Il-Trafiletto

02/09/14

Il film sulla vita del giovane Leopardi

Un film su di un personaggio così eclettico è quanto meno azzardato, ma noi italiani amiamo l'azzardo. Invece Martone, il regista napoletano del film "Il giovane favoloso" dedicato al poeta Giacomo Leopardi, sembra sia riuscito nell'impresa. Tanto riuscito che nella pagina di ricerca di Google search, quasi tutte le sherp, a parte il sito ufficiale e Wikipedia, portano al film di Martone.


Sarà in sala dal 16 ottobre, la pellicola che il regista Mario Martone ha dedicato al poeta Giacomo Leopardi, ha esordito ieri in concorso alla 71esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Tanti gli applausi in sala, più che positiva la critica, per il secondo tassello del 55enne regista napoletano. Una decina gli anni di lavoro dedicati ad un periodo storico spesso bistrattato dal cinema italiano che Martone torna a rappresentare questa volta nelle prime tre decadi proprio quando il favoloso e precoce poeta di Recanati – nato nel 1798 e poi morto nel 1838 a Napoli – cresce tra due amati fratelli, il padre conte severo, la madre anaffettiva e ciecamente religiosa; fugge lontano dall'"ermo colle" de "L’Infinito" rifuggendo al mestiere di cardinale; e vive in compagnia dello scrittore Antonio Ranieri tra Firenze, Roma e Napoli.

Martone dipinge un ritratto inedito di Giacomo Leopardi che alla modernità delle parole del poeta e allo studio "matto e disperatissimo" affianca altre sfaccettature: la ribellione, l'ironia, il sentimento, la collera, la golosità fino a renderlo "umano" e in questo il suo interprete, Elio Germano, con il suo lavoro sul corpo, sulla voce e sugli sguardi, si candida di diritto tra i papabili alla Coppa Volpi. Il poeta del "pessimismo cosmico" viene raccontato, come ha spiegato lo stesso Martone, "tramite un profondo lavoro di documentazione". "Abbiamo affrontato giacimenti preziosi di lettere e documenti scritti dallo stesso Leopardi, in particolare per costruire il rapporto simbiotico con Antonio Ranieri", ha detto. Il lavoro di documentazione, poi, e' servito non solo per realizzare quello che secondo Carlo degli Espositi, uno dei produttori, è "un progetto atipico" e una straordinaria operazione culturale.

"Fare un film cosi' grande su Leopardi oggi e' andare dalla parte opposta rispetto al mercato che sembra prediligere il genere commedia. Eppure, questa produzione e' stata adottata dalla Regione Marche che ci ha creduto cosi' come il ministero dei Beni Culturali, e' un vero tax credit, un progetto a cui hanno creduto anche 15 industriali che hanno scommesso su questo film e noi speriamo vincano la scommessa", ha detto, "Non occorre conoscere Leopardi o l'Ottocento italiano per vedere il nostro film, basta anima e cuore perché Leopardi arrivi allo spettatore".

Parapendio per diversamente abili

Lo sport sta dando l’esempio in tutte le discipline, che non esistono barriere tra le persone, se da parte di tutti c’è la voglia di superare i limiti e di mettersi in gioco per costruire un mondo, dove non esistono distinzioni.


Da Taceno un piccolo comune della provincia di Lecco, incastonato tra le montagne, arriva la bella esperienza del parapendio per disabili o come è chiamato: “volare diversamente”, che oltre ad avere progetti di volo aperti a tutti i livelli, ora ha un’attenzione particolare anche al mondo dei diversamente abili e anche se è stato il primo anno di questo progetto già 50 persone hanno usufruito di questo servizio sportivo.
In Italia ci sono altre tre scuole: in Piemonte, in Veneto e in Valle D’Aosta, mentre in Francia già da parecchi anni si sta lavorando su questi progetti dando la possibilità di avvicinarsi a questo sport tutte le persone che vogliono, senza limiti e barriere.

