Il-Trafiletto

06/10/14

Allarme olio nei mercati mondiali: Previsti prezzi lunari

Allarme olio d'oliva? Come, Italia seconda nazione produttrice di olio, nella terra degli ulivi c'è stato un calo nella produzione di olive del 30%? E questo ha determinato un aumento della quotazione del mercato pari al 38%. Spagna, maggior produttore mondiale, il raccolto si è dimezzato causa principale il clima. Va meglio nel resto del mediterraneo.

 
«Negli ultimi 12 mesi i futures sull’olio d’oliva vergine scambiati a Jaen, in Spagna, sono aumentati del 17% mentre alla Camera di Commercio di Bari quest’anno con l’inizio della raccolta delle olive si rilevano quotazioni che sono superiori al 38%». Per la Coldiretti l’impennata dei prezzi è la prova che le previsioni dell’Oil World, il servizio di previsione indipendente per i semi oleosi, oli e pasti, colgono nel segno: la produzione mondiale di olio di oliva crolla e dovrebbe scendere del 17% a 2, 9 milioni di tonnellate.

Secondo la Coldiretti la produzione in Italia è scarsa, con picchi al centro-nord dove si stima un calo tra il 35 e il 50 per cento. Ma la situazione è difficile anche al Sud dalla Calabria alla Puglia dove il Salento avrà il calo più sensibile ma anche in alcune aree della zona di Monopoli, Gargano e nel nord del barese, si stima un calo significativo dovuto ad eventi meteo eccezionali. 

Va meglio nel resto del bacino del Mediterraneo. Grecia avrà un buon raccolto, dopo che l’annata di scarica dell’anno scorso, potrebbe arrivare a togliere il secondo posto all’Italia. Secondo l’organizzazione agricola guidata dal presidente Roberto Moncalvo il raccolto si annuncia discreto in Portogallo e in Marocco (intorno alle 70 mila tonnellate) mentre in Turchia la produzione dovrebbe attestarsi sulle 200 mila, in media con gli ultimi anni.

Secondo Coldiretti «il mercato europeo dell’olio di oliva rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza». L’Italia, principale importatore mondiale di olio, è più esposto ai pericoli di una importazione selvaggia senza controllo. Per tutelare consumatori e produttori e non compromettere l’immagine dell’olio italiano, occorre evitare che venga spacciato come Made in Italy olio importato». A febbraio l’Ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche agricole attraverso l’apertura di una procedura ex officio è riuscito a far sospendere la commercializzazione di olio falsamente etichettato come Igp nei magazzini Harrod’s di Londra.

Antichissima rappresentazione di Gesù ritrovata in Spagna

L'archeologia non finirà mai di stupirci per la quantità di sorprendenti scoperte che ci regala, ogni volta un nuovo pezzo di storia dell'umanità, nuove conoscenze, nuove spiegazioni e nuovi misteri.
Arriva dalla Spagna infatti la notizia che un team di archeologi sembra aver ritrovato una delle più antiche rappresentazioni al mondo di Gesù. 

Il piatto ritrovato in Spagna
immagine presa dal web
E' stato trovato infatti un piatto in vetro del 4° secolo d.c. con incise alcune immagini, una delle quali si pensa essere quella di Gesù. Il piatto molto probabilmente è stato usato per fini eucaristici e consacrato nei primi riti cristiani. Misura 22 cm di diametro ma ci è giunto rotto. Suoi frammenti son stati trovati al di fuori della città spagnola di Linares. E' stato rinvenuto all'interno di un edificio adibito al culto religioso in quello che resta dell'antica città di Castulo.

I pezzi del piatto rinvenuto erano in un'ottimo stato di conservazione. L' 81% infatti della superficie originale ci è giunta intatta. La scena rappresenta la volta celeste come pensata dall'iconografia cristiana l'immortalità, incorniciata tra due palme simbolo dell'eden, il cielo ecc. La raffigurazione di Gesu' in questo piatto eucaristico è molto diversa da quella a cui ci hanno abituato i più moderni pittori. Non ha la barba, i suoi capelli non son molto lunghi ed indossa una toga in uso a quei tempi ai filosofi.

