10/10/14

Lo scopo dell'alchimia | L'alchimia

..... potrebbe essere considerata ancora una volta un serio argomento di studio.[Qui]


LO SCOPO DELL'ALCHIMIA
Gli alchimisti hanno sempre considerato il loro lavoro un vero e proprio stile di vita e hanno insistito nel sottolineare che esso richiede intensa dedizione e sinceri intenti se si vogliono ottenere dei risultati. Da loro essa viene definita in vari modi: «lavoro di sapienza», «la nostra sacra filosofia», «la Grande Opera », «attività divina». I testi alchemici usano assai liberamente l'aggettivo «nostro» «il nostro oro», «il nostro mercurio», «la nostra opera» ecc. , ma senza alcuna implicita idea di possesso esclusivo, bensì alludendo ad una speciale forma alchemica delle sostanze e di procedimenti segreti di preparazione che potevano essere compresi solo dai veri praticanti e non da estranei. Era un modo per distinguere l'alchimia dalla farmacia e dalla lavorazione dei metalli, ma serviva anche a suggerire l'idea dell'esistenza di un gruppo ristretto di iniziati che avevano accesso a un patrimonio di conoscenze precluso ai comuni mortali.

Questo evidenziava che l'alchimia era molto più di una forma di artigianato; tale carattere di segretezza avvolse però gli alchimisti di una cortina di invidia e di ridicolo nel corso dei secoli. Lo scopo fondamentale dell'alchimia era la produzione della Pietra Filosofale, conosciuta anche come Elisir, o Tintura. Il banco di prova della Pietra era la trasformazione del metallo vile in oro: la riuscita di questo processo era vista come un segno di successo, e si verificava grazie alle proprietà della Pietra, vero agente della trasmutazione. I testi alchemici non contribuiscono sempre a sciogliere i dubbi e le ambiguità che circondano questi due elementi, che molto facilmente vengono confusi dagli interpreti dell'alchimia. Spesso si dice che la Pietra abbia in parte la natura dell'oro e questo costituirebbe l'elemento attivo che permette di accelerare il processo naturale di raffinamento del metallo. (Come vedremo più avanti, si credeva che l'oro si sviluppasse nella terra a partire da metalli vili, per cui la trasformazione alchernica non rappresentava altro che una accelerazione di questo processo evolutivo naturale).

Si diceva però che l'oro prodotto di questa trasformazione fosse piuttosto diverso da quello normale, perché era una forma più perfetta; per questo veniva definito da tutti «il nostro oro», «oro esaltato» o «l'oro dei Sapienti». Per quanto concerne la Pietra, non si deve pensare ad una pietra vera e propria: più comunemente si designava con questo nome una polvere o una cera che poteva essere ridotta allo stato liquido, la qual cosa spiega meglio le denominazioni di Elisir o Tintura. Il suo potere non risiedeva solo nella sua qualità di agente della trasmutazione dei metalli, ma anche nel fatto di essere l'intimo segreto della trasformazione stessa, sia nel regno fisico che in quello spirituale:

«E' chiamata Pietra Filosofale la più antica, la più segreta o ignota, incomprensibile secondo natura, celeste, benedetta e sacra Pietra dei Sapienti. Essa è descritta come vera, e più certa della certezza stessa, l'arcano di tutti gli arcani - la virtù e la potenza della Divinità, nascosta agli ignoranti, termine e scopo di tutte le cose che si trovano sotto il cielo, conclusione definitiva e meravigliosa delle operose fatiche di tutti i Sapienti - l'essenza perfetta di tutti gli elementi, il corpo indistruttibile che nessun elemento può scalfire o danneggiare, la quintessenza; il mercurio doppio e vivente che ha in se stesso lo spirito divino - il trattamento per tutti i metalli deboli e imperfetti - la luce sempiterna - la panacea di tutti i mali - la gloriosa Fenice - il più prezioso di tutti i tesori - il bene più importante di tutta la Natura».

Il drago bìcìpìte, che contiene dentro di sé Sole e Luna, il principio maschile e quello femminile.
La Pietra fu vista come chiave della conoscenza, di cui può fruire in modo responsahile e accorto solo un uomo saggio: «Se un atleta non conoscesse l'uso di questa spada, rimarrebbe comunque un atleta anche senza di essa; e se un altro guerriero, esperto nell'uso di quell'arma, si muovesse contro di lui, è assai probabile che sarebbe il primo ad avere la peggio. La vittoria spetta a chi ha dalla sua parte la conoscenza e l'esperienza», «Allo stesso modo, colui che possiede questa tintura, per grazia di Dio Onnipotente, ma ne disconosce gli impieghi, è come se non la possedesse affatto... [Ma] chiunque se ne serve come mezzo scoprirà dove conducono i vestiboli del palazzo, e nulla è paragonabile alla sua sottigliezza. Egli possiederà tutto in tutto, compiendo tutto ciò che è possibile compiere sotto questo sole",

Era assai evidente che l'alchimia riguardava sia il dominio di sé, sia quello delle leggi della natura, e che nulla si poteva conseguire senza spirito di pazienza, d'osservazione e devozione. In qualche caso viene messo bene in chiaro anche l'aspetto relativo alla trasformazione della persona; nel XIV secolo Giovanni di Rupescisia scriveva che l'alchimia è «il segreto di riuscire, a fissare il sole che si trova nel cielo della nostra persona, così che possa illuminarla all'interno e inondare con il principio della luce e con la luce stessa i nostri corpi».




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