Il-Trafiletto

12/01/17

Lorenzo provoca Rossi: ancora polemica tra i due centauri

Jorge Lorenzo in un'intervista a La Stampa parla del suo arrivo in Ducati e torna a lanciare frecciate a Valentino Rossi. 


"L'ho battuto a parità di moto, questo i suoi fan non me lo perdoneranno mai. Ultimamente non c'era nessun rapporto, ma a Valencia dopo l’ultima gara abbiamo festeggiato insieme il Mondiale dei costruttori.

Ci siamo dati la mano, Abbiamo parlato e in futuro, in squadre diverse, il nostro rapporto sarà migliore".
Le sue prime sensazioni in Ducati: "Avevo bisogno di nuove motivazioni perchè dopo nove stagioni nella stessa squadra non riesci a rendere al 100%.
Per quanto tu possa essere professionale, la routine ti toglie qualcosa.
La moto è competitiva su alcune piste più che in altre: dove ci sono meno curve e lunghi rettilinei sfrutta la potenza del motore, nei circuiti tortuosi dobbiamo migliorare".

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11/01/17

La Costa del Pacifico e le Hawaii

 La Costa del Pacifico e le Hawaii ⧫ Storia della cucina americana


La regione, nonostante la vasta zona desertica, è intensamente popolata: si calcola che un americano su otto abiti qui. Il miscuglio etnico è forte: in testa vengono, naturalmente, gli eredi degli spagnoli, ma sono presenti anche un forte gruppo di neri e soprattutto di discendenti degli asiatici venuti all'epoca della caccia all'oro: in primo luogo cinesi e poi gente proveniente dal Vietnam, dalla Cambogia, dal Laos, dalla Tailandia. La èucina californiana risente di questa storia e di questo miscuglio (come, del resto, nelle ovvie differenze, accade anche in altri Stati) e alterna piatti molto sofisticati ad altri semplici e succulenti. Negli ultimi anni, tuttavia, proprio da qui è partita la moda della «new wave cuisine», ispirata alla «nouvelle cuisine» francese ma nutrita anche dai ricchissimi e vari frutti di queste terre: una cucina caratterizzata dai prodotti naturali freschi.

La produzione di frutta e verdura in California è effettivamente rigogliosa: comprende avocado é meloni, cachi, fichi e mandorle, fragole, olive, cavoletti di Bruxelles, carciofi e asparagi, spinaci, e fagioli «limax (una verietà che proviene dal PeTÙ).Su tutti gli altri frutti domina il giallo splendente degli agrumi. Sono, la tradizionale e la nuova, cucine che testimoniano del benessere tipico di questo stato. Là dove termina la lunghissima striscia della California comincia l'Oregon. Più su c'è lo Stato di Washington (situato esattamente sul lato opposto degli Stati Uniti rispetto alla città di Washington, la capitale dell'Unione, che sta nel Distretto di Columbia). Oltre il confine si stende il Canada. Ma ancora più a nord si torna negli Stati Uniti, perché l'Alaska è uno Stato dell'Unione.

Nella regione dell'Oregon e dello Stato di Washington il paesaggio è spettacolare e il cibo è vario e abbondantissimo, tanto da colmare non solo le tavole degli abitanti ma quelle di milioni di persone che vivono assai lontano da qui. Pesci, carni e frutta vengono infatti trattati industrialmente ed esportati. E la cucina locale è regolarmente basata su prodotti freschi. Qui si mangiano i famosi «dungeness crab», una varietà di granchi molto teneri e dolci. Qui si pescano i gamberetti dell'Oregon, scoperti qualche anno fa e ormai divenuti una fiorente industria. Qui si allevano le ostriche giganti. E qui trionfa il salmone, cucinato in tutti i modi possibili. Quando ci si stanca del pesce si può passare tranquillamente alle carni: nei ricchissimi pascoli che si stendono ai piedi delle montagne vagano pigramente enormi mandrie, che forniscono bestiame e latticini. E naturalmente il barbecue è largamente praticato.

Nella parte della regione ove vivono i baschi molte ricette comprendono l'agnello. Nel rimanente territorio fioriscono gli orti e i frutteti. Gli indiani spesso utilizzavano i frutti di bosco come pietanza centrale del loro pasto e oggi dai mirtilli, dalle fragole, dai lamponi, dalle more, dai ribes si traggono marmellate e gelatine. Il marchio del benessere si ritrova nelle Hawaii, le sette isole del Pacifico che sono anch'esse uno Stato dell'Unione e che, un tempo abitate soltanto dai polinesiani, sono oggi popolate da gente che proviene dai più diversi incroci di quegli indigeni con cinesi, giapponesi, coreani, coloni americani. Un classico paradiso dei turisti, come si sa. Clima e paesaggio variano fortemente in queste isole: dal tropicale al desertico; dai grandi appezzamenti verdi alle rocce aguzze lambite dall'oceano. Le ricette dei polinesiani si fondavano sulla frutta e sul pesce.