"L'intento è quello di superare tutte le frontiere comprese quelle fisiche, infatti sono state accolte persone affette da diverse disabilità, in particolar modo quelle motorie, come la paraplegia, la tetraplegia e l’osteogenesi imperfetta, permettendo loro il volo grazie ad un particolare seggiolino munito di rotelle. Per volare con il parapendio non è necessario l’uso delle gambe perché il mezzo viene pilotato con le braccia, nei casi di paraplegia, dunque, serve assistenza durante il decollo, mentre per le persone affette da tetraplegia ci si concentra sui voli biposto con istruttore".
Progetto: "volare diversamente"

Scelta letteraria e le sue conseguenze sul pubblico

Confesso che scrivere la recensione del libro di oggi mi risulta quanto mai difficile. Ho trovato meno intoppi a recensire libri praticamente sconosciuti o particolarmente delicati come la famosa trilogia di E. L. James, che il libro di cui vi parlerò tra pochissimo. Perché? Perché libri del genere si amano o si odiano, e quelli che li amano, di solito, sono agguerriti come mercenari bisognosi di denaro.

Bando alla ciance e campo alla narrativa. Il libro di oggi e nientepopodimenoche Twilight di Stephenie Meyer. Twilight è il primo capitolo di una saga composta da altri tre libri. Come tutti sicuramente saprete da questi quattro libri sono stati tratti cinque film. Sul perché dei cinque film se i libri sono quattro, la spiegazione è molto semplice: marketing.
Twilight
Twilight

A noi però interessa il libro e non il film, quindi diamo un'occhiata alla trama, anche se immagino che tutti voi, più o meno, la conosciate.

Protagonista del libro è Isabella, chiamata semplicemente Bella, che decide di lasciare Phoenix, dove vive con la madre, per andare a Forks dove invece vive il padre. Una nuova vita, una nuova scuola e dei nuovi compagni di classe. E' proprio a scuola che l'attenzione di Bella ci concentra su un gruppo di ragazzi, tra i quali spicca il misterioso ed enigmatico Edward Cullen.

Twilight è quello che si definisce un paranormal romance, un genere che unisce il paranormale e quindi creature fantastiche, con il romanticismo e la narrativa rosa. In aggiunta a questo c'è da dire che Twilight, e il resto della saga, è rivolto più al pubblico giovanile/adolescenziale che a lettori più maturi. Questo può farvi rendere l'idea dei temi trattati.

Cos'ha di paranormale Twilight? I vampiri. Edward e la sua famiglia infatti sono vampiri. Ma i Cullen non sono l'unica componente paranormale della saga, di questo però ne parleremo però più avanti, per i capitoli successivi della saga. Torniamo dunque ai vampiri proposti dalla Meyer per la sua saga. Un purista del genere, un lettore cresciuto con un'iconografia precisa dei vampiri rimarrà sicuramente deluso ed oltraggiato, perché i vampiri presenti in Twilight non hanno davvero nulla a che spartire con i vampiri comunemente noti.
Stephenie Meyer
Stephenie Meyer

Una scelta, quella della Meyer, dettata dal fatto di dover necessariamente incastrare una storia d'amore tra adolescenti, anche se uno è vecchio di un centinaio di anni. Io capisco la scelta fatta dalla Meyer, ma sono anche una di quelle persone che è cresciuta con una particolare iconografia del vampiro e che adora i vampiri della Rice, quindi non mi sbilancerò in alcun modo nel commentare oltre i vampiri creati dalla Meyer. E' stata una sua scelta letteraria con le relative conseguenze. Punto. Andiamo avanti.

La parte romance di Twilight è ovviamente regolata per un target adolescenziale, quindi abbastanza semplice e scontato. Il tipo di narrazione e lo stile adottato dall'autrice, sono anch'essi molto semplici e lineari, senza scossoni, momenti particolarmente avvincenti o rivelazioni shock.

In un articolo, e mi perdonerete se questa volta non vi posto il link, ma era su un Vogue che ho gettato da tempo, si chiedeva alla Rice cosa ne pensasse di Twilight. Fra le tante cose che disse, quella che più riassume tutto ciò che si può dire su questo libro restando obiettivi è che Twilight è “un libro per adolescenti”.

Non vi dirò altro, è stato già difficile arrivare fino a qui.

(Le immagini presenti in questo post sono state prese da internet)

Riflessione sul settore sanitario | Lo stato della professione

La situazione: la nostra nazione, al momento sta attraversando una fase particolare senz'altro tra le più importanti della sua storia recente. 

