Il-Trafiletto

15/10/14

Torino cerca 240 volontari per il Salone del Gusto e Terra Madre 2014

Dal 23 al 27 Ottobre presso Lingotto Fiere a Torino, si svolgerà il Salone del Gusto e Terra Madre 2014, e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta cercano 240 Volontari. Organizzato da Slow Food, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino il Salone del gusto accoglie dal 1996 uno dei più importanti palchi per produttori e artigiani dell’agroalimentare di qualità provenienti da tutto il mondo.

Salone del Gusto 2014
immagine presa dal web

Con l’ultima edizione del 2012, le due manifestazioni Salone del Gusto e Terra Madre si completano, e raccontano la straordinaria diversità agroalimentare di ogni continente. I volontari garantiranno la copertura di 120 isole ecologiche, la candidatura va fatta entro il 15 ottobre. I volontari richiesti sono 2 al giorno per ogni isola, divisi in due turni di 6 ore ciascuno:

I turno dalle 11,00 alle 17,30
II turno dalle 16,30 alle 23,00

Cosa si offre ai volontari?
-formazione nei giorni precedenti l’inizio dell’evento; pass di accesso all’evento per 5 giorni (con    possibilità, quindi, di visitare la manifestazione fuori dagli orari del proprio turno – l’orario di apertura è 11-23);
-pasto a fine turno nell’area ristorazione riservata ai delegati di Terra Madre e allo staff Slow Food; 2 biglietti di ingresso omaggio (per famigliari o amici);
-tessera di Legambiente; copertura assicurativa; un gadget di Legambiente a scelta tra: La notte dei Rospi (gioco didattico per bambini) e la Guida Voler Bene al Piemonte (itinerari tra valli montane e aree collinari in attesa di un turismo curioso ed emozionale ma al contempo leggero come solo l’eco turismo può essere).

Per iscrivervi basta compilare il modulo alla pagina:
http://www.legambientepiemonte.it/terramadre.html
Per informazioni, mandate una mail o contatta telefonicamente entro il 15 ottobre.

Ancora più grintosa la Lady-T | La nuova Thunderbird acquista più grinta

I membri di CD Garage sono riusciti a testare la nuova "modern classic" 3 cilindri. Special, elegante e di notevole livello l'aspetto esteriore che si potrà ammirare da vicino all'imminente EICMA.


Faccio solo una premessa per quanti si staranno chiedendo cosa sia il CD Garage. Si tratta di un officina di Milano con il "vizio" delle moto particolari e fuori dalla norma, cafe racer particolarmente. La più recente nata è la Lady-T, che nasce con origini che ricordano la Thunderbird Sport (per capirci meglio la Triumph "modern classic" a 3 cilindri).

"Tenendo in conto l'anima radicata della moto di Hinckley - provano a spiegare i membri di CD Garage - si è deciso di introdurre nel lavoro la collaborazione di un professionista del design, Roberto Rovetta, che ha fatto uso di tecniche di verniciatura 'old school' abbinate a materiali sofisticati. Esattamente la verniciatura è stata una componente importante nel dare vita a questa special: i filetti realizzati facendo seguito alle forme del serbatoio sono una vera goduria estetica, in particolare perché l'utilizzo dell'acciaio spazzolato come base per la verniciatura ha implicato una lunga e complessa lavorazione preparatoria".
La nuova 3 cilindri Lady-T

Quello che ne è scaturito è stato una colorazione finita intrigante, che secondo l'opinione di molti è imprescindibile per una moto del tipo special di levatura classica. Ma per mutare la Thunderbird Sport in una...Lady-T ha richiesto ben altro. Ad esempio, il faro originale è stato cambiato da una nuova unità dalle dimensioni più ridotte e adesso è appoggiato e mantenuto da supporti artigianali e dalla linea spartana. È stato adottato un manubrio da 22 mm, in alluminio, dalla curva più comoda rispetto all'originale, mentre in luogo del della strumentazione standard ora campeggia una piccola T&T, digitale ma decisamente classicheggiante.

