Il-Trafiletto

24/04/14

CAFFEE NOGGIN

INGREDIENTI (PER 6-8 PERSONE)
• 2/3di tazza/150 ml di latte • 2/3di tazza/150 ml di panna • 1tazza e 1/4 / 275ml di caffè bollente • noce moscata per servire

PREPARAZIONE
• Sbattete assieme in un pentolino, a fuoco basso, latte, panna e caffè dolce, senza far bollire. Incorporate i rossi d'uovo e procedete con la cottura finché il composto si addensa. Omogeneizzate e lasciate raffreddare.
CAFFEE NOGGIN













• Aggiungete la Crème de Cacao; sbattete la doppia panna fin quando è ben ferma e incorporatela nella crema al caffè.
• Appena prima di servire, montate a neve le chiare e incorporatele al composto.
COME SI SERVE In coppe, calici o boccali. Per decorare, una spolverizzata di noce moscata.

Hai mal di schiena e cervicale? Smetti di fumare.

Sui pacchetti di sigarette dovrebbero scrivere, oltre alle classiche avvertenze, anche la scritta” il fumo danneggia gravemente la tua colonna vertebrale e ti fa venire mal di schiena”. Infatti il fumo di sigaretta ha effetti dannosi sui dischi intervertebrali, quella sorta di cuscinetti ammortizzanti posti tra le vertebre della colonna dorsale. Sono i risultati di uno studio su topi esposti al fumo di sigaretta condotto da Enrico Pola e Luigi Nasto dell'Università Cattolica di Roma, con la University of Pittsburgh, e pubblicato sulla rivista scientifica "The Spine Journal". La degradazione dei dischi intervertebrali è responsabile di molte patologie della colonna, come lombalgie e cervicalgie croniche. La causa principale di degenerazione discale è sicuramente l’invecchiamento e l’usura, però molteplici fattori di rischio collaborano all'accelerazione di questo processo degenerativo e adesso appare chiaro che il fumo è tra questi. Nello studio i ricercatori hanno esposto a fumo cronico di sigaretta topi di laboratorio sani e topi con un deficit di funzionamento dei meccanismi di riparazione del Dna. Questo secondo gruppo di topi è molto più suscettibile al danno indotto da qualsiasi agente che attacchi il Dna, compreso il fumo. Tutti i topi esposti hanno sviluppato segni gravi di degenerazione discale con perdita in altezza dei dischi intertevertebrali.

CRESCIONE AL PRIMO SALE

SERVITE QUESTA INSALATA ADAGIANDOLA SU UNA FETTA DI PANE TOSTATO: OTTERRETE UNA FRESCA PIETANZA ESTIVA. COMPLETATE POI IL PASTO CON UNA MACEDONIA DI FRUTTA. kcal per porzione 275

Ingredienti per 4 porzioni  • 300 G DI CRESCIONE • 250 G DI FORMAGGIO PRlMO SALE • 3 LIMONI NON TRATTATI • 5 CUCCHIAI DI OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA • 2 MAZZETTI DI RUCOLA • 6 GROSSE FETTE DI PANE TIPO PUGLIESE • 4 RAMETTI DI MENTA FRESCA • SALE E PEPE 

LAVATE e asciugate il crescione, tagliatelo a strisce molto sottili, conditelo con il sale, il succo filtrato di l limone e 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva, quindi lasciatelo insaporire per circa 10 minuti.

CRESCIONE AL PRIMO SALE
SCIACQUATE e asciugate la rucola con la centrifuga. Tostate le fette di pane sotto il grill 2 minuti per parte. Potete anche usare una padella antiaderente oppure, se l'avete a disposizione, il tostapane. Disponetevi sopra l'insalata di crescione già condita, alcune fette sottili di primo sale, qualche fettina sottile di limone, qualche foglia di rucola e ultimate con le foglioline di menta, anch'esse lavate e asciugate.

EMULSIONATE in una piccola ciotola il restante olio con il succo del limone rimasto. Unite un pizzico di sale e una macinata di pepe, in modo da ottenere una salsina omogenea. Condite il crescione disposto sul pane con la citronnette e servite subito.

VARIANTI APPETITOSE 
1 • Al posto del primo sale potete usare altri formaggi freschi, per esempio la crescenza, ma anche la feta greca, da sbriciolare direttamente sul crescione.
2 • Sostituite il crescione con la borrogine, losciandola riposare per 30 minuti.

