Il-Trafiletto

19/09/14

Immobiliare: costruire case da mettere a disposizioni di aziende internazionali e locali, che lavorano insieme

La vera sfida nel mondo dell’immobiliare, sarà quella di creare grandi ambienti, con spazi verdi e autonomi per aziende sperimentali ,che vogliono lavorare insieme e vivere sotto lo stesso tetto. 


Si allestiscono case sempre più all’avanguardia e con ogni tipo di arredamento, ma la vera innovazione nel campo immobiliare potrebbe essere quella di creare, veri e propri centri multifunzionali, che possano ospitare un cast revolving di giovani aziende internazionali e locali, che vogliono lavorare in rete e collaborare anche nell’uso degli spazie e delle case, che dovranno avere tutte le attrezzature necessarie, ma importante sarà collocarle in uno spazio rurale tranquillo.

Infatti solo ricuperando spazi e ambiente e mettendosi a lavorare insieme si potrà vincere qualsiasi concorrenza e finalmente ci saranno idee nuove e forti, da proporre al mondo intero, perchè nascono da un lavoro fatto in modo internazionale e a contatto diretto.

Quindi la grande sfida, che le nazioni devono mettere in gioco, sono vere e proprie case a disposizione di progetti e aziende internazionali, che crescono anche vivendo insieme e condividendo gli stessi spazi e lo stesso tetto.
Case per aziende internazionali e locali

Sciami umani

Sciami umani

Se la comprensione dell'intelligenza di sciame batterica fornirà nuove armi alla lotta contro il cancro, anche gli sciami umani appaiono estremamente interessanti.


Ian Couzin, ecologo dell'Università di Princeton è uno dei massimi esperti di intelligenze collettive, sta applicando le stesse tecniche usate per creare modelli di sciami di locuste e banchi di pesci allo studio dei comportamenti delle masse.

"Le tecniche di tracciamento e modellazione sono le stesse, e utilizziamo lo stesso linguaggio informatico", spiega Couzin. "Determinando in che modo ci muoviamo e interagiamo dentro di una folla, possiamo mettere a punto simulazioni che riproducono aspetti importanti del comportamento collettivo, per esempio l'evacuazione di edifici", dice Couzin. Quest'approccio ha già dato i primi frutti: secondo un test condotto dalle università di Hull e Leeds, le persone sono più portte a seguire figure di riferimento se i leader agiscono in gruppo invece che isolati.

"La stretta prossimità rafforza l'autorevolezza reciproca", specifica Couzin. A differenza delle api e dei batteri, gli umani non si sono evoluti per la coabitazione in grandi gruppi. Quindi, una miglior comprensione del comportamento collettivo che abbiamo successivamente adottato può aiutarci a risolvere diversi problemi e lo studio di specie brillantemente portate alla vita in colonia può offrirci importanti benefici.

Ciambelline di patate fritte

Ciambelline di patate fritte
Ingredienti per 4 persone
*patateg300
*3 uova
*3 cucchiai di olio di semi
*zucchero g 150
*farina g 100
*una arancia
*un limone
*lievito di birra g 25
*un dI di latte
*una bustina di vanillina
*abbondante olio per friggere
*sale
TEMPO: 35' FACILE PREPARAZIONE
Ciambelline di patate fritte
Lessate le patate in acqua leggermente salata, pelatele e passatele allo schiacciapatate raccogliendo il ricavato in una terrina, quindi lasciatelo raffreddare. Sulla spianatoia, o in capace zuppiera, fate la fontana con la farina. Al centro rompete le uova, unite le patate, i tre cucchiai di olio di semi, 100 g . di zucchero, la vanillina, il lievito sciolto nel latte tiepido e, infine, la scorza grattugiata dell'arancia e del limone. Aggiungete una punta di sale e amalgamate il tutto formando un impasto morbido e omogeneo. Con piccole porzioni di impasto fate dei rotolini, chiudeteli ad anello e ricavàtene delle ciambelline che lascerete lievitare. Friggetele nell'olio bollente e scolatele con un cucchiaio forato. Adagiatele su carta assorbente da cucina perchè perdano il grasso in eccesso, quindi trasferitele in un piatto da portata, cospargetele con lo zucchero restante e servitele calde.

Duomo di Orvieto: Giudizio Universale

Duomo di Orvieto: Giudizio Universale

Orvieto è dominata dall'imponenza del suo Duomo, uno dei massimi capolavori architettonici del tardo medioevo che fu immenso cantiere nell'arco di tre secoli. Sulla bellissima facciata in stile gotico si ammirano decorazioni architettoniche che vanno dal XIV al XX secolo, comprendenti un grande rosone, mosaici dorati. e tre maestose porte bronzee.

Tra i tesori artistici custoditi all'interno spicca la Cappella di San Brizio, impreziosita dal celebre affresco sul Giudizio Universale di Luca Signorelli, allievo di Piero della Francesca, L'opera si sviluppa sulla volta d'ingresso e sulle pareti laterali, producendo un'unica narrazione incentrata sull'Anticristo e sul Giorno del Giudizio, argomenti trattati con straordinaria potenza espressiva, ricca di invenzioni visive inquietanti e spettacolari.

 
















Molti personaggi sono nudi e mostrano una costruzione anatomica perfetta, capace di sfidare apertamente le successive sperimentazioni figurative di Michelangelo, Per rendere più credibile l'idea spirituale dell'Apocalisse, Signorelli si consultò - spesso con un teologo, ispirando le proprie composizioni ai testi sacri. I lavori nella Cappella terminarono intorno al 1506. la grandiosa austerità dell'opera, simile alle descrizioni asciutte della Divina Commedia, incontrò subito il favore dei contemporanei, specialmente per la sintesi perfetta di azione ed emozione.

