Il-Trafiletto

14/09/14

Ricerche bastarde: colpire partecipanti ingnari con pallonate e studiarne i riflessi

Secondo me alcuni ricercatori non sapendo come fare a divertirsi un po', si inventano delle ricerche strambe, così staccano dalla routine quotidiana, ma nessuno può dire loro che non fanno nulla. Così, le loro menti partoriscono alcune strane ricerche da portare avanti, ma più che ricerche potremmo dire candid camera. 

Una ricerca svedese si guadagna un posto nell’olimpo delle “ricerche bastarde”, con uno studio  in cui partecipanti ignari venivano colpiti da palle lanciate da uno sperimentatore nascosto oppure da un cannoncino.
Cannoncino per sparare palle
immagine presa dal web

 Lo scopo di questo (sadico) studio era esaminare il meccanismo dei riflessi e se movimenti appresi potessero essere attivati automaticamente dal cervello, e per questo i “partecipanti” allo studio sono stati poi suddivisi per esperienza nel prendere palle al volo (quindi nell’esperienza in giochi tipo il baseball). Dallo studio è emerso che la reazione era sempre iniziata inconsciamente, ma che comunque i movimenti appresi venivano usati.

Ad esempio, minore era l’esperienza dei soggetti, meno muovevano la mano all’arrivo della palla: in altre parole cercavano di difendersi più che di prendere la palla. Inoltre, il tempo di reazione era più veloce per le palle sparate dal cannoncino, ma le “prese” erano più frequenti quando il lancio era fatto da una persona: chiaramente il movimento del braccio e altri fattori facevano intuire più facilmente velocità e direzione della palla.

Il silenzio, dentro i ritmi quotidiani del mondo

Lo definisco il silezio pubblico e non c’è bisogno di andare a cercare un posto, che mi faccia entrare meglio in me stesso e nemmeno delle guide che mi facciamo ricuperare un’equilibrio esteriore ed interiore. 


La persona non deve isolarsi dalla società e non deve taglare i ponti con tutta la tecnologia che lo può disturbare, anzi è necessario ancor di più per interagire con l’ambiente e le altre persone, ma deve solo ricalibrare le proprie parole, i tempi, i bisogni e i desideri. 

Per prima cosa quando decido di fare questo lavoro devo imparare a comunicare, spostando le mie parole più vicine al cuore e aspettando anche qualche minuto prima di dare qualsiasi risposta. 

Infatti parlare richiede un sacco di energia e tante volte si usa questa energia per dire un sacco di cose senza senso e senza spessore, solo per il gusto del dirle e del non fare silenzio, perchè il silenzio nella nostra società disturba. 

Quando impari a prenderti le giste pause, a sviluppare un senso di profondo di ascolto, a guardare e osservare prima di agire, pian piano quello che esce dalla nostra bocca diventa saggezza, sono parole misurate e mirate, che sanno sempre colpire nel segno.
Il silenzio nel nostro quotidiano

