Il-Trafiletto

06/05/14

Dare un colpo al cerchio e uno alla botte | Perchè si dice

Eccoci di nuovo alle prese con un detto proverbiale della nostra ricca lingua italiana. Di uso molto comune, per fortuna ancora oggi lo si sente ancora sulla bocca di molte persone.
Dare un colpo al cerchio e uno alla botte, così si dice in riferimento a chi per opportunismo non prende mai una posizione netta di fronte a due contendenti e da ragione un po' all'uno e un po' all'altro. Però questo suo significato si discosta dall'origine di suddetto adagio.
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La teoria più plausibile è che nella costruzione delle botti, arrivati al momento di inserire gli anelli che ne terranno ferme le doghe (le assi arcuate della botte), l'operazione si svolge a mano dando dei colpi di martello agli anelli e inevitabilmente anche alla botte  per assestare nella maniera ottimale le assi. Da qui dunque, il modo di dire sta nel sottintendere di fare una cosa che ne comporta essnzialmente anche un'altra di pari importanza.
Pare però che il detto sarebbe: “dare un colpo al ciarchio e uno alle botte”e significherebbe ‘avere una gran fortuna’, ‘azzeccare una cosa difficile’. Era un gioco “di strada”: il ciarchio era un gancio di ferro che doveva essere colpito con un bastone di legno: se si riusciva a colpirlo due volte in aria si raddoppiava il punteggio, magari colpendolo sulle botte, le due borchie rotonde alle due estremità del ciarchio. Altra spiegazione sarebbe quella che l’origine sarebbe popolare e che avrebbe a  che fare con la perizia degli artigiani, cioè con la loro capacità di fare due cose contemporaneamente e di farle bene. Solo in seguito sarebbe diventato proverbiale 

Arriva l’estate, raggi UVA pericolosi, attenzione ai lettini solari e lampade.

In arrivo (si fa per dire ) il caldo e il nostro pensiero è rivolto al mare, alle spiagge e immancabilmente all’abbronzatura. Non è difficile trovare di questi tempi sulle spiagge ancora poco frequentate gente super abbronzata. Merito dei lettini solari e dei raggi UV. Ma non tutti sanno, o meglio fanno finta di non sapere, che questo tipo di radiazioni fanno male, anzi, malissimo alla nostra pelle e aumenta moltissimo la percentuale di tumori; basti pensare che dieci minuti di lettino solare fanno più danno del sole di mezzogiorno che ci colpisce stando sdraiati sulle nostre spiagge. Uno studio pubblicato dal Journal of the American Academy of Dermatology dell'università di Ottawa ha stabilito che è sufficiente una sola seduta di esposizione ai raggi UV di un lettino 
solare per aumentare il rischio di tumore della pelle del 16%, mentre si arriva al 34% facendo dieci o più sedute. Questo perché le radiazioni Uva penetrano facilmente negli strati interni della pelle, provocando danni al Dna della stessa. Non a caso l’Australia, visto il boom dei lettini solari e contemporaneamente un aumento esponenziale dei tumori della pelle, ha deciso di proibire lampade abbronzanti, lettini solari e quant’altro di simile entro il 2015, uniformandosi al Brasile che li ha proibiti sin dal 2009 . Anche un altro studio, pubblicato su Jama Dermatology ha stabilito che esiste pericolo di aumento di tumori della pelle, per la verità molto basso, anche per i raggi Uv usati per asciugare lo smalto per le unghie nei beauty center. ( immagine presa dal web )

