Il-Trafiletto

22/05/14

Sfere appiccicose | Laser Tag | Elettrodomestici per le pulizie di primavera spaziali.

Sfere appiccicose
(immagine dal web)
 
I rottami più piccoli sono più difficli da raccogliere, ma Sean Shephard dell'Università del Nuovo messico Orientale ha progettato una gigantesca palla appiccicosa che potrebbe compiere questa impresa.

SFERE APPICCICOSE
Le sue ASTROS (Adhesive Synthetic Trash Recovery Orbital Spheres, ovvero sia sfere orbitali sintetiche adesive per la raccolta dei rifiuti) sono sfere larghe 1,6 chilometri con nuclei di schiuma metallica ricoperti da uno strato esterno adesivo a cui i piccoli rifiuti spaziali si legherebbero. Accumulando più spazzatura, e quindi aumentando di peso, la sfera scenderebbe fino all'atmosfera terrestre, bruciando nel frattempo.

Se non si farà nulla per eliminare i rottami spaziali, le collisioni continueranno, aumentando a loro volta i detriti e il rischio di collisioni future. Questo scenario, detto Sindrome di Kessler, impedirebbe le missioni spaziali e il lancio di nuovi satelliti utili.

LASER TAG
Se tutto il resto fallirà, rimangono sempre i laser. Rottami spaziali più piccoli di 10 centimetri in un'orbita terrestre bassa potrebbero venir presi di mira da laser situati a Terra, in grado di disintegrare parte di essi in modo da modificarne la traiettoria. Questa tecnica è stata proposta dalla NASA per la prima volta negli anni Novanta ed è ancora oggetto di varie ricerche. I rottami sarebbero spinti via quanto basta per prevenire una collisione o, con l'andar del tempo per rallentarli in modo da farli rientrare nell'atmosfera terrestre. Colpire bersagli cosi piccoli, però, richiederebbe sia di individuarli con estrema accuratezza sia laser precisissimi.(science)

Over50, attenti al consumo di proteine, sono nocive se è elevato

Assumere molte proteine durante i pasti non è molto indicato. Lo dicono i ricercatori dell’Istituto di Longevità alla University of Southern California, guidati dal direttore Walter Longo, i quali hanno effettuato uno studio, pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism”, durante il quale hanno analizzato l’alimentazione di oltre 6 mila over50 e il loro apporto proteico. Dallo studio emerge che esiste una correlazione tra l’eccessivo consumo di proteine e un aumento della mortalità causata dal cancro. Non solo, lo studio ci dice anche che le persone che hanno superato la mezza età vanno incontro ad una morte prematura se la loro alimentazione è basata su cibi ad elevato contenuto di proteine animali, quali latte, formaggio e carne. Gli amanti di questi alimenti, emerge dallo studio, rispetto a soggetti avvezzi al mangiar sano, hanno un rischio di morte per varie patologie superiore di ben il 74 %. Stesso rischio si corre con le diete a contenuto proteico medio, mentre l’ideale sarebbe una dieta con una percentuale di proteine ( sia animali che vegetali, anche se quest’ultime meno nocive) al di sotto del 10%. I ricercatori con questo studio hanno messo in risalto la relazione esistente nei soggetti Over50 tra elevato consumo di proteine e l’insorgenza di tumori, di conseguenza ne consegue che l’alimentazione cambia con l’età. In età giovanile le proteine aiutano il nostro organismo a svilupparsi controllando il fattore di crescita IGF-I, il quale cala notevolmente oltre i 60-65 anni. Il dottor Longo inoltre dice che un consumo notevole di proteine è nocivo, ma non bisogna neanche esagerare al contrario, perché un apporto scarso o assente comporta una rapida denutrizione e di conseguenza una salute cagionevole. (immagine presa dal web)

PAPPARDELLE INTEGRALI

LE SOSTANZE AROMATICHE DEL BASILICO DONANO FRAGRANZA E GUSTO ALLE PAPPARDELLE E SONO UNA PREZIOSA FONTE DI ANTIOSSIDANTI NATURALI. kcal per porzione 472-377

Ingredienti per 4-5 porzioni  • 50 G DI BASILICO • 4 CUCCHIAI DI OLlO EVO • 1 SPICCH lO D'AGLIO • 2 POMODORI SECCHI SOTTOLIO • 1 PIZZICO DI PEPERONCINO PICCANTE • 30 G DI PARMIGIANO GRATTUGIATO • SALE
per la pasta • 250 G DI FARINA BIANCA • 150 G DI FARINA INTEGRALE • 4 UOVA • SALE 

PREPARATE la pasta: mettete sulla spianatoia le due farine setacciate insieme con un pizzico di sale, fate la fontana e rompete al centro le uova. Lavorate il tutto fino a ottenere un impasto liscio. Staccatene un pezzetto e stendetelo con l'aiuto dell'apposita macchina per la pasta (o con il matterello).