CURIOSI GIOCHI E INDOVINELLI 32^ PUNTATA

LA NUMEROLOGIA E  GLI STRANI CASI DEL DOTTOR MATRIX (parte 1^)
La numerologia, che studia il significato mistico dei numeri, ha una lunga e complicata storia che include gli antichi cabalisti Ebrei, i Pitagorici Greci, Filone di Alessandria, gli Gnostici, molti illustri teologi. Il matematico che giudicava “noiosa” questa disciplina, ebbe invece ricredersi dopo l’incontro che gli avrebbe dato modo di conoscere il dottor Matrix , famoso numerologista di New York. - Pretende di essere una reincarnazione di Pitagora e sembra che effettivamente di matematica ne sappia- raccontò il suo amico che ebbe l’incarico di combinare un incontro, presso lo stuido dell’esperto. Gardner racconta- Telefonai per un appuntamento e diversi giorni dopo una graziosa segretaria con neri occhi a mandorla mi introdusse nei recessi del santuario del dottore. Dieci grandi cifre numeriche dall'l al 10, luccicanti come oro, erano appese al muro in fondo dietro un grande tavolo, disposte secondo uno schema triangolare reso noto oggi dalla disposizione dei birilli del bowling, ma che gli antichi pitagorici consideravano con rispetto come " santa tetrade ". 
Immagine by Hyde
Un grande dodecaedro sul tavolo portava su ognuna delle sue dodici facce un calendario per ogni mese del nuovo anno. Musica d'organo smorzata veniva da un altoparlante nascosto.
Il Dr. Matrix entrò nella stanza da una porta laterale coperta da una tenda; aveva un'alta figura ossuta, con un naso prominente e un vivido sguardo penetrante. Mi fece segno di sedere.
- So che lei è un matematico e che si trova qui per investigare sui miei metodi piuttosto che per una analisi della persona-. So anche che considera “coincidenze”, quelle corrispondenze che le elencherò e che travalicano la teoria delle probabilità. I numeri, sappia,hanno una vita misteriosa-.
Agitò una mano in direzione dei numeri dorati sul muro. - Naturalmente quelli non sono i numeri. Sono solo simboli di numeri. Non fu il grande matematico tedesco Leopold Kronecker che disse: " Dio creò i numeri interi; tutto il resto è opera dell'uomo?” - Non sono sicuro di esser d'accordo con questa idea -, dissi, - ma non perdiamo tempo con la metafisica -. Giustissimo -, replicò, sedendosi dietro il tavolo, - mi lasci citare alcuni esempi di analisi numerologica che la possono interessare.Consideri il caso di Richard Wagner e del numero 13. Il suo nome è di tredici lettere. Nacque nel 1813. Faccia la somma delle cifre di questo anno e la somma è 13. Ha composto 13 grandi opere musicali. Il Tannhauser il suo capolavoro, fu completato il 13 aprile 1845 ed eseguito per la prima volta il 13 marzo 1861. Terminò il Parsifal il 13 gennaio 1882. La Valchiria fu eseguita la prima volta il 26 giugno 1870 e 26 è il doppio di 13. Il Lohengrin fu composto nel 1848, ma Wagner non lo sentì eseguito sino al 1861, esattamente 13 anni dopo. Morì il 13 febbraio 1883. Notare che la prima e l'ultima cifra di quest'anno formano 13. Questi sono solo alcuni dei molti importanti 13 nella vita del celebre musicista. Il Dr. Matrix aspettò che finissi di scrivere: poi continuò. - Le date importanti non sono mai accidentali. L'era atomica cominciò nel 1942, quando Enrico Fermi ed i suoi colleghi ottennero la prima reazione nucleare a catena. Avrà letto nella biografia di suo marito, scritta da Laura Fermi, come Arthur Compton telefonò a Jarnes Conant per dargli la notizia. La prima osservazione di Compton fu: "Il navigatore Italiano, ha raggiunto il Nuovo Mondo ". Le è mai venuto in mente che se inverte le cifre centrali di 1942, questo diventa 1492, l'anno in cui Colombo scoprì il Nuovo Mondo? ».
- Mai - risposi.
- La vita del Kaiser Guglielmo I è numerologicamente interessante », continuò. - Nel 1849 egli soppresse la rivoluzione socialista in Germania. La somma delle cifre di questa data è 22. Sommi 22 a 1849 e otterrà 1871, l'anno in cui Guglielmo fu incoronato imperatore. Ripeta il procedimento con 1871 ed arriverà a 1888, anno della sua morte. Ripetendo ancora una volta si ottiene 1913, ultimo anno di pace prima che la prima guerra mondiale distruggesse il suo impero.
« Insolite combinazioni di date sono comuni nelle vite di tutti gli uomini famosi. È coincidenza che Raffaello, grande pittore di scene sacre sia nato il 6 aprile e morto il 6 aprile e che entrambe le date cadessero di Venerdì Santo? [continua]
Mr.Hyde

Skoda Fabia, guida e sensazioni

Con ogni probabilità vi starete chiedendo la stesa cosa che mi son chiesto io, ovvero sia per quale motivo sono state introdotte quelle camuffature cosi misere nel logo e nei fari! 


Il fatto è che per mera questione di formalità, in anteprima al Salone di Parigi che avrà luogo agli inizio del mese prossimo, dove la Skoda Fabia avrà modo di gustare la sua prima volta davanti alle telecamere di tutto il mondo, non è possibile dare la possibilità di vederla cosi come uscita dalle "viscere" della casa madre. Almeno, non al di fuori dello studio fotografico, dove pure sono state scattate le sue prime foto ufficiali. Poco importa, comunque: noi la macchina l’abbiamo appena guidata in anteprima, e quello che conta è quanto ci ha raccontato su strada.