La falsa libertà e il pensiero atrofizzato

Vi siete mai soffermati anche solo un momento a pensare quanto siete consapevoli delle scelte che fate? Siamo immersi fino al collo in un volgare conformismo, un conformismo che forse noi scambiamo per buon senso, per saper vivere, per fede. In realtà siamo tutti inquadrati e in un certo senso "obbligati" a seguire una certa linea di condotta. Se ce ne discostiamo, siamo fuori dal gruppo.
Siete davvero sicuri di essere indipendenti nelle vostre scelte? Cosa comprate al supermercato? Che cosa guardate attraverso le vetrine dei negozi? Quali smartphone desiderate? Su che auto orientate il vostro desiderio? Avete mai pensato che i nostri pensieri e le nostre scelte siano indotte? In realtà è così, diciamo che c'è qualcuno che pensa e decide per tutti, sì perchè pensare è difficile, stancante, e come diceva Kant nel suo scritto  "Che cos'è l'illuminismo?":
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L'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza - è dunque il motto dell'illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall'eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l'intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E' tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione. A far si che la stragrande maggioranza degli uomini (e con essi tutto il bel sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l'alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo instupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dei girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Da ciò  deriva uno stile di vita che rifugge la complessità dei problemi. Tutto è semplice, tutto ha una soluzione, purchè non si pensi e non si dica a nessuno che la vita è difficile, rischiosa, impegnativa, è un progetto per realizzare insieme qualcosa di bello e sensato. Sbandieriamo tanto il termine libertà, ma cosa significa essere liberi?  Se guardiamo alla libertà come quella condizione nella quale non si è costretti da niente e da nessuno a fare o non fare qualcosa, poniamo l’accento  sugli ostacoli esteriori che spesso limitano l’azione della persona e ne mortificano l’autonomia.  E certo il poter fare senza ostacoli ciò che si desidera costituisce una condizione necessaria della libertà. Ma è anche sufficiente? In realtà, c’è da chiedersi se una persona realizzi veramente la sua libertà quando può fare ciò che desidera. E’ possibile, infatti, chiedersi se questa persona sia libera di desiderare quello che desidera. In una società come la nostra, dominata dai meccanismi della pubblicità, la questione si impone con particolare evidenza: è veramente libero chi, subendo un bombardamento quotidiano di messaggi più o meno subliminali, si trova a desiderare un prodotto di cui non avrebbe alcun reale bisogno, anche a costo del sacrificio di altre cose più utili? Chi è realmente a desiderare? Il desiderio,  è facilmente condizionabile dall’esterno. Esso dipende dagli oggetti che ci si presentano e nei cui confronti siamo liberi di sentirci attratti o meno. Ma la libertà può manifestarsi anche come atto di volontà. Dunque si tratta di poter scegliere ciò che si vuole fare. Ingrediente essenziale: il pensiero. Senza pensiero la libertà si trasforma in riflessi condizionati.  Oggi è molto difficile sfuggire a questa forma di dominio invisibile. Ed esso è tanto più pericoloso in quanto censura non le risposte, ma le stesse domande. Il problema è quello della scelta consapevole e per una scelta consapevole è necessario pensare in autonomia. Per ricominciare a pensare in autonomia sarebbe il caso di spegnere la nemica numero uno dell’umanità: la televisione!

Firenze ha paura: un altro mostro? Una donna trovata uccisa e legata. Un anno fa un episodio analogo nella stessa zona.

Un altro mostro a Firenze? Ritorna la paura che ha attanagliato la popolazione toscana tra l’agosto 1968 e il settembre 1985, quando nelle campagne fiorentine furono consumati otto duplici omicidi. Una donna è stata uccisa in Via Ugnano, una zona abitualmente frequentata da prostitute e tossicodipendenti al confine tra Firenze e Scandicci, sotto un cavalcavia. La donna, di carnagione bianca intorno ai trenta anni, era nuda e legata ad una sbarra a braccia aperte, “come se fosse crocifissa”, ha detto un testimone che l’ha rinvenuta, un uomo uscito in bicicletta per la solita passeggiata mattutina, aveva indosso solamente le scarpe, mentre i suoi abiti sono stati ritrovati a circa un chilometro dal luogo del ritrovamento del corpo. Secondo le indagini svolte finora si pensa che la donna fosse una prostituta, dal momento che, secondo gli abitanti, di notte ce ne sono molte nella zona. A far pensare a un nuovo mostro è un precedente dello scorso anno, esattamente il 28 marzo 2013. Anche in quell’occasione una donna, una prostituta italiana, venne uccisa, violentata e legata allo stesso modo e alla stessa sbarra. Lo riferisce una donna del luogo, dicendo anche di aver sentito dei lamenti ma di non essere uscita di casa perché sola ed impaurita. Tra le ipotesi dell’omicidio l’azione di un serial killer mentre, dal momento che è stata ritrovata la borsetta della donna, viene esclusa la rapina.

COCOA RICA

COCOA RICA
INGREDIENTI
(PER 6 PERSONE)
2 cucchiai da tavola |12 g di gelatina in polvere
4 cucchiai da tavola | 60 ml d'acqua
2 cucchiai da tavola | 25 g di zucchero
1/3 di tazza | 75 ml di caffè all'italiana, nero e forte
¼ di tazza | 50 ml di liquore al caffè
1 tazza e ¼ | 275 ml di doppia panna
PER SERVIRE:
Violette di zucchero
PREP ARAZIONE
COCOA RICA
• Fate sciogliere la gelatina in una ciotola d'acqua posta
su un pentolino d'acqua bollente. Togliete dal fuoco
e, quando la gelatina si è raffreddata e comincia ad addensarsi,
aggiungete zucchero, caffè e liquore.
• Battete bene la panna finché comincia a montare e
aggiungetevi poca per volta la miscela al caffè. Continuate
a sbattere finché la panna è ferma e inizia a rapprendere.
• Versate il composto nei bicchieri di servizio e passate
in frigorifero per due-tre ore.
COME SI SERVE
Prima di servire, guarnite ciascun bicchiere con alcune
violette di zucchero.

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