Il-Trafiletto

12/07/14

Il nemico del mio nemico è mio amico

Il fagiolo di Lima
(Phaseolus lunatus)
In amore ed in guerra tutto è lecito e le piante sanno bene con chi allearsi per vincere una battaglia. 

E quale metodo migliore se non chiamare in aiuto i predatori dei propri predatori: il fagiolo di Lima (Phaseolus lunatus), legume tipico del Perù e coltivato per i suoi semi, quando viene attaccato da un acaro fitofago, Tetranychus urticae, rilascia una complessa miscela di composti volatili che attira Phytoseiulus persimilis, altro acaro ma in questo caso carnivoro che libera la pianta mangiandosi il suo nemico erbivoro.

Questa interazione viene detta tritrofica perché mette in relazione tre organismi e il loro nutrimento. Nel corso dell'evoluzione, i vegetali hanno sviluppato moltissime interazioni di difesa di questo tipo ma quando l'uomo ci mette lo zampino spesso questi equilibri si spezzano; è il caso del mais selezionato per produrre di più, che ha perso la sua capacità di reclutare alleati. Quando viene infestato dalle larve di Diabrotica virgifera, il mais selvatico o quello di varietà più antiche è in grado, producendo cariofillina, di richiamare dei nematodi ghiotti delle larve di diabrotica e di sopravvivere. Ebbene, il mais "moderno" non riesce più a farlo, Per ripristinare questa caratteristica gli scienziati dell'Università di Neuchàtel hanno inserito nel Dna del mais un gene preso in prestito dall'origano. I risultati della ricerca, pubblicati nel 2009 su Pnas, si sono rivelati incoraggianti: le piante modificate hanno attirato più insetti amici.(science)

11/07/14

La famiglia è importante

Essere in grado di riconoscere individui con cui si hanno forti somiglianze genetiche cioè con i quali si è imparentati, è molto importante. 

Sappiamo farlo noi e anche gli altri animali: questo permette di trasmettere il proprio patrimonio genetico alle generazioni successive e di evitare di sprecare energia entrando in competizione con chi è sangue del nostro sangue. E le piante?

I vegetali sanno individuare i propri fratelli? Si. E' stato scoperto per la prima volta nel 2007 da Susan Dudley e Amanda File, due ricercatrici dell'Università McMaster in Ontario, Canada. Le scienziate hanno seminato, in un vaso, alcuni semi di Cakile edentula prodotti dalla stessa pianta madre e in un altro contenitore semi nati invece da piante della stessa specie ma di "genitrici" diverse. Le pianticelle strettamente imparentate sono cresciute rigogliose mentre quelle lontane geneticamente hanno prodotto un numero di radici molto più elevato.

Insomma, ogni pianta figlia di madri diverse ha cercato di occupare più spazio possibile competendo per le risorse idriche e nutritive  a discapito di chi stava accanto. Se nel mondo animale si individuano i propri parenti attraverso il senso della vista e dell'olfatto, in quello vegetale i meccanismi non sono ancora chiari anche se si ipotizza che il riconoscimento dei parenti avvenga tramite il rilascio di messaggeri chimici.(science)



Cosa trovi sulll'etichetta dell'olio: quantità e scadenza


La quantità di olio contenuta nella confezione destinata al consumatore finale non deve superare i cinque litri e che, tuttavia, le confezioni destinate a ristoranti, mense, collettività e enti assimilati possono arrivare fino a 25 litri. La quantità degli oli di oliva confezionati deve essere espressa in unità di volume e cioè in litri, centilitri, millilitri.
Esempio di etichetta
immagine presa dal web

Ci sono prodotti che “scadono” in quanto deperibili, e pertanto vanno consumati entro un certo termine, pena appunto il loro deperimento e i conseguenti rischi per la salute. Ci sono poi altri prodotti da consumare preferibilmente entro una certa data perché, se correttamente conservati, mantengono inalterate le loro proprietà ma che, anche se consumati successivamente non provocano problemi e segnatamente rischi per la salute.

Questa è, in estrema sintesi, la differenza tra la data di scadenza e il termine minimo di conservazione ed è quest'ultimo che va indicato per i prodotti come gli oli vegetali, che possono essere consumati anche dopo lo spirare del termine stesso senza particolari conseguenze, sempre se correttamente conservati. Il termine minimo di conservazione non è altro che la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione; esso va indicato con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" quando la data contiene l'indicazione del giorno o con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro la fine" negli altri casi, seguita dalla data oppure dalla indicazione del punto della confezione in cui essa figura’.

Il termine minimo di conservazione e' determinato dal produttore o dal confezionatore o, nel caso di prodotti importati, dal primo venditore stabilito nell'Unione europea, ed e' apposto sotto la loro diretta responsabilità.