Quando arrivarono i vascelli degli Yankee, stipati di carne secca e di pesce salato, gli indigeni assorbirono rapidamente la novità e il ricordo di quel tempo si prolunga oggi in alcuni piatti hawaiani: per esempio, il «pipikaula», un piatto di carne grigliata con salsa agrodolce, o il «lomi lorni», basato su filetti di salmone salato. Ma la cucina hawaiana è ormai, in realtà, una felice mistura delle tradizioni culinarie d'America, d'Europa e d'Asia.

Neonati a rischio: diabete in gravidanza

Uno studio italiano ha evidenziato tutti i pericoli che comportano livelli di glicemia fuori norma nelle future madri: tra le altre cose, aumentano a dismisura per il feto le probabilità di malformazioni, ittero e disturbi respiratori. 


La conferma giunge da uno studio dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, presentato all’ultimo congresso dell’European Association for the Study of Diabetes:

le donne che manifestano alti valori di glicemia alta durante l’attesa o che risultano già diabetiche prima del concepimento danno più spesso alla luce bambini con problemi di salute anche gravi.
La ricerca è stata effettuata su oltre 135 mila gravidanze registrate in Puglia dal 2002 al 2012, di cui 1357 complicate da diabete gestazionale e 234 casi di mamme diabetiche già prima del concepimento:
i ricercatori hanno valutato l’incidenza del diabete materno sui neonati e, attraverso un modello matematico, stimato il rischio di eventi avversi sul bimbo tenendo conto anche di variabili come età, presenza di ipertensione o patologie alla tiroide, utilizzo di farmaci per altre malattie.
I risultati indicano che madri diabetiche mettono in pericolo la salute del figlio; le stime di Basilio Pintuadi, coordinatore dello studio, sono preoccupanti:
«La probabilità di ipoglicemia nel neonato decuplica in caso di diabete gestazionale ed è addirittura 36 volte più alta se la mamma è già diabetica prima di restare incinta. La possibilità di avere un peso alla nascita troppo basso o, al contrario, troppo alto aumenta di 1.7 volte nelle pazienti con diabete gestazionale e di quasi 8 volte nelle mamme già diabetiche; l’ittero è più frequente, fino a quasi il triplo. Il rischio di malformazioni fetali aumenta dalle due alle tre volte e mezzo, e quello di disturbi respiratori di 2,7 volte». 

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10/01/17

La grande pentola ⧫ Storia della cucina americana

«Melting pot», crogiuolo. è un'espressione che viene classicamente usata, da gran tempo, per indicare quella mistura di razze" di tradizioni, di vecchio e di nuovo che sono gli Stati Uniti d'America. È un'espressione che calza bene anche se si parla di cibi e di cucina.


Sono stati, infatti, gli immigranti venuti da tutti i continenti che hanno rielaborato i cibi originariamente cucinati dalle tribù indiane, fondendoli con quelli tipici dei loro paesi. Tuttora si ricordano le pietanze cucinate dai Pilgrims, i puritani inglesi - i «padri fondatori» - sbarcati nel 1620 dalla nave Mayflower nella regione che non per caso si chiama New England, Nuova Inghilterra. Si praticano ancora le ricette usate dai Pilgrims in occasione della prima Festa del Ringraziamento (Thanksgiving Day) , come quella del tacchino ripieno, che è diventato il piatto tradizionale nel giorno della festa, e dell'oca arrostita, che abbiamo incluso anche in questo volume.

E così nella cucina americana si ritrovano le tradizioni creole e cajun nel profondo sud e quella messicana, i contributi delle ricette portate dai marinai e dai mercanti sulla costa dell'Atlantico del nord, e poi, a mano a mano, le varianti apportate .dai coloni, e, con l'evoluzione dei tempi, i piatti elaborati nelle cucine dei grandi alberghi delle metropoli ma anche quelli imposti dai tempi duri della Grande Depressione. Fino alle ricette della recente tendenza naturista - poco sale, pochi grassi, niente zucchero, molte verdure esaltate dalle diete salutiste in tutto il paese a partire dalla costa del Pacifico, dalla California. Anche le comunità che hanno conservato il culto della propria cucina - come gli italiani, i greci, i polacchi, gli scandinavi, i cinesi - hanno però finito con l'accettare tutta una serie di ingredienti tipicamente americani, inventando piatti sconosciuti di qua dall'oceano.