Complimenti Kaban. 
Ordunque, discutere riguardo la nuova Skoda Fabia prescindendo dalle linee del suo design, apparentemente potrebbe sembrare banale: la fase che vede il passaggio dalla 2a alla 3a serie è stato evidenziato con una scelta esteriore che appare sempre più come un vero autentico cambio di rotta, che una semplice modifica a qualche particolare. La piccola ceca, che prima faceva un po’ la figura dell’”underdog” tra le compatte del Gruppo VW, ha assunto una sicurezza stilistica tutta nuova. Testimoniata da un muso cattivo e affilato, dai passaruota pronunciati il giusto, e dalle linee tese e pulite che ne sottolineano le forme. Gliel’avranno già detto in tanti, ma Jozef Kaban (responsabile dello stile del marchio) ha fatto davvero un bel lavoretto.
La nuova Skoda Fabia

Bene i nuovi interni. 
Balza subito agli occhi la similitudine della nuova Fabia, per quel che concerne la lunghezza raffrontata alla vecchia serie, infatti adesso appare più estesa in larghezza e con abbassamento del baricentro. E grazie alla traslazione verso la nuova piattaforma (ricca di componenti prese dall’Mqb) ha diminuito di molto anche il peso, ottenendo un guadagno riguardo ai centimetri per la capienza dei bagagli (330 litri per il vano, record del segmento secondo la Skoda) e passeggeri. In effetti, sulla nuova versione si sta alla grande, e il posto guida ben disegnato racconta tutta la cura riposta nel capitolo interni ed ergonomia: belli i sedili dai profili contenitivi, ampiamente regolabile il volante (un po’ troppo ampio nel diametro), intuitivo il computer di bordo (che poi è identico a quello della Golf VII, per dire) a centro cruscotto.

Motori benzina, costanti e quieti. 
Alla nuova piattaforma, si va ad aggiungere pure i vari motori anch'essi freschi di debutto: si parte con una base di gamma è il 1.0 tre cilindri aspirato (da 60 o 75 CV), per poi andando avanti incontrare i 1.2 TSI (90 o 110 CV, dove quest’ultimo lo si trova disponibile pure col Dsg). Soltanto uno il modello versione diesel, il recentissimo 1.4 TDI tre cilindri (da 90 o 105 CV), che nella versione meno potente può adottare il cambio a doppia frizione. Gli ingegneri della Skoda hanno messo a nostra disposizione le motorizzazioni turbo, abbinate in tutti i casi ai cambi manuali. Accettabile la sensazione che fornisce il motore benzina, in tutte e due gli standard di potenza: sia la versione da 90 sia quella da 110 CV offrono grande regolarità, e pur “appiattendosi” in alto, la più performante offre doti di elasticità e disponibilità tutto sommato soddisfacenti. Da segnalare, peraltro, che il 110 CV adotta un manuale a sei marce, che ci è sembrato migliore del “cinque”, sia in termini di spaziatura dei rapporti sia di manovrabilità.

TDI (unico ed incofondibile...) a tre cilindri. 
La versione del modello con i tre cilindri, ancor più se diesel, è comunque sia una piacevole sensazione, unica e  particolare: si potrà modificare, inventare e cambiare sopra quanto volete, ma il funzionamento di unità con questa struttura rimane unica ed inconfondibile. Ecco allora che le due Fabia 1.4 TDI, divise tra loro da un divario di performance neppure troppo marcato, hanno lasciato trapelare qualche vibrazione di troppo (soprattutto ai bassi, naturalmente), unita a una certa rumorosità che accompagna l’intero arco d’erogazione. Anche l’intervento del turbo ha dimostrato un carattere più brusco rispetto ai benzina TSI: netto lo stacco costituito dal gradino che si trova dalle parti dei 2.000 giri.

Look sicuro, carattere tranquillo. 
Al primo giro a bordo della nuova Fabia è sembrata essere per molti versi un'ottima auto“normale”: lo sterzo, equipaggiato con la tecnologia ad assistenza elettromeccanica, ha un carattere tranquillo, nonostante non proprio in perfetta sinergia, mentre il telaio ha svelato la sua natura fondamentalmente turistica: l'utilitaria ceca è prima di ogni cosa un’auto “soffice”, con una garanzia - ma mai troppa - tendenza al rollio e un stabilità sulle ruote esterne durante la fase di percorrenza. Proprio per la sua natura tranquilla e neutrale è difficile innescare reazioni scenografiche, a meno di provocarla come delle teste di rapa.


