Sono stati trasferiti in un luogo protetto i cugini e le sorelline di Cocò, il bambino ucciso e bruciato a Cassano insieme al nonno Giuseppe Iannicelli e a una donna marocchina. Insieme a loro anche i tre bambini della sorella di Antonia Iannicelli, e ad un altro figlio minorenne di Giuseppe Iannicelli (fratello di Antonia).
È il leader del movimento
Diritti Civili a rendere nota la decisione del
Tribunale dei minori di Catanzaro. "Ho appena appreso questa notizia - afferma Corbelli- dopo aver chiesto, con una richiesta urgente, recapitata per e-mail alla direzione del carcere di Castrovillari e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cosenza (che, mi ha risposto, non l'ha potuta accogliere perché non di sua competenza) di poter immediatamente incontrare la signora Antonia Iannicelli e il marito Nicola Campolongo, i genitori del piccolo Cocò che sono entrambi detenuti nella casa circondariale della città del Pollino".
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Corbelli lancia un appello, preoccupato delle conseguenze. "Ho naturalmente grande rispetto della magistratura -afferma- ma sta per verificarsi qualcosa che sta di nuovo buttando letteralmente nella disperazione la mamma e il papà del piccolo Cocò". "Se si vogliono mandare le sorelline di Cocò e i suoi cuginetti in una casa protetta non si può negare alla mamma del bambino ucciso la possibilità, il diritto di stare con loro. E' una richiesta più che di giustizia di umanità. Per questo -aggiunge- chiedo al giudice competente della Corte di Appello di Catanzaro di concedere almeno gli
arresti domiciliari alla mamma del piccolo Cocò in modo che la stessa donna possa stare con le sue due bambine in questa casa protetta. Negare questo diritto significa condannare alla disperazione e alla pazzia questa ragazza. Confido nella sensibilità e umanità del giudici di Catanzaro. Si autorizzi la mamma del piccolo Cocò -conclude Corbelli- a lasciare il carcere e andare con le sue due figliolette. Si scongiuri una nuova tragedia, prima che sia troppo tardi''.
fonte (Adnkronos)