Quanta tensione e passione in Juve-Roma | Vince la Juve 3-2 ma la Roma ha tanto da recriminare

Vince la Juventus per 3-2 ma la Roma ha tanto da recriminare! Allo Juventus Stadium, accade di tutto e di più: 3 penalty, 2 rossi e parecchio da ridire sull'arbitro Rocchi. 


Ti aspetti uno spettacolo dalle due squadre migliori del campionato e cosi è stato, tutto sommato, nonostante la qualità dell'arbitraggio di Rocchi non sia stato all'altezza della situazione. A decidere il match tra Juve e Roma è un colpo da vera magia di Bonucci, che a soli 5' dalla fine, fissa il risultato sul 3-2 per i bianconeri. Rossi per il tecnico dei giallorossi Garcia, Manolas e Morata.

A Torino succede di tutto e di più: gol, sorprese, penalty, cartellini rossi, sviste macroscopiche arbitrali, critiche e conseguentemente tanto, troppa tensione in campo. Ecco tutto qui la sfida scudetto tra Juventus e Roma, è stata questo e molto altro ancora. Per carità, non fraintendetemi è stata una partita fantastica e ricca di emozioni che ha visto trionfare i bianconeri per 3-2 nei minuti finali, grazie alla magia di Bonucci. ma ancor prima di tutto ciò, però, c'è da dire della doppietta di...rigore di un'immenso Tevez e le stoccate di capitan Totti (sempre dagli 11 metri) e Iturbe


Alla fine dello spettacolo appena accennato, la Roma è stata sconfitta, condannata da una Juve massiccia e devastante (22 vittorie consecutive in casa: un primato di assoluto rilievo), ma ancor di più dall'arbitro Rocchi, che per lunghi tratti del match non ha capito granché assumendo il ruolo ingrato di protagonista in negativo in talune decisioni importanti. 

Juve-Roma: si comincia cosi. 
Allegri sceglie Llorente da mettere vicino a Tevez e sorprendentemente introduce Pirlo (all'esordio stagionale) invece di Vidal. Garcia dal suo canto preferisce partire con Skorupski tra i pali, Holebas sulla corsia sinistra e il trio d'attacco Iturbe, Totti e Gervinho

Un primo tempo da urlo!
Adrenalina allo stato puro. Accade di tutto e di più nei primi 45, grazie alla criticabile conduzione di gara dell'arbitro Rocchi. Comunque sia è la Juve a fare la partita dando dimostrazione di una maggiore compattezza generale. La Roma non ha il benché minimo spazio per respirare e sfruttare la velocità di Iturbe e Gervinho nelle ripartenze. Il convalescente Pirlo sale in cattedra come suo solito, da perfetto direttore di un'orchestra tirata a lucido. Dall'altra parte Totti prova ad inventare ma la manovra giallorossa è troppo lenta e prevedibile, forse provata dalle fatiche di Champions. 
Tevez esulta dopo
avere realizzato uno
dei due penalty

Passano soli 10' ed è già moviola con Marchisio che va giù in area romanista dopo un contatto con Holebas. Per Rocchi è tutto regolare ma è la scintilla che accende il clima del match. Tevez è una tempesta incontenibile e ogni qualvolta tocca una palla, manda nel terrore più oscuro la difesa giallorossa, sorretta con qualche difficoltà dall'incerto Yanga-Mbiwa. Keita dal suo canto è la solita, incredibile barriera immessa da Garcia davanti alla difesa ad sostenere Manolas e company. I padroni di casa, spinti da un tifo incandescente, provano a far sentire il loro peso offensivo e sfiorano il vantaggio con un tiro cross di Pogba e con un diagonale a lato di Marchisio innescato da Bonucci. 

