era nell'anima innamorata: angoscia e speranza viva, senza ribelli umori.”

I fiori del male è uno spaccato, un ritratto della vita secondo il poeta dove il bene e il male possiedono entrambi i propri fiori e le sue bellezze, anche se il male sembra possedere meraviglie più attraenti e accattivanti.


(Le immagini presenti in questo post sono state prese da internet. Le citazioni dal libro di cui il post parla, mentre le informazioni riguardanti l'autore sono state prese dalla Wikipedia)

28/07/14

Quando poi qualche debolezza del fisico ha ricordato loro la condizione di mortali, come muoiono impauriti..| Seneca

............che non può essere afferrato, ed anche questo viene sottratto loro tormentosamente divisi in molti affanni.[ qui ]

11, 1. In linea generale dunque, vuoi sapere quanto non a lungo vivano? guarda quanto desiderino vivere a lungo. Vecchi decrepiti mendicano nei loro voti l'aggiunta di pochi anni: fingono di essere più giovani; con una bugia si fanno illusioni e si ingannano tanto volentieri, come se unitamente a sé stessi intrappolassero il destino. Quando poi qualche debolezza del fisico ha ricordato loro la condizione di mortali, come muoiono impauriti, non come se uscissero dalla vita, ma come se ne fossero strappati via! di essere stati stolti, sì da non aver vissuto, essi lo gridano, e che se mai sfuggano a quella malattia, vivranno nel riposo appartato; solo allora, quanto inutilmente abbiano approntato quei mezzi di cui non possono servirsi, quanto sia risultata vana ogni loro fatica, essi ci pensano.
2. Per coloro invece, la cui vita è condotta lontana da ogni impegno, perché non dovrebbe essere spaziosa? di questa nulla è delegato ad altri, niente viene sparso qua e là, niente ne viene affidato alla fortuna, niente va perduto per negligenza, niente viene sottratto per prodigalità, niente è di troppo: tutta la vita, per così dire, è messa a frutto. Per quanto piccola sia, è dunque sufficientemente abbondante, e perciò, quando una volta o 1'altra verrà l'ultimo giorno, il saggio non esiterà ad andare alla morte con passo sicuro.