"Ma la fissazione che ci possiede- proseguono i preparatori - è che le moto debbano necessariamente fornire il meglio di loro su strada: per tal motivo abbiamo provveduto a rivdere del tutto il sistema di frenatura, sostituendo la pompa freno anteriore con quella di una Speed Triple. Per concludere le modifiche nella zona frontale della moto, si è introdotti 2 sfizi impossibili da rinunciarvi: soffietti alle forcelle e manopole vintage".

Ma il motore?
Insomma, è stato messo a punto curando ogni dettaglio, la scatola filtro non c'è più e adesso il 3 cilindri anglosassone (oltretutto scalato da una colorazione nera che avvolge pure i collettori e gli scarichi) respirando tramite filtri conici. Pneumatici Avon dalla linea vintage, una nuova sella artigianale (bella ma pure comoda e ergonomica, perché le moto vanno usate tutti i giorni), un faro posteriore Lucas e delle frecce minimal completano l'aspetto esteriore della moto, senza dimenticare le pedane sportive Lsl e il cambio rovesciato... perché la Thunderbird sarà pure una classica, ma indiscutibilmente sportiva.

Volete vedere da vicino le special di CD Garage? Qualche settimana di pazienza: i ragazzi si presenteranno a Eicma Custom con 3 importanti novità.


Morta a 92 anni la vera spia che accusò i Rosemberg

La guerra fredda produsse una rete di spie, che intrecciando i dati sensibili delle due grandi potenze, contribuirono a raggiungere e mantenere equilibrata la forza difensiva dei due paesi.


Il caso di spionaggio più emblematico di quel periodo (1950 in piena guerra fredda) furono i piani dell'atomica americana venduti ai russi. Prese le spie colpevoli di tradimento e finirono giustiziate sulla sedia elettrica i coniugi Rosemberg. Era il 1953, e il presidente Eisenhower respinse gli ultimi appelli per graziare Julius e Ethel Rosenberg che morirono nel penitenziario di Sing Sing.

Il vero colpevole, accusò Ethel (sua sorella) e il cognato Julius per salvarsi dall'accusa di spionaggio.
Morto all'età di 92 anni : David Greenglass, un sergente dell’esercito americano che confessò moltissimi anni dopo l'innocenza di Ethel, mentre il cognato Julius faceva in pieno parte del complotto insieme ad altri personaggi, come Morton Sobell, che nel 1951 fu condannato per spionaggio con i Rosenberg, ma solo a 18 anni di galera. L'America si divise tra innocentisti e colpevolisti, non c’è famiglia negli Stati Uniti che non si sia spaccata su questa storia, conclusasi con un processo in cui la testimonianza di Greenglass fu determinante. Anche Greenglass finì in carcere per soli 10 anni grazie alla sua testimonianza, ma una volta uscito cambiò città e anche nome.
I coniugi Rosemberg

Lo ritrovò 50 anni più tardi un giornalista il quale gli fece ammettere di aver mentito. Anche sulla sorella Ethel, che di fatto mandò sul patibolo. La morte del sergente Greenglass, cresciuto a Manhattan da una famiglia di ideologia marxista, risale in realtà al primo luglio scorso, ma fino ad adesso era rimasta segreta, in linea con l’intera vita del personaggio. Solo ora il New York Times ne è venuto a conoscenza, grazie a un familiare che ha confermato il decesso. Anche se nessuno ha ancora fatto alcuna comunicazione ufficiale. Mentre è certa la data della morte della moglie di Greenglass (avvenuta nel 2008), anche lei parte della banda di spie che spifferò notizie di intelligence a Mosca e che al processo testimoniò contro i Rosenberg.


14/10/14

Nazionale: brutta, solida e vincente | Con Malta termina 0-1: Pellè decisivo

Brutta, solida e vincente. Questo è quanto viene fuori dalla prestazione di ieri sera a Malta, della Nazionale azzurra. Uniche note positive sono la 3a vittoria di fila, l'esordio bagnato con gol di Pellè e la prima piazza in classifica nel girone H in condominio con la Croazia. 