Pare che lo stesso Michelangelo esprimesse grande apprezzamento per lo straordinario realismo del collega, usando i suoi modelli per i complicati affreschi della Cappella Sistina. Recentemente alcuni restauri hanno ridato vigore al ciclo del Signorelli, riportandone alla luce anche parti inedite.
Il giudizio universale
appella di S.Brizio

Morire di fame e morire di cibo, le contraddizioni di un mondo che va a rotoli

Alla 10ma Conferenza Mondiale sul futuro della Scienza,  «The Eradication of Hunger – Per un mondo senza fame» da ieri e fino al 20 Settembre a Venezia si parla del riequilibrio delle risorse alimentari, per le quali sembra non esserci futuro, non solo per chi soffre la fame, ma per noi tutti. Eppure il mondo sembra essere spaccato in due, chi muore di fame e chi di troppo cibo.

La popolazione mondiale attualmente è divisa in circa un miliardo di persone che muoiono di fame e soffrono di denutrizione, da un lato, e 2 miliardi che si ammalano e muoiono per eccesso di cibo, oltretutto sprecandone una quota considerevole,  dall’altro. Nei prossimi anni la situazione peggiorerà. Eravamo 6 miliardi all’inizio di questo secolo, oggi siamo 7 miliardi e si prevede che saremo 9 miliardi entro il 2050 e l’aumento demografico avverrà prevalentemente in Africa e India, dove il cibo è più scarso, e in Cina.


 Aumeterà il numero di esseri umani da sfamare e dobbiamo considerare  4 miliardi di animali da allevamento,in gran parte destinati a trasformarsi in cibo per il mondo occidentale supernutrito, che sono destinati ad aumentare a mano a mano che i Paesi emergenti acquisiscono abitudini alimentari carnivore simili all’Occidente, per dimostrare la loro ascesa sociale. Si prevede che la domanda di carne a livello mondiale aumenterà dagli attuali 220 milioni di tonnellate a più di 460 milioni di tonnellate. Lo scenario è da apocalisse: aumentano le persone, aumentano gli animali, mentre cibo e acqua scarseggiano.

Il punto è che bisogna agire subito, affrontando il tema del cibo in modo nuovo, tema che riguarda  gli ambiti della tecnologia, della genetica, dell’ambiente, della medicina e dell’economia. La fame è un problema globale che richiede la riorganizzazione del Pianeta, seguendo una strategia collettiva. Non è più possibile che un Paese, o un gruppo di Paesi, prenda decisioni autonome in materia di alimentazione. Il rapporto dell’uomo con il cibo deve cambiare in un’unica direzione, che comprenda una nuova etica della responsabilità, perché è indispensabile che il modo in cui mangiamo rispetti gli equilibri globali dell’ambiente. Come? Innanzitutto riducendo il consumo di carne.

 Oggi un americano consuma in media 120 kg di carne all’anno, un animale intero. Ma la dieta carnivora non è sostenibile perché gli animali trasformano in carne da consumare solo il 10% del cibo che ricevono. I numeri parlano chiaro, circa 150 milioni di tonnellate di cereali ogni anno,  pari al 50% del totale e al 75% della soia prodotti nel mondo, sono destinati a nutrire animali da macello che saranno ingoiati da una minoranza di persone ipernutrite, invece che sfamare adeguatamente persone (in prevalenza bambini) che muoiono di fame. E non parliamo solo di cibo, ma anche di acqua, altra risorsa scarsa e vitale per l’umanità.

 L’intera catena produttiva per ottenere un kg di carne richiede circa 15 mila litri di acqua, mentre per ottenere un kg di cereali (e quindi di pane) ci vogliono meno di 1000 litri. Inoltre, mentre le piante trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, gli animali fanno il contrario e, oltre all’aria, contaminano i fiumi con le loro carcasse. Infine la carne fa male alla salute. E’ dimostrato che un elevato consumo di carne aumenta il rischio di cancro del colon e appaiono i primi studi che segnalano lo stesso rischio anche per il tumore della mammella.

 L’alternativa all’alimentazione carnivora invece,  il vegetarianesimo, non solo non fa male, ma ci protegge da molte malattie, fra cui il cancro. Abbiamo scoperto, infatti, specifiche molecole anticancro nei vegetali: il licopene, contenuto nei pomodori, protegge dal cancro della prostata, la catechina del tè e il resveratrolo dell’uva sono protettivi verso molti tumori e l’indolo-3-carbinolo delle crucifere protegge dal cancro della mammella. Al di là dell’oncologia, che la dieta vegetariana aiuti a mantenersi sani è scientificamente dimostrato grazie al suo basso contenuto di grassi saturi, colesterolo e proteine animali e alle alte concentrazioni di folati, antiossidanti e fitoestrogeni.

Per questo la scelta vegetariana è oggi una necessità del Pianeta, della collettività e dell’individuo allo stesso tempo e  dovremmo avviare un’ampia azione educativa in questo senso, soprattutto nei confronti dei giovani, che mostrano, ovunque nel mondo e anche in Italia, una sensibilità particolare ai temi di responsabilità sociale. Certamente la seconda mossa da fare, accanto all’educazione alimentare, è quella di promuovere un’agricoltura più sostenibile e più produttiva. E qui ci viene in aiuto la genetica e le nuove opportunità delle biotecnologie. Tuttavia la scienza con tutta la sua ricerca e il suo sapere rimane impotente, se le sue scoperte non vengono accompagnate da un cambio di rotta culturale della gente verso un’alimentazione più sostenibile e amica dell’uomo e dell’ambiente.

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