Il-Trafiletto

03/02/14

La Juventus in casa sua non transige | La Juve mette l Inter in fila per...3 con il resto di 1e si porta a +9 sulla Roma

La Juventus in casa non transige! Dopo la mezza battuta d'arresto contro la Lazio la Juve ritorna alla vittoria mettendo l'Inter in...fila per 3 con il resto di 1. Si tratta per la formazione di Conte, del 11o successo in altrettanti incontri, disputati in casa.

Un cammino che assume sempre di piu' l'aspetto di una marcia inarrestabile, a cui pare solo la Roma può opporsi e contrastare visto che il Napoli, sconfitto oggi a Bergamo, è scivolato a 15 punti dalla vetta. I bianconeri partono con veemenza e già al secondo minuto Tevez si ritrova a tu per tu con Handanovic, costretto a un doppio intervento miracoloso.

Il dominio dei bianconeri nei primi 45' è evidente e trova la sua concretezza al quarto d'ora quando Pirlo innesca Lichtsteiner che di testa trova la deviazione vincente. La Juventus gestisce il vantaggio senza affanni, ma sul finire di frazione, da un errore di Bonucci, nasce un contropiede di Kovacic che porta Palacio alla conclusione da buona posizione, senza però che l'argentino riesca a inquadrare la porta.
Juventus-Inter 3-1
Ad inizio secondo tempo la Juventus mette in cassaforte il risultato con il raddoppio di Chiellini che conclude di potenza una mischia in area nerazzurra. Passano pochi minuti e a seguito di un'altra azione convulsa davanti ad Handanovic sbuca Vidal che conclude in porta siglando il 3-0.

 L'Inter, che nel frattempo aveva visto entrare in campo Milito, cerca comunque di riaprire il match e trova il gol con una conclusione di Rolando al 71'. Negli ultimi venti minuti la Juventus, forse troppo sicura del risultato, si rilassa e i nerazzurri premono alla ricerca del secondo gol, sfiorandolo con Palacio.

All'ultimo minuto acuto di Vucinic, mancato sposo nerazzurro, che in area calcia di destro e colpisce il palo. La Juventus vola in classifica a +9 sulla Roma, che dovrà recuperare i minuti restanti della partita col Parma, l'Inter aspetta con ansia Hernanes, che avrà il compito di invertire il recente trend negativo con la peggior classifica considerando solo le partite del 2014.

Il Freemont si veste di nero | Disponibile il Black Code!

Il Freemont si veste di nero! Disponibile il Black Code presso tutte le concessionarie Fiat in Italia.
Il Freemont avrà dunque un nuovo "abito" elegante ed affascinante nel suo nuovo allestimento Black Code, attestandosi di diritto al top di gamma per dotazioni.

Iniziando dall'allestimento Lounge, che tra l'altro è quello prediletto dalla clientela con un mix che supera il 60%, il Black Code si differisce per vari elementi che ne caratterizzano e ne distinguono l'aspetto, proposti con una particolare finitura nero lucido, in maniera tale da marcare in maniera decisa l'estetica dell'auto; a tutto ciò, si aggiunge la vernice metallizzata di serie in 4 tonalità: nero Tenore, grigio Colosseo, grigio Argento, rosso Passione e per finire una tristrato opzionale bianco Perla.

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Freemont in Black Code
Alla già completa dotazione di serie della versione Lounge, Freemont Black Code implementa altri contenuti estetici che lo rendono esclusivo: i cerchi in lega da 19" con pneumatici 225/55R19 M+S, la griglia frontale e le calotte specchi retrovisori sono verniciati in nero lucido; nere anche le cornici dei proiettori anteriori e le barre portatutto.

Tra le altre dotazioni di serie, vanno ricordati il navigatore satellitare da 8,4" con DVD, i sedili anteriori riscaldabili con sedile guida regolabile elettricamente, la telecamera posteriore per assistenza al parcheggio e l'impianto audio premium Alpine con subwoofer e amplificatore da 368 W. Tra gli optional spiccano l'Entertainment Video System (video posteriore con schermo da 9", telecomando e cuffie wireless), il tetto apribile elettrico e la già citata vernice tristrato.  
Fiat Freemont Black Code è disponibile con il motore 2.0 Multijet II 16v da 170 Cv, sia nella versione 4x2 con cambio manuale sia in quella AWD accoppiato esclusivamente a un cambio automatico a 6 rapporti.

Il primo è in vendita a partire da 33.300 €, mentre la versione integrale da 36.850 €. Infine, su tutte le versioni di Freemont prosegue la promozione sui modelli AWD con il cambio automatico di serie, offerti allo stesso prezzo delle versioni a due ruote motrici con cambio manuale e con finanziamento anticipo zero, interessi zero e TAEG 1,34 per cento.