Lo stato di crisi economica comporta, in maniera sempre più costante, gravi ricadute nelle strutture e nei sistemi che fin'ora hanno correlato e appoggiato la quotidianità della nostra comunità nazionale. Durante gli ultimi due anni la necessità di rimettere "i conti" dello Stato italiano per quel che concerne una maggiore equilibrata sostenibilità, ha influito ancor di più nel rendere ancor più oberante e critica la situazione del mercato del lavoro - in generale e in sanità - e lo stato del Welfare (Servizi sanitari, Servizi sociali, Scuola e Istruzione, Servizi di sostegno per le situazioni di fragilità lavorativa e sociale), incidendo sulla coesione e sulle relazioni intercategoriali e sociali.

Il permanere dell'obiettivo del con-tenimento della spesa nella Pubblica amministrazione - e quindi anche nella Sanità - e le palesi conseguenze che il raggiungimento di tale obiettivo comporta, induce a riflettere su alcuni aspetti: - la salute rientra tra i diritti costituzionalmente garantiti e, pertanto, per rendere fruibile tale dirit to, vanno contemperati gli sforzi per raggiungere l'equilibrio di bilancio con l'impegno verso la reale garanzia dell'attuazione dei LEA e l'aiuto e il supporto - anche questo costituzionalmente previsto - a chi è in condizioni di fragilità, non autosufficienza, povertà; - la sanità rappresenta uno dei più importanti comparti del Paese non solo sul versante finanziario, ma anche sul versante occupazionale e produttivo e quindi economico; - la sanità è un rilevante volano per l'accrescimento del know how nella ricerca scientifica, tecnologica, nelle scienze mediche, assistenziali, educative, gestionali e organizzative. La salute, dunque, insieme all'organizzazione e ai professionisti che se ne occupano - sanità - deve essere considerata più che un fattore di spesa, un valore sia per l'economia del Paese, sia per il servizio alla collettività.
Il settore sanitario e
lo stato della professione

La necessità di una visione più ampia si rileva anche nel Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti, la quale evidenzia - da una parte -che anche per il 2012 si sono confermati "i progressi già evidenziati negli ultimi esercizi nel contenimento dei costi e nel riassorbimento di ingiustificati disavanzi gestionali" e che i risultati delle azioni di controllo della spesa sanitaria e di assorbimento dei disavanzi nelle Regioni in squilibrio strutturale "sono ancora una volta incoraggianti". Ma dall'altra sottolinea che la sanità si trova "di fronte a scelte ancora impegnative" e avverte che non mancano "segnali preoccupanti sul fronte della qualità dei servizi garantiti ai cittadini", mentre sono ancora previsti "rilevanti tagli delle risorse destinate al settore" e "sempre più limitate appaiono le possibilità di ricorrere ad ulteriori entrate straordinarie". Il risultato del 2012 ha consentito di rivedere le previsioni della spesa sanitaria nel prossimo quinquennio e di prefigurarne una riduzione sul Pil dal 7,1% del 2012 al 6,7% del 2017.

Il buon andamento è riconducibile soprattutto alle Regioni in "Piano di rientro" che presentano una flessione delle perdite di circa il 44%, ma anche un saldo negativo più che raddoppiato per quanto attiene la mobilità sanitaria. In questo quadro situazionale, continua a ridursi il costo del personale (35,6 miliardi di euro) con un decremento dell'1,4% rispetto al 2011. Tale riduzione è conseguente agli interventi di contenimento di tale costo derivanti dai contenuti dell'articolo 2, comma 71, della legge 191/2009 e dell'articolo 8, del decreto legge 78/2010 che ha disposto il blocco dei rinnovi contrattuali per il periodo 2011/2013. In sintesi, sempre secondo la Corte dei Conti, il freno alla crescita della spesa è da ricondurre alle misure di contenimento messe in campo sia a livello nazionale (blocco dei contratti collettivi nazionali di lavoro, interventi in materia di contenimento della spesa farmaceutica), sia a livello regionale con l'attuazione dei Piani di rientro e dei programmi operativi (accreditamento degli operatori privati con l'assegnazione di tetti di spesa e attribuzione di specifici budget, riorganizzazione della rete ospedaliera ecc.).