I giallorossi continuano a faticare per trovare spazi e la stanchezza di Nainggolan pesa più del dovuto, risultando più impreciso del normale. Il match si sblocca al 26' con una punizione dal limite di Pirlo che trova la deviazione del braccio di Maicon in barriera: Rocchi prima assegna la ripetizione, poi ci ripensa e dà il primo dei 3 rigori della intera partita alla Juve, facendo giustamente infuriare gli ospiti. Tevez dal dischetto non ha pietà realizza. Garcia suona il violino a Rocchi che lo butta fuori. La tensione è alle stelle, ma giunge nella stratosfera soli 2' dopo, giusto il tempo per Pjanic di calciare una punizione e per Rocchi di fischiare un altro penalty improbabile per una trattenuta di Lichtsteiner su Totti

Il capitano manda Buffon da un lato e la palla dall'altro per il pari più che giusto. Entra in scena adesso quello che non vorremmo mai vedere protagonista in una partita di calcio: il nervosismo con scontri al limite della decenza, pericolosi testa a testa e ammonizioni a iosa (Chiellini, Lichtsteiner, Totti e Bonucci in pochi minuti). Nel finale del primo tempo accade di tutto. Al 44' Gervinho si accende per la prima volta e inserisce con una splendida giocata in profondità Iturbe che davanti a Buffon non sbaglia, freddandolo. 1-2!

La Roma è davanti e un minuto dopo avrebbe anche l'opportunità di fare 3 ma Gervinho, nonostante un infortunio muscolare di Caceres, non riesce a sfruttare una occasione irripetibile, calciando alle stelle dal limite. L'equilibrio ritorna poco dopo. Pjanic in scivolata tocca Pogba in area giallorossa: il francese cade a terra e per Rocchi è il terzo rigore (anche questo molto dubbio) della serata. Tevez non si fa scrupoli e imita il capitano giallorosso trafiggendo Skorupski (6o gol per lui in campionato) per il 2-2 che chiude un primo tempo divertentissimo. 

Secondo tempo, deciso dalla magia di Bonucci. 
Al rientro in campo Allegri propone Ogbonna al posto dell'infortunato Caceres continuando con la difesa a tre. Pogba butta alle ortiche 2 ottime occasioni all'inizio della ripresa, Manolas salva entrando in scivolata su Lichtsteiner al 57'. Il ritmo cala rispetto ai primi 45' ma le emozioni non accennano a diminuire. Siamo intorno al 60' di gioco è Pjanic spreca per la seconda volta il vantaggio dei giallorossi arrivando tardi su un grande assist di Gervinho, sfuggito sulla sinistra. 

Allegri corre ai ripari togliendo uno spento Llorente per inserire Morata. Garcia risponde con Florenzi e Destro al posto di Iturbe e Totti. Nainggolan pensa di freddare Buffon con un missile dal limite interrotto da Ogbonna facendolo terminare a lato di un pelo al 77'. Mancano 10' è ad accomodarsi in panchina tocca ad uno stremato Pirlo per far posto a Vidal. Morata di testa supera Manolas centrando in pieno il sette nei minuti finali. Pjanic non nè ha più ed esce dal campo a 5' minuti dal termine: dentro Paredes. Tevez pare in trans e da solo manda nel panico tutta la difesa giallorossa che riesce in qualche modo a trovare salvezza in corner. Ma è proprio da lì che arriva rete magica di Bonucci che chiude i conti. 

Destro al volo dal limite di rara beltà è 3 punti alla Juve abbattendo la Roma condannato al suo primo stop stagionale, ma anche qui c'è da segnalare un fuorigioco di Vidal che ostacola la visuale a Skorupski. Prima del fischio finale Rocchi trova il tempo ad espellere Morata e Manolas, protagonisti di una rissa a centrocampo.

Morto De Cesaris ex pilota di F1

Si è schiantato a gran velocità contro a un muro sul raccordo di Roma, Andrea de Cesaris 55 anni, ex pilota dell’Alfa Romeo, ma anche di McLaren, Ligier, Minardi, Brabham, Rial, Scuderia Italia, Jordan, Tyrrell e Sauber.

E' stato uno dei più veloci piloti del Circus della Formula Uno, compagno di Elio De Angelis scomparso in Francia nell'86, entrambi facevano parte della scuola romana. Ieri  poco prima delle 15 De Cesaris, in sella a una moto, percorreva l'anulare di Roma a gran velocità in sella ad una moto,  perde il controllo del mezzo e ed è finito contro la barriera di cemento morendo sul colpo.

Non si sa se la causa sia stata solo l'elevata velocità oippure sia stato causato da un altro veicolo, ma sono in corso le indagini per appurare la vera causa dell'incidente.
A nulla è valso l'intervento tempestivo dei medici se non per constatarne la morte.