Per questo oggi nei supermercati degli Stati Uniti è possibile trovare 1apiù grande varietà di cibi: di salsicce, carni, insalate, formaggi, dolci, che permettono di portare su ogni tavola un «mix» che è, insieme, americano e internazionale. Ma le origini sono tutt'altro che dimenticate. Non per caso gli Stati Uniti sono innanzitutto il paese del barbecue, che deriva da quella cucina dell'eopen fire», dei fuochi all'aperto, tipica dei cowboy e dei carovanieri (e, prima ancora, ovviamente, degli indiani), fondata principalmente sulle bistecche cotte alla brace e sugli hamburger e sui fagioli arrostiti. Paradossalmente, in questo senso, c'è un filo diretto, negli Stati Uniti, tra il cibo dei pionieri e quello che si può consumare nei «fast food», Ma la memoria delle origini non conduce soltanto alla cucina più semplice, «da campo». Anzi. Le complicate pietanze che le donne dei pionieri inventavano e arricchivano stando per ore dinanzi ai fornelli sono tuttora in uso e si tende a ricostruire le ricette originarie attraverso ricerche meticolose.

Negli ultimi decenni sono stati restaurati o ricostruiti di sana pianta un centinaio di villaggi nei quali rivivono i trascorsi duecento anni di vita americana. Non si tratta, in generale, di villaggi imbalsamati, di luoghi-museo: si tratta di piccole comunità che coltivano i mestieri artigianali ormai scomparsi e lavorano a tener vive le tradizioni per centinaia di migliaia di visitatori. l luoghi di ristoro, le cucine, i negozi dove si servono o si vendono pietanze e dolci «antichi» cucinati esattamente come una volta sono uno degli aspetti più interessanti - e attraenti, naturalmente - di questi villaggi. Andare a Colonial Williamsburg, in Virginia, sedersi a un tavolo della taverna preferita da George Washington e ordinare le pietanze che il primo presidente degli Stati Uniti mangiava regolarmente, e gustarle nella versione originaria, non può non destare in un americano una particolare emozione.

Ma anche per chi non è americano e conosce magari solo per sommi capi la storia americana gustare un piatto «antico» cucinato esattamente come lo si cucinava cento o duecento anni fa può essere quanto meno curioso. Può essere, tra l'altro, un modo per superare gli stereotipi che descrivono gli Stati Uniti esclusivamente come il paese dei supermarket, dei cibi in scatola, dei surgelati e dei fast food. Abbiamo scelto le ricette che seguono tenendo conto del «melting pot» ma anche di queste tradizioni storiche e dei sapori e degli odori diversi che si ritrovano nelle cucine regionali di questo paese che è un subcontinente.

Attraverso queste ricette si può compiere un affascinante viaggio dagli Stati del nord montagnoso alle pianure del Middle West fino alle calde e rigogliose terre del profondo sud; dalla costa dell'Atlantico a quella del Pacifico, dai confini col Canada alle frontiere col Messico. È un invito a sperimentare una divertente avventura ma anche a conoscere meglio, sia pure dalla porta della cucina (che non è poi una porta secondaria) quel crogiuolo di popoli e di razze che, nel bene e nel male, con splendori e contraddizioni, sono stati e sono tuttora gli Stati Uniti d'America.

Sarà anche un omaggio al popolo indiano, che tanto insegnò a coloro che venivano a occupare le sue terre, e, per altro verso, all'inventiva delle donne dei pionieri che, come dice uno dei libri dedicati a questa cucina «storica», si dimostrarono grandi cuoche preparando pranzi variati e succulenti sia che avessero a disposizione un forno di mattoni, una stufa a legna o un semplice fuoco da campo acceso sulla nuda terra.

Incredibile scoperta: città seppellita sotto collina in Grecia

Scoperta in Grecia, in Tessaglia, una città rimasta misteriosamente nascosta sotto il terreno di una collina per 2.500 anni. 


A scoprirla i ricercatori dell’Università di Goteborg e di Bournemouth, i quali avevano iniziato a esplorare le rovine di un villaggio chiamato Vlochos, pensando che si trattasse di un'area di scarso valore.

Invece proprio qui hanno ritrovato resti di torri, mura di protezione e ponti, nonché antichi vasi e monete risalenti al 500 a.C.
Si tratterebbe di una città che occupa un’area di 40 ettari: questa fiorì tra il quarto e il terzo secolo a.C. prima di essere abbandonata, forse a causa dell’invasione romana.
La Tessaglia è una pianura percorsa dal fiume Peneo tra la catena del Pindo e il massiccio del monte Olimpo.
La città più conosciuta qui è Volos, simpatico capoluogo della Magnesia e maggior porto della Tessaglia.

Una regione poco turistica, più adatta ad una settimana di relax che ad altro. Ma presenta inestimabili ricchezze.

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