RICAVATE tante sfoglie sottili, quindi ritagliatele per il lungo con lo rotella dentata, ricavando le pappardelle. Infarinatele, disponetele su un vassoio coperto da un telo di lino e tenetele da parte.

PAPPARDELLE INTEGRALI
FRULLATE velocemente il basilico (tenendone da parte qualche fogliolina per decorare) con l'olio, l'aglio, i pornocori secchi tagliuzzati, il sale e un pizzico di peperoncino. Trasferite la salsa in una terrina e unite 1-2 cucchiai dell'acqua di cottura della pasta. Lessate per circa 10 minuti le pappardelle in abbondante acqua salata. Scolate la pasta al dente e versatela nella terrina con il condimento appena preparato.

MESCOLATE bene il tutto, cospargete con il parmigiano, decorate con le foglioline di basilico tenute da parte e servite subito.

VARIANTI APPETITOSE
l • AI posto del basilico scegliete ruchetta.
2 • Originali le pappardelle al cacao: per l'impasto usate 400 g di farina bianca, 4 uova e aggiungete 40 g di cacao amaro; condite con zenzero tritato, cotto per l minuto nel burro fuso.

L'ESPERIENZA INSEGNA 
QUESTIONE DI FARINA Le quantità indicate per la pasta integrale sono approssimative: se l'impasto risultasse troppo asciutto, aggiungete acqua. Le dosi variano in base alla grandezza delle uova e al grado di assorbimento della farina. Una volta raggiunta la giusto consistenza, sarà più facile stendere la pasta e ricavare le pappordelle con lo rotella dentata.

Il mistero delle sfere incandescenti norvegesi è stato risolto?

La presenza di strane sfere di luce che volteggiano su una valle in Norvegia centrale ha sconcertato gli scienziati per anni. Una batteria naturale creerebbe l'incredibile spettacolo di luci chiamate "Luci di Hessdalen". Possono essere grandi come automobili e si manifestano a Oslo, Norvegia.

Numerose sono le teorie che hanno tentato di spiegare chi e come veniva creato il fenomeno. Anche ufologi si sono interessati al fenomeno. Uno scienziato sostiene che l'effetto sia prodotto da una batteria naturale. Due catene rocciose metalliche divise da un fiume sulfureo, creerebbero il fenomeno. In un istituto italiano, un esperto ha ricreato le condizioni utilizzando campioni dal sito, per testare la teoria che bolle di gas ionizzato si formano quando dal fiume Hesja salgono vapori sulfurei e per reazione con l'aria umida si formano le sfere di luce.

Se la teoria si dimostrerà corretta, si potrebbe aprire un nuovo studio su come immagazzinare energia. Alcune delle luci alla deriva, lentamente attraverso il cielo per un massimo di due ore, mentre altre lampeggiano e strisciano attraverso la valle, scomparendo in pochi secondi. Un ingegnere informatico chiamato Erling Strand da Ostfold University in Norvegia,  studia il fenomeno naturale dal 1982, quando frequenti spettacoli di luce catturavano l'attenzione della stampa e di scienziati. Ha fondato il Project Hessdalen nel tentativo di unire tutti gli esperti interessati al fenomeno, con il fine di svelare il mistero della formazione delle misteriose sfere. Fu in grado di escludere rapidamente la teoria che voleva la provenienza di queste luci da aerei, veicoli o edifici.
immagine presa dal web

I ricercatori notarono una piccola fluttuazione del campo magnetico della zona prima della formazione delle luci, ma quando misurono la radioattività e l'attività sismica - entrambi potenzialmente cause di tale fenomeno - non riscontrarono nulla di insolito nelle 248 miglia del sito (400 chilometri) a nord di Oslo. Un team internazionale di esperti poi, misurato le dimensioni, la forma e la velocità delle sfere con radar e analisi spettrale per esaminare gli elementi che compongono la luce, hanno rivelato che le luci non producono alcun suono e che sembrano fredde, non lasciano segni di bruciatura sul terreno, a differenza dei fulmini globulari. Le sfere luminose comunque sterilizzano la zona di cui vengono a contatto, uccidendo i microbi del suolo.