Tutto qui per quel che concerne il bicchiere mezzo pieno, e si, tutto qui, in quanto ancora una volta Malta storicamente è una tappa a noi indigesta, una meta fonte di figuracce o giù di lì che la Nazionale di Antonio Conte supera ma faticando più del lecito, concedendo pure l'opportunità ai mitologici "Cavalieri di Malta" margini per recriminare, per un rigore riguardo un presunto "mani" in area di rigore di Marchisio.

Trenta minuti d'Azzurri.
Conte manco a dirlo è in fase "convulsiva", conoscendone il carattere avrebbe voluto vedere una squadra più tambureggiante in fase offensiva, dove aveva chiesto maggiore concentrazione  e dedizione per gli schemi di gioco, avendo avuto già la premonizione che si sarebbe dovuto scontrare con la diga difensiva eretta dai maltesi. Invece ci si ritrova a tirare le somme ad un’Italia che ha giocato secondo il "metodo Conte", solo per i primi 30' circa, sufficiente a fare tremare la traversa, il palo, e mettere dentro il gol che vale 3 punti, la 3a vittoria di fila, e lasciare giustamente i paroni di casa in 10 uomini per l'espulsione di Mifsud. Quando gli azzurri si rovino sull’1-0 e in superiorità numerica, infatti, sembrano perdere la concentrazione e l’intensità, finendo per rischiare nella ripresa. Soprattutto dal 28’ in poi quando viene espulso (anche in questo caso correttamente) Bonucci per un fallo ai danni di Schembri lanciato a rete
Pellè esulta dopo la rete
messa a segno a Malta

A seguito la punizione che ne era scaturita per quanto sopra accade il mani-braccio di Marchisio in piena area di rigore che potrebbe dare vita ad un tiro dagli 11 metri. Da qui in avanti si arranca tra le urla di Conte e le giocate di un frizzante Giovinco, che appena entrato in campo al posto di Immobile prende un palo al 90’! La partita termina qui, senza infamia e sopratutto senza la...lode.

Conte tuona.
Preferiamo ripartire da i 30' minuti iniziali, comunque sia, nei quali Pellè ha "detto" di essere un’altra validissima opportunità per le bocche di fuoco azzurre che, dopo la scoperta di Zaza e Immobile, ha trovato un terzo “antagonista" per l'ex "Super Mario". In terra anglosassone lo chiamano "The Italian Goal Machine", prendendo prima una traversa con un’inzuccata che meriterebbe migliore sorte. Poi segna una rete alla "Super Pippo”, agendo di rapina con tempismo un pallone in mischia. 

Ma il contributo è concreto, l’intesa con Immobile e gli altri compagni buona. Pure Chiellini, ormai un vice-cannoniere, sfiora il gol di testa, facendo tremare il palo, esattamente un minuto dopo la traversa di Pellè. Insomma con un po’ di fortuna, poteva finire in goleada, e quindi non è tutto da buttare. Ma c’è da immaginare che Conte abbia fatto tremare gli armadietti dello spogliatoio al termine della partita.


La trasformazione degli elementi | L'alchimia

............che annunciano l'alba di un nuovo «giorno» della creazione.[Qui]

LA TRASFORMAZIONE DEGLI ELEMENTI
Il simbolo centrale dell'alchimia è l'oro. Esso rappresenta il coronamento glorioso dell'Opera, il più perfetto dei metalli: desiderio e scopo della vita di ogni alchimista è possedere il segreto della sua creazione. L'oro è più che un metallo, è un principio: per questo, anche se l'oro in quanto metallo, dal punto di vista fisico, detiene una posizione assolutamente centrale nell'alchimia, ci si imbatte anche nei concetti di oro esaltato, di oro vegetale e di oro spirituale. Quando si considerano le qualità dell'oro, appare evidente che si tratta di un metallo molto particolare. E praticamente esente dai normali processi di corruzione; non viene attaccato dalla ruggine, né si ossida. Il fuoco può raffinare l'oro, ma non può distruggerlo o alterarne la natura essenziale. Per quanto riguarda l'aspetto, si dice che l'oro ha «una struttura levigata e malleabile, bellezza cromatica, capacità di splendere intensamente ».