Per quanto attiene il blocco delle assunzioni e di ogni altra forma di reclutamento, la Corte osserva, tra l'altro, che questo - a fronte del progressivo pensionamento del personale - può incidere sia sull'offerta sanitaria e il mantenimento dei Lea, sia sull'effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio preventivati. L'esigenza di assicurare i livelli essenziali di assistenza, infatti, induce i gestori del servizio ad adottare procedure "alternative" per sopperire alla mancanza di personale (lavoro straordinario o in regime di prestazioni aggiuntive oppure altre fattispecie come l'acquisto di prestazioni professionali da privati) che, tutte insieme, "vanificano le conseguenze della misura rigorosa del blocco in termini di mancato risparmio, se non addirittura comportando maggiori costi". Le riflessioni L'analisi del Rapporto della Corte dei Conti, comprensiva della segnalazione delle difficoltà registrate nel monitorare e nel garantire i livelli di assistenza, è stata sostanzialmente condivisa dal Governo, dalle Regioni e dalle forze politiche. Ad oggi però non si rileva che ciò abbia prodotto un cambiamento di linea nelle parte prevalente delle Regioni, che sembrano ormai inchiodate alle loro responsabilità di governo della spesa locale, con il rischio di perdere di vista la prospettiva e l'evoluzione indispensabile del sistema.

D'altra parte l'apertura ad un limitato superamento del blocco del turn over stabilita dall'articolo 4 bis del cosiddetto "Decretane Balduzzi", approvato in via definitiva alla fine dell'ottobre 2012 (Alfine di garantire i Lea, gli enti del Servizio sanitario delle Regioni con Piano di rientro sottoposte al blocco automatico del turn over dal 2012 possono procedere a nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato, nel limite massimo del 15% del personale cessato dal servizio, previo accertamento del raggiungimento anche parziale degli obiettivi previsti dal Piano di rientro) non ha certo permesso di superare la criticità della situazione assistenziale, né di rompere la staticità del mercato del lavoro che ultima¬mente colpisce anche gli infermieri. È aumentato, infatti, il tempo d'attesa dei neo laureati infermieri per inserirsi nelle strutture organizzative del sistema sanitario. Il tasso occupazionale è sceso, ad un anno dalla laurea, dal 94% del 2007 all'83% del 2010, con segni oggettivi di un'ulteriore riduzione. Ciò nonostante, secondo i dati forniti da Almalaurea e da fonti ufficiali quali l'Istat e l'Ocse, le professioni sanitarie risultano al primo posto tra le lauree che hanno pro¬dotto il maggior numero di occupati, con una richiesta sempre crescente di figure come infermieri, ortottisti, audiometristi.

Può essere utile rilevare - sempre attingendo ai dati forniti - che le professioni sanitarie sembrano essere premiate anche sul fronte retributivo, classificandosi seconde, solo dopo Ingegneria, nella speciale classifica sull'entità della busta paga a 5 anni dal conseguimento del titolo accademico, con una media di 1.662 euro al mese. Un valore ben più alto di quello relativo a lavoratori fuoriusciti da corsi di studio storica-mente prestigiosi, come Giurisprudenza (1.285 euro), Architettura (1.256 euro), Lettere (1.073 euro). Le difficoltà occupazionali per la nostra categoria inducono ad una attenta riflessione su altri due grandi campi di interesse professionale: il fabbisogno formativo e il campo di attività. Il fabbisogno formativo Permane il differenziale tra la richiesta totale delle Regioni (24.143 posti), con differenza di -8.024 (-33%) e la richiesta della Federazione (22.189 posti), con differenza di -6.070 (-27%) sull'offerta delle Università. Il rapporto nazionale D/P cala da 2,8 a 2,7 con valori diversi per aree geografiche: al Nord da 2,1 a 2; al Centro dal 2,2 a 2,1 e al Sud dal 5,6 al 5,2. In totale, le domande presentate per l'A.A. 2012/2013 sono state 43mila su circa 10mila posti disponibili, con un differenziale di 26mila giovani. Il differenziale in negativo potrà accentuarsi ulteriormente con la nuova disciplina universitaria in materia di accreditamento e attivazione dei corsi di laurea. Tale disciplina impone un numero minimo di docenti Universitari (denominati "docenti di riferimento") per ogni corso attivato, calcolato tenendo conto sia del numero di studenti programmati, sia del numero di sedi e della loro collocazione geografica.(l'infermiere)


01/09/14

Serie A | I risultati e la classifica del Campionato di Calcio di Serie A 2014/15

Serie A 2014/15

Questi i risultati e la classifica degli incontri valevoli per la 1a giornata di Campionato di Calcio di Serie A:


                                                                      

I risultati degli incontri
della 1a giornata della Serie A

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