12, 1. Chiedi forse chi io chiami affaccendati? non credere che mi riferisca solo a coloro che i cani lasciati liberi cacciano infine dalla loggia del mercato; a coloro che tu vedi soffocati o più rispettabilmente fra una turba di loro seguaci oppure più spregiativamente fra una turba di estranei; a coloro che gli uffici chiamano fuori casa, perché vadano a sbattere contro le porte di una casa altrui; a coloro, che la vendita all'asta" fatta dal pretore mette in agitazione per un guadagno disonorevole e che una volta o 1'altra finirà in cancrena.
2. Di certuni, la vita privata è affaccendata: in vita o nel letto proprio, in mezzo alla solitudine, benché si siano allontanati da tutti, proprio loro sono molesti a sé; la loro vita non bisogna definirla riposo appartato, ma ozioso affaccendarsi. Chiami tu persona che si riposa appartata, chi vasi di Corìnto'? (preziosi per la pazzia di pochi) dispone in ordine con ansiosa sottigliezza e che consuma la maggior parte dei giorni in mezzo a laminette piene di ruggine? chi nella palestra (infatti, ed è una vergogna, siamo preda di vizi che non sono neppure Romani!) se ne sta seduto come spettatore di fanciulli dediti alla rissa? chi divide le greggi delle sue mule in coppie di uguale età e colore? chi ingrassa gli atleti giunti per ultimi sulla piazza?
3. Che? chiami persone che vivono in un riposo appartato quelli che trascorrono molte ore nella bottega del barbiere, mentre viene tagliato ogni pelo cresciuto nella notte precedente, mentre ci si riunisce in consiglio per i singoli capelli, mentre si rimette in ordine la chioma scompaginata, oppure si spinge di qui e di là sulla fronte quella capigliatura che si sta facendo rada? come si arrabbiano, se il barbiere è stato un po' meno diligente, quasi tagliasse la barba ad un vero uomo! come si accendono, se è stata tagliata qualche parte della loro criniera, se qualche parte si è adagiata fuori dall' ordine, se tutte le parti non sono ricadute nei riccioli che loro competono! chi c'è fra costoro che non preferisca sia scompigliato lo Stato che non la propria chioma? che non sia più preoccupato del decoro della propria testa che della propria salute? che non preferirebbe essere ben pettinato, piuttosto che rispettabile? chiami persone appartate nel riposo, costoro che sono affaccendate fra pettine e specchio?
4. che dire poi di coloro che si danno da fare nel comporre, ascoltare, imparare canzoni, mentre in flessioni di modulazione mollissima torquono la loro voce (il cui corso diritto la natura ha fatto ottimo e semplicissimo); le cui dita schioccano sempre, dentro di sé essi misurando qualche musica, e dei quali, quando sono stati chiamati a faccende serie e spesso anche preoccupanti, si percepisce una sommessa modulazione? costoro non hanno un riposo appartato, ma un affaccendarsi senza risultati.
5. I loro banchetti, vivaddio, non li porrei fra i momenti di tempo libero, vedendo con quanta sollecitudine dispongano in mostra la suppellettile d'argento, con quanta diligenza tengano alte alla vita le tuniche dei loro amasi, come attendano preoccupati il modo in cui il cinghiale esca dalla cucina, con quanta velocità gli schiavi dai peli rasati, dato il segnale, corrano qua e là ai compiti loro, con quanta perizia tecnica gli uccelli vengano tagliati in pezzi di misura uguale, con quanta cura attenta gli infelici ragazzetti detergano gli sputi degli ubriachi: da questi comportamenti si cerca fama di raffinatezza e di signorilità, ed i mali loro li seguono a tal punto in tutti gli angoli della loro vita appartata, che né mangiano senza desiderare che in giro se ne parli né bevono.
6. Fra le persone che riposano apparta te, non conterai neppure coloro che sulla sedia o sulla lettiga si portano qua e là e si fanno incontro puntuali agli orari delle passeggiate in carrozza che loro competono, come se non fosse lecito trascurarle; coloro, ai quali 1'ora in cui debbano lavarsi, l'ora in cui debbano nuotare, 1'ora in cui debbano cenare, un altro glielo ricorda: a tal punto gli animi loro delicati si disfano per una eccessiva mollezza, da non essere in grado di sapere da soli se hanno fame!
7. sento dire che uno di questi raffinati - se pur bisogna chiamare raffinatezza il disimparare consuetudini di vita degne di un uomo - portato fuori dal bagno a braccia alte e deposto sulla sedia, abbia detto ponendolo come domanda: «Sono già seduto?». Questa persona, che non sa se sta seduta, credi tu che sappia se vive, se vede, se riposa appartato? non saprei dire se io compianga di più che egli non lo sappia, oppure che abbia finto di non saperlo.
8. Percepiscono senz' altro la dimenticanza di molti fatti, ma di molti la fngono anche; certi difetti li allietano, come prova della loro riuscita nella vita: sembra essere proprio di una persona di rango troppo basso e spregevole sapere che cosa fai. Và dunque ora, e credi pure che i mimi molto mentiscano allo scopo di rinfacciare la vita lussuosa! di più, vivaddio, tralasciano, di quanto rappresentano, e l'abbondanza di incredibili difetti ha tanto progredito in questo nostro tempo (ingegnoso solo nel produrre ciò) che noi siamo ormai in grado di accusare i mimi di poca attenzione.
9. Possibile che ci sia qualcuno tanto sfinito nelle raffinatezze da prestare fede ad un altro del suo stare seduto? costui non è persona che vive in un riposo appartato, devi attribuirgli un altro appellativo: è malato, anzi morto. Vive in riposo appartato chi ha anche percezione della sua condizione. Ma questo mezzo morto, che per capire le posizioni del suo corpo ha bisogno di qualcuno che gliele indichi, come può essere padrone di qualche momento del tempo?

Dentro la scienza | Quale logica nella climatologia?

C'è qualche logica nella climatologia? Se c'è, non si vede. Cominciamo dai fondamenti della scienza del clima: d'estate fa più caldo che in inverno (perlomeno in teoria).

La spiegazione pare ovvia: la Terra, in quel periodo dell'anno, è più vicina al Sole. Invece no: il momento in cui il nostro Pianeta si trova alla massima distanza dalla sua stella madre è proprio l'inizio di luglio. Certo, la distanza dal Sole ha un impatto sul calore percepito, ma inferiore rispetto all'effetto dell'inclinazione dell'asse terrestre. In estate, dunque, quando il nostro emisfero è angolato in direzione del Sole, i raggi, colpiscono più verticalmente il suolo, facendo aumentare l'intensità termica per metro quadro. Non lo sapevate?