Dal punto di vista della lavorazione, ciò che più colpisce è la possibilità che offre di essere lavorato a freddo. È duttile e malleabile: può cioè essere usato non per creare strumenti resistenti o forti, ma può essere modellato in varie forme e strutture delicate; può anche essere battuto fino ad essere ridotto ad una lamina di incredibile sottigliezza. Lo si può trovare in tutti i continenti del globo, come attesta il fatto che sia stato noto ad ogni civiltà. l primi esempi di oro lavorato compaiono attorno al IV millennio a.C. In Egitto e a Ur, l'oro veniva impiegato per gioielli, vasi, ornamenti, e decorazione delle tombe reali; non venne invece usato come moneta fino al 400 a.c. In Egitto la produzione di oro era controllata dallo Stato; i resoconti delle condizioni dei minatori dipingono un fosco quadro di lavori forzati imposti a criminali e prigionieri di guerra.

Sin dai tempi antichi, l'oro è stato associato alla regalità e alla divinità. Gli Egizi chiamarono l'oro «la carne degli dèi» e, come altri popoli dell'antichità, scorsero nell'oro gli attributi della divinità  splendore, purezza, incorruttibilità. L'oro stesso incarnava perciò il potere divino e il suo impiego poteva conferire doni e benedizioni speciali. Si pensava, ad esempio, che recipienti d'oro potessero mutare la qualità delle sostanze in essi contenute. Un altro collegamento istituito fin dai tempi più antichi è anche quello dell'oro con il sole, collegamento che fu mantenuto anche dagli alchimisti, i quali chiamarono l'oro e l'argento Sole e Luna, Re e Regina, la coppia celeste. L'oro era anche stato generalmente stimato un metallo sovrannaturale, dagli. influssi magici. Nelle tradizioni europee si favoleggiava che fate e nani lo possedessero in grandi quantità e che se ne servissero per attirare i mortali nei loro regni.

Non era semplicemente un simbolo di benessere, ma un attributo del paese stesso delle fate: là i tetti sono fatti «di lamine d'oro battuto», gli zoccoli dei cavalli sono rivestiti d'oro e la musica è intonata da arpe d'oro. Talora gli spiriti vanno e vengono dal proprio regno passando su di un ponte d'oro. L'oro è associato al potere al nericolo all'incantesimo e alla trasformazione. In quasi tutte le culture nelle quali riceve grande valore è sempre stato valutato molto più di un semplice metallo, ed è questo potere dell'oro che gli alchimisti riconobbero e scelsero di rappresentare come scopo della propria Opera. L'arte della lavorazione dei metalli favorì il sorgere dell'alchimia, di cui costituì la base; quest'arte esisteva già da molto tempo, quando l'alchimia apparve verso il 200 a.c.

Assai forte fu sin dagli inizi l'influsso della tradizione egizia, dove peraltro la lavorazione dei metalli aveva raggiunto altissimi livelli ed era un punto di riferimento per tutte le altre civiltà. L'Egitto era a conoscenza del metodo di fabbricazione delle leghe e di quello della colorazione dei metalli; erano in grado di smaltare l'oro e di placcare gli oggetti d'oro. Questo doveva in parte contribuire a soddisfare il desiderio onnipresente nella natura umana ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, poiché esistevano tecniche per legare l'oro con metalli più vili e perfino per creare del falso oro. In ogni caso, gli artigiani andavano assai fieri del proprio lavoro e ne custodivano molto gelosamente i segreti.

Non siamo in possesso che di scarsi dettagli in merito alle pratiche effettive, ma dai testi geroglifici e dalle pitture dell'epoca si riescono a ricavare alcuni principi generali. La fornace delle fonderie, per esempio, aveva tre lati di altezza più elevata per aumentare l'intensità del calore - allo scopo di ravvivare la fiamma si servivano di un mantice, quando si procedeva alla raffinazione dell'oro. I primissimi alchimisti furono probabilmente iniziati ai segreti della lavorazione dei metalli, ma non si riesce a stabilire con certezza quando avvenne la separazione fra le due arti.
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