Il-Trafiletto

07/02/14

Storia dell'oro colato: Cera, caratteristiche

Per noi la cera è solo cera, in realtà come tale, questa sostanza è piuttosto complessa, infatti è una miscela disostanze ed è grassa.
E' sotittuita da sostanze organiche (circa 300) di carattere grasso: idrocarburi, acidi, alcoli. Si presenta, nel momento della secrezione, di un colore bianco traslucido. Può poi assumere una vasta gamma di colorazioni, dal giallo chiaro all’arancio scuro, a seconda dei colori delle sostanze oleose contenute nei pollini di diversi fiori bottinati dalle api, che in essa si sciolgono. Il girasole conferisce per esempio alla cera una tonalità giallo oro, la sulla una tonalità aranciata, l’acacia una tonalità bianca.
Cera

Un iscurimento avviene, sempre nell’alveare, per contaminazione con la propoli e con residui dei bozzoli lasciati dalle larve sui fondi delle celle, e, successivamente, a causa del calore impiegato per l’estrazione o del tipo di metallo dei recipienti in cui viene fusa o conservata (se in ferro, zinco, rame e ottone, provocano ossidazione, buoni quelli stagnati e in alluminio, ideali in acciaio inossidabile). La cera d’ape è una sostanza insolubile in acqua, per questo è ottimale per ospitare - all’interno delle celle del favo - una sostanza che ha una base acquosa come il miele senza che ci sia compenetrazione o perdita. La cera è già plasmabile a una temperatura di 35°, e la sua temperatura di fusione è relativamente bassa (62-66°). Anche se può fondersi in presenza di solventi chimici (cloroformio, solfuro di carbonio, essenza di trementina, benzolo) è una sostanza sostanzialmente inerte, per questo si presta bene a essere utilizzata come protettivo o come isolante. In fusione, può essere mescolata a sostanze grasse. E’ resistente alla maggior parte agli acidi e agli enzimi digestivi della maggior parte degli animali. E’ più leggera dell’acqua sia allo stato solido che liquido. Le sue caratteristiche hanno permesso che venisse utilizzata in una grande varietà di ambiti: dalla fabbricazione di candele alla scultura, al trattamento del legno e diversi tipi delle superfici, come sostanza portante in cosmesi e farmaceutica.

Due gemelli, uno stile di scrittura, il tema aberrante dei desaparecidos


Vi sono temi sociali e politici che rimbalzano nella nostra realtà creando clamore e scompiglio, interessando l'opinione pubblica, scatenando opinionisti, reazioni del pubblico, ma, come fuochi d'artificio, illuminano il cielo e nello spazio di poco tempo, la luce da essi prodotta svanisce nell'oscurità. E' successo per il tema dei desaparecidos, di cui oggi non si sente più parlare. Eppure le famiglie di coloro di cui si son perse le tracce sono ancora lì, a chiedersi il perchè. Già, l'eterno e imperituro perchè a cui nessuno ha mai risposto. E' da questo tema che si dipana la storia vera che i gemelli Fabrizio e Nicola Valsecchi hanno raccontato nel loro terzo romanzo "Giorni di neve, giorni di sole". Un caso letterario più unico che raro il loro, una scrittura a quattro mani, in cui i singoli elaborati si fondono, unendo due sensibilità simili ma diverse, in una simbiosi che ne fa un binomio armonioso. Non solo romanzo, non solo saggio, non solo storia, ma testimonianza, verità, poesia e sentimento.
Giorni di neve, giorni di sole
Fabrizio e Nicola Valsecchi
Una storia che comincia nel 1935, nell’Italia del ventennio fascista; il giovane Alfonso Dell’Orto parte con la madre e la sorella per l’Argentina, dove si ricongiungeranno con il padre Augusto, emigrato qualche tempo prima per motivi politici e lavorativi. Un lungo viaggio per lasciarsi alle spalle le libertà negate del regime e trovare una terra di libertà. Una volta in Argentina, Alfonso segue lo stesso cammino di migliaia di altri italiani partiti con le sue stesse speranze: grazie al duro lavoro, alle rinunce e ai sacrifici, riesce a costruirsi una vita e sposa una ragazza, anche lei italiana, con cui forma una famiglia e diviene padre di quattro figli. Ma lo spettro della dittatura da cui era scappato torna a inseguirlo nel 1976, quando il regime militare dei generali e di Jorge Rafael Videla prende il potere in Argentina aprendo il cosiddetto “Processo di riorganizzazione nazionale”, lotta senza quartiere a qualsiasi tipo di opposizione che provocherà 30 mila desaparecidos, anche grazie all’immobilità, quando non alla complicità di molti altri Stati e della Chiesa cattolica. Tra le vittime, tra i desaparecidos, c’è anche Patricia, la figlia di Alfonso sequestrata a soli ventun anni assieme al marito Ambrosio, con cui svolgeva un lavoro sociale tra i poveri del barrio. Patricia e Ambrosio non faranno mai più ritorno e Alfonso, da nonno si trasformerà in padre della loro neonata di 25 giorni scampata al sequestro. La conferma della morte di Patricia arriverà solo nel 1999, alla riapertura dei processi contro i militari, grazie alla deposizione di un testimone oculare.
A dare forza a questo corpo di pensieri e ricordi, la prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio  Nobel per la Pace 1980 e la postfazione di Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli, con l'intento di dare voce a tutti coloro che sono stati vittime delle peggiori aberrazioni che la cattiveria umana è stata in grado di partorire. 
Leggere è capire, capire è sapere, sapere è non dimenticare.