PERCHE' FA BENE IL CRESCIONE Si tratta di un ortaggio a foglie verdi molto aromatico, dal sapore leggermente piccante e amarognolo; per questo viene usato sia come insalata sia per insaporire altri piatti. Il suo valore nutritivo è paragonabile a quello di altre insalate, cioè fornisce fibra ed è ricco di caroteni, sostanze indispensabili da cui l'organismo trae la vitamina A. Gli oli essenziali contenuti nel crescione stimolano inoltre i processi digestivi.

Il ritorno alle origini

Stiamo assistendo ad un ritorno alle origini. Sepre più si fanno coltivazioni biologiche, si ritorna a fare pietanze povere ma ricche di fibre che i nostri nonni consumavano regolarmente ogni giorno. Non consumavano regolarmente carne come facciamo ora. I nostri nonni usavano le proteine dei poveri: legumi, cereali...

La carne si consumava nelle ricorrenze festive e sempre in quantità modica. Negli anni '60 con il boom economico, si è presa l'abitudine di mangiare carne ogni giorno, con la conseguente richiesta da parte del consumatore, l'allevatore ha intensificato i suoi allevamenti.

Anziani contadini e allevatori di mucche, testimoniano che ai loro tempi questi animali si alimentavano con fieno di primo e secondo taglio, possibilmente equilibrato. Il fieno di unico taglio che veniva tagliato a 1.300/1.800 m sul livello del mare, veniva dato molto ben dosato, perché quel tipo di foraggio ubriacava le mucche. Nell'alimentazione di oggi, al poco fieno vengono aggiunti insilati e mangimi. Il latte prodotto era al massimo di 15 lt al giorno, ora è di 40; la vita dell'animale si è ridotta a metà, probabilmente perché il tipo di alimentazione ammala il fegato. Anche il letame non emanava cattivo odore; si faceva maturare per un anno per concimare i prati e diventava terriccio profumato che, distribuito, non scendeva al disotto del terreno. 
Le pratiche agricole, i sistemi di allevamento degli animali, specie di quelli da reddito, hanno subito profonde trasformazioni, qualcuno dice evoluzioni rispetto alle quali le vecchie generazioni provano sentimenti di sconcerto e disorientamento. Molte delle innovazioni introdotte, sicuramente hanno comportato reali benefici, sia in termini economici che di risparmio di tempo e manodopera; non ultimo per quanto riguardo le condizioni di vita e di benessere per gli operatori del settore e di riflesso per il grande esercito dei consumatori.

Però, la storia ci insegna che i grandi cambiamenti epocali difficilmente passano inosservati, a volte celano sorprese non sempre gradite, vedi “mucca pazza” per quanto riguarda la specie bovina. Per quello che sull'argomento si conosce, sembra che la madre di tutti i problemi emersi e per la verità notevolmente amplificati dai mezzi di informazione, sia proprio il sostanziale cambiamento del regime alimentare degli animali allevati e destinati a essere trasformati in proteine nobili, quindi alimenti carnei per l'uomo. I consumatori, le loro associazioni, la gente comune, il mondo agricolo, i politici, le autorità sanitarie, tutti ormai invocano il ritorno alle antiche tradizioni contadine. Frequentemente si sente parlare di agricoltura tradizionale, agricoltura biologica, produzione di alimenti biologici. È il momento del ritorno al passato, della valorizzazione delle tradizioni dell'affermazione della cultura dell'esperienza, dell'uso di pratiche agricole che non comportino la concimazione chimica delle terre, del ritorno ai piccoli insediamenti zootecnici con animali allevati al pascolo e con alimenti esclusivamente vegetali. Auguriamoci fortemente che ci sia una vera valorizzazione di una antica cultura e tradizione contadina che consumava carne una volta la mese.

Tenia canina | Echinococcus granulasus un verme parassita che infetta esseri umani che cani

La tenia canina o Echinococcus granulasus, è un verme piatto che infetta sia gli esseri umani che i cani.


Di solito il primo vettore dell'infezione è rappresentato dagli ovini, colonizzazti da parassiti allo stadio larvale che incistano il fegato.

Tenia canina
Una volta macellate le pecore infette, le interiora vengono talvolta date in pasto ai cani: raggiunto l'ospite canini i vermi abbandonano le cisti e si ancorano al piccolo intestino dell'ospite fino all'età adulta.

I cani parassitati possono ospitare anche migliaia di tenie adulte, che producono uova, evacuate con le feci canine.

Se ingerite da altri ovini, le uova si raccolgono in cisti che possono raggiungere le dimensioni di un pompelmo. Anche i pastori, entrando a contatto con gli animali, possono sviluppare cisti analoghe.

Alla rottura dell'involucro, l'infezione si estende ad altri organi, come il cervello e i polmoni, determinando spesso la morte dell'ospite.
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