Una parabola | Per chiamare i pipistrelli

Il pipistrello cubano (Monophyllus redman)
si avvicina, in questo fotomontaggio a una
pianta di Marcgravia evenia
Solitamente le piante, per attirare insetti o animali impollinatori, utilizzano i colori sgargianti delle loro corolle. 

Ma se chi deve prendere il loro nettare e trasportarlo altrove non ha la vista di un falco ma quella, un po' annebbiata, di un pipistrello il problema si complica. Marcgravia evenia, raro rampicante che cresce nelle foreste di Cuba, ha però risolto l'inconveniente.

Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori di varie università (tra cui Ralph Simon dell'Università di Ulm, autore della foto a sinistra) che ha poi pubblicato la ricerca sulla rivista Science: questa pianta ha evoluto delle foglie a forma concava, posizionate sopra il fiore, che funzionano come parabole satellitari e permettono ai chirotteri, che scandagliano l'ambiente che li circonda emettendo ultrasuoni, di individuarle più facilmente. Dagli esperimenti condotti in laboratorio gli scienziati hanno visto come l'eco di risposta di Marcgravia evenia permetta ai pipistrelli di individuare il fiore di questa pianta molto più velocemente di quanto riescano a fare con altre specie senza foglie modificate.(science)


ANTIPASTI E PIATTI FREDDI | Cucina cinese

Gamberi stufati alla pechinese
225 g di gamberi 2 cucchiai di vino rosso o sherry secco un cucchiaio di sale 2 cucchiai di olio di semi di sesamo un cucchiaio di radice di zenzero affettata Tempo di preparazione: 20/25 minuti Lavate bene i gamberi, eliminate il guscio e asciugateh con carta assorbente da cucina, poi tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Versate 6 dl di acqua in una casseruola, portatela a ebollizione poi buttatevi i gamberi. Cuoceteli fino a quando saranno bianchi, quindi toglieteli dal recipiente con un mestolo forato e immergeteli in una ciotola con acqua fredda, per qualche secondo. Scolateli bene poi disponeteli su un piatto da portata. Mescolate il vino, il sale, l'olio di sesamo e versate tutto sopra i gamberi. Decorate con la radice di zenzero e servite freddo. Può essere un piatto adatto per accompagnare gli antipasti misti

Gamberi fritti nel guscio 
Gamberi stufati alla pechineseGamberi fritti nel guscio
Gamberi in salsa 
225 g di gamberi con guscio e senza testa olio per friggere 2 cucchiai di vino di riso o sherry secco mezzo cucchiaino di sale 2 cucchiai di salsa di soia 2 cucchiai di zucchero un cucchiaio di cipolline tritate un cucchiaio di radice di zenzero tritata un ciuffo di prezzemolo cinese per decorare Tempo di preparazione: 10 minuti. Questo piatto può essere servito sia caldo che freddo; l'ideale sarebbe mangiarlo usando i bastoncini. Togliete ai gamberi le zampette e le vibrisse, facendo attenzione a non rovinare il guscio che dovrà rimanere intatto. Lavateli, asciugateli poi immergete li nel wok o in una padella di ferro in cui avrete fatto scaldare abbondante olio. Quando saranno diventati rossi, toglieteli dal recipiente e mettete li su carta assorbente da cucina a perdere l'unto di cottura. Eliminate tutto l'olio e rimettete i gamberi nel wok vuoto, unite il vino (o lo sherry), il sale, la salsa di soia, lo zucchero, le cipolline e la radice di zenzero. Mescolate fino a quando gli ingredienti saranno ben amalgamati. Trasferite i gamberi su un piatto da portata, decorate con il prezzemolo cinese e servite.

Gamberi in salsa
225 g di gamberi con il guscio 2 cucchiai di farina 2 cucchiai di olio di semi di sesamo 2 cucchiai di salsa di soia un cucchiaio di zucchero Tempo di preparazione: 10/15 minuti. Lavate e asciugate bene i gamberi; fate bollire in una casseruola 6 dI di acqua, togliete il recipiente dal fuoco immergetevi i gamberi per 3 minuti. 14 sciateveli per 3 minuti. Scolateli e disponeteli su un piatto da portata. Sciogliete la farina in un cucchiaio di acqua, fate scaldare l'olio nel wok, aggiungete la salsa di soia, lo zucchero, e la pastella di acqua e farina. Mescolate fino a quando avrete ottenuto una salsa morbida. Versatela sui gamberi, decorate con lo zenzero e servite freddo. In senso orario dall'alto: gamberi fritti nel guscio, gamberi stufati alla pechinese, gamberi in salsa.
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