Formula 1 | Per il ferrarista Alonso quest’anno “le macchine sono brutte”.

In una lunga intervista rilasciata alla Cnn, in vista dell'inizio della stagione 2014, Il pilota spagnolo Fernando Alonso ha dichiarato : "Stiamo scoprendo ogni giorno nuove cose sulla nuova vettura, nuove possibilità da sfruttare, quindi penso che il potenziale ci sia. Dalla macchina sono arrivati alcuni buoni segnali e la filosofia con cui è stata progettata la stiamo riscontrando nei dati. Quindi non c'è niente che non vada, nessuna ragione per essere pessimisti ma sicuramente c’è un sacco di lavoro da fare". Le nuove regole hanno portato però a monoposto che hanno fatto storcere il naso a molti: "Sì, sono brutte. Dobbiamo essere onesti con i nostri tifosi e prima di tutto con noi stessi - ammette il ferrarista asturiano - Probabilmente dovremo abituarci a questa nuova estetica, ma la gente guarda alla F1 come una pregevolezza in fatto di sport motoristici, aerodinamica, performance e tecnologia. Tutte cose che si direbbe non appartengano alla nuova macchina se la si osserva dalla parte anteriore". Quest’anno il suo compagno di squadra non sarà più Massa ma Raikkonen: " E' un grande talento e questo è un grande aiuto e una grande motivazione prima di tutto per me e poi per il team. La squadra sa che deve sviluppare una buona macchina e io devo dare il meglio di me altrimenti non riuscirò a stare davanti a Kimi". E queste sono buone notizie per la Ferrari. Inoltre un pensiero per Schumacher, che ha iniziato il processo di risveglio: " Siamo tutti ancora sotto shock. Il giorno in cui ho appreso della tragedia non potevo crederci perchè lui non è il tipo di persona a cui pensi possa succedere qualcosa del genere. Speriamo ogni giorno di ricevere qualche buona notizia dall'ospedale. Tutti noi piloti abbiamo grande rispetto per lui, era il nostro punto di riferimento da quando eravamo piloti di kart" .

MELE AL ROSMARINO

UN DESSERT SEMPLICE E GENUINO, AROMATIZZATO IN MODO INSOLITO CON ROSMARINO E PEPE ROSA, 140 kcal per porzione

Ingredienti per 4 porzioni   • 4 MELE GOLDEN • 4 PICCOLI RAMETTI DI ROSMARINO • 1 CUCCHIAIO DI OLIO D'OLIVA LEGGERO • 1 CUCCHIAIO DI ZUCCHERO • 1 CUCCHIAINO DI PEPE ROSA IN GRANI • SALE 

LAVATE le mele, sbucciatele parzialmente con un rigatutto o con un coltellino appuntito, in modo da disegnare un decoro a spirale.