immagine presa dal web
Jader Monari dell'Istituto di Radioastronomia a Medicina, Italia, ha studiato il sito di Hessdalen dal 1996 e ha scoperto che le rocce della valle sono ricche di zinco e ferro su un lato del fiume che l'attraversa, e ricca di rame, dall'altro lato. "Se il fiume che scorre in mezzo contiene zolfo, si crea  una batteria perfetta" ha detto. Insieme ad un collega presso l'Università di Bologna, gli scienziati hanno usato campioni di roccia, e raccolti sedimenti dall'acqua di fiume, per creare una valle in miniatura. Hanno scoperto che l'elettricità scorreva tra le due rocce e che questa potrebbe accendere una lampada. Il dottor Monari ritiene che le bolle di gas ionizzato vengono create quando vapori sulfurei dal fiume Hesja reagiscono con l'aria umida della valle. La geologia costituisce anche le linee del campo elettromagnetico nella valle, il che potrebbe spiegare perché le sfere di luce si muovono. "Questo campo elettrico crea un percorso che potrebbe essere la 'strada principale' delle luci all'interno della valle - ha detto il dottor Monari. La teoria della 'batteria' sembra essere la più probabile sulla base di prove concrete.

Bjorn Gitle Hauge, un ingegnere elettronico presso la Ostfold University, ritiene che l'energia necessaria per rendere il bagliore potrebbe venire dalla carica di nuvole in costruzione. Alcuni esperti ritengono che sia una sorta di plasma che induce la luce, come quando un gas ionizzato forma una nube di ioni ed elettroni - plasma - che producono luce. Il plasma può essere freddo al tatto e può anche uccidere i microbi, ma richiedono temperature incredibilmente elevate e una enorme riserva di energia per essere prodotta. Altri credono che le luci siano un tipo di fulmine globulare che causa globi illuminati simili. Analizzate in Cina dimostrano che sono formate di silicio, ferro e calcio - che sono presenti anche nelle luci di Hessdalen, con l'aggiunta di un elemento chiamato scandio. Ma le luci di Hessdalen non appaiono quando vi è un fulmine. Questo ha convinto Hauge che la forma della valle, il clima e la geologia generano una carica elettrica di massa e che l'elettricità statica sulle montagne è alimentata da forti venti. 

Altri esperti ritengono che le luci sono alimentate dalla radioattività per il decadimento del radon in atmosfera. Altri che le luci soano create da 'plasma polveroso' contenente particelle di polvere ionizzate. Quiesti scienziati stanno cercando la presenza di radon nella valle per testare la loro teoria che le bolle di gas potrebbero accendersi da terra, raccogliere la polvere e sollevarsi nell'aria come una sfera incandescente. Qualunque siano le cause che formano le luci ", la risposta potrebbe portare ad un nuovo modo di immagazzinare energia. "Se  avessimo un qualche tipo di strumentazione atta a raccogliere particelle cariche e trattenerle all'interno, allora potremmo immagazzinare l'energia", ha detto il dottor Hauge.

Pulizie di primavera | Spieghiamo dunque... le "vele" per pescare nello spazio.

Il problema dei rifiuti spaziali potrebbe essere eluso se i satelliti potessero essere dotati di dispositivi per rimandarli sulla Terra, dopo che hanno smesso di funzionare. Spieghiamo dunque le..."vele" per pescare nello spazio.

SPIEGARE LE VELE
Cosi l'Università del Surrey, nel Regno Unito, ha sviluppato una vela ultra leggera di 5 metri per 5, che si dispiega dal satellite appena la sua missione è conclusa, riportandolo palcidamente sul nostro Pianeta.
L'ESA, l'Agenzia spaziale europea, comincerà a testare il dispositivo nel corso dell'anno. Se avrà successo, la vela potrebbe teoricamente, essere installata anche sui satelliti per le telecomunicazioni già in orbita, grazie a un veicolo spaziale automatizzato. Quando un rottame di dimensioni importanti si avvicina a pochi chilometri della Stazione Spaziale Internazionale, allora ISS viene condotta a una diversa altitudine per evitare una possibile collisione.
Vela ultra leggera
(immagine dal web)

PESCA SPAZIALE
"Catturare" i frammenti più piccoli dei rottami è un'impresa ardua. La JAXA, Agenzia spaziale giapponese, ha annunciato recentemente il progetto di testare una "rete da pesca" magnetica lunga 700 metri: una struttura metallica con cavi d'acciaio, attraverso cui scorrerà corrente elettrica, in modo che la rete possa manovrarsi da sola. Ciò genererà un campo magnetico che ettirerà i rottami.

Quando questa sarà piena, deorbiterà da sola e i detriti bruceranno nell'atmosfera. Se il test, previsto quest'anno. avrà esiti positivi, la JAXA proporrà una versione della rete lunga 10 chilometri. Sono 2300 i frammenti rintracciabili prodotti nel 2007 dal test dell'arma anti-satellite cinese Feng-Yun 1C.(science)

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