Non siete i soli: alcuni anni fa, ricercatori dell'Università di Harvard hanno scoperto che appena un neolaureato su 10 sapeva spiegare perché in estate fa più caldo. I climatologi lo sanno di certo, ma poi cadono in altre trappole, tipiche della loro materia di specializzazione. Pensiamo all'attuale controversia relativa alla banchisa dell'Antartide: se il nostro Pianeta si sta surriscaldando, sarebbe logico aspettarsi una riduzione dello strato di ghiaccio marino. Invece, fin dal 1985, il ghiaccio galleggiante che circonda il "Grande Continente Bianco" è andato aumentando, del 2 per cento circa al decennio! Non moltissimo, ma abbastanza da fare dei climatologi lo zimbello di chi vede con scetticismo il riscaldamento globale.
Quale logica nella climatologia?

Gli scienziati non si sono fatti intimorire e hanno studiato a lungo il fenomeno: grazie a una simulazione al computer (arma di elezione nel campo della climatologia), un'equipe del Royal Netherlands Meteorological Institute ritiene di aver spiegato il paradosso del mare più caldo che produce più ghiaccio. Funzionerebbe così: l'acqua marina, tiepida, scioglie lo strato ghiacciato sovrastante, creando al di sotto di esso un cuscinetto d'acqua fredda.

Questo strato, meno salato, e dunque meno denso, galleggia sull'oceano, più caldo, espandendosi e congelandosi nei mesi invernali, e andando così a integrare la banchisa. Troppo complicato? Niente paura: esistono altre spiegazioni. Eccone una della British Antarctic Survey: il riscaldamento globale ha modificato la ventilazione naturale in Antartide e il ghiaccio viene soffiato dalla costa verso il mare aperto. Aumenta così la quantità d'acqua esposta ai venti ghiacciati e, di conseguenza, la banchisa si estende. Tutte e due le teorie potrebbero essere giuste, almeno in parte. Ma potrebbero anche essere entrambe sbagliate.

Quel che è certo è che questa combinazione di osservazioni paradossali e spiegazioni contorte comunica un'impressione di scarsa credibilità. Non dobbiamo prendere troppo con i climatologi: devono misurarsi con problemi terribilmente complessi, sotto gli occhi di un'attentissima opinione pubblica. Non mettiamoli ulteriormente sotto pressione, per evitare che arrivino a conclusioni affrettate che si rivelerebbero sicuramente sbagliate. Il momento è particolarmente delicato, visto l'attuale dibattito sul gas da argille, o shalegas. Perfino alcuni ambientalisti hanno ipotizzato che, benché si tratti comunque di un combustibile fossile, fonte di C02 e dun responsabile del riscaldamento globale, passare dal carbone allo shale potrebbe essere una mossa intelligente, visto che il gas da argille libera quantità di anidride carbonica per unità di energia notevolmente inferiori. In tema di "combustibili puliti", però, ecco spuntare un altro paradosso.

È vero che lo shale gas rilascia meno C02 del carbone, ma non produce neppure zolfo né altre emissioni nebulizzate che, ormai è noto, riflettore la luce solare respingendola in direzione dello Spazio, compensando co parte dell'effetto riscaldante della combustione del carbone. Se si tiene conto di questo, la superiorità del gas da argille non è più così ovvia. Urge però trovare una risposta certa, e in tempi brevi. Proprio in questa fase, i governi mondiali stanno decidendo le politich seguire in materia di shale gas, e se arrivassero a conclusioni affrettate basandosi su "evidenti" ragionamenti scientifici, tutti noi potremmo farne le spese.(science)

La Terra da spettacolo

Foto:NASA
Tutte le macchie luminose visibili in questa foto sono fulmini che hanno colpito la Terra nell'arco di 15 minuti.

La foto in time-lapse, scattata da Don Pettit, un astronauta presso la Stazione Spaziale Internazionale, è stata ottenuta con esposizioni multiple da 30 secondi, poi montate in sequenza con un software di elaborazioni immagini.

Le stelle appaiono come scie di luce che si stagliano sullo sfondo blu scuro del cielo notturno, mentre sulla superficie terrestre sono visibili le bande luminose delle illuminazioni urbane. Solo l'osservazione dallo Spazio permette di rendersi conto del numero di temporali in atto.
"Si verificano circa quattro milioni di lampi al giorno, sparsi in tutto il Pianeta", dice Joseph Dwyer, esperto di fulminologia presso il Florida Institute of Technology. La frequenza delle scariche varia nel corso della giornata, ed è massima quando il Sole sovrasta masse estese di terraferma, quali l'Africa e le Americhe.(science)

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