05/10/14

L'abilità doveva condurre a schivare i colpi d'offesa | LE TRE VIE

..... La pratica fu importata in Giappone insieme allo Zen, informa Suzuki.[Qui]


Nell'VIII secolo in Giappone ai banchetti si dispiegavano spettacoli di quello che poi si sarebbe chiamato judo, in seguito l'arte fu rmpartira in societa segrete. L'abilità doveva condurre a schivare i colpi d'offesa sfruttando l'intervallo, che sempre sussiste anche se brevissimo, e dopo ogni schivata si doveva vibrare istantaneamente, di rimando, una percossa. Il judo parve estinguersi all'inizio dell'epoca Meiji nel 1868, ma già nel 1882 in un tempio di Tokio riprese e in poco tempo si diffuse fino a entrare nel programma scolastico. Come il karate, fu vietato dagli alleati, ma riprese anch'esso subito dopo la loro partenza e oggi i praticanti in Giappone raggiungono il milione. Su pochi princìpi si basa la tecnica: ci si butta, si ghermisce, si percuotono i punti nevralgici; vincerà chi incessantemente avrà spostato il proprio peso fra i due piedi.

In Giappone le arti marziali erano sempre state unite in un fascio: scherma (kendo), tiro al bersaglio in cui ci si trasfonde nel bersaglio (kyudo), tiro del pugnale, uso della corda, arte della spia che si eclissa e scatta all'improvviso (ninjutsu), sputo di aghetti (fukumibari): tutte forme adottate accanto aljudo dai samurai. Il fine di queste forme è unico, di origine buddhista e quindi indiana: ottenere un « cuore di sasso» che sia costantemente in quieta attesa del colpo. I maestri sentono l'arrivo del nemico anche se immersi nel sonno. Il lottatore non si preoccupa di vivere, ma di illuminare vita e morte a cospetto del pericolo. La scuola Muto riassumeva il judo nella parola che echeggia salmodiata nelle aule dei templi zen: nulla (mu).

Eppure la presentazione non sarebbe integra se non si aggiungesse una forma purissima, nota già nel secolo XIV, ma emersa come nuova nel nostro con Ueshiba Morihei (morto nel 1969), seguace della scuola shintò Omoto. L'aikido che egli insegnava educa la fantasia come usa in India, si figura la mano che penetra a distanze irraggiungibili, si immagina l'estensione delle braccia fino ai cieli. L'aikido non coltiva colpi, ma soltanto parate, sicché uno scontro è inimmaginabile: il lottatore sta fermo spostando di continuo l'equilibno fra I due piedi, ravvisando nell'avversario un essere turbato e compassionevole che occorre attrarre nell'orbita imperniata sulla propria spina dorsale, pacificandolo.

Il praticante di aikido dovrà seguire puntualmente il colpo che lo minaccia, ruotando sulla spina, irid irizzanriolo dolcemente in avanti, provocando la caduta di chi l'ha sferrato. Questo studio attento dell'impeto avversario in Cina fu il metodo della scuola intitolata alla Mantide Religiosa. Credo che l'antichissima lotta indiana, che si propone di sbloccare, come lo yoga, i legamenti del corpo e dell'anima, facendo inspirare a scatti improvvisi per espirare sofficemente, lenti lenti, si possa ricostruire raccogliendone le tracce che monaci buddhisti trasferirono in Cina, in Corea e in Giappone, oltre che indagando in India, come ancora non s'è fatto, tra i sadhu, i monaci vaganti, dediti alla lotta.

Nell'India che permeò l'Asia intera, una mezza speranza di questo genere è lecita. Il patrimonio intellettuale indù s'è, negli ultimi tre secoli, giusto sfiorato; danze, dottrine tantriche sono appena appena riemerse. Per ottenebrare ogni cosa hanno svolto la loro parte il regime del silenzio che ha sempre imperato su ogni insegnamento nonché le guerre di sterminio. La storia dell'India infine per tanta parte rimane congettura e le sue date sono supposizioni. Eppure, ramingando per foreste, indagando angoli dimenticati di templi, percorrendo torridi, umidi, tenebrosi vicolacci, raccogliendo confidenze, lì ancora può capitare l'incontro con un qualche barbaglio del passato remoto, che ci tramuta.

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