A Mae la tolleranza è una necessità | Mae Sot esseri umani senza futuro!

A Mae Sot la tolleranza è una necessità! Vi è un posto nel pianeta che si trova esattamente al confine fra la Thailandia e la Birmania, dove vivono esseri umani, un popolo speciale, un popolo che ha subito un furto, un popolo a cui hanno trafugato un tesoro inestimabile: il loro futuro!

Sono a decine di migliaia i rifugiati politici e i profughi birmani che sin dagli anni '80 a seguito degli scontri fra le minoranze etniche in particolar modo di etnia Karen e la dittatura militare del paese birmano, hanno illegalmente varcato il confine stabilendosi in Thailandia e con il trascorrere del tempo, hanno ottenuto lo stato di rifugiati, lavorando per lo più come braccianti agricoli.
La situazione che si è venuta a creare negli ultimi decenni in questa area della Thailandia, abbinata alla povertà delle strutture in cui questo popolo si è stabilito, è affascinante e preoccupante al tempo stesso.

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Mae Sot
Preoccupante perché i birmani in Thailandia vivono in condizioni di indigenza, non possono lavorare regolarmente nel paese che li ospita perché privi di visto o cittadinanza, così come non possono godere delle strutture sanitarie e di altri diritti quali il riconoscimento a livello internazionale degli studi svolti negli accampamenti.
Affascinante perché, nella loro semplicità, vivono in villaggi dove la natura è padrona, e hanno saputo creare, anche grazie alle associazioni umanitarie presenti sul posto, forme di collaborazione sociale nuove e attive.

A circa 60 chilometri a nord di Mae Sot è possibile, previo preventivo permesso e superando un blando posto di blocco, raggiungere Mae La, il più grande dei campi profughi della zona, che oggi conta una popolazione di circa 50.000 birmani rifugiati. Le statistiche sono tuttavia incerte. Da tempo infatti il governo thailandese ha terminato la consegna dei numeri che sanciscono lo stato di rifugiato e che qui fra la popolazione del campo vengono scambiati in una sorta di "mercato nero" per garantirsi alcuni privilegi, tuttavia siamo ormai alla seconda generazione di nati in terra straniera.

Aperto nel 1984, Mae La offre una vista eccezionale all'arrivo. Composto da centinaia di baracche di bambù con tetti di foglie ordinatamente sistemate ai piedi della montagna nel mezzo di una vegetazione tropicale, il campo ospita oggi anche i figli dei figli dei primi rifugiati, bimbi che scorrazzano felici a piedi nudi per le strade sterrate, ignari delle loro origini e senza una precisa appartenenza futura.

Sebbene a gennaio 2012 il Governo dell'unione birmana abbia firmato un preliminare trattato di "cessate ostilità" con il Karen National Union (ancora in corso di negoziazione), teoricamente ponendo così fine all'origine della diaspora, e nonostante la situazione in Myanmar sia negli ultimi anni leggermente migliorata, con la riabilitazione del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi, oggi a capo dell'opposizione, i birmani thailandesi hanno ancora paura a rientrare nelle loro terre. Molti di loro, la seconda e terza generazione, non sentono in realtà nemmeno l'esigenza di tornare, perché sono nati in queste zone, sulle quali però non hanno diritti.

Al-manākh

Almanacco
1783 Con la firma a Parigi dell'accordo di pace, Spagna, Gran Bretagna e Francia riconoscono l'indipendenza delle 13 colonie e loro sovranità sui territori americani mettendo fine alla guerra di indipendenza degli Stati Uniti
1916 Un gravissimo incendio ad Ottawa distrugge il palazzo del parlamento canadese
1957 Viene trasmesso per la prima volta in TV il "Carosello", un programma di scenette comiche della durata di 155 secondi con un messaggio pubblicitario limitato agli ultimi 35 secondi
1959 Il cantante ventiduenne Buddy Holly e il collega diciassettenne Ritchie Valens interprete de "La Bamba" muoiono in un incidente aereo. Con loro anche Big Bopper Richardson

Compleanni:  1809 Felix Mendelssohn (compositore "Marcia Nuziale"); 1938 Victor Buono (attore "L'uomo di Atlantide"); 1949 Rosy Bindi (parlamentare); 1950 Alvaro Vitali (attore "Profumo di Donna"); 1950 Morgan Fairchild (attrice "Flamingo Road"-"Nord e Sud")

Santo: San Biagio

Proverbio: Chi s'ingegnò riuscì a sfangarla

Orto/Semine al coperto o in ambiente protetto: lattughe, radicchi, indivie, cicorie; prezzemolo, erbe aromatiche, basilico; bieta da taglio, cavoli estivi; peperoni, melanzane, pomodori
Orto/Semine all'aperto: piselli, fave, aglio, cipolle; spianci, asparagi, agretti, ravanelli




02/02/14

Letta e gli Emiri: Sarà la ripresa?