Anticipi di Serie A: La Juve Stram...ortisce l'Udinese, la Roma l'Empoli


Cosi si esprime l'ex tecnico dell'Inter: «La rete del raddoppio è giunta nel momento in cui stavamo dando tutto il meglio di noi, ero dell'idea di fare entrare pure Thereau per trovare il guizzo vincente».



QUI TORINO - «Dispiace per la rete non convalidata, si trattava soltanto di pochi centimetri». Stramaccioni dribbla così la domanda riguardo la marcatura invalidata all'Udinese, che avrebbe potuto dare il potenziale 1-1.

Ma non è certo nello stile del tecnico attaccarsi al singolo episodio, bensì preferisce osservare in senso lato l'intero match: «La Juve è partita forte - dice ai microfoni di Sky - Cinica e impareggiabile nello sfruttare una palla perduta, e da quel momento in poi abbiamo perso il bandolo della matassa. Con ogni probabilità nella prima frazione di gioco, poteva finire con più di una rete per loro. Nonostante tutto nella ripresa ho visto un'Udinese diversa.

Tevez festeggiato dai compagni
Fino al 2-0 stavamo andando bene, il secondo gol è arrivato nel nostro miglior momento, stava per entrare anche Thereau per provarci. Facciamo i complimenti alla Juve. Il cambio di Muriel? Volevo un centrocampo con la superiorità numerica e alla fine siamo andati meglio con una punta in meno».

La Roma vince ad Empoli 1-0: basta ed avanza un'autogol dell'estremo difensore empolese, Sepe, per incamerare i 3 punti e stare al fianco della Juventus. 


QUI ROMA - Due, come le partite fin qui disputate, due, come le vittorie ottenute. A dare seguito al successo sulla Fiorentina, la squadra capitolina conquista pure Empoli per 1 rete a zero. Niente di eccezionale, non brilla certamente in gioco e spettacolo la squadra di Garcia, che per certi tratti ha pure provato difficoltà a causa del dinamismo dell'Empoli.

Esattamente come accaduto all'esordio, comunque sia giocato nettamente meglio, i giallorossi sblocca no il risultato grazie ad un intervento di Nainggolan, che non riesce a ripetersi più tardi all'appuntamento con il colpo del definitivo ko, andando in forte disagio nel finale di gara. Di fronte il Cska in Champions ci vorrà di più.

Il tecnico romano Garcia decide di mettere in campo sia la difesa che il centrocampo titolare, contrariamente a quanto fa nel settore avanzato: nella mischia ci vanno Florenzi, Destro e Ljajic. Nella prima frazione di gioco l'Empoli riesce ad ostacolare il solito gioco della Roma. Pressing alto e ripartenza fulminea, ai giallorossi mancano intensità e possesso palla. Nonostante questo, la squadra di Garcia va ad un passo dal vantaggio con Maicon che colpisce il palo a porta vuota dopo una buona azione di squadra.

Recrimina la Roma che in questa circostanza chiede il penalty per due interventi non regolari negli undici metri, rispettivamente un fallo di mano e atterramento di Pjanic. A mettere tutti d'accordo ci pensa l'ormai solito Nainggolan che sul finire del primo tempo esce fuori dal cilindro un tiro secco dal limite, che prima colpisce il palo, per poi carambolare sul corpo dell'incolpevole portiere Sepe terminando in fondo al sacco. L'Empoli nel secondo tempo riduce un po' i ritmi e la Roma ha più spazio per giocare. Però i giallorossi non ne approfittano: troppo lenta la manovra e soprattutto troppa imprecisione nei passaggi.


I giallorossi rischiano grosso a causa di un intervento di Manolas in piena area di rigore su Mchedlidze, ma l'arbitro Gervasoni lascia correre. Gli acciacchi di Maicon e Manolas fanno si che la Roma sul finire del match cali parecchio i ritmi, ma il risultato non pare essere in pericolo, sopratutto con l'innesto di Keita, i giallorossi riescono a portare a casa i tre punti.


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