PRATICATE un forellino nella mela all'altezza del picciolo con l'aiuto di un spiedino di legno o con un coltellino dalla lama sottile, quindi inserite un rametto di rosmarino. Preparate allo stesso modo anche le altre tre mele.

SISTEMATE le mele in una teglia dai bordi alti rivestita con un foglio di carta da forno, spennellatele con l'olio, cospargete le con lo zucchero, i grani di pepe pestati e un pizzico di sale.
MELE AL ROSMARINO

PASSATE le mele in forno a 180°C per 30 minuti. Lasciatele intiepidire, poi servitele in tavola, decorando a piacere i piattini da porzione con rosmarino.

VARIANTI APPETITOSE 
1 • Invece di aromatizzare la mela con il rosmarino, potete usare un rametto di timo.
2 • Potete cuocere allo stesso modo alcune pesche, aromatizzandole con un rametto di salvia e 2-3 semi di coriandolo pestati.

L'IDEA INSOLITA 
GELATINA DI MELE E LIME Per 4 porzioni: mettete in ammollo in acqua fredda 15 g di gelatina in fogli. In una casseruolina scaldate 4 cucchiai d'acqua con 8 cucchiai di vodka; quando prende bollore, spegnete e scioglietevi lo gelatina strizzata. Mescolatevi mezzo litro di succo di mela e il succo di 1 lime e mezzo. Ponete in 4 bicchieri 2 foglie di salvia e 1 fettina di lime. riempite con il liquido e fate rassodare lo gelatina in frigorifero per almeno 4 ore.

Cellule adipose e grasso in eccesso | Ci pensa il mentolo a bruciare le calorie!

Cellule adipose e grasso in eccesso: ci pensa il mentolo a bruciarle! Pare che esista in fase di sperimentazione, una terapia che induce le cellule adipose a bruciare calorie.

Sembrerebbe che, uno studio tutto italiano, abbia messo in luce come l'azione particolare che la pianta del mentolo sia in grado di “ingannare” le cellule adipose, inducendole a bruciare più calorie. Gli studiosi del Dipartimento di Medicina dell'Università di Padova hanno per l'appunto sperimentato l'azione dell'olio essenziale della menta piperita sui grassi corporei e in particolari sugli adipociti del grasso bianco. Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecul and Cellular Endrocrinology, ha dato dimostrazione che il mentolo ha un'azione localizzata e diretta sui grassi.

La differenza principale, infatti, tra grasso bianco e bruno sta nella capacità di rispondere agli stimoli del freddo. Il grasso bruno, quello definito “buono”, è composto da cellule che rispondono ai cambiamenti di temperatura esterna, bruciando le calorie.

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Pianta di mentolo
È un grasso che riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Il grasso bianco è il grasso di “riserva”, quello che non risente dei cambiamenti freddo-caldo, e resta come un cuscinetto impermeabile a proteggere il corpo dal gelo. I ricercatori patavini hanno scoperto che le cellule del grasso bianco possiedono dei sensori che sono in grado di sentire il freddo senza l'intermediazione del sistema nervoso. E che questi sensori sono attivati dal mentolo, in grado di stimolarle e far bruciare loro più calorie. Una prospettiva per nuove terapie dell'obesità.
 
"Una delle molecole in grado di indurre questa trasformazione è il mentolo – spiega Marco Rossato, della Clinica Medica 3, coordinatore del gruppo di ricercatori - noto a tutti per la capacità di evocare una sensazione di freddo una volta a contatto con cute e mucose. Questa sostanza di derivazione vegetale e nota da migliaia di anni, stimola le cellule del tessuto adiposo bianco a consumare i grassi producendo calore".
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