Enrico Letta, in visita ad Abu Dhabi, parla con gli emiri dei paesi del Golfo per trovare accordi che migliorino le nostre prospettive economico-politiche del nostro Paese. Letta ha garantito che l'Italia ce la puo' fare.


"Io ci credo". Enrico Letta parla ai ricchi emiri dei paesi del Golfo e spiega che l'Italia ce la puo' fare a far ripartire l'economia, a cominciare da un accordo a lungo atteso, quello tra Alitalia ed Ethiad, compagnia aerea emiratina. I conti del nostro Paese sono in ordine, spiega Letta "con orgoglio" ai suoi interlocutori durante ogni incontro e "ce l'abbiamo fatta da soli, camminando sulle nostre gambe, non abbiamo chiesto aiuti alla Ue". La consapevolezza, a tratti poco piu' di una speranza a dire il vero, di una prospettiva stabile, ha spinto il premier a dare una sorta di appoggio esterno alle trattative autonome tra i due management. Perche' l'ultimo via libera atteso, quello del governo emiratino, era legato proprio a rassicurazioni da parte italiana sulle prospettive economico-politiche del nostro Paese.
Enrico Letta parla ai ricchi emiri

Letta ha garantito che l'Italia ce la puo' fare, anzi, ce la sta facendo gia', durante la cena ufficiale di ieri sera che aveva come ospite l'uomo forte degli Emirati arabi uniti, il principe ereditario Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, e come commensali i dirigenti delle principali aziende italiane che operano nel Golfo, da Eni a Finmeccanica. Una garanzia che e' giunta guardacaso proprio poche ore prima il via libera da parte di Alitalia ed Ethiad alla due diligence che dovrebbe portare a un'intesa entro un mese. Ora che il governo sostiene senza riserve l'intesa, Letta fa pero' appello alle parti, sociali e politiche, in Italia: "sono convinto che tutti faranno la loro parte, ognuno si deve assumere le sue responsabilita'". Come a dire che una nuova ridda di polemiche o di contrattazioni estenuanti rischierebbe di far saltare uno degli ultimi possibili treni per Alitalia. (Polemiche che, tra un argomento e l'altro, certo non mancano da Roma. "Io sono impegnato qui su questi temi, non l'ho letto" replica secco il presidente del Consiglio ai giornalisti che gli chiedono un commento alle parole di Romano Prodi che lo sollecita a "tentare una sortita". La risposta, fa capire Letta, e' nei fatti: in pochi giorni la nuova governance di Inps, l'accordo possibile Alitalia-Ethiad, il piano di privatizzazioni per un valore stimabile fino a 12 miliardi. E a fare da sfondo una nuova "prospettiva" favorita da "conti in ordine" e dalla fine di una crisi economica che "durava da cinque anni". La fine di un tunnel che, dopo settimane di attacchi e di indifferenza da parte di Renzi, nemmeno Giorgio Squinzi vede, tanto da ritenere che se il governo non cambia passo e' meglio votare. "Sono convinto che ognuno debba fare il suo lavoro. E' bene che Confindustria aiuti il Pil del Paese, sono convinto che i dati giusti siano quelli forniti da noi" ha risposto senza troppa diplomazia il premier. Che anche in questi giorni tra Abu Dhabi e Dubai ha ripetuto i dati illustrati anche a Bruxelles: aumento del pil di un punto nel 2014 e di due punti nel 2015. Dati funzionali a parlare di "punto di svolta" e di "ottimismo" per i mesi a venire ma contestati da Squinzi ma che Letta rivendica e che lo spingono a dire che "la situazione sta cambiando verso la stabilita'". Dati, inoltre, sui quali poggia tutto il piano di privatizzazioni, stimabili in 12 miliardi di euro, che per ora riguardano Poste, Sace e Fincantieri. "Dopo anni di crisi dell'eurozona e' il momento giusto, perche' i mercati sono pronti, noi diciamo ai paesi del Golfo che ci sono buone opportunita' per privatizzazioni sane" che serviranno sia a diminuire il debito, palla al piede del sistema italiano, che ad attirare investimenti. Una cooperazione strategica che poggia anche su un'intesa tra i due prossimi Expo: Milano 2015 e Dubai 2020, che proprio durante questa missione hanno siglato un memorandum. Insomma, nonostante le bordate che giungono dall'Italia, il premier ostenta sicurezza: "ritornero' a casa pieno di speranze" assicura al termine della due giorni negli Emirati prima di partire per Doha. "Ad Adu Dhabi e a Dubai abbiamo cominciato una cooperazione strategica, che non deve piu' procedere a singhiozzo". Una cooperazione che ha bisogno di "continuita' delle scelte". Cioe' ha bisogno di stabilita'.                                                 fonte (AGI)
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